<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Baby-boomer Archivi - Il Nemico</title>
	<atom:link href="https://ilnemico.it/tag/baby-boomer/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilnemico.it/tag/baby-boomer/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Apr 2026 18:06:11 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>La Generazione X ha vinto!</title>
		<link>https://ilnemico.it/la-generazione-x-ha-vinto/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/la-generazione-x-ha-vinto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 18:06:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Declino dell'Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Baby-boomer]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=2843</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ci stiamo rivalutando da soli, ecco: abbiamo un’infanzia analogica ed un presente digitale, che usiamo anzitutto per abbordare e sparare boomerate sui social. Siamo il ponte di Messina sul nulla. Noi le famose riforme le abbiamo fatte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/la-generazione-x-ha-vinto/">La Generazione X ha vinto!</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In questi giorni vorrei scrivervi nelle sclere degli occhi, autocelebrarmi come mai tramite la scrittura; in questi giorni di hater e commenti stupidi, di Miami Festival, di Biennali di Venezia e Mondiali falliti, vado per la scrittura confessionale, egoica. In questi giorni di corse al buio e sfide con me stesso, nel gioco succube delle generazioni che mi frulla nel cervello la notte, quando non riesco a dormire.</p>



<p>Noi di mezza età ci fissiamo su queste cose fintamente rumorose. I Baby Boomers che hanno occupato questo Paese e lo hanno distrutto, il testosterone che manca. Nel frattempo la Generazione Z incendia l’oggi con una nuova etica e una nuova velocità, e il sesso di carta che gli hanno dato da bere. In mezzo, sempre nel malato gioco delle generazioni, ci rivalutiamo noi: quelli della Generazione X, che sembrava marginale, incompetente, una parentesi. E invece noi col colpo in canna. La generazione del figlio unico, che al massimo fa un figlio, ed è pure tardo e iperviziato, o quella che si autosterilizza. Per questo abbiamo vinto culturalmente.</p>



<p>Abbiamo vinto in modo più freddo: definendo un nuovo linguaggio, costruendo le piattaforme, interiorizzando il cinismo. Abbiamo ceduto al lato oscuro della forza, ci siamo presi la Silicon Valley, siamo diventati la Silicon Valley.</p>



<p>Internet è Generazione X. Prima degli influencer c’erano i forum, il trolling anonimo e sarcastico, Facebook, il rendere tutto scaricabile come valore. Pensavamo che l’ironia disincantata fosse refrattaria all’autorità, che il “suca a tutto” fosse vero: abbiamo sbagliato tutto. Oggi lo abbiamo fatto diventare l’unico modo, abbastanza triste, per dire le cose. Siamo noi ad aver creato la cattedrale dell’ironia. I meme sono la formalizzazione algoritmica della nostra tristezza; siamo disperati, lo cantavamo con i Nirvana, lo cantava Kurt Cobain che, per fortuna, come tutte le rockstar, è morto bello, maledetto e manipolato.</p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Il paradosso è che tutti noi volevamo i nostri genitori divorziati, come in&nbsp;<em>Beverly Hills 90210</em>; oggi di ritorno, esattamente come la musica dei Gorillaz, come tutto è di ritorno, lanciamo un binario ancora strafottente. La nostra attitudine antisistema è diventata però infrastruttura. Il rifiuto del brand è diventato rebranding; il G8, il no-logo. Adesso fa figo, forse pure allora.</p>



<p>Così, mentre i generazionalismi omologavano il cervello pure a noi, noi Generazione X, forti del nostro rebranding, occupavamo silenziosamente le leve del potere: dirigenze, aziende, governi, piattaforme. La nostra rivoluzione non è diventata sistema, è diventata infrastruttura, come vi dicevo; è molto diverso. Chiamateci pure stronzi, come direbbe David Foster Wallace. Chiamatela stronzaggine, pragmatismo, ecco: scelta, scelta operativa, raga. Non ci siamo suicidati al momento giusto, le nostre droghe non erano così devastanti e molti di noi hanno finto di assumerle.</p>



<p>Ci stiamo rivalutando da soli, ecco: abbiamo un’infanzia analogica ed un presente digitale, che usiamo anzitutto per abbordare e sparare boomerate sui social. Siamo il ponte di Messina sul nulla. Noi le famose riforme le abbiamo fatte.</p>



<p>Il problema è di tutti gli altri: che l’Italia non va ai Mondiali ed il testosterone crolla. Tutto ciò che oggi è figo porta la nostra firma: nostalgia anni ’90-2000, revival analogico, il cazzo di cyberpunk dei Subsonica, il rap e la musica da fare a casa con un pc senza studiare. Abbiamo fatto tornare di moda la musica da camera, pensateci.</p>



<p>Ma la nostra eredità più profonda non è tecnologica né estetica: è la destrutturazione psicologica. Il cinismo come sistema operativo. Il nichilismo spettacolare. Una cosa abbiamo insegnato al mondo: a mixare cose diverse; abbiamo remixato benissimo per esempio il ribellismo e il conservatorismo, ma solo per ballare un po’. Il nostro lascito sono una serie di collassi orgasmici.</p>



<p>Siamo stati gli ultimi a far saltare in aria quei fricchettoni dei Baby Boomers, e loro, per reazione, hanno lobotomizzato il cervello a tutti gli altri con riletture del ’68 in chiave woke. Noi ci abbiamo provato a rendere il sistema figo; ora beccatevi il lockdown energetico, Gennaro Gattuso allenatore della nazionale, e l’Iran figo. Siamo tutti, ancora una volta, a tre giorni di digiuno dal cannibalismo; ed ora una Generazione X come Peter Thiel o Elon Musk blatera di anticristo. Era già tutto previsto, come diceva Riccardo Cocciante.</p>



<div type="nemesi" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><a href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!YJkn!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc781ab7a-c877-4592-95f5-924fcac1dccf_2932x1550.jpeg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/la-generazione-x-ha-vinto/">La Generazione X ha vinto!</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/la-generazione-x-ha-vinto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Fiera</title>
		<link>https://ilnemico.it/la-fiera/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/la-fiera/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 10:20:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Tilt]]></category>
		<category><![CDATA[Baby-boomer]]></category>
		<category><![CDATA[Crepet]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro]]></category>
		<category><![CDATA[Recalcati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=1965</guid>

					<description><![CDATA[<p>Piccolo excursus satirico che dipinge i devastanti effetti dell'approccio alla maternità adottato dalla generazione delle baby-boomer, culturalmente di sinistra ma esteticamente di destra, il principale bacino di utenza e profitto di figure come Crepet e Recalcati. A firma di Ubaldo Berti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/la-fiera/">La Fiera</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Distribuisco sessanta chili su 181 centimetri, eppure ci sono cose che mi fanno tanta paura. Il botulino (batterico e cosmetico), il film <em>L’uomo senza ombra</em>, Marilyn Manson, quelli che un tempo abbracciavano le casse del Jaiss e oggi gridano “fare un figno mi ha cambiato la vita”, i vulcani, <strong>Dodò dell’Albero Azzurro</strong><a id="_ftnref1" href="#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>. <strong>Soprattutto Dodò dell’Albero Azzurro, direi, considerato che non ho neppure il coraggio di cercarlo su Google per verificare se si scriva con l’accento o meno</strong>. E siccome al Salone del Libro di Torino, nella <em>hall</em>, hanno piazzato una riproduzione in scala 1:1 di Dodò e dell’Albero Azzurro (per i più piccini, drappelli di Zeni e Tancredi contentissimi, m’immagino, di tirare un’occhiata veloce a un pupazzo loffio e poi passare una giornata a frustrarsi in mezzo a oggetti cognitivamente inaccessibili), col mio attuale psicoterapeuta convenivamo che fosse questo il motivo della mia reticenza a visitarlo, nonostante il grande desiderio di andarci perché i libri mi piacciono molto, anche crudi.</p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Un giorno però il dottore, che è uno sveglio, al punto che sul telefono l’ho salvato “coach” perché lo idealizzo come un misto tra Coach Carter e Coach Gordon Bombay, si è connesso a internet e ha visto che oltre a quella di Torino esistono altre fiere del libro.<strong> Così durante la nostra seduta settimanale all’improvviso mi propone: “Perché non provi ad andare a Più libri più liberi, a Roma?”</strong>. Salto giù dall’altalena e prendo tempo, facendo finta di non sapere di cosa si parli. “La fiera dell’editoria di Roma”, ha continuato: “secondo me ti piacerebbe, e Dodò non c’è”. Pensa di avere trovato la soluzione, incrocia le braccia e mi guarda soddisfatto. Io invece scoloro e mi irrigidisco, resto zitto. <strong>Mi sa che non è Dodò, almeno non soltanto</strong>. E il <em>coach</em>, che appunto è vispo, dopo un quarto d’ora di silenzio se ne accorge e dice “dev’esserci altro, oltre a Dodò”. </p>



<p>Mi fa sedere e iniziamo a parlarne. All’inizio non sono molto loquace e scanso le sue incursioni psico-dinamiche – mica ovvietà alla Matte Blanco tipo “Pensi c’entri il fatto che assistendo da remoto alla cattura di Bin Laden hai provato un senso di partecipazione che non sei sicuro fosse filo-americano e da allora non accendi più i fornelli?”, è più sofisticato il <em>coach</em> –, ma poi piano piano riesce a scalfirmi, e alla fine, lappando lo Stecco Ducale che mi ha offerto e tirando su col naso, confesso. <strong>“Penso”, gli dico, “penso c’entri mia madre, dottore“.</strong></p>



<p>“Perché tua madre?“, mi chiede preoccupato togliendosi i Ray-Ban.</p>



<p>Lo guardo.</p>



<p>“Le ha presente, dottore, quelle donne in bilico sui 60, che non ridono mai, timide per posa, anaffettive e spietate coi figli che hanno ingannato con una finta auto-ironia illudendoli che condividere i loro tweet ‘madonna mia madre che prescia’ li smarcasse dal rigido programma ideato per levarseli di torno più presto possibile e non cacciare un euro – scuola bilingue&gt;calcio roba da rozzi vai a perdere un occhio sul campo da rugby&gt;liceo classico la cultura ah non mi chiedere aiuto a tradurre però io ho fatto l’I.T.I.&gt;l’università prima di tutto&gt;l’Erasmus le lingue cosa fai senza&gt;sì, mio figlio il sabato fa l’aiuto-gommista, so che potrei dargli qualunque cosa ma finirei per deresponsabilizzarlo e indebolirlo ed è un caso giuro un caso che stia cambiando le gomme da neve alla mia Range Rover&gt;un posto da stagista a Betlemme? Me l’avessero offerto a me da giovane, ci sarei andata di corsa, come dici hai quarant’anni? Eeeeh –, donne che prima o poi incappano non finendolo in un corso di ceramica/tango/fotografia al collodio/ceste di vimini/legatoria – intercambiabili ma tutti con la prerogativa che si lavori scalzi ‘per il contatto con la terra’, sul parquet –, donne che a cinquant’anni si iscrivono alla stessa università della figlia ‘perché mi annoio’, donne che ad allucinarne il comodino si vedrebbero, nell’ordine, fiori di Bach, Valeriana, un blister di melatonina da inaugurare, due flaconcini di Xanax auto-prescritti e mezzi aperti con cristalli di medicinale sui bordi, vaschetta con anelli massicci, occhiali da lettura con led incorporato, autoscatto con amiche buffo (che ridere), Crepet 1 (segnalibro a p. 12, biglietto Fiera dell’Artigianato), Concita 1 (segnalibro a p. 18, scontrino Fierucola equo-solidale), Lonely Planet Giappone 1, custodia CD di Amy Winehouse (il jazzzzz), Crepet 2 (segnalibro a p. 22, ticket metrò di Parigi), Galimberti 1 (intonso), foto di gita in barca a vela, ultima uscita della <em>Lettura</em> con appuntato numero di omeopata clamoroso, donne – è ovvio – di sinistra, un tempo magari ardita, ma oggi blanda e stanchissima, donne che a un tratto si presentano alle amiche coi capelli a spazzola e senza più tinta né deodorante perché il maestro di pilates ha detto ‘basta bugie’, donne che, per descriverle al negativo, trovano complementarietà esatta in professionisti avvilitissimi con abbonamento a <em>Limes</em>, riporto e forfora romboidale, donne che ‘è giunto il momento di pensare a me stessa, basta vivere nel passato’, ‘ma è la Volvo del tuo ex marito quella a cui hai attaccato un rilevatore GPS?’, ‘nono’, donne che urlano ‘attento ai parabeni l’ho sentito su Radio 3’ e infatti si lavano i capelli con quegli shampi che non fanno schiuma neanche a montarli a neve con la frusta, tanto che in sostanza si potrebbe dire donne che i capelli non se li lavano, ma soprattutto, coach, donne per cui le fiere del libro sono come un terrario termo-isolato per un ramarro, butta un depliant con un libro che diventa farfalla in un forno per le pizze acceso e stai tranquillo che loro ci si tirano dietro”.</p>



<p>Mi accascio, sfinito. Il dottore mi si avvicina e mi fa una carezza in testa. Ha le mani piene di crema dopo-sole, mi cambia la direzione della divisa. Forse per sempre.</p>



<p>“Ma cosa c’entra tua madre?”, chiede sottovoce. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><br>Piango.</p>



<p>“C’entra, perché mia madre ha sempre voluto che diventassi una donna del genere, <em>coach</em>, una principessa democratica, e invece mi guardi, ciuffo sugli occhi e Fred Perry col colletto alzato, l’ho delusa, <em>coach</em>, come faccio ad andare alle fiere dell’editoria, COME FACCIO?”.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a href="#_ftnref1" id="_ftn1"><sup>[1]</sup></a> Storiaccia di incubi. In sintesi, all’epoca dell’asilo ho cominciato a sognare una versione antropomorfa di Dodò, una specie di pupazzone senziente con braccia e gambe, alto uno e novanta. I sogni, ripetitivi per prassi, avevano sempre lo stesso canovaccio: il mostro s’insinuava in casa mia, diceva di essermi amico e io, grandissimo boccalone, gli credevo sempre. Entrati in confidenza, finiva per rapirmi, portandomi via su una barella di quelle con le ruote, e una volta anche con un toboga da neve (ero in settimana bianca). Il tutto, in genere, di fronte al padre di un mio compagno di classe, insigne epatologo, che assisteva impassibile restando sul divano a guardare il Maurizio Costanzo Show. Mi svegliavo terrorizzato, urlando – ingenuo – di aver sognato “l’uccellone”. Che fossi ingenuo l’ho capito menzionandolo al mio primo psicanalista. Un rogersiano, menomale, che si limitò a ridere. Peggio andò col secondo, freudiano ortodosso, che rispose al mio racconto portandosi la mano alla patta dei Richmond. Il terzo, sulla questione, ha scritto un <em>paper</em> a mia insaputa (Recalcati 2005). Le suore, invece, dicevano che l’Uccellone era Gesù.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/la-fiera/">La Fiera</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/la-fiera/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
