<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>famiglia Archivi - Il Nemico</title>
	<atom:link href="https://ilnemico.it/tag/famiglia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilnemico.it/tag/famiglia/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 04 Sep 2025 09:02:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>La scuola montessoriana è il perfetto colpo di grazia per i tuoi già pessimi figli</title>
		<link>https://ilnemico.it/la-scuola-montessoriana-e-il-perfetto-colpo-di-grazia-per-i-tuoi-gia-pessimi-figli/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/la-scuola-montessoriana-e-il-perfetto-colpo-di-grazia-per-i-tuoi-gia-pessimi-figli/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 09:02:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia dell'Apocalisse]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Classico]]></category>
		<category><![CDATA[Montessori]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola Paritaria]]></category>
		<category><![CDATA[Steineriana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=2400</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tutti i discorsi sulla scuola sono diversivi, per scaricare la responsabilità dei danni irreparabili, causati dalle aspirazioni, dalle repressioni, dalle preoccupazioni che si respirano in casa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/la-scuola-montessoriana-e-il-perfetto-colpo-di-grazia-per-i-tuoi-gia-pessimi-figli/">La scuola montessoriana è il perfetto colpo di grazia per i tuoi già pessimi figli</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“Mamma, si prendessero una margherita con capperi e una quattro formaggi e le dividiamo?”.</p>



<p>“Che t’avevo detto?”, guardando mio padre che intanto ha finito i grissini. “Vedi a non averlo mandato alla montessoriana? Le suore te li tirano su fertili ai ricatti trascendentali, ma l’autonomia, cristo di dio l’autonomia poi se la sognano”.</p>



<p>“No, mamma”, provo, “è che sono buone entrambe, lo so perché sono stato qui anche ieri sera, solo che non te l’ho detto perché poi mi dici sono sempre fuori, che è inutile vi chieda di coprire il finanziamento per il monopattino se poi gozzoviglio…”.</p>



<div type="nemesi" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>“Vedi?: timoroso, incapace di autoregolarsi, non ha neanche il coraggio di parlare. Colpa tua, con quei due giorni in più all’Alpe di Siusi e nel mentre le iscrizioni chiudevano, e il figliolo dalle suore a imparare l’<em>Adeste fideles – </em>male, per altro, perché ieri mentre lo cantava in bagno ho sentito chiarissimo un <em>fidelis</em>, NEANCHE LA TERZA DECLINAZIONE ACCIDENTI A LUI NEANCHE LA TERZA, ‘la classe dirigente del futuro’, dicevano sul depliant, certo”.</p>



<p>“No, mamma, non è questo, è che…”.</p>



<p>“Zitto c’è il cameriere, non ti fare sentire che poi ti ci sputano, nella pizza, e farebbero bene perché ti ci sputerei anch’io”.</p>



<p>Il giorno dopo, in coda dietro a una signora con addosso un vestitone di canapa, a pensare ancora a mia madre, e al mio attuale guaritore. Un visionario, ha scalzato l’ultimo operatore olistico, a sua volta subentrato dopo un paio di trimestri al quarto psicoterapeuta gestaltico, trapassato per un sovraddosaggio di allucinogeni – la conversione once &gt; litri un macello, mica l’enneagramma. Con le provocazioni, suggerisce il guaritore, l’unica è lasciare correre. Fluire fluire fluire. Rispondere, invece, o mettersi sullo stesso piano, cercare di vincere lo scontro: tutto stress, modi per annacquare l’omeostasi.</p>



<p>“Buongiorno, un’informazione: fate anche le serali?”. La segretaria mi guarda. Scalza, in piedi alla scrivania, segna gli iscritti su un taccuino giallastro. “No, solo la mattina”. “Ci sono limiti d’età?”. “Limiti?”. “Appunto. Segni: Ubaldo Berti. Quando cominciano le lezioni?”. “Domani”. La classe dirigente del futuro. Come no. <em>À la guerre<strong>.</strong></em></p>



<p>La mattina dopo arrivo, e subito un primo errore: il “Bosco” nel nome della scuola non è allusivo. Non “la selva dell’apprendimento”, non “impariamo a orientarci nella cultura”. Le metafore le lasciano al liceo classico. Qui il letterale. E ci volevano gli chantilly. Io, invece, pensando di calarmi meglio nel contesto, ho optato per una <em>mise</em> dalemiana: polo a maniche corte, pulloverino, scarpe da barca. E pantaloni, anche, ovvio. Così slitto verso l’appello.</p>



<p>Il gruppo classe sta vorticando intorno a una delle maestre, che segna le presenze gettando dei ciottoli in un cesto di vimini. “Barni”, urla. E il Barni scocca una freccia. “Belli”. E la Belli emerge dal fango. Berti. “Presente”, urlo convenzionalissimo. “Fascio”, mi risponde un bambino biodinamico, appeso a un ramo a due metri dalla mia testa. Ottimo: si fa amicizia.</p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Finito l’appello cominciamo la passeggiata. E subito stimoli, stimoli ovunque. Altro che sussidiario. Nell’ordine: un paio di zecche attaccate al pullover, una frasca che mi sferza l’occhio destro, colpi di tosse, starnuti, unghie nere, le grida felici di due studenti che alla passeggiata hanno preferito la corsa e ora provano a raggiungere le coclee della maestra dal fondo di un mezzo burrone. “Sarà il caso di aiutarli?”. “Come no, e magari poi li interroghiamo pure”, fa in tempo a redarguirmi una bambina, prima di raggiungerli. Madonna che figura da zotico. Ancorato alla didattica tradizionale.</p>



<p>E zotico mi confermo anche durante i laboratori. Mentre i miei compagni si danno chi alla falegnameria chi alla cura dell’orto, io mi accomodo sanguinando su un sasso e provo a improvvisare una garza sfogliando un kleenex 4 veli. Mi raggiunge la maestra. “Ubaldo”. Mi accarezza la testa, suo malgrado perché prima di uscire ho provato una nuova cera modellante applicando – come da istruzioni – una noce di prodotto. Cerca di pulirsi senza farsi vedere e continua. “Ubaldo, che ti va di fare?”. La guardo. “Non saprei, maestra. C’è qualche lezione?”. Compassione. “Ubaldo, ti ho chiesto: che <em>ti va</em> di fare?”. Non capisco. Sembra irritarsi. “Che cosa ti va, Ubaldo?”. Continuo a non capire. Intanto un calabrone le sorvola la spalla. Mi allungo per scacciarlo, lei scoppia di entusiasmo. Mi abbraccia. “Ecco, Ubaldo, ora ci siamo. IL CONTATTO. Relazionale, sensoriale, emotivo. Tocca, Ubaldo. TOCCA”. Mi scaraventa contro una pila di oggetti abbastanza angolosi. Cubi e cilindri di legno, lettere smerigliate, tavolette piene di rughe. “Tocca”, ripete. E io comincio a strofinare il palmo su una piccola scala, senza smettere di guardarla. “Così”, mormora allontanandosi. Mi lascia solo.</p>



<p>Tocco per una mezz’ora, variando quanto possibile. Struscio, picchietto, titillo. Massaggio, gratto, strizzo. Per un attimo penso pure di leccare, ma un bambino – lo stesso dell’appello – mi coglie mentre avvicino un cilindro alla punta della lingua e mi blocca. “Non lo farei”, perentorio. Così torno a tamburellare. E proprio quando sento che l’apprendimento sta per cominciare – lì, mentre mi sfrego il ginocchio con un parallelepipedo – la maestra ci chiama. È ora di mangiare. Peccato.</p>



<p>Altra gaffe, per fortuna questa non verbalizzata. Avvicinandomi alla mensa mentalizzo infatti grandi contenitori in polistirolo, cuochi con la cuffia, un civilissimo self service. Sciocco elettore di centrodestra. Qui il cibo lo preparano gli studenti, e lo servono in gamelle di alluminio. Adocchio i cucinieri, e all’imbarazzo subentra la speranza. Occasione di riscatto: perché il ragazzo magari non saprà manipolare i cilindri, ma ha in repertorio una maionese alla curcuma clamorosa. Mi addentro tra i giovani cuochi e acchiappo tre uova. Chiedo un minipimer. “Come no, e magari gli mettiamo anche un voto”, mi risponde la bambina che sta affettando i pomodori e parte delle sue falangi. Vado di forchetta. Il polso mi duole un pochino perché a forza di strofinare e picchiettare sono al limite della resistenza muscolare ma non demordo. Perfetta. Raggiungo gli altri e la presento con – non mi vergogno a dirlo – una certa boria. “L’hai pastorizzata?”, chiede un bambino. “No”, ammetto colpevole. Mi strappa di mano la ciotola e la tira contro un albero. “Ma con chi pensi di avere a che fare, con delle bestie?”. Sono irrecuperabile. Le suore mi hanno rovinato, ha ragione mia madre.</p>



<div type="product" ids="413" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Mi allontano avvilito. Prendo da una cesta un cubo di Rubik e mi metto a sedere su una panchina. Dopo un paio di minuti, mi raggiunge un bambino. “May I?”, mi chiede con perfetto accento dell’Oxfordshire. Annuisco. Si chiama Gionata, ha 7 anni, è al secondo anno di montessoriana. Dopo le presentazioni torno al cubo, mentre lui resta a guardarmi. Una, due, tre girate. Fallisco. Riprovo. Fallisco meglio, come direbbe quel debosciato di Beckett. Ma fallisco comunque. Alzo gli occhi a Gionata, che intanto ha acceso una Marlboro. “Vedi, Ubaldo”, mi dice. “<strong>Il guasto vero è che la gente pensa davvero che la scuola conti qualcosa. </strong>I vecchi borghesi con la fissa del liceo classico, le mamme fricchettone coi deodoranti in pietra d’allume gli approcci pedagogici alternativi. Ma la verità è che l’appalto educativo è tutto in carico alla famiglia. Che non lo cederebbe mai, pure fingendo di non volerlo. E d’altronde sarebbe follia pensare che 5 ore settimanali di latino o di laboratori nel bosco possano fare il pari con il lento e incessante lavorio della quotidianità domestica, delle cene babbo mamma fratelli, dei fine settimana noiosi. Tutti i discorsi sulla scuola – la scuola dovrebbe, la scuola potrebbe – sono diversivi, modi per scaricare la responsabilità dei danni irreparabili, anzi – concedimi l’anastrofe –, degli irreparabili danni causati dalle aspirazioni, dalle repressioni, dalle preoccupazioni che si respirano in casa. La scuola, ma anche il calcio, o il corso di danza, o l’ora di chitarra, nel migliore dei casi sono parcheggi, quando non – nel peggiore – rinforzi calibratissimi per corroborare il progetto familiare ideato intorno al figlio, che dovrà dimostrarsi ora un cacasenno che ha saputo leggere in metrica e oggi dirige con orgoglio l’azienda di famiglia, ora un anarchico insurrezionalista che ha imparato a non rispettare neanche i sensi unici dando libero sfogo alla sua sensorialità ciucciando pastelli già ciucciati in un bosco, proprio come noi, sciagurati senza speranza di salvezza”. Lo guardo. Spenge la sigaretta, sospira, si alza e si incammina. Attraversa gli altri bambini, le maestre, le gamelle con le posate di cartone, affonda un piede scalzo su un dodecaedro di legno ma senza dare a intendere dolore continua a camminare. Entra nella boscaglia, sparisce. <strong>Gionata ha capito</strong>. Vorrei rincorrerlo, raggiungerlo, abbracciarlo, dirglielo, ringraziarlo, chiedergli salvami, portami con te. Ma non posso. Non posso, perché questo cubo di Rubik m’è venuto un’altra volta metà giallo e metà blu e ora come Beckett provo ancora e se non mi riesce neanche stavolta dio santo lo tiro in un albero e poi prendo uno di quei tizzoni con cui stanno cucinando e vado ad appiccare il fuoco alla Fondazione Montessori.</p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/la-scuola-montessoriana-e-il-perfetto-colpo-di-grazia-per-i-tuoi-gia-pessimi-figli/">La scuola montessoriana è il perfetto colpo di grazia per i tuoi già pessimi figli</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/la-scuola-montessoriana-e-il-perfetto-colpo-di-grazia-per-i-tuoi-gia-pessimi-figli/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I vecchi sono inutili</title>
		<link>https://ilnemico.it/i-vecchi-sono-inutili/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/i-vecchi-sono-inutili/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jan 2025 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bestiario]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Profonda]]></category>
		<category><![CDATA[bestiario]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[nonni]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[sopravvivenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spid]]></category>
		<category><![CDATA[The Substance]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>
		<category><![CDATA[vecchi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=1776</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo estratto dall'ultimo numero della Rivista "Il Bestiario". </p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/i-vecchi-sono-inutili/">I vecchi sono inutili</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I vecchi, mia nonna, tuo nonno, la signora al piano di sotto, sono inutili. Lo sono diventati col tempo, ogni giorno lo diventano di più. Più si afflosciano le loro braccia, più si deprimono i lineamenti del loro volto, <strong>più perdono d’importanza all’interno della società. E con essi perdono importanza anche i loro valori</strong>. Non si tratta qui della solita intuizione blasonata, dell’adagio fatto proprio dai sociologi virtuali che recita che in una cultura come la nostra, basata sull’apparenza, sulla produttività, sull’obsolescenza programmata, sulla superficialità e sul ricambio &#8211; in breve calibrata per venire incontro alle funzionalità dell’ultimo iPhone &#8211; i vecchi, <strong>con la loro lentezza, la loro bruttezza, la loro motilità ridotta, la precarietà della loro salute, non servono a nulla, e vengono buttati giù dalla rupe sociale</strong>. </p>



<div type="product" ids="1778" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Questa critica, per quanto accurata, si ferma all’evidenza, più o meno dove si ferma il film <em>The Substance</em>, recente successo internazionale al botteghino, che non va oltre questo dato implicito e lo interpreta insofferentemente &#8211; sfogandosi con violenza sulla parte vecchia di noi stessi, che tutti odiamo, soprattutto le donne e i pelati, e che vorremmo vedere morta &#8211; in uno splatter di due ore e mezza tra calci in faccia e <em>body horror</em>.</p>



<p>C’è dell’altro però. <strong>C’è qualcosa di più hegeliano nell’inutilità dei vecchi di oggi, e nell’irrilevanza dei loro valori.</strong> Un tempo, siamo tutti d’accordo, non era così. Nessuno di noi può dirlo con certezza, perché nessuno di noi c’era, ma pare che quelle reliquie senescenti che oggi dilapidano le casse dell’INPS e riempiono i profili TikTok dei loro nipoti, in una società neanche così lontana</p>



<p>dalla nostra nel tempo, ricoprissero un ruolo sociale fondamentale. Anche qui siamo nell’ovvio. Quando la sopravvivenza della specie dipendeva dalla volubilità delle stagioni, tenevamo in enorme considerazione l’esperienza diretta, sul campo, il <em>know</em> <em>how</em>, il <em>bricolage, </em>le capacità predittive, la ragionevolezza, tutte qualità che maturano con gli anni, tra errori e cicatrici, e che migliorano con l’età. <strong>Questa condizione sociale favoriva l’impostazione gerontocratica della società. Se non erano i vecchi a comandare direttamente, erano quantomeno i vecchi a consigliare, a orientare l’andamento della società, a imporre i propri valori</strong>. Primo fra tutti il rispetto degli anziani, guarda caso. E dunque rispetto dell’autorità prestabilita, predilezione per la stabilità, gli <em>antiqui mori</em>, i costumi dei padri. I giovani sembravano ridicoli, sbarbatelli privi di grazia, belle cosce da possedere, nulla più. Nessuno voleva essere giovane, perché la vecchiaia era un segno di distinzione, era la condizione più ambita, peraltro difficile da raggiungere per via degli alti tassi di mortalità infantile.</p>



<p>Oggi al contrario sono i giovani a comandare. Almeno in termini di valori. Non ci si faccia illudere dalle apparenze, anche i capi di governo vecchi (seppure ne restino sempre di meno) hanno alle spalle un esercito di giovani <em>consigliori </em>con gli smartphone sempre sguainati. Si osservino le recenti elezioni americane: i due dinosauri che stavano per competersi la Casa Bianca, non fosse per la diserzione di Biden<strong>, lottavano per il favore dei giovani</strong>, dei veri dittatori assiologici della società: Trump è l’incarnazione di un meme reazionario, mentre Biden, incapace di nascondere la propria senilità, è stato per l’appunto sostituito con una donna più giovane e più recettiva dei trend di IG.</p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><strong>Se i vecchi governano oggi, lo fanno adattandosi alle esigenze valoriali dei giovani, al loro modo di comunicare, alle loro insicurezze</strong>. Nessuno vuole mostrarsi appetibile per l’elettorato dei vecchi se non i partiti fragili ed effimeri, legati al filo del primo giro di influenza stagionale. Chi vuole comandare oggi cerca di farlo con i meme e con i reel, <strong>ovvero il prodotto con cui i vecchi sono convinti che comunichino i giovani</strong>. Non è un caso che l’ultima cosa memorabile che abbia fatto Berlusconi sia stata, poco prima di spirare, aprirsi un profilo TikTok.</p>



<p>Ma cos’è cambiato? Com’è avvenuto questo slittamento? Com’è che oggi essere giovani è un valore in sé ed essere vecchi è un motivo di vergogna? Che i vecchi si sforzano per sembrare al passo coi tempi, che i giovani si divertono a ridicolizzare la vecchiaia dei vecchi, l’arretratezza delle loro opinioni? Potrebbe essere un inevitabile corollario del progresso, ma potrebbe anche darsi che ciò che determina se un insieme valoriale domina o meno, non sia l’adeguatezza dei valori stessi, il loro tenore morale, la loro superiorità, ma la proprietà dei mezzi di sopravvivenza. Altrimenti detto: <strong>i vecchi dominavano e imponevano i loro valori perché detenevano i mezzi conoscitivi per permettere ai giovani di sopravvivere</strong>. Per i giovani delle due l’una: o si chinava la testa, ascoltando con rispetto e seguendo i consigli su dove seminare e quando raccogliere, oppure si usciva fuori al freddo a girovagare per il mondo, a scoprire da capo il ciclo stagionale delle piante e come riparare il tetto dopo una grandinata. Oggi vale più o meno il contrario. Nonno Pino non può che chinare la testa e bofonchiare qualcosa tra sé a sé rispetto al taglio di capelli di suo nipote Christian, se è grazie alla destrezza virtuale di quest’ultimo che riesce a scaricarsi lo SPID o capire come funziona un fondo-pensioni digitale. È grazie al <em>know how </em>dei nativi-digitale, al loro senso di orientamento sui portali online che i nonni oggi possono accedere alle risorse di cui hanno bisogno per sopravvivere, mentre, all’inverso, <strong>nulla di quello che hanno da offrire ai loro nipoti è ormai determinante per la loro sopravvivenza</strong>. Ironia della sorte che la dimestichezza con il linguaggio dei server e dei portali sia maturata in ore e ore passate a giocare ai video giochi o a scaricare illegalmente file da Emule.</p>



<p>Ma la rivoluzione giovanile non si ferma qui: con la digitalizzazione che procede a un ritmo sempre più accelerato, sempre più incomprensibile per gli analfabeti digitali, ai vecchi non resterà che adeguarsi e vergognarsi dei loro corpi esausti, mentre nuove tecnologie inaccessibili e gestite verticalmente dai giovani condizioneranno completamente le loro capacità di sopravvivere. L’unico tesoro che custodiranno non sarà più quello immateriale e magico del tramandare, <strong>ma quello ben più concreto e quantificabile della casa al mare da spartirsi tra nipoti</strong>, garantita a patto di smaltire le cianfrusaglie e le bigiotterie accumulate in tutta una vita da <em>boom </em>economico.</p>



<div type="product" ids="1141" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Sempre più inutili, sempre più soli, i vecchi non serviranno più a nulla se non a riempire con un po’ di colore e qualche ruga autorevole i profili social dei giovani, i loro padroni digitali. La blockchain universalizzata li costringerà a tatuarsi in faccia o fondare un gruppo drill per ottenere il rispetto dei loro nipoti <strong>ormai</strong> <strong>dispensatori delle loro stesse condizioni di</strong> vita, gli unici capaci di interagire con l’Uber automatizzato che porterà loro le medicine per il cuore, e il portale pieno di icone incomprensibili per gestire i risparmi di una vita.</p>



<p>Rimane loro la via dell’affetto, la speranza di riuscire ad ammansire i loro nuovi padroni in giovane età, quando sono più vulnerabili e ancora “alti così”, con la tenerezza, gli zuccheri raffinati, la cucina tradizionale; <strong>puntare tutto su quella segreta e silenziosa complicità che si intesse, in un gioco di facce buffe e sorrisi, tra i due lati opposti della tavola da pranzo, tra gli ultra vecchi e gli ultra bambini,</strong> entrambi precari e bisognosi e dipendenti dagli adulti al centro tavola, occupati a gestire il mondo e la sopravvivenza di tutto il resto della famiglia.</p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/i-vecchi-sono-inutili/">I vecchi sono inutili</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/i-vecchi-sono-inutili/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
