Il Black Friday dopo Gaza

Il Black Friday dopo Gaza

Dopo Gaza, il Black Friday: rituale consumistico globale, emblema di una quotidianità costruita su desideri immediati, riflessi condizionati, promesse di felicità a breve durata. La distruzione programmata di una popolazione non è un evento compatibile con la vita ordinaria, si dirà. Eppure, nella nostra condizione attuale, la vita quotidiana sembra aderirvi perfettamente. La nostra partecipazione passiva – lo scroll, il commento, l’indignazione a tempo determinato – è strutturalmente modellata dagli stessi meccanismi che regolano il Black Friday – o meglio, che regolano il capitalismo affettivo: impulsi brevi, saturazione, distrazione. L’ordine dei nostri feed racconta più dell’ordine del mondo. È in questo intervallo – fra un’istantanea di Khān Yūnis e una promozione per un aspirapolvere – che si misura la forma contemporanea dell’ideologia: ciò che Gramsci avrebbe chiamato la “naturalizzazione” del potere.

Intorno al 1933, durante la sua prigionia fascista, Gramsci annotava nei Quaderni del carcere, precisamente nel quaderno n. 16, una domanda: «cosa significa dire che una certa azione, un certo modo di vivere, un certo atteggiamento o costume sono “naturali” o che essi invece sono “contro natura”?» [1]. Questa domanda, a ben guardare, rappresenta ancora oggi l’intera posta in gioco della critica culturale. La natura intesa da Gramscinon riguarda un dato ecologico o biologico – o almeno non direttamente – ma un dispositivo politico. Nello specifico, «l’insieme dei rapporti sociali che determina una coscienza storicamente definita» [2]. Ogni potere, per mantenere il dominio, deve far coincidere l’ordine del suo universo produttivo con l’ordine del mondo, e presentare quindi come “naturale” ogni costruzione storica che lo sostiene. Deve, cioè, far passare per inevitabile, per “dato di fatto”, ciò che è invece costruito, contingente, reversibile. Il capitalismo è, per questo motivo, la più efficace naturalizzazione della storia: il sistema che più di ogni altro ha saputo far passare per leggi di natura i propri meccanismi di produzione, concorrenza e accumulazione. Ogni regime egemonico produce la propria innocenza; il capitalismo contemporaneo la produce attraverso la soggettivazione, o in altri termini, lo “scrolling” compulsivo: Gaza → pubblicità → Gaza → sneakers in saldo. Il nostro modo di percepire il mondo viene abituato a tradurre tutto in un flusso di segnali equivalenti. È questo scivolamento a fare emergere la coincidenza inquietante tra la distruzione – di qualsiasi genere – e il funzionamento automatico della nostra vita quotidiana. La tragedia solo come differente modulazione del consumo, quindi, mai come sua negazione.

Black Friday

Il Black Friday dopo Gaza

Il Black Friday dopo Gaza

4 dicembre 2025·Diego Morabito

Ogni regime egemonico produce la propria innocenza; il capitalismo contemporaneo la produce attraverso la soggettivazione, o in altri termini, lo “scrolling” compulsivo: Gaza → pubblicità → Gaza → sneakers in saldo.