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	<title>chef Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Contro Masterchef</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 10:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Barbarie]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Assoluta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La decadenza di una civiltà si misura dal suo rapporto con il cibo, se da nutrimento e forma di amore diventa strumento di potere e forma di intrattenimento. Dalla Newsletter di Vittorio Ray, Il Tuffatore. </p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/contro-masterchef/">Contro Masterchef</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Dalla newsletter </em><a href="https://iltuffatore.substack.com/">Il Tuffatore</a> <em>di Vittorio Ray</em></p>



<p>Se non avete mai avuto il coraggio di vedere l’ultimo, violentissimo film di Pasolini, <em>Salò o le 120 giornate di Sodoma</em>, ultimamente ne gira una versione più diluita, subdola, ammodernata. Si chiama <em>Masterchef</em>, lo passano in brevi pillole sulla tv a pagamento. Tecnicamente viene definito un “talent show culinario”, cioè in buona sostanza <strong>una recita brutale che ha al centro della scena, oltre ai più perversi meccanismi di potere, la pornografia del cibo</strong>.</p>



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<p>Mi dispiace essere subito romantico, ma avete presente la differenza tra sesso e amore? <strong>Masterchef è il sadomaso della cucina</strong>. Ciò che è sempre stato &#8211; e sempre sarà, innanzitutto &#8211; nutrimento, sostentamento, attaccamento alla terra, unica fonte di energia per l’uomo, viene sradicato e deportato davanti ad una telecamera, per allietare un nuovo padrone. Anche il cibo viene inserito (&#8220;sussunto&#8221;, avrebbero detto alcuni) nel paradigma del lusso e della lussuria.</p>



<p><br>Questo è il cuore, ma come ogni trappola di massa che si rispetti c’è tutto un mondo intorno. Ci sono i giudici, i tiranni, arbitri assoluti e privi di ogni educazione. Spicca, tra questi, un giudice dall’accento straniero. Egli incarna il nazista, l’invasore, l’imposizione di un corpo estraneo all’ecosistema. Poi ci sono gli schiavi, cioè i concorrenti, aspiranti chef. <strong>Colpisce la loro piena mancanza di dignità, il servilismo più grigio, sia davanti ai rimproveri che ai complimenti</strong>. Sì chef, scusa chef, grazie chef. Se volessimo scavare senza paura nella mente perfetta degli sceneggiatori, diremmo che <strong>una società flaccida ama rivivere l’eccitazione militaresca davanti al nemico della pasta scotta</strong>. “Questo piatto è molto intelligente, Samir, ma la cottura non va proprio.” E allora Samir rabbrividisce, il viso gli si contorce in smorfiette da coniglio, gli occhi si riempiono di frustrazione, la consapevolezza di aver fallito un’esistenza, il desiderio di eutanasia.</p>



<p>Dispiace perché il cibo, prima della sua pornografia televisiva, era convivialità. Il pranzo pacificava, distendeva i nervosismi familiari, saziava, riempiva. L’arte culinaria era patrimonio del popolo, unico sovrano, giudice ultimo. <strong>Adesso è la guerra, la tensione, la paura</strong>. Masterchef fa &#8211; letteralmente &#8211; vomitare. È stucchevole e maleducato, come parlare di soldi o di cibo a tavola. Chiude lo stomaco, fomenta l’anoressia, fa venir voglia di assaggiare la carestia. Resistiamo allora, non pieghiamoci. Siamo orgogliosi della realtà e del nostro contesto, aspiriamo sempre al benessere e mai al lusso. Perché certamente non sarà un’astice in salsa di zenzero a salvarci; forse, un’ostia di pane spezzato.</p>



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