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	<title>Gog Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>A Torino è collassato lo spaziotempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 14:21:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA['900 in fiamme]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Mosso]]></category>
		<category><![CDATA[Gog]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<category><![CDATA[Zobel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Zobel (GOG 2025) di Federico Mosso, fonte: https://claravallensis.com/. Si ringrazia per la gentile concessione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/a-torino-e-collassato-lo-spaziotempo/">A Torino è collassato lo spaziotempo</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un miracolo eucaristico, la Sindone, i santi sociali. Non è roba da poco per una città che – dicono – è da qualche secolo proprietà privata di satana, riserva di caccia del principe di questo mondo.</p>



<p>Dio permette al demonio di agire solo dove ci sono forze altrettanto potenti per contrastarlo. Torino, si vede, ha gli anticorpi giusti.</p>



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<p>Non ha velleità da capitale morale – è già stata capitale<em>&nbsp;reale</em>&nbsp;– né si è venduta all’ingordigia del turismo internazionale. Non è nemmeno riducibile a città industriale, quasi fosse una banale Manchester cisalpina.</p>



<p>No, la sua vocazione è diversa: Torino è crocevia escatologico, capoluogo dell’assurdo sul baratro dell’apocalisse. O per lo meno lo diventa nella penna di Federico Mosso che la mette al centro di Zobel (Gog, 2025), thriller metafisico di cui la città è la vera protagonista.</p>



<p>Siamo nel 1985 e Tancredi, sicario svizzero, professionista dell’omicidio, viene assoldato per uccidere un certo Zobel con l’unica clausola della puntualità: per farlo ha a disposizione solo 24 ore.&nbsp;</p>



<p>La narrazione si svolge su tre piani: il passato, il presente e l’eterno, tre linee temporali che si intersecano come in un miraggio nel deserto di un torrido ferragosto torinese, sotto il sole e all’ombra della Mole antonelliana.</p>



<p>Il passato: nel ’61, i fratelli Judica Cordiglia, radioamatori e apprendisti stregoni dell’etere, sono entrati in contatto con delle misteriori voci nello spazio. Cosmonauti russi, naufraghi dell’universo, ma non solo. Dallo spaziotempo ignoto parla anche colui il quale sarà il vero regista dell’intera vicenda, una storia lunga 24 anni e 25 ore.<br><br>Il presente: una ventina d’anni dopo, la mente calcolatrice del killer Tancredi sarà messa a dura prova da una città occupata e tenuta in ostaggio da personaggi improbabili: cricche di mafiosi, spie naziste, ubriaconi, maghi, mistici.</p>



<p>Difficile tracciare una distinzione, difficile capire cosa sia reale e cosa illusorio, chi sia la preda e chi il predatore. La rete di enigmi disseminati per la città è infatti una pericolosa tela di ragno, e al centro, nascosta, c’è la tarantola Zobel. &nbsp;</p>



<p>Ma la missione impossibile sarà solo l’antipasto: la posta in gioco è più alta, più preziosa dei milioni promessi al sicario.</p>



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<p>È la terza linea temporale, quella dell’eterno, dell’<em>Aevum</em>: l’aeviternità, lo stato degli spiriti creati che mutano pur essendo al di fuori degli eventi.</p>



<p>Tancredi capirà che in gioco c’è la sua anima, e come il buon ladrone sulla croce, dovrà tentare un ultimo sforzo, un ultimo disperato gesto per afferrare la salvezza, l’impossibile redenzione dopo una vita votata all’omicidio.</p>



<p>Un impresa impensabile anche, soprattutto, per il più scaltro degli assassini. Quando le forze naturali non bastano, ci si deve mettere in ginocchio, mani giunte, per implorare aiuto a quelle Sovrannaturali.&nbsp;<em>Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto</em>.</p>



<p>E le mani del sicario Tancredi bussano, insanguinate e tremule, sul legno della porta del santuario più bello di Torino, probabilmente d’Italia.</p>



<p>Ad aprire sarà Lei per la quale ogni Grazia viene concessa.</p>



<p>In questa storia, in ogni storia, l’ultima parola non può che essere la sua.</p>



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		<title>Il wokismo è un totalitarismo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2025 10:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cancer culture]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[Gog]]></category>
		<category><![CDATA[identitarismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ideologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ideologia vendicativa]]></category>
		<category><![CDATA[Libri GOG]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Nathalie Heinich]]></category>
		<category><![CDATA[totalitarismo]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
		<category><![CDATA[wokisme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Introduzione del libro di Nathalie Heinich "L'ideologia vendicativa" (GOG 2024)</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/il-wokismo-e-un-totalitarismo/">Il wokismo è un totalitarismo?</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 17 febbraio 2023, il Daily Telegraph ha rivelato che Puffin Book, la casa editrice dell’autore britannico per ragazzi Roald Dahl, ha preso l’iniziativa di ripubblicare i suoi libri con modifiche sostanziali, consistenti nell’attenuare o eliminare termini che potrebbero essere percepiti come <strong>molesti, offensivi o discriminatori</strong>, ad esempio <em>fat </em>(“grasso”), <em>white</em> (“bianco”, che diventa “pallido”), o <em>mother and father </em>(“madre e padre”, che viene modificato in “genitori”).</p>



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<p><br>Cosa c’entra questo, ci si potrebbe domandare, con il <em>woke</em>, oggetto di questo saggio? I suoi difensori si sono affrettati a negare che questa vicenda – un po’ imbarazzante, trattandosi di <em>caviardage</em>, se non addirittura di censura – abbia il benché minimo legame con le tematiche <em>woke</em>. Così, secondo la scrittrice britannica Joanne Harris, i <em>sensitivity readers</em> («lettori sensibili»<sup data-fn="f891e456-8b7b-4bcd-bb32-7809137e9f38" class="fn"><a id="f891e456-8b7b-4bcd-bb32-7809137e9f38-link" href="#f891e456-8b7b-4bcd-bb32-7809137e9f38">1</a></sup>) «non hanno nulla a che vedere con le brigate <em>woke</em> o con gli agenti della<em> cancel culture</em> che i media conservatori stigmatizzano», perché «aggiornare un libro per assicurarsi che sia ancora vendibile non è censura, è business»<sup data-fn="0a43b48e-e207-4946-8f3c-2b08a52a5393" class="fn"><a id="0a43b48e-e207-4946-8f3c-2b08a52a5393-link" href="#0a43b48e-e207-4946-8f3c-2b08a52a5393">2</a></sup>; ma una motivazione commerciale non impedisce in alcun modo che l’atto corrisponda ai dettami del pensiero woke, ossia <strong>l’evitamento sistematico di qualsiasi espressione che possa essere percepita come stigmatizzante per un particolare gruppo che si presume sia stato “discriminato”.</strong></p>



<p><br>Nel linguaggio woke ecco che “padre” e “madre” possono essere trasformati in “genitori” per evitare di ferire le coppie gay, “genitori” può diventare “famiglia” per evitare di ferire una ragazza madre. Analogamente, “femmina” deve eufemisticamente essere cambiato in “donna” per evitare di scioccare i sostenitori della “gender theory”, agli occhi dei quali la differenza tra i sessi è una “costruzione sociale”, senza alcun fondamento biologico. Analogamente, “maschi e femmine” deve dirsi “bimbi” per evitare di scioccare coloro che considerano gli “stereotipi di genere” <strong>come un’odiosa espressione patriarcale</strong>. Infine, anche Rudyard Kipling deve cedere il posto a Jane Austen per evitare di urtare sia le femministe che i cittadini provenienti dal subcontinente indiano. Benvenuti a Wokeland, il paese del <em>woke</em>.</p>



<p><br>Questo esempio è emblematico degli eccessi di un movimento <strong>che avrebbe tutte le carte in regola per attirare simpatie per il suo impegno a favore delle vittime di discriminazione, ma che nel giro di pochi anni ha esagerato con le posizioni dogmatiche, l’imposizione di temi obbligatori e i divieti terminologici</strong> (chi, oltreoceano, pronuncia la “n-word” – “negro”, rischia l’equivalente di una scomunica). Tutto ciò ha aspetti potenzialmente totalitari, come questo saggio cercherà di dimostrare.</p>



<p><br>Questo esempio riassume effettivamente le caratteristiche del woke. La prima è <strong>l’imposizione di un rapporto interamente ideologizzato con il mondo</strong>, che pretende di non lasciare spazio a nessun’altra griglia di lettura. La seconda è<strong> la confusione tra il registro descrittivo del discorso, che ci dice ciò che è, e il registro normativo, che ci dice ciò che deve essere</strong>, unita alla sistematica sottomissione del primo al secondo. La terza è <strong>l’alleanza di questo moralismo normativo con interessi commerciali</strong>. La quarta è quella particolare forma di stupidità che è<strong> l’ignoranza della specificità della finzione, che non ha la stessa modalità di esistenza della realtà</strong>, per cui è assurdo pretendere di proteggere i più deboli dalla rappresentazione di una realtà inquietante come se li stessimo proteggendo da quella realtà stessa. La quinta è un’altra ignoranza,<strong> l’ignoranza del contesto</strong>, spesso unita alla mancanza di cultura storica, che ci porta ad applicare criteri di valutazione del presente a produzioni del passato. La sesta è <strong>il disprezzo per i diritti morali degli autori</strong>, i quali vietano qualsiasi modifica delle loro opere senza la loro autorizzazione (disprezzo favorito, si noti, dall’assenza della nozione di diritti morali nella common law britannica e americana, dove esistono soltanto i copyright, cioè i diritti che consentono di ricavare denaro dall’utilizzo delle opere).<sup data-fn="4a9e1bdd-8363-425e-acfd-ab550c569705" class="fn"><a id="4a9e1bdd-8363-425e-acfd-ab550c569705-link" href="#4a9e1bdd-8363-425e-acfd-ab550c569705">3</a></sup> La settima caratteristica<strong> è il fanatismo, che impedisce ai propagandisti woke di immaginare e quindi di anticipare le reazioni negative alle loro iniziative</strong>, rendendoli a tal punto ridicoli da privarli di qualsiasi capitale di simpatia di cui potrebbero godere agli occhi dei loro sostenitori. L’ideologismo, il moralismo, l’interesse personale, l’ignoranza, il disprezzo per la creazione artistica e il fanatismo si uniscono così alla <strong>certezza di detenere il diritto di imporre il proprio punto di vista agli altri e danno vita al nuovo fermento culturale del totalitarismo woke</strong>.</p>



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<p><br>Tuttavia, fortunatamente, gli ostacoli non mancano, dato che le reazioni indignate e le derisioni suscitate da questa vicenda hanno indotto l’editore inglese ad annunciare, una settimana dopo, che avrebbe commercializzato anche le versioni dell’opera non censurate.</p>



<p><br>Nel frattempo l’editore francese – Gallimard – ha annunciato che si rifiuterà di modificare la traduzione per adattarla alle richieste della censura britannica. Come un famoso villaggio gallico,<sup data-fn="66c1e9c3-f204-4160-8290-06caea89261f" class="fn"><a id="66c1e9c3-f204-4160-8290-06caea89261f-link" href="#66c1e9c3-f204-4160-8290-06caea89261f">4</a></sup> la Francia è ancora – cercheremo di capirne i motivi – un bastione di resistenza al woke. Ma per quanto tempo ancora?<br>Il fenomeno noto come woke o “wokismo”, termine che potrebbe essere tradotto con “il non abbassare la guardia”<sup data-fn="2de6acf2-27cf-496d-8324-87398e8f6de4" class="fn"><a id="2de6acf2-27cf-496d-8324-87398e8f6de4-link" href="#2de6acf2-27cf-496d-8324-87398e8f6de4">5</a></sup>) è ormai internazionale: nato nei campus nordamericani verso la fine degli anni 2010, si è poi diffuso nel mondo della cultura, della politica e anche dell’economia; non ha tardato ad attraversare l’Atlantico per raggiungere i paesi europei. Basato sull’imperativo di un “risveglio”<sup data-fn="faaa0310-39a7-417d-9255-0dc47fc26ff0" class="fn"><a id="faaa0310-39a7-417d-9255-0dc47fc26ff0-link" href="#faaa0310-39a7-417d-9255-0dc47fc26ff0">6</a></sup> sistematico contro tutte le forme di discriminazione nei confronti delle minoranze, siano esse etniche, religiose, sessuali o di altro tipo, il suo successo è dovuto principalmente al fatto che difende cause associate al progresso e alla giustizia. <strong>Il problema è che le pone all’interno di griglie di lettura quasi esclusive per interpretare il mondo, che pretende di imporre in contesti in cui non trovano posto e che per farlo utilizza metodi che le snaturano</strong>. Recentemente importato nel vocabolario francese, il woke rimane oscuro per molti, mentre per chi vi è esposto – soprattutto all’Università e nel settore culturale – è immediatamente riconoscibile. A questo divario tra settori diversamente coinvolti si aggiunge un conflitto generazionale, in quanto il fenomeno è molto più popolare tra i giovani che tra i nati dopo la Seconda guerra mondiale, oggi noti come boomer. I boomer sono evidentemente più sensibili dei loro figli alle logiche totalitarie che, dietro le apparenze progressiste della lotta contro le discriminazioni, stanno – senza che i suoi promotori se ne rendano conto – <strong>tornando ad una posizione politica estranea alla cultura di numerosi giovani attratti da questa tendenza dall’aria innovativa: lo stalinismo e la sua propaggine maoista.</strong></p>



<p><br>Negli Stati Uniti, il woke è considerato di sinistra perché difende le cause progressiste, mentre gli ‘anti-woke’ sono chiaramente assimilati alla destra, oppure all’estrema destra. In Francia, invece, le posizioni sono meno nette: <strong>è possibile rifiutare il woke pur aderendo alle cause che difende, ma senza accettare i mezzi – tutt’altro che democratici – utilizzati dai suoi seguaci</strong>, anche se animati dalle migliori intenzioni. Da qui la confusione che regna intorno ad esso, perché<strong> sotto la sua veste progressista, il wokismo presenta, come vedremo, le caratteristiche di un totalitarismo culturale, di un totalitarismo diffuso – di un totalitarismo senza Stato</strong>. Queste caratteristiche sono essenzialmente tre: l’identitarismo, l’ideologismo e la censura. Prenderli in esame uno dopo l’altro dovrebbe aiutare a chiarire una confusione che attualmente lacera sia le famiglie che i gruppi di amici e i collettivi dei lavoratori.<sup data-fn="8c5303a2-fa26-4233-b3d2-03526d25db17" class="fn"><a id="8c5303a2-fa26-4233-b3d2-03526d25db17-link" href="#8c5303a2-fa26-4233-b3d2-03526d25db17">7</a></sup></p>



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<ol class="wp-block-footnotes"><li id="f891e456-8b7b-4bcd-bb32-7809137e9f38">I «sensitivity readers», nuova figura professionale che da qualche tempo si affaccia al mondo dell’editoria, sono gli editor che vagliano i manoscritti con la missione di identificare passaggi che contengano stereotipi, pregiudizi o rappresentazioni che possano risultare offensivi o dispregiativi nei confronti di alcune comunità minoritarie, etniche, sessuali e culturali [N.d.T.]. <a href="#f891e456-8b7b-4bcd-bb32-7809137e9f38-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 1">↩︎</a></li><li id="0a43b48e-e207-4946-8f3c-2b08a52a5393"><em>Le Monde des livres</em>, 3 marzo 2023. <a href="#0a43b48e-e207-4946-8f3c-2b08a52a5393-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 2">↩︎</a></li><li id="4a9e1bdd-8363-425e-acfd-ab550c569705">Segnaliamo che i diritti d’autore, nel caso specifico, sono detenuti dalla Roald Dahl Story Company, di cui attualmente è proprietaria Netflix. <a href="#4a9e1bdd-8363-425e-acfd-ab550c569705-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 3">↩︎</a></li><li id="66c1e9c3-f204-4160-8290-06caea89261f">Quello di Asterix e Obelix nel celebre fumetto <em>Asterix</em> di Uderzo e Goscinny [N.d.T.]. <a href="#66c1e9c3-f204-4160-8290-06caea89261f-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 4">↩︎</a></li><li id="2de6acf2-27cf-496d-8324-87398e8f6de4">Armand Laferrère nel suo articolo «Un mauvais vent d’outre-Atlantique» [“Un cattivo vento d’oltreoceano”. N.d.T.] (in «Commentaire», n°174, estate 2021, pp. 271-277), propone il termine francese «vigilantisme», e anche «totalitarisme vigilant» [“totalitarismo vigilante”. N.d.T.]. <a href="#2de6acf2-27cf-496d-8324-87398e8f6de4-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 5">↩︎</a></li><li id="faaa0310-39a7-417d-9255-0dc47fc26ff0">Dall’inglese <em>to wake, woke, woke</em>: «risvegliare». <a href="#faaa0310-39a7-417d-9255-0dc47fc26ff0-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 6">↩︎</a></li><li id="8c5303a2-fa26-4233-b3d2-03526d25db17">Questo saggio si basa su un numero consistente di pubblicazioni, soprattutto francesi, elencate alla fine del libro. <a href="#8c5303a2-fa26-4233-b3d2-03526d25db17-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 7">↩︎</a></li></ol>


<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/il-wokismo-e-un-totalitarismo/">Il wokismo è un totalitarismo?</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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