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	<title>Elon Musk Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Con l’Ozempic non vale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 18:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Declino dell'Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Elon Musk]]></category>
		<category><![CDATA[Ozempic]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che poi il problema non è essere grassi o non essere grassi, è solo questa aspettativa sempre più ampia di un bypass farmacologico dell’esercizio di volontà, che purtroppo non ha dei limiti intrinseci.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Gentile mr. Nordisk,</p>



<p>lei è una multinazionale, ma io non ho paura di confessarle che questa lettera nasceva come un&nbsp;<em>J-Ax cuse</em>. Una requisitoria spietata, tutta piena della mia indignazione per lei e i suoi colleghi, che siete gli inventori dell’Ozempic. Il vostro farmaco che era nato per i diabetici prima che, con la solita serendipità che gli scienziati vendono come genio e intanto ci si comprano gli sci nuovi, si scoprisse essere un rapido mezzo per dimagrire, piantandoselo nell’adipe e uscendone, in capo a un giro di 7-8 siringhe, col fisico che io e la dott.ssa Gwyneth Paltrow, mia stella fissa, abbiamo costruito con anni di insostenibili “no grazie sono intollerante”, disturbi intestinali auto-indotti, masticazioni prolungate fino a illusione di sazietà, gallette di riso che uno dice “madonna ho sbagliato ho addentato l’incarto” e invece no.</p>



<p>Da sempre sostenitore della magrezza come qualità – etica più che estetica – e non come alternativa neutra, convinto che il peso sia uno dei pochi ambiti anatomici nei quali l’impegno può battere la fortuna, oppositore delle derive giustificazionistiche che imputano alla genetica ogni difetto e al merito soltanto i pregi, attratto – forse perché‌ mosso dal leggero sadismo di chi ha studiato dalle suore nonostante di pomeriggio invece che leggere Giobbe si guardasse il film delle Spice Girls – dal sacrificio per il sacrificio come ciclo di virtù autoconclusiva, e, forse, anche un po’ incollato a una concezione morale tardo Trecento per cui deliberai di uscire dall’unico periodo di sovrappeso della mia vita con un biennio di pranzi a pomodoro e mozzarella e una totale, quasi scaramantica astensione dalla birra, che in preda a un delirio da cheerleader avevo identificato come il diavolo deformante, con la diffusione della&nbsp;<em>body positivity</em>&nbsp;mi ero imposto di malcelare la mia ottusità. Bisognava riconcettualizzare come insulti gli inviti al dimagrimento. Derubricare sotto titolo di moda bruttina i vestiti baggy anziché considerarli uno spudorato camuffamento. Comprendere che l’aspetto fisico non conta perché conta chi sei. Arrivare pure a dotarsi di un set di faccette indignate con cui coprire l’ammirazione e l’invidia davanti a foto di Ariana Grande accompagnate da un “ma guarda te come l’ha ridotta lo star system”. Sentendosi peggiori, insomma, imparare a essere migliori. E riuscire anche a evitare quasi tutte le querele.</p>



<figure class="wp-block-image"><a class="image-link image2 is-viewable-img" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!TlJ9!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d46b947-4d5c-4252-9c8c-c06327b25049_1200x674.jpeg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!TlJ9!,w_2400,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d46b947-4d5c-4252-9c8c-c06327b25049_1200x674.jpeg" alt=""/></a></figure>



<p>Mi capirà, allora, mr. Nordisk, se quando ho letto su&nbsp;<em>Grazia</em>&nbsp;della vostra invenzione ho avuto uno spasmo di disgusto che mi ha fatto scattare dalla sedia e ha costretto il mio parrucchiere a urlarmi contro “dio santo inutile che tu mi chieda il balayage e poi non ti riesca stare fermo un minuto”. Disgusto, mr. Nordisk, perché‌ io sono stato umile e ho accettato di riconoscermi rozzo e retrogrado, tanto da emendarmi e frequentare una palestra di inclusione. Ci ho faticato, sudato, per sbaglio ho pure bevuto dalla borraccia di un signore penso sessista e con un accenno di herpes. Ma se poi, appena c’è un modo agile, viene fuori che l’unica voglia sotto ai proclami è sempre quella di Miranda nella penultima stagione di&nbsp;<em>Sex and the City</em>, e cioè trovare un sistema non oneroso per dimagrire e tornare a scivolare dentro ai jeans skinny, allora salta tutto. Com’è che uno costruisce edifici teorici sull’accettazione di sé e poi di corsa in farmacia a calpestare le anziane ipertese per accaparrarsi l’ultima pera di Ozempic rimasta. Poi oh, bene tutto, ma allora lasciate perdere gli avvocati se ci scappa una parola maldetta. Perché‌ per qualcuno‌ – magari zotico, magari selvaggio – essere magri resta una vittoria sulla tentazione. E con l’Ozempic non vale.</p>



<p>Per questo mi sono messo a scriverle. Ma è martedì, e io il martedì ho pickleball. Sicché‌ mi cambio e vado a giocare. Però la storia del dimagrimento via farmaci continua a disturbarmi. Sono deconcentrato, mi muovo male. E infatti perdiamo. Elon, il mio compagno di doppio, esce dal campo un po’ nervoso. Lo raggiungo in sauna. Passiamo dieci minuti di contrito silenzio rotti soltanto dagli strappi della sua epidermide che si attacca e si stacca dalla panca in tiglio. Trovo il coraggio. “Mi dispiace, Elon…”. Mi zittisce con la mano. È ancora arrabbiato. Mentre mi guarda, estrae da sotto l’asciugamano una siringona. Con espressione sdegnosa, la stappa e fa per iniettarsela nell’addome senza interrompere il contatto visivo, ma poi è costretto ad abbassare lo sguardo, sconficcare l’ago dall’inguine e ripiantarselo in pancia. Mi sposto dal rammaricato all’indispettito. “Ozempic, Elon? Anche te?”. Spinge lo stantuffo fino in fondo e lo accompagna con lo stesso suono di quando beve un bicchiere di spuma. Roba da vomitare. “You know”, mi dice, e comincia un lunghissimo monologo di cui per il caldo della sauna e per quell’accentaccio mezzo sudafricano acchiappo soltanto tre segmenti: “Have you ever considered trying pole dancing?”; “Could you pay for the Gatorade? I left my wallet in the car”; “morality is relative, as Marchiavelli said, il fine giustifica i messi”. Vorrei replicare, ma se n’è già andato. Lasciandomi lì, con la siringa da buttare e senza più certezze. In effetti, penso, per quale motivo ostinarsi. C’è davvero del merito, nel modo in cui ottieni le cose, o conta solo se le ottieni o meno.</p>



<p>Ci penso per una una settimana. Rimettendo in questione tutte le mie idee. Giorni difficili. Rimuginazioni sul valore dell’impegno, sul rilievo delle scelte. Sempre pensato che l’esercizio di volontà fosse un valore, e ora mi trovo invece a dubitare, ipotizzando che bypassarlo con la farmacologia non sia pigrizia morale, ma un’opportunità. Fantastico pure sugli eventuali e desiderabili sviluppi: uno sciroppino per indurre mio zio a firmare le volture della sua Passat a titolo gratuito anziché chiedermi il doppio del valore di mercato più i 32€ dell’imposta di bollo; una polvere orosolubile che m’invogli a memorizzare in modo corretto tutti i passi della coreografia del video di&nbsp;<em>Jenny from the Block</em>&nbsp;anziché improvvisare dopo solo venti secondi; pasticche o supposte per avere voglia di smettere di avere voglia di iniziare tutte le mie telefonate chiamando “artista” il mio interlocutore. Alla fine, insomma, mi convinco. Forse, dico, hanno ragione loro. E allora torno a guardare la siringa abbandonata da Elon sulla panca, per capire se va tirata nella plastica o nell’indifferenziato. “Nandrolone”, c’è scritto. È chiaro. Hanno ragione loro.</p>



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		<title>Elon Musk e la disforia di genio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 09:55:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Accelerazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Dominio della Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Elon Musk è un ispiratissimo, a tratti geniale, provocatore. Ha un alto tasso di genialità che oscilla tra intuizioni lungimiranti e ossessioni personali paranoidi. Guarda alle stelle ma spesso inciampa sui marciapiedi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Curtis Yarvin, conosciuto anche come Mencius Moldbug, è un pensatore imperialista che propone un’idea di elitarismo tecnologico orientata verso una sorta di “neoreazionismo”. Yarvin immagina un mondo in cui leader illuminati, supportati dalla tecnologia e dal capitale rappresentato dei CEO-imperatori, possano guidare la società verso un futuro ordinato, eliminando le inefficienze del parlamentarismo e le contraddizioni della democrazia. <strong>Yarvin è uno dei &#8220;compagni di merende&#8221; della PayPal Mafia di Elon Musk</strong>. E chi meglio di Musk incarna questa visione?</p>



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<p>Eppure, a differenza di quello che viene raccontato, Musk non è l’anti-eroe distopico di una novella cyberpunk alla Star Wars o Dune. Non è l&#8217;Anticristo, né il salvatore libertario che condurrà lo Stato verso un&#8217;utopia antiburocratica. <strong>Elon Musk è un ispiratissimo, a tratti geniale, provocatore</strong>. Come spesso accade a figure di spicco dallo spettro autistico, ha un <strong>alto tasso di genialità che oscilla tra intuizioni lungimiranti e ossessioni personali paranoidi.</strong> La sua arma maggiore è la sfrontatezza: in un breve tour europeo, prima del famigerato gesto che ha fatto urlare allo scandalo la nostra intellighenzia che si è svegliata sovranista, ha letteralmente umiliato, nell’ordine: il tedesco Scholz, la magistratura italiana e l’élite inglese.</p>



<p>Musk è un uomo che <strong>guarda alle stelle ma spesso inciampa sui marciapiedi</strong>. È un sognatore allucinato, convinto che le droghe psicotrope possano migliorare il cervello umano, e forse anche il futuro. Musk è il Marinetti del 2000: nel bene e nel male, è lo Zeitgeist incarnato. Come Napoleone rappresentava il fervore rivoluzionario e l&#8217;ambizione imperiale del suo tempo, Musk <strong>incarna una civiltà occidentale divisa tra iper-tecnologismo e conflitti sociali</strong>, <strong>tra sogni di colonizzazione spaziale e trollate su Twitter </strong>(o X, come preferisce chiamarlo), distopie e balletti ai congressi.</p>



<p>Ma il successo di Musk non si basa solo sui risultati concreti: si fonda su una fede quasi mistica che ispira investitori di tutto il mondo. <strong>Tesla è più marketing che rivoluzione, Starlink è un monopolio folle e messianico, Neuralink una scommessa audace ma forse irrealizzabile. SpaceX? Una sinfonia di successi e rischi che potrebbe trasformarsi in un colossal epico o in un’opera incompiuta</strong>. Musk non è un dittatore tecnologico né un salvatore: <strong>è una nuova icona</strong>, un mix tra scienziato pazzo e predicatore/influencer, che incarna la polarizzazione e la crisi di un’epoca in trasformazione.</p>



<p>La sinistra è un’autorità materna, empatica e inclusiva; la destra, invece, rappresenta un’autorità paterna, severa e meritocratica. Sorprende come l’elettorato trumpiano sia composto da giovani appassionati di tecnologia e criptovalute, che nutrono un odio profondo verso i campus universitari woke dei privilegiati. È altrettanto significativo come Trump abbia guadagnato consensi nella comunità afroamericana grazie a un progetto, quasi &#8220;sinistrorso&#8221;, di rafforzamento delle università pubbliche.</p>



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<p>In mezzo a tutto questo c’è il sogno che Musk sta vendendo all’America: <strong>AI e robot come strumenti per scalare la società</strong>. La Silicon Valley diventa la nuova Hollywood, incarnazione del vecchio sogno americano del &#8220;farsi da sé&#8221;, ma con l’aiuto di algoritmi e intelligenze artificiali. Questo settore riflette lo spirito americano più profondo: ambizione, innovazione e una buona dose di rischio.</p>



<p>Nel frattempo, <strong>l’Europa sembra ingessata dalla burocrazia, con i suoi eccessi legislativi, incapace di reggere il passo di questo iper-accelerazionismo statunitense.</strong> Il crollo dello stato sociale e della sanità universale creerà voragini difficili da colmare, mentre le dispute tra woke e anti-woke distraggono dai problemi veri.</p>



<p>Musk è la sintesi di queste forze in lotta. <strong>È un catalizzatore di trasformazioni epocali, una figura che amplifica sogni e ansie collettive, ma non è un mago: manca l’equilibrio per rendere la sua alchimia qualcosa di realmente stabile.</strong> È un fenomeno complesso, un’esca per scemi per alcuni, ma anche il simbolo di un’umanità che oscilla tra il sogno di Marte e le crisi del presente.</p>



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<p>E mentre Hollywood cade, mentre l’America guarda oltre, Musk ci obbliga a confrontarci con il lato oscuro di un progresso che promette molto e rischia di dividere ancora di più. Non dobbiamo limitarci a giudicare Musk per i suoi tweet o per i suoi progetti: <strong>dobbiamo chiederci chi siamo noi, come società, e a cosa stiamo realmente assistendo.</strong> Perché Musk non è solo un uomo: è il simbolo di una nube tossica, buia, complessa, che rappresenta benissimo questo nostro tempo. Un <em>katechon</em> che potrebbe essere luciferino o angelico, ma che, in ogni caso, non possiamo ignorare, perché sta già dividendo l’Occidente, sta già mettendo in crisi le sue strutture simboliche, quelle di una destra che vuole conservare il pensiero magico-religioso delle tradizioni ma che vede nella tecnologia l’ultima spinta per risollevare un’economia al collasso, e quella di una sinistra che non sa più come gestire le molteplici crisi del capitalismo se non ricorrendo al capitalismo stesso. E così pure Musk contiene diverse disforie, lui che vuole colonizzare Marte eppure non esclude dalla sua visione il concetto di Dio come super intelligenza divina, <strong>che ha fatto della lotta all’establishment il suo cavallo di battaglia e che adesso si ritrova a farne parte</strong>. Siamo di fronte ad un grande riassestamento del sistema, siamo nel punto più creativo e mortifero, all’alba di un nuovo grande impero selvaggio, che inizia sempre con una caduta.&nbsp;&nbsp;</p>



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