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	<title>LGBTQ+ Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Il Surrealismo Capitalista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2024 15:20:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contraddizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Del perché il mondo si sta trasformando in una drag queen di destra, un apparato repressivo di sorveglianza ma con le paillette e gli asterischi. Dalla newsletter di GOG, "Preferirei di no".</p>
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<p>A Roma è un fine settembre che sembra l&#8217;inizio di giugno. Domenica il telegiornale a pranzo dai nonni e non c&#8217;è niente di nuovo sotto questo sole languido che disegna triangoli sul pavimento – tranne <strong>la linea di orologi-patacca inaugurata da Donald Trump</strong>, modello <em>Fighter</em> da 100mila dollari, da indossare con «coraggio e spirito patriottico». Sul retro è inciso il suo profilo dopo essere uscito indenne dall&#8217;attentato. <strong>In Austria vince l&#8217;estrema destra.</strong> Fpo primo partito con il 29,1%. <strong>Netanyahu fa un discorso complottista all&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite</strong> dove parla di una cospirazione antisemita. L&#8217;Occidente dei fact-checker plaude al complottismo.  <strong>Spopola su Instagram la pagina dei Carabinieri</strong>: nuova strategia di comunicazione per il brand più vecchio della Repubblica, in sottofondo nei reel la musica di GTA.</p>



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<p>Il mondo non sta diventando di destra come vogliono farci credere, solo perché in Europa, in America Latina, negli Stati Uniti o in Russia vincono i leader autoritari o perché riusciamo a difendere una teocrazia in nome della democrazia. <strong>Il mondo è di destra da un pezzo. </strong>L&#8217;Occidente è un dispositivo di gestione della vita formattato con parametri di destra. Sono questi che regolano in maniera onnipervasiva il funzionamento quotidiano di questa megamacchina che abbiamo creato e che adesso non sappiamo più come distruggere. Domani potremo votare in massa i Verdi o Potere al popolo ma <strong>non aboliremo l&#8217;ideologia securitaria, l&#8217;iper-controllo, le tecnologie di sorveglianza e profilazione degli individui e di ogni interazione umana, la pianificazione integrale della vita e dei corpi da parte delle istituzioni</strong> e di tutte quelle aziende paraistituzionali che i governi hanno assoldato, non aboliremo i diktat dell&#8217;ordine e della disciplina: <strong>a problemi transitori (11/09 e Covid da ultimi) abbiamo trovato soluzioni permanenti</strong> che riducono lo spazio di esistenza quotidiana in limiti sempre più angusti e che non possiamo più dismettere, né con l&#8217;aiuto dei partiti conservatori né con quello dei progressisti.</p>



<p><br>E allora perché l&#8217;Occidente, che è di destra, è allo stesso tempo una drag queen? Una drag queen di destra? Una specie di cyborg che veste Prada, una distopia con le paillettes? Il filosofo francese Michel Clouscard, in termini più raffinati, diceva che viviamo un mondo in cui <strong>«tutto è permesso ma niente è possibile»</strong>. Questa che sembra una contraddizione è in realtà l<strong>a sintesi più efficace della modalità di funzionamento del nostro sistema, in cui cooperano, conniventi, destra e sinistra, proibizionismo e tolleranza. </strong></p>



<p>Da un lato niente è possibile: la destra come l&#8217;aria che respiriamo, la macchina con i suoi input e output che chiudono tutto l&#8217;orizzonte di significato del vivere, privandoci delle possibilità di immaginare altri mondi e altri futuri. Dall&#8217;altro tutto è permesso: la sinistra come il sogno che abitiamo, apparato onirico-mediatico-culturale-pubblicitario-intrattenente che proietta h24 l&#8217;illusione della libertà.</p>



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<p><br>Da un lato quindi<strong> il realismo capitalista (la destra)</strong> di cui parlava Fisher, un sistema in cui &#8220;tutto, dalla salute all&#8217;educazione, viene gestito come un&#8217;azienda&#8221;. <strong>Ma dall&#8217;altro il surrealismo capitalista (la sinistra)</strong> un discorso che invece di trasformare i rapporti di forza adesso si limita a fare il make-up al cyborg, truccandolo da libertario. Il realismo capitalista è il non-detto, la realtà immutabile. Il surrealismo capitalista è ciò che deve essere pronunciato, la realtà trasformabile, il travestitismo del proprio io. L&#8217;unica cosa sui cui possiamo in qualche modo operare. Se non puoi cambiare l&#8217;ordine del mondo, diceva Cartesio, cambia i tuoi desideri. <strong>Se non puoi cambiare l&#8217;ordine capitalistico, cambia tu.</strong> </p>



<p>Ecco cosa dice il surrealismo capitalista: puoi essere chi vuoi, diventa te stesso, scopriti, scegliti, scegli il tuo marcatore di differenza, compra la tua identità (più è minoritaria più gode di prestigio) tra le millemila che offre il mercato di destra. Il mercato di destra gode delle identità, perché sono forme di discriminazione: sono segmenti di pubblico, sono i target su cui può basare le sue strategie di marketing, di customizzazione dell&#8217;offerta, di profilazione degli utenti. Le identità sono sinonimo di ordine, sono il modo in cui il realismo capitalista riterritorializza il soggetto. </p>



<p><strong>Ecco la complicità, la connivenza: la destra vieta le alternative perché la sinistra possa contrabbandare la sua merce tarocca.</strong> Dice sempre Clouscard: «Alla permissività dell&#8217;abbondanza, della crescita, dei nuovi modelli di consumo, succedono le proibizioni della crisi, della penuria, della pauperizzazione assoluta. Queste due componenti storiche si fondono nelle teste, negli spiriti, creando le condizioni soggettive del neofascismo».</p>



<p><br><strong>Basta guardare il tg per accorgersi di questa ambivalenza: il primo blocco (crisi, disoccupazione, catastrofi naturali, guerre) è il realismo di destra. Il secondo (spettacolo, cultura, costume, moda) è il surrealismo di sinistra.</strong> Mio nonno, che è di destra fin nel modo in cui si allaccia le scarpe, il primo blocco lo capisce, al secondo si rabbuia. Mia nonna che è di sinistra, si scandalizza a parti invertite. Entrambi rimangono storditi, mai perfettamente a loro agio quando spiano attraverso lo schermo la rassegna dei fatti di quest&#8217;epoca in cui sono condannati a invecchiare. <strong>Forse le cose cambiano anche per fare in modo che i vecchi possano morire senza troppi rammarichi, se non addirittura con una nota impercettibile di liberazione. Sarebbe insopportabile altrimenti accommiatarsi da un mondo ancora intellegibile, come da una festa bellissima da cui non vorremmo mai andare via.</strong></p>



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		<title>Storia di un femminiello e del suo culo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Sep 2024 09:59:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Estratti di Scende giù per Toledo, di Giuseppe Patroni Griffi, romanzo in cui viene narrata la favola sconcia a sguaiata di Rosalinda Sprint, femminiello partenopeo innamorato dell'amore che cerca salvezza nella sua Napoli metafisica e puttana.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>“La luna si svilisce in un cielo di mmerda. Densi fumi caldi si levano dalla città e salgono verso il cielo – Napoli gronda di pisciate violente. Gli acri aromi intiepidiscono la notte.”<br><br>“Sprofondata sottoterra. Orrore e fine. M’hanno annegata in una fogna, m’hanno seppellita in un pozzo nero ancora viva. Mi costringono a mangiare la parte mostruosa di me, quella parte che a ogni creatura è concesso di espellere in segreto nascondendosi – <strong>io che li ho amati, maledetti uomini. Io che immaginavo la mia morte un avvenimento pieno di cose e di persone, muoio privata d’uno sguardo amico, nel nero più assoluto.</strong> Muoio soffocata da me stessa. Senza un gesto. Senza il conforto di nessuno. Ma, forse ce n’è uno. Non sono tutti così, gli uomini.” <br></p>



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<p>&#8220;La rivolta, le allarga le cosce, munge saliva con la bocca ma non la sputa, ne lascia cadere un grosso fiotto diritto al centro del culo che si contrae. È calda. Rosalinda Sprint perde un grido acuto, torce la testa a guardarlo. Dalle labbra di Gennaro si parte un filo di bava che la tiene legata – prima catena d’amore. <strong>Gennaro non si muove, le mani ferme a tenere aperta la polpa delle carni – aspetta</strong>. La catena si assottiglia a poco a poco, si spezza. Due dita nel mucchio di saliva denso, e via, dentro. Un fremito si spande a onde per il corpo – una refola d’ebbrezza, il mare, l’estate, io sono l’estate, io sono il mare, la chiglia d’un veliero mi solca, mi apre, m’increspa. Non è massaggio, è una masturbazione che sfinisce, vorrebbe capire se le dita sono sempre due o tre, non riesce a distinguere, forse quattro, tutte, non sa. Il vento cala, svanisce, l’aria tesa minaccia un ciclone fatale. Un’onda misteriosa si gonfia, si erge carica di forza, e sbatte il veliero contro gli scogli a infrangerne l’orgogliosa polena d’oro. Grida Rosalinda Sprint, grida, quanto a lungo grida, Gennaro entra vivo in lei, ancora grida, non smette mai d’entrare Gennaro vivo, inesorabilmente lento <strong>Gennaro s’addentra, s’ingolfa, si affonda, esala un primo respiro profondo. Le incastra i superbi neri coglioni tra le cosce</strong>. Non la lacrima di prima, un pianto copioso le bagna le gote schiacciate sul letto. Gennaro la fotte e Rosalinda Sprint si sente fottuta – sensazione rara nel suo mestiere. Si sente giusta sotto di lui, si sente fica, si sente aperta, usata e utile, si sente vacca, troia, gorgogliante, insalivata, bavosa, si sente disossata, tuttacarne, medusa tremolante, si sente allargata, piatta, che si espande, si sente crescere come il pane lasciato a crescere, calda di lievito, impastata di sangue e mmerda bollente, si sente priva di parole, incapace di dire, foga di puri suoni che le partono dal fondo e sono rochi, selvaggi, disumani, spezzati o lunghissimi, mai prima intesi, <strong>e Gennaro continua a fotterla con andamento esasperante che toglie il fiato che già hai capito ti porta al manicomio avanti di raggiungere la distruzione finale.</strong> Sa che sarà la sua follia, sa che dal momento che si staccheranno incomincerà a ricercarlo, sa che la sua vita ne sarà avvelenata perché certo le cose non andranno lisce, troppo bello sarebbe… sbatte la testa a destra e a sinistra, non regge più il piacere, a destra a sinistra, punta i gomiti contro il materasso. «No!» grida Gennaro.&#8221;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="744" height="418" src="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2024/04/toledo-foto-1.webp" alt="" class="wp-image-129" srcset="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2024/04/toledo-foto-1.webp 744w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2024/04/toledo-foto-1-300x169.webp 300w" sizes="(max-width: 744px) 100vw, 744px" /></figure>



<p>&#8220;Si arresta. Un attimo.<strong> L’afferra di sorpresa, se la tira su contro il petto, e corre per la stanza stringendosela addosso, mordendole il collo, le spalle, annaspando, mentre le scarica dentro getti e getti di roba. Quando ha finito se la lascia scivolare dalle braccia, dal pesce, e Rosalinda Sprint sbatte con l’anca a terra – se ne accorgerà più tardi: una lividura e un gonfiore così. «Puliscimi».</strong> Gennaro a gambe aperte, inginocchiato su lei, le appoggia il pesce alle labbra. Rosalinda Sprint con la lingua glielo lava dalla punta alla radice: umiliazione, intimità anelate, privilegio orgoglioso. Glielo asciuga scorrendovi sopra le labbra asciutte: o pesce d’oro di Tutankamon, dolce schiavitù d’amore. Tre volte Gennaro la chiava, tre volte la riempie. Ora va di là – se lo rinfresca. Rosalinda Sprint è rimasta morta. Stanno seppellendo il suo culo; seduta su una nuvoletta nel cielo del camposanto osserva la funzione.&#8221;</p>



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<p>&#8220;Come da sotto a un cappello si estrae un altro cappello, così dal suo culo aggrinzito di vecchia, tirano fuori quello vero, rimasto giovane e palpitante. Tutti si segnano, qualcuno ha un empito di commozione. Il prete coi paramenti neri lo benedice – il culo vecchio viene gettato tra rifiuti, fiori secchi, acque melmose, il nuovo lo depongono religiosamente nella fossa. Arriva Gennaro vestito a lutto, non è per niente invecchiato, è rimasto a vent’anni; si ferma accanto ai becchini, getta un fiore sul culo dell’amore. Stranissimo – al contatto quello si apre e risucchia il fiore seppellendolo dentro di sé. Palettate di terra lo sommergono. <strong>«Ne ho conosciute puttane ma scellerate così non credevo ce ne fossero»</strong>. È Gennaro che si sta abbottonando i pantaloni, capelli lisci di bagnato, sapore d’acqua fresca. «Mentre stanno interrando tuo padre, tua madre, che sviene tra le braccia di mia madre, tu, senza rispetto, adeschi tuo cugino, approfitti di me che sto distrutto da questa morte di zio, che non tengo esperienza delle chiaviche pari tue, e invece di piangere e pregare, nelle stesse stanze dove fino a poco fa c’è stato il morto ti abbandoni all’invertimento più osceno che si può immaginare. Coltellate in culo ti dovevo dare, altro che pesce. Mi fai ribrezzo. Come ho potuto, con te che sei la nostra vergogna, come ho potuto – mi butterei dal balcone…». «No!». «No? Sono vigliacco ma fino a un certo punto; ora mi paghi, mi paghi». L’acchiappa per la gola. «No, Gennaro, no, io t’amo, sei l’uomo mio!». Le caccia otto dita fra i denti, spalanca a forza le gambe che resistono, per sputarle in gola un vecchio catarro da tabacco. «Non sarò io, l’uomo tuo di mmerda, lévatelo dalla testa. Non t’azzardare a cercarmi, sai, t’ho avvisata, t’ho!». Si impadronisce della borsa che intanto ha adocchiato, la rovescia, prende il danaro che trova, scappa. «Ti amo, ti amo», piange Rosalinda Sprint. Corre sul balcone, lo vede uscire che si sta infilando ancora i soldi in tasca. Attraversa la strada e scompare come un ladro. Magnifico.&#8221;</p>



<p><strong>Estratti di <em>Scende giù per Toledo</em>, di Giuseppe Patroni Griffi, (GOG Edizioni).</strong></p>



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