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	<title>André Gide Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Quando avremo bruciato tutti i libri!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[André Gide]]></category>
		<category><![CDATA[I nutrimenti terrestri]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presente è l’unico terreno della libertà. Il passato, la letteratura, la cultura, possono si avere una grande importanza nella formazione dell’individuo così come il futuro può rappresentare il suo ultimo scopo, ma è nel presente, nell’attimo e solo nell’attimo che l’uomo vive, respira, pena, gioisce. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Natanaele, ogni attesa, in te, non sia neanche un desiderio, ma semplicemente una disposizione ad accogliere. Aspetta tutto quello che viene a te. Non desiderare che quel che hai.<strong> Comprendi che ad ogni istante del giorno puoi possedere Dio nella sua totalità.</strong> Il tuo desiderio sia amore, e il tuo possesso sia amore. Poiché che cos’è un desiderio che non sia efficace?<br><br>Ma come, Natanaele! Tu possiedi Dio e non te n’eri accorto! Possedere Dio, è vederlo; ma non lo si guarda. Alla svolta di nessun sentiero, Balaam, hai visto Dio, davanti al quale si arrestava il tuo asino? perché tu lo immaginavi diverso.</p>



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<p><br>Natanaele, <strong>non vi è che Dio che non si possa attendere.</strong> Attendere Dio, Natanaele, è non capire che già lo possiedi. Non distinguere Dio dalla felicità e riponi tuttala tua felicità nell’istante.<br><br>Ho portato tutto il mio bene in me, come le donne d’Oriente, pallida, su di sé, tutta la loro fortuna.<br>Ad ogni minimo istante della mia vita, ho potuto sentire in me la totalità del mio bene. <strong>Era fatto, non della somma di cose particolari, ma della mia sola adorazione</strong>. Ho costantemente tenuto tutto il mio bene in tutto il mio potere.</p>



<p>Guarda la sera come se il giorno dovesse morirvi; e il mattino come se ogni cosa vi nascesse.<br><em>Sia la tua visione ad ogni istante nuova</em>.<br>Il saggio è colui che si stupisce di tutto.<br><br>Tutta la stanchezza di mente ti deriva, Natanaele, dalla diversità dei tuoi beni. Tu nemmeno sai quale fra tutti preferisci e non capisci che l’unico bene è la vita. Il più breve istante di vita è più forte della morte, e la nega. La morte non è che il permesso d’altre vite, perché tutto sia senza posa rinnovato, affinché nessuna forma di vita detenga ciò più a lungo di quanto le occorra per esprimersi. <strong>Beato l’istante in cui la tua parola risuona. Per il resto del tempo, ascolta, ma quando parli, non ascoltare più</strong>.<br>Bisogna, Natanaele, che tu bruci in te tutti i libri.</p>



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<p><br><strong>Girotondo per adorare ciò che ho bruciato</strong></p>



<p><br>Vi sono libri che si leggono, seduti su un panchetto davanti a un banco di scuola.<br>Vi sono libri che si leggono camminando (e anche a causa del loro formato);<br>Taluni sono per i boschi, altri per altre campagne,<br><em>Et nobiscum rusticantur</em>, dice Cicerone.<br>Ve ne sono che ho letto in diligenza;<br>Altri sdraiato in fondo ai fienili.<br>Ve ne sono per far credere che si possiede un’anima; <br><strong>Altri per farla disperare.</strong><br>Ve ne sono dove si prova l’esistenza di Dio;<br>Altri nei quali non ci si perviene.<br>Ve ne sono impossibili ad ammettere <br>Tranne che nelle biblioteche private.<br>Ve ne sono che hanno ricevuto gli elogi <br>Di molti critici autorevoli.<br>Ve ne sono dove non si tratta che di apicultura<br>E che taluni trovano un po’ da specialisti;<br>Altri dove si tratta talmente di natura <br><strong>Che dopo non val più la pena passeggiare</strong>.<br>Ve ne sono che gli uomini saggi disprezzano <br>Ma che entusiasmano i bambini.<br>Ve ne sono che si chiamano antologie <br>E dove hanno messo tutto quanto di meglio si è detto su qualsivoglia cosa.<br>Ve ne sono che vorrebbero farvi amare la vita,<br><strong>Altri dopo i quali l’autore si è suicidato</strong>.<br>Ve ne sono che seminano odio <br>E che raccolgono ciò che han seminato.<br>Ve ne sono che, a leggerli, sembrano rilucere <br>Colmi d’estasi, deliziosi d’umiltà.<br>Ve ne sono che s’amano come fratelli <br>Più puri e che hanno vissuto meglio di noi.<br>Ve ne sono in insolite scritture <br>E che non si capiscono, anche quando si sono molto studiati.<br><br>Natanaele, quando avremo bruciato tutti i libri!<br>Ve ne sono che non valgono un soldo,<br>Altri che valgono somme considerevoli.<br>Ve ne sono che parlano di re e di regine,<br>Ed altri, di povera gente.<br>Ve ne sono che han parole più dolci <br>Del fruscio delle foglie a mezzodì.<br>Fu un libro che Giovanni mangiò a Patmos,<br>Come un sorcio; ma io preferisco i lamponi.<br><br>Gli ha riempito d’amarezza le viscere <br>E dopo ebbe molte visioni.<br>Natanaele! Quando avremo bruciato tutti i libri!</p>



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<p><strong>Non mi basta leggere che la sabbia delle spiagge è carezzevole; voglio che i miei piedi nudi la sentano… Ogni conoscenza che una sensazione non ha preceduto mi è inutile.</strong> Non ho mai visto niente di dolcemente bello in questo mondo senza subito desiderare che la mia tenerezza lo toccasse. Amorosa bellezza della terra, la fioritura della tua superficie è stupenda. O paesaggio ove si è immerso il mio desiderio! Paese aperto dove si aggira la mia ricerca; viale di papiri che si richiude sull’acqua; canne ricurve sul fiume; slargarsi di radure; pianura apparsa fra l’intreccio dei rami, promessa illimitata. Ho camminato nei corridoi di rocce o di piante. Ho visto trascorrere primavere.</p>



<p><br><strong>Volubilità dei fenomeni</strong><br></p>



<p>Da quel giorno, ogni istante della mia vita assunse per me il sapore di novità di un dono assolutamente ineffabile. Così vissi in un quasi sempiterno stupore appassionato. Giungevo rapidamente all’ebbrezza e mi compiacevo nel camminare in una sorta di stordimento. Certo tutto quanto il riso che ho incontrato sulle labbra, ho voluto baciarlo; tutto il sangue sulle guance, tutte le lacrime negli occhi ho voluto berli; addentare la polpa di tutti i frutti che verso di me piegarono i rami. Ad ogni locanda mi salutava una fame; davanti ad ogni sorgente mi aspettava una sete — una sete, davanti a ciascuna, particolare; — e avrei voluto altre parole per dire gli altri miei desideri di cammino, dove si apriva una strada; di riposo, dove l’ombra invitava; di nuoto, in riva ad acque profonde; d’amore o di sonno alla sponda di ogni letto. <strong>Arditamente ho allungato la mia mano su ogni cosa e ho creduto di aver dei diritti su ogni oggetto dei miei desideri</strong> (e d’altronde, ciò che desideriamo, Natanaele, non è il possesso quanto l’amore). Davanti a me, ah! ogni cosa divenga iridescente; ogni bellezza si rivesta e si screzi del mio amore</p>



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<p>Estratti di <em>I nutrimenti terresti </em>(Garzanti, 1988)</p>
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