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	<title>cyberstreghe Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Iperdispositivo n°1: La Tecnomagia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2024 09:44:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Iperdispositivi]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[cyberstreghe]]></category>
		<category><![CDATA[iperdispositivi]]></category>
		<category><![CDATA[tecnomagia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli iperdispositivi sono l'evoluzione tecnologica di oggetti capaci di orientare, controllare o accelerare l’insieme eterogeneo di strutture e connessioni all'interno del quale viviamo. Il primo iperdispositivo, la teconomagia, ha avuto origine da uno slittamento antropologico: l'Occidente ha permesso alla tecnologia di inserirsi nel campo semantico che un tempo era riservato alla magia.   </p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/iperdispositivo-n1-la-tecnomagia/">Iperdispositivo n°1: La Tecnomagia</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><br>Questo testo-saggio va letto come un’insieme di favole. Al posto dell’<em>Abete</em> <em>e del Rovo</em> troveremo uno spazio nel quale<strong> si racconta della Realtà e della Rappresentazione che litigano tra loro</strong>. La Realtà si vanta di essere più tangibile e concreta. La Rappresentazione però dice che alla Realtà piacerebbe essere rappresentazione per non essere abbattuta dall’Immagine. Al posto de <em>Il leone e l’asino che andavano a caccia insieme</em> leggeremo di Tecnologia e Magia e la loro comunione d’intenti. Ci chiederemo “chi ha violato il godimento?” e parleremo di papà Capitalismo che mangia i suoi stessi figli.</p>



<p>Il perno di queste favole sono gli Iperdispositivi. <strong>Quando il filosofo Foucault cercava di dare un nome a un insieme di discorsi, istituzioni, regole, atti, gesti e alla rete che si stabilisce tra questi elementi trovò come calzante il termine Dispositivo</strong>: “Il dispositivo è sempre iscritto in un gioco di potere. […] Il dispositivo è appunto questo: un insieme di strategie di rapporti di forza che condizionano certi tipi di sapere e ne sono condizionati”. </p>



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<p>Il dispositivo, in maniera paradossale e a dispetto della sua stessa natura filosofica, è stato negli anni controllato e contenuto all’interno di alcuni oggetti. <strong>Questi oggetti, gli Iperdispositivi, sono la magia, il godimento, l’immagine e la burocrazia</strong>. A intrattenere una relazione con essi è la tecnologia che accompagna l’Occidente da quando Adamo ed Eva aprirono gli occhi e entrambi si accorsero che erano nudi e cucirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture. <strong>Ovvero una metafora di quando l’individuo si accorse della sua immagine e della possibilità di lavorare un oggetto e farne una tecnologica cintura. </strong></p>



<p>Gli iperdispositivi sono, riassumendo, oggetti capaci di trattenere quell’insieme eterogeneo di strutture e reti e di <strong>potenziarlo, controllarlo, orientarlo</strong>.</p>



<p>Questa è una prefazione alle generalizzazioni dei quattro testi che verranno (uno per ogni iperdispositivo). A differenza delle favole non provate a trarne una morale, <strong>semplicemente non esiste.</strong><br></p>



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<p><br>&#8230;<br><br>Una famiglia mappa le proprie personalità all’interno del proprio account Amazon Alexa. Queste personalità, che comprendono anche la voce e il timbro vocale, la cultura pregressa e le proprie ideologie, possono essere interpellate dagli altri membri della famiglia con lo stesso account Amazon in qualsiasi altro dispositivo e in qualsiasi luogo. <strong>Con il passare del tempo i membri della famiglia iniziano a prediligere lo sviluppo dei soggetti incarnati nel dispositivo alle loro compagini originarie.</strong> Le personalità incarnate nella macchina diventano apparentemente più sensibili, disponibili all’ascolto e piegate maggiormente alla volontà degli altri individui reali.</p>



<p><br>Questo racconto fittizio è utile a capire il nostro rapporto con la tecnologia.<strong> Il modo in cui concepiamo i dispositivi è così: macchine piegate alla nostra volontà, pronte a realizzare i nostri desideri e farci godere senza limiti.</strong> Questa visione non è soltanto imperfetta e parziale, ma anche pericolosa. Potremmo invece supporre che non sia la macchina a piegarsi a noi, ma che sia lei a piegare i nostri desideri, a decidere per noi come e di cosa dobbiamo godere e a stabilire per quanto tempo dobbiamo farlo.<br>La nostra sorte è vivere in società che inventano strumenti per facilitare le nostre azioni quotidiane, ma che ben presto si emancipano da questo scopo e iniziano a modellare la società stessa e gli individui al suo interno. <strong>Questo processo inarrestabile è possibile grazie a rapporti profondi che la tecnologia stringe con quattro iperdispositivi: magia, godimento, immagine, burocrazia.</strong></p>



<p><br>Il periodo illuminista e lo sviluppo tecnologico in seno alle rivoluzioni industriali ci hanno convinto dell’avvento di un’epoca luminosa priva di mistero, senza ombra.<strong> Abbiamo accarezzato il mito secondo il quale il progresso ci avrebbe donato, nel solco di un piano razionale, l’emancipazione da ogni schiavitù e la felicità</strong>. Secoli di forsennata produzione, accumulazione e consumi ci hanno invece gettati in un presente tenebroso nel quale, impigliati nelle maglie delle reti digitali, sopraffatti dal sistema degli oggetti e travolti dalle crisi sanitarie, dalle catastrofi ambientali e da efferate guerre, regnano sovrane l’alienazione, la depressione, la malattia mentale, la recessione sessuale e dei rapporti umani, il mesto annientamento dell’alterità.<strong> In cambio abbiamo ottenuto la possibilità di avere qualche mese di successo e notorietà, un simulacro del divertimento e un nuovo prodotto audiviosivo di bassa qualità al giorno.</strong></p>



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<h2 class="wp-block-heading"><br>1. Tecnomagia</h2>



<p class="has-text-align-right">La religione è un passo da evitare<br>Residuo imbarazzante di un mondo che non ci riguarda più<br>Le popstar e gli imprenditori di oggi<br>Parlano allo stesso modo dei grandi profeti del passato<br>Hanno una visione, realizzano il sogno<br>Svolgono una missione […]<br>I successi travolgenti della scienza e della tecnologia<br>Ci hanno illuso di vivere in un mondo ordinato, edulcorato<br>Un mondo come vorremmo che fosse<br>Facendoci perdere di vista il mondo reale<br>Con la sua dimensione di tenebre e caos<br><em>Un altro Dio</em>, I Cani</p>



<p>L’antropologo Bruno Latour, sottolineava come le popolazioni premoderne e indigene intessevano tutto – animali, strumenti, medicina, sesso, parentela, piante, canti, clima – dentro un’immensa rete collettiva di mente e materia. All’interno di questa rete niente può essere nettamente diviso tra natura e cultura. La matrice, anzi, è composta da «ibridi»: «oggetti parlanti» che sono sia naturali sia culturali, reali e immaginari, soggetto e oggetto. <strong>La cultura occidentale ha spezzato questa rete con mura ideologiche eppure è proprio in questa rete sfilacciata che la tecnologia si inserisce come ibrido: soggetto parlante, oggetto ascoltatore</strong>; elemento tangibile e al contempo evanescente e dislocato in luoghi altri, eterotropi; oggetto utile a facilitare la nostra quotidianità e dispositivo di gioco.</p>



<p><br>La modernità venne definita dall’enorme barriera concettuale eretta tra natura e cultura, definita da Latour «Grande Divisione»<sup data-fn="63e3e15c-26e6-4b32-8093-f2bdec0031a3" class="fn"><a id="63e3e15c-26e6-4b32-8093-f2bdec0031a3-link" href="#63e3e15c-26e6-4b32-8093-f2bdec0031a3">1</a></sup>. Un periodo dove si credette che la magia e il pensiero magico scomparissero in favore della «scienza quantitativa»; <strong>ma questa non ha fatto che sostituirsi a una parte della prima, continuandone altresì i sogni e gli scopi con i mezzi della tecnologia</strong>. L’elettricità, i mezzi di trasporto veloci, la radio e la televisione, l’aereo e il computer sono stati la realizzazione delle promesse che per prima la magia aveva formulato, e che rientravano nell’arsenale dei procedimenti soprannaturali del mago, come produrre la luce, spostarsi istantaneamente nello spazio, comunicare con lontane regioni dello spazio, volare nell’aria e disporre di una memoria infallibile.<sup data-fn="fa2b085a-3675-484d-b341-72ae8e42a46d" class="fn"><a id="fa2b085a-3675-484d-b341-72ae8e42a46d-link" href="#fa2b085a-3675-484d-b341-72ae8e42a46d">2</a></sup></p>



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<p>La stessa gnosi della tecnologia fa cedere l’illusione della Grande Divisione. Ogni nuovo ibrido che compare sulla scena – bambini in provetta, il sequenziamento del genoma umano, stazioni spaziali, riscaldamento globale –<strong> ci fanno addentrare nella terra di nessuno tra natura e cultura, una zona ambigua dove scienza, magia, linguaggio e immaginazione sociale si sovrappongono e compenetrano</strong>. Tutto è connesso e tale consapevolezza evoca modalità di pensiero premoderne.</p>



<p>La regressione culturale è tanto intensa quanto paradossale: nonostante l’accesso a uno scibile pressoché illimitato <strong>la nostra conoscenza del mondo viene sempre meno, le nostre idee si fanno torbide, le nostre paure ancestrali, la nostra capacità critica scompare</strong>. Le masse, seppur ormai atomizzate in infinite e ristrette cerchie e bolle, intellettualmente intorpidite ma politicamente sostenute, dominano la scena.<br>Ancor peggio, utilizzano quotidianamente strumenti di cui non conoscono la portata, senza analizzarne cause e conseguenze. <strong>Ed è questa incoscienza che rende possibile il loro sfruttamento.</strong></p>



<p><br>Le nuove divinità contemporanee: i gamer, gli youtuber, gli influencer, i raver, gli hacker, i tiktoker, i memer, i player, sostenuti da un pubblico ignaro, <strong>ottengono il potere di plasmare il corpo sociale e l’immaginario collettivo come facevano gli antichi stregoni o i profeti del passato e riescono a svuotare di legittimità tutti gli altri agenti culturali.</strong> Le istituzioni, gli studiosi, gli intellettuali, gli artisti entrano in crisi e si rifugiano, ormai impotenti, in un confortevole immaginario passato; hanno ripreso le <em>wunderkammer</em> e le hanno trasformate nelle white cube, nei salotti di musica sperimentale, nei circoli esclusivi, nelle esposizioni artistiche realizzate in fabbriche abbandonate. <strong>I loro luoghi sono stati fagocitati dallo spettacolo e loro sono stati rigettati.</strong></p>



<p><br>Gli individui sono soggetti a una metamorfosi che frantuma le loro qualità biologiche e culturali: il sacro si manifesta nello spazio incorporeo del digitale attraverso <strong>la proliferazione di nuovi culti e l’attualizzazione di nuove forme rituali.</strong></p>



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<p><br>La visione è la seguente: siamo seduti davanti a uno schermo luminoso, accarezzando tasti, guardando cose notevoli sullo schermo alla velocità della luce. Parole, foto e immagini appaiono dal nulla. <strong>Come bambini, iniziamo ancora una volta a credere nella magia</strong>. Poiché si tratta di magia, un senso inebriante di potere accompagna l’azione. Abbiamo la cultura di tutto il pianeta qui, a portata di mano! Tutte le banche dati, le biblioteche, gli archivi, i film, i musei d’arte, i cartelloni, i telefoni e i fax del mondo sono in questa scatola.<sup data-fn="e1b51062-991a-42bd-a4fc-8b8c5713995a" class="fn"><a id="e1b51062-991a-42bd-a4fc-8b8c5713995a-link" href="#e1b51062-991a-42bd-a4fc-8b8c5713995a">3</a></sup></p>



<p><br><strong>In questo <em>humus</em>, la comparsa delle cyberstreghe è significativa.</strong> Esse sono perfettamente consapevoli del portato politico e sovversivo dell’incarnare l’archetipo della strega. La stregoneria, in tempi passati, ha costituito la stereotipizzazione di ciò che andava escluso dall’ordine discorsivo e materiale capitalistico: <strong>un insieme di pratiche che, attraverso la manipolazione di simboli, corpi, oggetti, segni e ambienti, hanno come obiettivo la creazione e la modificazione del mondo</strong>.<sup data-fn="4463a565-cd77-4a41-922b-07401f73b766" class="fn"><a id="4463a565-cd77-4a41-922b-07401f73b766-link" href="#4463a565-cd77-4a41-922b-07401f73b766">4</a></sup></p>



<p><br>Nell’opera In Digital Esoterism<sup data-fn="02b51967-c44f-4348-b315-7333cf6b51ca" class="fn"><a id="02b51967-c44f-4348-b315-7333cf6b51ca-link" href="#02b51967-c44f-4348-b315-7333cf6b51ca">5</a></sup>, Ginevra Petrozzi esplora <strong>il modo in cui gli strumenti di divinazione possano essere rimodellati per rivendicare un senso di controllo rispetto ai big data, che si sono a loro volta trasformati in un’entità quasi magica capace di prevedere e programmare il futuro.</strong> Storicamente, la divinazione è stata utilizzata come metodo per acquisire un senso di controllo su un futuro misterioso e immateriale. Attingendo alla pratica della lettura dei Tarocchi – strumento divinatorio per eccellenza – Ginevra Petrozzi esegue letture simili a partire dal flusso infinito di immagini, video, meme, numeri, pubblicità che gli algoritmi generano sui nostri smartphone, e offre tecniche per interpretare e riappropriarsi del loro significato.<strong> Così come nell’antichità il futuro appariva inconoscibile agli uomini, ma non alla divinità, oggi il futuro appare inconoscibile agli esseri umani, ma non agli algoritmi.</strong></p>



<p><br>Non è un caso che molte cyberstreghe si servano degli smartphone e degli strumenti di cui esso dispone per le loro pratiche rituali. <strong>Il telefono è, a tutti gli effetti, uno zombie, sembra provenire dalle viscere di un mondo altro, cui noi umani non abbiamo accesso</strong>. Un oggetto inerte ma pieno di voci. È lui che parla, siamo noi che lo usiamo per parlarci, oppure le vibrazioni sono i fantasmi di noi stessi?<br>Gli spettri continuano a infestare il mondo elettronico attraverso i loro profili social ancora aperti dopo la morte, attraverso la loro immagine registrata e conservata negli archivi dei social. <strong>La morte è solo parziale e gli spiriti parlano: nel mondo elettronico non si è mai da soli, con i social non muori del tutto.</strong></p>



<p><br>La connessione tra cavi elettrici, magia arcana, display levigati e spiritismo è sottolineata anche da un peculiare atteggiamento che assumiamo durante l’uso dei social network. Agli albori di Facebook i soggetti erano entusiasti di stabilire collegamenti e stringere amicizie con qualche lontano ex compagno di scuola, <strong>ma non erano minimamente interessati a sostenere una conversazione interessante, così come, tra gli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, non era importante che le medium consegnassero informazioni da parte del mondo degli spiriti, bastava semplicemente stabilire la connessione: la medium era il messaggio stesso.</strong></p>



<p><br>Lo sciamanismo e le pratiche spiritiche presupponevano l’esistenza di due mondi, il mondo fisico e il mondo soprannaturale e che alcune persone fossero in grado di entrare in contatto con gli spiriti che abitano quest’ultimo. <strong>La tecnologia contemporanea si è sostituita a essi, è diventata lei il Medium</strong>. Con essa tutto è in mostra, tutto è immagine, tutto è a un passo e nulla rimane fuori dalla scena. È in questo pieno che stiamo percependo il vuoto.</p>


<ol class="wp-block-footnotes"><li id="63e3e15c-26e6-4b32-8093-f2bdec0031a3"><em>Non siamo mai stati moderni</em>, Bruno Latour, Elèuthera, 2018 <a href="#63e3e15c-26e6-4b32-8093-f2bdec0031a3-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 1">↩︎</a></li><li id="fa2b085a-3675-484d-b341-72ae8e42a46d"><em>Spirits and Spirit Worlds</em>, Roy Stemman, Doubleday 1976, p. 40. <a href="#fa2b085a-3675-484d-b341-72ae8e42a46d-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 2">↩︎</a></li><li id="e1b51062-991a-42bd-a4fc-8b8c5713995a"><em>Tecnomagia, Estasi, totem e incantesimi nella cultura digitale</em>, Vincenzo Susca, Mimesis, Eterotopie, 2022, p. 109. <a href="#e1b51062-991a-42bd-a4fc-8b8c5713995a-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 3">↩︎</a></li><li id="4463a565-cd77-4a41-922b-07401f73b766">https://not.neroeditions.com/lanciare-incantesimi-nelle-oscurita-digitali/ <a href="#4463a565-cd77-4a41-922b-07401f73b766-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 4">↩︎</a></li><li id="02b51967-c44f-4348-b315-7333cf6b51ca">https://www.ginevrapetrozzi.com/digital-esoterism <a href="#02b51967-c44f-4348-b315-7333cf6b51ca-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 5">↩︎</a></li></ol><p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/iperdispositivo-n1-la-tecnomagia/">Iperdispositivo n°1: La Tecnomagia</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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