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	<title>L&#039;educazione sentimentale Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Uccidi il semicolto che è in te</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dissesto editoriale]]></category>
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		<category><![CDATA[Intellighenzia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Della stupidità intellettuale. Appunti sparsi sull'"Educazione sentimentale" e altro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/uccidi-il-semicolto-che-e-in-te/">Uccidi il semicolto che è in te</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Flaubert è uno scrittore feroce. È lo scopritore della idiozia intellettuale contro la quale azionerà in tutta la sua vita artistica <strong>una speciale e acre ironia.</strong> Ancor prima dei nostri giorni in cui l&#8217;idiozia intellettuale ha raggiunto consistenze stratosferiche (nei film, nei libri, nei programmi televisivi), Flaubert aveva previsto già nella propria epoca, nella seconda metà dell&#8217;Ottocento, <strong>l&#8217;insufflarsi nelle menti, attraverso il processo di acculturazione di massa, di dosi massicce di &#8220;<em>médiocre</em>&#8220;, di &#8220;<em>poncif</em>&#8221; (dozzinale),</strong> di quella idiozia proveniente dalla mezza cultura che il critico americano Dwight Macdonald chiamerà negli anni &#8217;50 in America &#8220;Midcult&#8221; e che da allora si è diffuso come un blob in tutta l&#8217;infosfera.</p>



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<p>Contro questo pericolo da egli intravisto, Flaubert, a differenza della sua amica &#8220;socialista&#8221; George Sand, <strong>si oppose</strong>, da vecchio mandarino borghese, <strong>all&#8217;istruzione popolare</strong>. Perorava di dare ai poveri il pane ma non l&#8217;istruzione. Preconizzava che con l&#8217;istruzione i saperi si sarebbero diffusi in ragione aritmetica ma la stupidità dei semicolti, degli acculturati, degli &#8220;infarinati&#8221; sarebbe cresciuta in ragione geometrica. Sarebbe diventata devastante. Era in lui, questa, un’opinione rocciosa dalla quale mai defletté, e che mise al centro della sua rappresentazione artistica: dagli influssi nefasti della lettura in Emma Bovary e presso quell&#8217;idiota scientista di Homais, fino al delirio enciclopedico dei due sublimi idioti Bouvard et Pécuchet (da ora in poi B&amp;P, la sigla è più da idioti). Un suo chiodo fisso. Un aspetto imprescindibile della sua poetica, della sua visione<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>.</p>



<p><strong>L&#8217;idiozia intellettuale è il frutto avvelenato dell&#8217;Illuminismo,</strong> l&#8217;esito non previsto dell&#8217;Enciclopedia di Diderot, del sapere dispensato a tutti. Forse Flaubert esagerava, o forse non sbagliava se avesse assistito come noi all&#8217;esplosione dei deliri dei semicolti in tempi di pandemia o al delirio genuino e universale in ogni campo del sapere&#8230;</p>



<p>Alcuni esempi oltre quelli noti a molti lettori come i disturbi comportamentali germinati nella testa di Emma Bovary in seguito alle sue eccessive letture, possono essere tratti anche da <em>L&#8217;educazione sentimentale</em> (da ora in poi <em>ES</em>). A comprova che nel Nostro <em>tout se tient</em> (tutto è collegato)<a href="#_ftn2" id="_ftnref2">[2]</a>.</p>



<p>In <em>ES</em> c&#8217;è questa figurina di Rosanette con la quale il mediocre Frédéric intreccia una relazione non di secondo momento se dà luogo a un parto e alla nascita di un figlio, anche se per sbaglio. Flaubert non è cattivo con questa &#8220;<em>lorette</em>&#8221; (una donna di facili costumi che passa da un letto all&#8217;altro) verso la quale ha accenti delicati in più punti della narrazione, come in seguito li avrà verso la &#8220;<em>servante</em>&#8221; Félicité di <em>Un cuore semplice</em>. <strong>L&#8217;artista non se la prende quasi mai con gli umili e i semplici di cuore</strong>. Sono <em>bêtè</em> anche loro, certo, stupidi, idioti intrisi di <em>bêtise</em>, ma di un’idiozia quieta, creaturale, naturale come quella delle bestie ruminanti appunto, i bovi (da cui l&#8217;artista prende le radici dei cognomi Bovary e Bouvard), non toccati dalla <em>bêtise</em> irredimibile, ovvero l&#8217;idiozia superiore, quella sublime, intellettuale.</p>



<p>Certo la sorprende a sbadigliare davanti alle reliquie della Grande Storia durante la gita a Fontainebleu, in cui lo stesso artista si lascia andare, dopotutto, allo scoraggiamento e/o alla malinconia davanti ai fasti transeunti delle Dinastie e delle Corti, alla mestizia sottocutanea del passaggio del tempo e alla diffusa “<em>éternelle misère de tout</em>” (l’eterna miseria di tutto).</p>



<p>F. scrive: «Elle [Rosanette] avait été sensible autrefois, et même, dans une peine de cœur, avait écrit à Béranger pour en obtenir un conseil&#8230;». (Rosannette in passato aveva mostrato sensibilità, e anche, soffrendo per amore, aveva scritto a Béranger per ottenere così un consiglio) Avete letto bene: Rosanette che scrive a Béranger, un poeta che Flaubert considerava mediocre per ricevere consigli in affari di cuore! <strong>Cercate di immaginare uno scrittore o un personaggio mediocre della ribalta di oggi cui la gente minuta scriva per conforto e ispirazione</strong>. Fate voi i nomi (di cui vi prendete la responsabilità della comparazione dileggiante): Veltroni? Gramellini? Signorini? Barbara D&#8217;Urso? C&#8217;è una sottile parodia in questa scena: è il pop che dialoga col trash. Béranger è un chiodo fisso per F. la sua bestia nera. Da notare che nella <em>Bovary</em>, nel ritratto di Charles, c&#8217;è questa annotazione. Charles «s’enthousiasma pour Béranger, sut faire du punch et connut enfin l’amour» (si entusiasmò per Béranger, imparò come fare del punch e conobbe infine l’amore). La successione delle &#8220;esperienze&#8221; di Charles è da &#8220;<strong>grottesco triste&#8221;, un trattamento stilistico frequente in Flaubert in cui egli mischia l&#8217;Alto e il Basso per farli cozzare assieme e vedere l&#8217;effetto che fa.</strong> L&#8217;autore qui dileggia il suo personaggio perché mette in successione esperienze volgari (imparare a fare il punch) e sublimi (la frequentazione della poesia di Béranger e la prima copula).</p>



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<p>Flaubert ritornerà spesso, anche in <em>ES</em> e altrove, su questo poeta francese, allora celebre, da lui ritenuto mediocre. In una lettera a L. de Cormenin (7 giu 1844) scriverà «On dirait que nous ne sommes faits que pour supporter une certaine dose de beau; un peu plus nous fatigue. Voilà pourquoi les natures médiocres préfèrent la vue d’un fleuve à celle de l’Océan, et pourquoi il y a tant de gens qui proclament Béranger le premier poète français». (Si direbbe che non siamo fatti che per sopportare una piccola dose di bellezza; qualcosina in più e ci affatichiamo. Ecco perché le nature mediocri preferiscono la vista di una fiume a quella dell’oceano, e perché c’è così tanta gente che proclama Béranger il primo poeta francese). Ma è alla Colet (27 sett 1846) che preciserà il suo pensiero: «Tu voudrais me faire connaître Béranger ; je le désire aussi. C’est une grande nature qui me touche. Mais il y a, je parle de ses oeuvres, un malheur immense, c’est la classe de ses admirateurs. Il y a des génies énormes qui n’ont qu’un défaut, qu’un vice, c’est d’être sentis surtout par les esprits vulgaires, par les coeurs à poésie facile. Béranger, depuis trente ans, défraye les amours d’étudiants et les rêves sensuels des commis voyageurs. Je sais bien que ce n’est [pas] pour eux qu’il écrit ; mais c’est surtout ces gens-là qui le sentent. D’ailleurs on a beau dire<strong>, la popularité, qui semble élargir le génie, le vulgarise, parce que le vrai Beau n’est pas pour la masse</strong>, surtout en France» (Tu vorresti farmi conoscere Béranger; lo vorrei anch&#8217;io. È un grande natura che mi commuove. Ma c&#8217;è, e parlo delle sue opere, un malessere immenso, ed è la classe dei suoi ammiratori. Ci sono geni enormi che hanno un solo difetto, un solo vizio, che è quello di essere sentiti soprattutto da menti volgari, da cuori di facile poesia. Per trent&#8217;anni, Béranger è stato oggetto di romanzi studenteschi e di sogni sensuali di commessi viaggiatori. So bene che non è per loro che scrive, ma è soprattutto questa gente che lo sente. Inoltre, <strong>la popolarità, che sembra elargire il genio, lo volgarizza, perché la vera bellezza non è per le masse</strong>, soprattutto in Francia).</p>



<p>La sentenza è definitiva<strong>. Il Bello non è fatto per le masse</strong>. Flaubert segna il distacco definitivo delle due entità. Da allora sarà così nell&#8217;epoca della riproducibilità tecnica. Flaubert segna la data di inizio di un fenomeno che da allora sarà dilagante. <strong>È la nascita del &#8220;demotico&#8221;</strong> di cui scriverà Hobsbawm nel <em>Secolo breve</em>. Non è a caso che F. inventerà per il suo Arnoux il titolo della sua rivista <em>L&#8217;Art industriel</em>, che riecheggia il titolo del saggio di Sainte-Beuve (del 1839) che per primo aveva segnalato il fenomeno <em>La littérature industrielle</em>, ossia un ossimoro nella sua visione artistica (se è Arte non può essere Industriale), e una forma sottile e sintetica di dileggio così frequente in lui.</p>



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<p><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Detestava il sentimentalismo facile ma anche l&#8217;illusionismo intellettuale. Intendo dire che ci sono DUE forme di bovarismo (&#8220;<em>se concevoir autre qu&#8217;il n&#8217;est</em>&#8220;, secondo la formula di de Gaultier) in Flaubert. Un bovarismo sentimentale e uno intellettuale, ma entrambi trovano una fonte di alimentazione nella lettura di libri. Di Emma è noto il rapporto distorcente sulla sua personalità scaturito dalla lettura dei libri. La stessa cosa succede a Rosanette che scrive a Béranger (che evidentemente ha letto) per avere suggerimenti e conforto alle sue <em>affres</em> sentimentali. E d&#8217;altra parte cosa faceva l&#8217;estremista socialista Sénécal? Leggeva! E come? Ecco la frase di F. «et il cherchait dans les livres de quoi justifier ses rêves» (e cercava nei libri come giustificare i suoi sogni). Puro bovarismo intellettuale! Per entrambi F. nutre in fondo disprezzo intellettuale e comunque questo rapporto distorcente coi libri troverà completamento artistico e apoteosi sinistra nei due lettori compulsivi B&amp;P.</p>



<p><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> <em>Tout se tient</em>. Flaubert, lo si scorda spesso, è un artista sommo, ma anche uno scrittore &#8220;intellettuale&#8221;. In <em>ES </em>questo secondo Flaubert è in pieno splendore, e ancor più lo sarà in B&amp;P. Ma man mano che procede in questo itinerario passa dall&#8217;esplorazione del cuore (Emma) a quella del cervello e cuore (Frédéric) a quella del cervello solamente (B&amp;P). Escludo il Flaubert orientalista in questa analisi, perché nell&#8217;Oriente Flaubert orienta (bisticcio volontario) il sogno e <em>la rêverie</em>. Lì in Oriente non c&#8217;è dissidio, tutto è immediato e non mediato, è natura non civiltà, e se è civiltà è civiltà morta, ha il fascino delle cose morte. Alberto Cento [<em>Il realismo documentario dell&#8217;Éducation sentimentale</em>] scrive una frase significativa: « A Salammbô concedeva tutto ciò che negava a Emma». Nell&#8217;Oriente Flaubert era fuori di sé e dunque non vedeva contraddizioni e insufficienze. Era quando tornava da questo sogno purpureo e gemmato che si sentiva costretto a vivere in un mondo e tra gente che lo stomacavano. Odiava il presente e i suoi abitanti e adorava il passato, l&#8217;Oriente e la storia come una forma di stordimento dell&#8217;io. Il suo oppio. Da qui molti contrasti e ironie. C&#8217;è molta ironia da disagio in lui&#8230; l&#8217;ironia dell&#8217;adattamento dell&#8217;ideale nel reale o piuttosto di una caduta rovinosa dell&#8217;ideale nel banale quotidiano. Come non amarlo?</p>
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