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	<title>Sodoma Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Epstein, o le 120 giornate di Sodoma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 07:59:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[De Sade]]></category>
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		<category><![CDATA[Epstein Files]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sorprendiamo di quello che succedeva sull’isola di Epstein, eppure era tutto sommato verosimile che un’élite turbocapitalista che non si fa il minimo problema a esportare guerre, ad affamare le popolazioni, a lucrare sulla sanità, a capitalizzare sulla privazione del necessario, possa non avere grossi crucci etici nel trafficare corpi di minorenni. Ma ancora di più è nella natura stessa dell’aristocrazia fascisteggiante, come avevano capito Sade e Pasolini, abusare degli altri anarchicamente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/epstein-o-le-120-giornate-di-sodoma/">Epstein, o le 120 giornate di Sodoma</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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<p></p>



<p>di <em>Niccolò Bennat</em>i<br><br>In questi giorni, man mano che si disvelano dettagli sempre più inquietanti sugli Epstein Files diffusi in maniera non ancora integrale dal Dipartimento di Giustizia degli USA, in molti devono aver pensato a Pasolini e al suo <em>Salò o le 120 giornate di Sodoma</em>. Ormai da anni il ricordo dell’intellettuale comunista si presta ad essere tirato continuamente per il bavero da una sponda e dall’altra per la sua natura di pensatore fuori dagli schemi e nemico delle logiche di bottega (le stesse che oggi lo brandiscono come una clava a seconda della convenienza). Malgrado la portata del film di Pasolini sia effettivamente profetica, la realtà attuale è così manichea e retriva da poter essere intercettata compiutamente già dall’opera originale del marchese De Sade, incompiuto romanzo settecentesco che racconta il metodico stupro di massa da parte di quattro aristocratici “libertini”, coadiuvati da una schiera di ruffiani e lacchè, ai danni di un nutrito manipolo di popolani, ragazzi e ragazze.</p>



<p>Le affinità sono moltissime e fa venire la vertigine pensare a come, mentre la morale comune si dice mutata continuamente nel corso degli anni, l’amoralità del ricco e del potente possa avere degli stilemi così ricorrenti a distanza di quasi trecento anni (tanto per scrollarsi di dosso ogni dubbio residuale sull’effettiva attualità delle istanze socialiste e anticapitaliste): c’è ovviamente il reclutamento coatto, c’è la morbosità sessuale, c’è la creazione di un codice proprio e l’adozione di un luogo altro, lontano dalle convenzioni sociali e dalle arbitrarie leggi degli uomini.</p>


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<p>Nel romanzo, che l’incompiutezza per la prigionia dell’autore contribuisce a trasformare in uno scheletrico diario delle torture amplificandone la portata straniante, non c’è ombra di giudizio morale, sia ben inteso, c’è piuttosto una parodia un po’ allucinata delle congenite perversità della nobiltà francese. I libertini della storia non sono tratteggiati come mostri, ma piuttosto prodotti spuri di quella aristocrazia annoiata, patinata e depravata, espressione di un privilegio di casta a cui De Sade, in quanto anche lui rappresentante della nobiltà negli anni immediatamente precedenti alla rivoluzione francese, quando cioè l’ostentazione del privilegio aveva raggiunto i massimi livelli, infligge un pallido biasimo, più divertito che sdegnato. Per il marchese De Sade, la violenza e le perversioni non sono solo parte dell’animo umano, ma un dovere dell’uomo nei confronti della natura e del mondo.</p>



<p>Il pilastro filosofico che permea le 120 giornate è quello dell’anarchia del potere e quello sì viene esplicitato da Pier Paolo Pasolini quando ne fa la pietra angolare della sua rielaborazione moderna del romanzo sadiano. Pasolini lo spiega chiaramente: Salò o le 120 giornate di Sodoma è un film sull’anarchia del potere, cioè il potere che fa quello che vuole in quanto tale, perché semplicemente il potere non sussiste se non nella possibilità di esplorarlo interamente ed imporlo senza limiti.</p>



<p>Con Pasolini, a differenza di De Sade, decade il parossismo in favore della stigmatizzazione, vuole formulare un <em>j’accuse</em> nei confronti della società capitalista, della strumentale iper-liberalizzazione sessuale, argomento fondamentale della sua perenne critica al consumismo, e del fascismo che lui interpreta sempre non come un fatto storico confinato nell’arco di un ventennio, ma come un fatto sociale che ricorre nelle proprie caratteristiche. “Tutto si è rovesciato,” scrive Pasolini. “Primo: la lotta progressista per la democratizzazione espressiva e per la liberalizzazione sessuale è stata brutalmente superata e vanificata dalla decisione del potere consumistico di concedere una vasta (quanto falsa) tolleranza. Secondo: anche la “realtà” dei corpi innocenti è stata violata, manipolata, manomessa dal potere consumistico: anzi, tale violenza sui corpi è diventato il dato più macroscopico della nuova epoca umana. Terzo: le vite sessuali private (come la mia) hanno subito il trauma sia della falsa tolleranza che della degradazione corporea, e ciò che nelle fantasie sessuali era dolore e gioia, è divenuto suicida delusione, informe accidia.”</p>



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<p>PPP, in sostanza, si sforza di darci gli strumenti culturali per impugnare una continuità storica tra la società delle corti impunemente corrotte e quella dei fascismi. E quindi piega la cronaca storica ibridandola al romanzo: il castello delle torture si colloca a Salò, sede della repubblica sociale nazifascista, i ragazzini da violentare vengono rastrellati a Marzabotto, luogo simbolo della furia repubblichina contro i partigiani, le uniformi sostituiscono gli abiti civili e il tutto viene introdotto da un antinferno (richiamo dantesco al quale il film deve la struttura della fabula ripartita in gironi) nel quale i quattro aguzzini espressione di quattro diversi poteri (c’è il giudice, il gerarca, il vescovo e il banchiere) sposano le rispettive figlie, simboleggiando la stessa natura promiscua dei fascismi, che sono sempre il frutto di un’orgia tra le varie sfere del potere. È l’anarchia del fascismo di cui parla il Duca durante il film tra una sevizia e l’altra.</p>



<p>Quando lo stillicidio di censure, tagli e scomuniche insanguinò la distribuzione di quest’ultimo film di Pier Paolo Pasolini, completato postumo nel 1975, l’accusa di oscenità univa tanto le istanze di quella società cattolica esplicitamente retriva e conservatrice, quanto quelle di un’Italia socialista ugualmente austera e prescrittiva, morbosamente attenta a non concedere il fianco ad insinuazioni sulla sovversione dei dogmi borghesi. È un’accusa che avrebbe particolarmente reso fiero il suo autore, nel frattempo assassinato nelle notoriamente oscure modalità di quegli anni, nell’accezione cara a Carmelo Bene, il quale, con una manipolazione creativa ma lirica della filologia, riconduce l’etimologia di “osceno” al greco <em>os-skené</em>, ovvero “ciò che è fuori dalla scena”. La parodia si compie così in profezia: Salò o le 120 giornate di Sodoma spiega e racconta la natura intima e segreta del potere come un documentario, tanto il film è scarno di abbellimenti tecnici ed estetici.</p>



<p>A questo dobbiamo guardare quando leggiamo le cruente vicende dell’isola di Jeffrey Epstein con il consesso di amici miliardari: l’osceno di quello che non volevamo vedere, eppure era lì. Ci sorprendiamo, eppure era tutto sommato verosimile che un’élite turbocapitalista che non si fa il minimo problema a esportare guerre, ad affamare le popolazioni, a lucrare sulla sanità, a capitalizzare sulla privazione del necessario, possa non avere grossi crucci etici nel trafficare corpi di minorenni. È quasi spiazzante osservare quanto basso sia il profilo tenuto in questo periodo dalle personalità coinvolte nei dossier, che non si stanno neppure agitando troppo di fronte ad accuse che farebbero gelare il sangue ad ogni altro essere umano. Non servono ragioni quando hai il potere, per parafrasare lo slogan di un fortunato libro (e film) degli anni ’90. Se uno dei tetragoni di questa casta è anche presidente degli Stati Uniti e, da più dirimente uomo politico al mondo, spiega esplicitamente, riguardo ad un’invasione in terra straniera, che “l’unico limite alle mie azioni non è il diritto internazionale, ma la mia morale e la mia intelligenza”, capiamo facilmente che le categorie di pensiero da adottare oggi sono quelle delle monarchie assolute e delle corti pre-rivoluzioni: lo faccio perché ne ho la volontà e il potere. Il capitalismo moderno occidentale, non a caso, è figlio diretto di quella volontà di potenza nietzschiana che, a sua volta, ha mosso le fila per la legittimazione culturale e filosofica della forma più atroce e compiuta di potere autocratico, il nazismo</p>



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<p>Se De Sade racconta la Francia pre-rivoluzionaria in cui il popolo non aveva né i mezzi né l’interesse a occuparsi delle depravazioni dei propri nobili, tanto lontana era la loro legge e la loro morale, tanto era imperscrutabile l’esercizio del loro privilegio, l’operazione di Pasolini allora è stata duplice: non solo ha intercettato e profetizzato il disastro, ma lo ha fatto utilizzando un romanzo di due secoli prima per indicarci come il potere si rigeneri sempre uguale a sè stesso nel solito inesauribile uroboro.</p>



<p>Nella traiettoria dello scandalo Epstein si innestano numerosi stilemi della tecnodestra: la psicosi del controllo, la costruzione di una rete sociale spendibile in ricatti e minacce, la manipolazione dei dati, lo sfruttamento dei corpi, persino l’ossessione ageista e post-umana, l’attrazione patologica per un’energia giovanile prima futurista e poi hollywoodiana. Eppure è importante non farne né un caso morale né un’univoca levata di scudi contro una parte politica: quello che c’è in ballo è molto più grande ed esteso, quella che va messa in discussione è una concezione del mondo che ci illudevamo fosse estinta da svariati decenni ed invece si è subdolamente consolidata.</p>



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<p>Un dettaglio importante da notare nel film di Pasolini è che i quattro signori specificano bene, all’inizio del “gioco”, che solo chi non si ribellerà ai loro voleri avrà la libertà, allo scadere dei 120 giorni, ed un posto con loro a Salò (che così raccontato assurge ad un immondo Eden fascista). Solo chi si allinea alle aberrazioni socioculturali in cui vive può farne parte, innescando un sistema di delazioni e impulsi emulatori che stanno alla base della maggior parte degli scandali sessuali esplosi negli ultimi anni, che trovano linfa certo nella sopraffazione e nella coercizione, ma anche nell’anelito di complici desiderosi di far parte dei carnefici come riflesso dell’accettazione ad un circolo dei potenti.</p>



<p>Non è ancora chiara la completa portata dei dossier né tantomeno le conseguenze che ci saranno, ma nel frattempo nostro compito è prendere atto e mettere in discussione il fatto oggettivo che il mondo moderno ha ormai attribuito alle élite capitaliste lo stesso salvacondotto che era riconosciuto alle corti nobiliari: un potere smisurato da operare lontano dai nostri occhi, lontano dalle normali convenzioni, dalla morale comune e dalla legge dei mortali, un privilegio sconfinato e indefettibile che i membri di questo circolo non mancano di rivendicare. Razionalizzare, quindi, tenendo ancora a mente le ennesime lucide parole di Pier Paolo Pasolini: <em>Nel potere, in qualsiasi potere […] c’è qualcosa di belluino. Nel suo codice e nella sua prassi, infatti, altro non si fa che sancire e rendere attualizzabile la più primordiale e cieca violenza dei forti contro i deboli</em>”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/epstein-o-le-120-giornate-di-sodoma/">Epstein, o le 120 giornate di Sodoma</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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