<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Dolore Archivi - Il Nemico</title>
	<atom:link href="https://ilnemico.it/tag/dolore/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilnemico.it/tag/dolore/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 13 Nov 2025 11:16:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Siamo tutti anti-nazzisti</title>
		<link>https://ilnemico.it/siamo-tutti-anti-nazzisti/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/siamo-tutti-anti-nazzisti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 11:16:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Nemesi]]></category>
		<category><![CDATA[crimine]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca criminale]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Nazzi]]></category>
		<category><![CDATA[True Crime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=2537</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il true crime si è espanso come pianta infestante e pervasiva, diventando un’ossessione collettiva</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/siamo-tutti-anti-nazzisti/">Siamo tutti anti-nazzisti</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Che il mio rapporto con il true crime fosse degenerato in qualcosa di patologico è stata una diagnosi tardiva, maturata dopo anni di negazione, come accade per ogni forma di dipendenza. Ne ha seguito il decorso classico: l’immediata curiosità, poi l’illusione del controllo, quindi la sottovalutazione degli effetti collaterali, infine l’abuso.</p>



<div type="nemesi" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>La cronaca criminale ha abitato la mia esistenza come una presenza silenziosa, una palestra morale per allenarsi all’esercizio del giudizio, un pretesto per difendere tesi senza alcuna legittimità, purché con grande convinzione. Il male offre spesso un appiglio sicuro: indiscutibilmente inaccettabile, quindi a suo modo rassicurante.</p>



<p>La familiarità di questa narrativa ha fatto sì che una lucida riflessione sulle ragioni della mia ossessione rimanesse per anni sospesa, incagliata in una sorta di alibi informativo. Mi stavo&nbsp;<em>comunque</em>&nbsp;informando di accadimenti concreti, tangibili. Se il mondo è ciò che accade ed è costituito dai fatti, informarsi dei suddetti significava informarsi di ciò che accadeva, quindi del mondo. La realtà mi assolveva dalla morbosità, rendendo il perverso più accettabile, concedendomi il privilegio di indagarlo senza conseguenze. Nell’analisi maniacale dei delitti più efferati ho a lungo creduto di scavare per comprendere, ritrovandomi invece a franare nella fossa che avevo aperto. È stata la deriva naturale di un sistema che scambia la conoscenza con l’assuefazione, che ha trasformato la violenza in narrazione e la tragedia in routine emotiva, fino a rendere il consumo del dolore un gesto quotidiano quasi virtuoso.</p>



<p>Il true crime si è espanso come pianta infestante e pervasiva, diventando un’ossessione collettiva che occupa stabilmente le classifiche dei prodotti d’intrattenimento più popolari, saturando lo spazio del racconto.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/siamo-tutti-anti-nazzisti/">Siamo tutti anti-nazzisti</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/siamo-tutti-anti-nazzisti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;AIDS è una malattia meravigliosa</title>
		<link>https://ilnemico.it/laids-e-una-malattia-meravigliosa/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/laids-e-una-malattia-meravigliosa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2024 10:20:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[AIDS]]></category>
		<category><![CDATA[All'amico che non mi ha salvato la vita]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[canidiDio]]></category>
		<category><![CDATA[Discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dolore]]></category>
		<category><![CDATA[erotismo]]></category>
		<category><![CDATA[follia]]></category>
		<category><![CDATA[Guibert]]></category>
		<category><![CDATA[Malattia]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/site/?p=347</guid>

					<description><![CDATA[<p>Estratti da All'amico che non mi ha salvato la vita, il diario intimo in cui Hervé Guibert testimonia la sua lenta e inesorabile discesa negli abissi della malattia. </p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/laids-e-una-malattia-meravigliosa/">L&#8217;AIDS è una malattia meravigliosa</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Ho avuto l’AIDS per tre mesi</strong>. Più esattamente, ho creduto per tre mesi di essere condannato dalla malattia mortale che chiamano AIDS. Allora non mi facevo idee precise, ero davvero contagiato, il risultato positivo del test era lì a testimoniarlo, così come alcune analisi che avevano dimostrato che il mio sangue iniziava un processo di degradazione. Ma, in capo a tre mesi, uno straordinario caso mi fece credere, e mi diede quasi la certezza, che sarei potuto sfuggire a questa malattia da tutti ancora considerata incurabile. Così come non avevo confessato a nessuno, tranne ad amici che si contano sulle dita di una mano, che ero condannato a morire, non confidai a nessuno, tranne a quegli stessi pochi amici che <strong>me la sarei cavata, che sarei stato, per quel caso straordinario, uno dei primi sopravvissuti a questo inesorabile male.</strong></p>



<div type="product" ids="345" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><br>[&#8230;]<br>Jules mi aveva detto che <strong>l’AIDS è una malattia meravigliosa</strong>. Ed è vero che io scoprivo qualcosa di soave e affascinante nella sua atrocità: si trattava certamente di una malattia inesorabile, ma non era fulminante, <strong>era una malattia a livelli, una lunga scala che portava sicuramente alla morte, ma di cui ogni scalino rappresentava un apprendimento senza pari, era una malattia che dava il tempo di morire e che dava alla morte il tempo di vivere</strong>, il tempo di scoprire il tempo e di scoprire finalmente la vita, era in un certo senso una geniale invenzione moderna che ci avevano trasmesso le scimmie verdi dell’Africa. E la disgrazia, una volta che vi si era immersi, era molto più vivibile del suo presentimento, in definitiva molto meno crudele di quanto si potesse pensare. <strong>Se la vita non era che il presentimento della morte</strong>, con il torturarci senza sosta quanto all’incertezza della sua scadenza, l’AIDS, fissando un termine certo alla nostra vita, faceva di noi degli<strong><em> </em>uomini pienamente consapevoli della loro vita</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2024/05/herve-guibert-fisheye-3-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-355" srcset="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2024/05/herve-guibert-fisheye-3-1024x682.jpg 1024w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2024/05/herve-guibert-fisheye-3-300x200.jpg 300w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2024/05/herve-guibert-fisheye-3-768x512.jpg 768w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2024/05/herve-guibert-fisheye-3.jpg 1250w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Hervé in uno dei ritratti che testimoniano l&#8217;avanzare della malattia</figcaption></figure>



<p>Consultando la mia agenda del 1987, potrei datare al 21 di dicembre la scoperta sotto la lingua di piccoli filamenti biancastri, specie di placche senza spessore. <strong>Il mio sguardo vacillò in quell’istante</strong>, e per un millesimo di secondo vacillò anche quello del dottor Chandi, trafitto dal mio come un colpevole braccato da un investigatore, quando gli mostrai la lingua, il giorno successivo nel suo ambulatorio. <strong>Davanti a un segno catastrofico il dottor Chandi è troppo giovane e inesperto per saper mentire, il suo sguardo non è allenato a diventare opaco al momento giusto, a non battere ciglio: egli conserva nei confronti della verità una trasparenza di un millesimo di secondo</strong>, come il diaframma fotografico che si apre per assorbire la luce prima di richiudersi per calibrarla. </p>



<p></p>



<p>Dovevo pranzare con Eugénie quel giorno, le mentii per omissione, improvvisamente svuotato da ogni desiderio e da ogni sentimento amicale, interamente assorbito dalla mia preoccupazione. La sera prima l’avevo passata con Grégoire: prima di avere la conferma da parte del dottor Chandi, era a me stesso che avevo mentito, aspettando ancora un po’ prima di essere catturato da una formidabile repulsione riguardo al solo organo sensuale al quale Grégoire permetteva talvolta una comunicazione erotica. In un primo tempo mentii anche a Jules, assente da Parigi, per quello stesso riflesso istintivo dell’omissione. <strong>Il dottor Chandi non pronunciò alcun verdetto, tanto più che era stato avvertito della realtà della mia malattia per via di quell’herpes zoster che si era manifestato otto mesi prima</strong>, quando ancora non ero un suo paziente. Doveva semplicemente guidarmi, con la maggior dolcezza possibile, verso un nuovo stadio della mia malattia. Con dei piccoli tocchi, attraverso scandagli dello sguardo, mi interrogava sui miei stadi di coscienza e d’incoscienza, facendo variare di qualche millesimo di millimetro l’oscillometro della mia angoscia. Diceva: «No, non ho detto che era un segno decisivo, ma le mentirei se le nascondessi che è un dato statistico». Se un quarto d’ora dopo gli chiedevo, preso dal panico: «<strong>Allora, è un segno veramente inequivocabile?</strong>», lui mi rispondeva: «No, non direi, ma si tratta nondimeno di un segno abbastanza determinante». Mi prescrisse un liquido giallo e disgustoso, il Fongylone, nel quale dovevo mettere a bagno la lingua ogni sera e ogni mattina per venti giorni. Ne portai con me a Roma <strong>venti flaconi che avevo nascosto prima nei miei bagagli</strong>, poi dietro altri prodotti, sulle mensole degli armadietti della cucina e sugli scaffali del bagno, dove mi rintanavo mattino e sera in maniera umiliante e al limite della nausea per ingerire i prodotti a insaputa di Jules e Berthe, che mi avevano raggiunto a Roma. Vivevamo insieme, Jules, Berthe ed io: loro due andavano a dormire nel letto matrimoniale sul soppalco, io nel lettino in basso. <strong>Il giorno di Natale avevo avvisato Jules di quello che mi succedeva</strong>, e che, fatalmente, ci succedeva, e avevamo deciso di non parlarne a Berthe per non rovinarle le vacanze. Jules, facendo finta di niente, faceva progetti sul futuro e coinvolgeva Berthe: che nei prossimi anni dovevano andare a risposarsi in campagna, che Berthe doveva chiedere di essere esonerata dall’insegnamento, almeno per un anno sabbatico, sottintendendo che non dovevamo sprecare quei pochi anni ormai contati che ci restavano da vivere. <strong>Per quanto riguarda me, scrivevo il mio libro</strong>, condannato, vi raccontavo il tempo della nostra gioventù, quello in cui Jules, Berthe ed io ci eravamo incontrati e amati. Avevo iniziato a comporre l’elogio di Berthe, nei termini in cui Muzil prima della morte aveva pensato, sinceramente o per scherzo, di scrivere il mio elogio, e tremavo ogni giorno per paura che Berthe mettesse il naso nel manoscritto che pure lasciavo, in fiducia, sulla scrivania.<br><br></p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/laids-e-una-malattia-meravigliosa/">L&#8217;AIDS è una malattia meravigliosa</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/laids-e-una-malattia-meravigliosa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
