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	<title>Tramonto dell&#039;occidente Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Lavoro stabile, coppia stabile. Lavoro precario, poligamia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 13:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Declino dell'Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Tramonto dell'occidente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’amplesso diventa intrattenimento accessibile, mentre l’amore è qualcosa di superfluo, un fenomeno lento, complesso considerato alla stregua di un investimento, per cui da bravi trader scegliamo di diversificare.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La coppia malthusiana e la sua funzionalità riproduttiva non sono considerate ormai esigenze dall&#8217;economia né tantomeno dalla politica. Ridotta la società all&#8217;individuo, resta da scardinare la vecchia idea di amore funzionale, non perché questo provochi contraddizioni nell&#8217;essenza stessa degli esseri umani ma perché oggi discorda con le nuove necessità.<br><br>La poligamia incarna i valori della fluidità, si ribella alla norma, prima religiosa e poi giuridica, il cui scopo è il controllo delle nascite, del proprio status, della continuazione della mano d&#8217;opera.<br><br>Nella coppia eteronormativa la fedeltà tra i due partner diventa un meccanismo sociale che esclude il caos in maniera proattiva ai vincoli di cui sopra. La stessa fedeltà se elusa è poi punita dalla legge e dalla morale, anche se in maniera diseguale. Storicamente la dimensione sessuale porta con sé un valore gerarchico, l&#8217;attivo dominatore e il passivo dominato, che il capitalismo riorganizza nel concetto di proprietà. Di conseguenza la donna è designata al suo ruolo di cura, indegna di avere una vita sessuale, portatrice di valori imposti e obbligata alle sue funzioni; il figlio un&#8217;estensione del padre il cui unico compito è quello di renderlo orgoglioso inseguendo e guadagnando il successo.<br><br>Il duo così descritto è funzionale economicamente poiché se l&#8217;obiettivo è costruire una famiglia fertile, rispettosa della norma, sull&#8217;uomo pater familias grava la responsabilità di trovare un lavoro, qualsiasi esso sia, capace di permettere, almeno in parte, la sopravvivenza della prole.<br><br>Ma poi gli uomini chiedono più sicurezza, le donne l&#8217;emancipazione, salari più alti, più eguali, ci si organizza e ci si unisce, in favore dell&#8217;individuo, della famiglia, della classe operaia. Così, da queste resistenze, nascono nuove necessità.<br><br>La figura professionale che oggi viene richiesta è un soggetto capace di subordinare gli affetti alla propria vita lavorativa, che non pretende stabilità, voglioso di fare la gavetta, sempre disponibile alla produttività, attivo e reperibile 24 ore su 24, spinto dall&#8217;illusione di un&#8217;imminente prospettiva lavorativa migliore e per questo costretto alla desiderabilità.<br><br>La dimensione sessuale tende a conquistare il primato storico della dimensione affettiva.<br><br>In questo contesto le applicazioni di dating si fanno garanti di fornire un nuovo sistema di alleanza di cui l&#8217;essere umano ha bisogno. L&#8217;amplesso diventa intrattenimento accessibile, mentre l&#8217;amore è qualcosa di superfluo, un fenomeno lento, complesso considerato alla stregua di un investimento, per cui da bravi trader scegliamo di diversificare. La stessa faccia di questa medaglia consiste nell&#8217;aver elaborato una nuova pastorale per diventare le versioni migliori di noi stessi attraverso ritocchi estetici, venerando la dieta e osservando compulsivamente grafici. Tutto questo non per amor proprio ma come manutenzione del capitale, per amore della competizione. Individui immersi in un flusso di ricerca perenne, una scelta necessaria per la sopravvivenza del meccanismo stesso di questa dinamica. Dinamica riciclata dal consumismo, dalla cultura del nuovo la cui funzione è formare un sistema valoriale intorno alla competizione, all&#8217;estetica e al profitto.<br><br>Il paradigma neoliberista ha abbandonato da tempo una prospettiva collettiva e stabile del lavoro, e per le nuove funzioni lavoratrici non importa in che genere ti voglia identificare, se vuoi avere figli, se ti vuoi sposare. L&#8217;importante è inglobare nella propria logica di mercato tutte quelle azioni che possano compromettere o rallentare il sistema.<br><br>La nuova concezione di relazione fluida promette la libertà di amare più partner, ma nessuna libertà è orfana di condizioni che la generano. Il rischio se non ne si è consapevoli è quello di perpetuare nuovamente le logiche di mercato, riducendo i partner a funzioni, rendendo superficiali e non vincolanti i rapporti, rincorrendo una perfezione che non esiste ed edulcorando questi processi in chiave pop parlando di ribellione e di emancipazione.</p>



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		<title>Guida alla Zivilisation galattica per autostoppisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 10:09:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Declino dell'Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[decadenza]]></category>
		<category><![CDATA[Douglas Adams]]></category>
		<category><![CDATA[Guida Galattica per autostoppisti]]></category>
		<category><![CDATA[Kultur]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Oswald Spengler]]></category>
		<category><![CDATA[Tramonto dell'occidente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La società della decadenza in un parallelo tra la "Guida galattica per autostoppisti" e "Il tramonto dell'Occidente".</p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché la fantascienza?</strong> Perché scegliere questo genere letterario, troppo spesso derubricato a frivolo intrattenimento, per veicolare una visione esistenziale dei destini umani? Beh, presto detto: appunto in quanto sottovalutata dall’accademia, è possibile esprimervi idee che difficilmente passerebbero al vaglio della critica <em>mainstream</em>. È possibile uscire indisturbati, a fari spenti, dagli schemi, con l’alibi della digressione fantascientifica. Certo, però esistono due modi di scrivere fantascienza. Da un lato c’è chi la adopera quale mero <em>setting</em> scenografico, uno sfondo suggestivo per porre in atto intrecci di trama che hanno vita indipendente rispetto alle implicazioni proprie dell’elemento fantascientifico. Dall’altro lato c’è poi la Fantascienza vera e propria, quella con la F maiuscola, che utilizza la costruzione, più o meno articolata, di un mondo alternativo, o la ricostruzione di alcuni suoi elementi, per dire qualcosa in più sul nostro. A questa seconda categoria appartiene senz’ombra di dubbio il capolavoro radiofonico e poi letterario di Douglas Adams (1952-2001): la pentalogia “Guida galattica per autostoppisti” (1979-1992).</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Un passo tratto dalla “Guida galattica per autostoppisti” (non il romanzo di Adams ma il libro fittizio al suo interno, definito “un volume indispensabile a tutti coloro che sono ansiosi di capire la vita in questo Universo infinitamente complesso e caotico”) in particolare è esemplificativo della profondità di pensiero espressa da Adams dietro la maschera di delirante comicità,<strong> o forse proprio in virtù di essa</strong>. Un passo relegato ai margini del racconto (nell’ultima pagina del primo romanzo del ciclo), ma concettualmente pregno:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La storia di tutte le più grandi civiltà galattiche tende ad attraversare tre fasi distinte e ben riconoscibili, ovvero le fasi della Sopravvivenza, della Riflessione e della Decadenza, altrimenti dette fasi del Come, del Perché e del Dove.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La prima fase, per esempio, è caratterizzata dalla domanda “Come facciamo a procurarci da mangiare?”, la seconda dalla domanda “Perché mangiamo?” e la terza dalla domanda “In quale ristorante pranziamo oggi?”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale passaggio non può che richiamare alla mente un’altra opera mastodontica, seppur di distante natura: il celeberrimo “Tramonto dell’Occidente” (1918-1923) scritto da Oswald Spengler (1880-1936) sull’onda del trauma collettivo europeo rappresentato dalla Grande Guerra, evento dal quale Spengler ricavò una profonda critica all’epoca moderna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’assunto concettuale di partenza del filosofo tedesco fu che <strong>la Nazione sarebbe stata da considerare al pari di un organismo vitale</strong> con tutte le conseguenze del caso e perciò che, come ogni altro ente biologico, avesse un proprio ciclo vitale e inevitabilmente sarebbe andata incontro ad un destino di declino e morte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due parole cardine della <em>weltanschauung</em>&nbsp;spengleriana furono: <em>Kultur</em>, il soggetto, l’organismo vivente in forma di civiltà/nazione, e la <em>Zivilisation</em>, tradotto (male) con “incivilimento”, fase germogliante all’interno delle <em>Kulturen</em>, alle quali sarebbe finita per contrapporsi, inibendone lo slancio vitale. Per Spengler alla <em>Zivilisation</em> sarebbe corrisposto il progresso tecnico, inteso come limite alla capacità creativa esprimibile dalla <em>Kultur</em>, come fase di avvento del razionalismo utilitaristico, catapultante la <em>Kultur</em> nello stadio estremo, crepuscolare (nel tramonto appunto), del suo sviluppo. L’insorgere della <em>Zivilisation</em> avrebbe infatti innescato un momento conflittuale di forte opposizione allo spirito della <em>Kultur</em>, portando direttamente alla sua morte, alla quale avrebbe fatto seguito il ritorno ad uno stadio di natura, da cui una differente <em>Kultur</em> sarebbe poi sorta, come avvenuto (sette volte secondo Spengler) in passato.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Spengler collocò in tale momento di ineluttabile declino la civiltà europea interbellica, l’ultima espressione dell’ottava <em>Kultur</em>, quella appunto Occidentale, dominata dallo spirito faustiano. Segnale di tale destino di decadenza sarebbe stato il nietzschiano rovesciamento valoriale, con il venir meno delle tradizionali strutture gerarchiche in nome dell’avvento dei vari egualitarismi, razionalismi, individualismi, liberalismi, parlamentarismi e financo socialismi, tutti tasselli del (non così) lento sgretolamento delle identità nazionali [“Prussianesimo e socialismo” (1919)].</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spengler pose dunque in atto una diagnosi impietosa delle condizioni in cui, a suo avviso, versava la civiltà occidentale, divenendo un punto di riferimento imprescindibile per i pensatori afferenti al vasto ambito della “rivoluzione conservatrice”, ma non solo, restando, ad oltre 40 anni di distanza dalla sua morte, oltre il secondo conflitto mondiale, che mai vide, un riferimento fondamentale per chiunque volesse misurarsi con una critica dall’interno al modello occidentale, a partire dal secondo dopoguerra ormai pressoché completamente sovrappostosi all’<em>american way of life</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eccoci dunque ritrovare tutti questi elementi, dalla civiltà come organismo vivente, alla prospettiva ciclica, passando per le fasi di Decadenza, in un autore pur distante nel tempo e nello spazio (geografico e letterario), come Douglas Adams.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È facile immaginare come Spengler, se ancora fosse stato in vita negli anni ’50, avrebbe inserito nella nutrita lista di perversioni valoriali, sopra accennate, in qualità di estremo canto del cigno di una civiltà moribonda, ormai da un secolo abbondante, l’avvento del modello capitalista-consumista. Spengler non ebbe la possibilità di assistere all’inverarsi degli aspetti più deteriori di tale modello, ma Adams sì e non si sottrae al confronto aperto con essi, come nel passo che abbiamo visto. Certo, lo fa con il taglio che gli è proprio, quello satirico, paradossale e irriverente, agli antipodi del catastrofismo fatalista di Spengler, con una completa assenza di sistematicità all’opposto del determinismo storico spengleriano (fallace, altrimenti non saremmo ancora qui a discutere di decadenza), ma comunque con la volontà di porre in evidenza le storture prodotte dal consumismo, sintomo di una civiltà ormai esausta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’implicazione del passo tratto dalla “Guida galattica per autostoppisti” è chiara, siamo noi (occidentali di oggi, anzi ormai di ieri visto che Adams si riferiva agli anni ’70) a vivere nella società del Dove, della decadenza, del superfluo. Siamo noi a vivere nella società del consumo e dell’eterna distrazione. Siamo noi, dopo aver visto assicurati tutti i bisogni biologici, ad essere convinti di esserci ormai posti tutte le domande sull’esistenza (o addirittura talvolta di avervi trovato le risposte!). Siamo noi ad esserci convinti che altro non ci resta che consumare, consumare e ancora consumare all’infinito, al punto di diventare noi stessi dei prodotti, dei dati, delle statistiche.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Siamo noi ad avere l’illusione di essere consumatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo noi i consumati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo noi l’ultima espressione della <em>Zivilisation</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Requiem</em> per la <em>Kultur</em>.</p>



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