Nemesi
Rappresentare il genocidio: dal socialmediale al cinematografico
Tutte le foto e i video che oramai chiunque, anche sotto assedio, può fare e disperdere, tramite i social, in quasi ogni angolo del mondo, rendono ogni atrocità l’immagine di quella atrocità. La rendono perciò immaginabile in quanto (immediatamente) rappresentata. Le guerre, gli stermini, avvengono in diretta. Da un lato queste immagini hanno ancora la forza di scatenare una reazione, non solamente emotiva ma anche di dissenso; dall’altro, la quantità di rappresentazioni e la frequenza con cui le vediamo ci hanno obiettivamente anestetizzato. Molto spesso, cioè, le impressionanti immagini che ci capitano sotto gli occhi non ci colpiscono più perché si collocano dentro una trasparenza assoluta, dove tutto è visibile, immediato e prosciugato di ogni significato contestuale.