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	<title>Black Friday Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Il Black Friday dopo Gaza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 09:47:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura Assoluta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni regime egemonico produce la propria innocenza; il capitalismo contemporaneo la produce attraverso la soggettivazione, o in altri termini, lo “scrolling” compulsivo: Gaza → pubblicità → Gaza → sneakers in saldo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/il-black-friday-dopo-gaza/">Il Black Friday dopo Gaza</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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<p>Dopo Gaza, il Black Friday: rituale consumistico globale, emblema di una quotidianità costruita su desideri immediati, riflessi condizionati, promesse di felicità a breve durata. La distruzione programmata di una popolazione non è un evento compatibile con la vita ordinaria, si dirà. Eppure, nella nostra condizione attuale, la vita quotidiana sembra aderirvi perfettamente. La nostra partecipazione passiva – lo scroll, il commento, l’indignazione a tempo determinato – è <em>strutturalmente</em> modellata dagli stessi meccanismi che regolano il Black Friday – o meglio, che regolano il capitalismo affettivo: impulsi brevi, saturazione, distrazione. L’ordine dei nostri feed racconta più dell’ordine del mondo. È in questo intervallo – fra un’istantanea di Khān Yūnis e una promozione per un aspirapolvere – che si misura la forma contemporanea dell’<em>ideologia</em>: ciò che Gramsci avrebbe chiamato la “naturalizzazione” del potere.</p>



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<p>Intorno al 1933, durante la sua prigionia fascista, Gramsci annotava nei Quaderni del carcere, precisamente nel quaderno n. 16, una domanda: «cosa significa dire che una certa azione, un certo modo di vivere, un certo atteggiamento o costume sono “naturali” o che essi invece sono “contro natura”?» [1]. Questa domanda, a ben guardare, rappresenta ancora oggi l’intera posta in gioco della critica culturale. La <em>natura</em> intesa da Gramscinon riguarda un dato ecologico o biologico – o almeno non direttamente – ma un <em>dispositivo</em> politico. Nello specifico, «l’insieme dei rapporti sociali che determina una coscienza storicamente definita» [2]. Ogni potere, per mantenere il dominio, deve far coincidere l’ordine del suo universo produttivo con l’ordine del mondo, e presentare quindi come “naturale” ogni costruzione storica che lo sostiene. Deve, cioè, far passare per inevitabile, per “dato di fatto”, ciò che è invece costruito, contingente, reversibile. Il capitalismo è, per questo motivo, la più efficace <em>naturalizzazione</em> della storia: il sistema che più di ogni altro ha saputo far passare per leggi di natura i propri meccanismi di produzione, concorrenza e accumulazione. Ogni regime egemonico produce la propria innocenza; il capitalismo contemporaneo la produce attraverso la soggettivazione, o in altri termini, lo “scrolling” compulsivo: Gaza → pubblicità → Gaza → sneakers in saldo. Il nostro modo di percepire il mondo viene abituato a tradurre tutto in un flusso di segnali equivalenti. È questo scivolamento a fare emergere la coincidenza inquietante tra la <em>distruzione</em> – di qualsiasi genere – e il funzionamento automatico della nostra <em>vita quotidiana</em>. La tragedia solo come differente modulazione del consumo, quindi, mai come sua <em>negazione</em>.</p>



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