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	<title>Daniele Mattei Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Lo Spleen degli influencer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Oct 2024 10:08:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Olocausto digitale]]></category>
		<category><![CDATA[angoscia]]></category>
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		<category><![CDATA[Daniele Mattei]]></category>
		<category><![CDATA[influencer]]></category>
		<category><![CDATA[Michelle Comi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa provano gli influencer la sera, quando cala il buio sui loro schermi? Come dobbiamo immaginarceli?</p>
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<p class="has-luminous-vivid-amber-color has-vivid-purple-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-92f28f34ed718cf3970f129ffbd837c8"><em>“Vi è solamente un problema filosofico veramente serio, quello del suicidio: giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta”.</em><br><em>Albert Camus</em></p>



<p>Vi è un solo problema veramente serio: <strong>sapere se si avrà visibilità</strong>: l’incipit d’un nuovo Camus post-umano. Non più capire se poi la vita valga o no la pena di essere vissuta, ma un Sisifo soffocato tra il non esistere e <em>Only Fans</em>. Altroché suicidio, <strong>qui la certificazione d’esistenza è più sospesa d’una vita sotto la lama d’una ghigliottina</strong>.</p>



<p>In un sogno distopico sogno il suicidio di un narciso, il feticismo d’un piede si deprime non sapendo più quale scegliere <strong>in questo scrollare asettico d’una eterna uguale insoddisfazione.</strong> E nei mille corpi che ci fottono tutto lo stupore dagli occhi, io mi rifletto allucinato come in un paradiso artificiale nello sguardo della Comi, Michelle.</p>



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<p>Come si sente dopo che ha smontato il set, sapendo che domani lo rimonterà di nuovo? <strong>Penso alla sua angoscia</strong>. E se è vero che <em>on n’échappe pas à la machine</em>, è ancor più certo che non si sfugge alla camera dell’iPhone Plus. E cosa sente Michelle? Ha il senso della morte? Si stringe al peluche della sua infanzia assassinata per sempre?</p>



<p>Ma forse lo spleen delle Michelle è il nostro, terribile, temibile: <strong>quello di non essere visti, essere dei nessuno</strong>. Loro sono diventati il nostro termine di paragone atroce: Chi ci vedrà? Come esistere agli occhi altrui? Sono tutti in segreto emulabili, <strong>disprezzati in pubblico ed invidiati nel privato</strong>, prostituirsi per avere l’illusione d’esistere.</p>



<p>Proverà noia? Tristezza? Angoscia? Cosa è che penserà Michelle quando si strucca la sera da sola allo specchio? Rifletterà sul concetto di artificio Baudelairiano? A tutti i simulacri di Baudrillard? Scriverà il suo diario intimo? <strong>Chissà se la pornografia possiede il lusso d’una intimità</strong>. Di notte, quando sola non la vede più nessuno.</p>



<p>O più semplicemente ci ride in faccia per avere evaso il meccanismo di produzione senza essere consapevole di esistere in un meccanismo ben più atroce d’immagine di morte? E come farà il nuovo femminismo a difenderla? <strong>Come farà Carlotta se Michelle desidera il patriarcato?</strong> Ma soprattutto cosa sente? Se sente di sentire qualcosa.</p>



<p>“Vincenzina e la fabbrica” cantava Jannacci, in una canzone quasi senza testo, dove ripeteva come in un meccanismo alienante: “Non c’è altro che fabbrica”. Invece a noi ci tocca cantare Michelle e OnlyFans. Ci hanno rubato non solo il romanticismo<strong> ma pure la disperazione</strong>. Chissà se Michelle lo sa cos’è il potere.</p>



<p>Le immagino, le Michelle d’Occidente e d’Oriente, tristi la sera, con le pantofole a forma di animale, con le loro&nbsp; unghie che erano un tempo un po’ volgari, popolane ma persino seducenti e ora sono artigli asettici come le loro fiche mercantili. Cosa pensano quando fanno l’amore? <strong>Dietro quelle luci c’è una verità o il buio della morte?</strong> </p>



<p>Avranno una smorfia automatica? Un sospiro sopito da quanti like? O come degli esperti montatori la loro sola preoccupazione sarà come allestire il set? E quindi tra le gocce di sudore <em>démodé</em>, in una copula asettica, l’unica cosa che faranno sarà cercare l’inquadratura perfetta in uno smartphone ormai al di là del principio del piacere.</p>



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<p>La nostra vita per affermazione o negazione assomiglia alla loro: telefonini pornografici e/o solitudini abissali, il mercato, la dittatura della gioventù, del successo, un po&#8217; di glitter che non fa mai male e tutti, tutto in vendita: pseudo artisti, <em>mâitre à penser</em>, pornoattrici casalinghe. <strong>E poi solitudini la sera con il desiderio di ammazzarsi.</strong></p>



<p>Svuotati d’ogni desiderio desideriamo essere desiderati dagli stessi che non desideriamo, egoisti fino al midollo.<strong> Immotivati all’esistenza la deleghiamo a dei motivatori</strong>. Ma la più atroce verità è questa: nessuno conta più per nessuno, tutti siamo sostituibili, interscambiabili, illusi di risplendere sotto i riflettori di un onanismo collettivo.</p>



<p>Negli occhi di Michelle c’è il vuoto, ma io non riesco a disprezzarla, <strong>è il nostro di vuoto ch’è abissale, assoluto</strong>. In tv la Parietti le canta che per quanto noi ci crediamo assolti siamo coinvolti. Ma De Andrè e quei manganelli sessantottari la lasciano indifferente, perché lei è al di là del bene e del male. Non è Alba, ma lei, lo <em>Zeitgeist</em>.</p>



<p>Ma cosa penserà Michelle dei suoi clienti? <strong>Di chi crepa in una voragine da solo e paga per vederla in un video privato con l’illusione di possederla, e cerca di lenire&nbsp;una solitudine agghiacciante?</strong> Che ti chiedono Michelle? Nel case chiuse d’Occidente, cosa è che vogliono da te? E tu, ora che hai vinto l’odore di morte, cosa ti manca?</p>



<p>In un afflato di assurdo Camusiano pensiamo Michelle triste, come Sisifo sa che arriverà l’indomani, che <strong>dovrà accendere il cellulare, spogliarsi, inventarsi un nuovo video </strong>e sente lentamente quel cancro dell’anima forse anche peggiore del reparto di oncologia dove lavorava.</p>



<p><strong>Ma a noi come Sisifo a Camus, tocca di immaginarci Michelle felice.</strong></p>



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