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	<title>opera d&#039;arte Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>La Silicon Valley alla Biennale di Venezia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 18:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Critica d'arte]]></category>
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		<category><![CDATA[mondo dell'arte]]></category>
		<category><![CDATA[opera d'arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pietrangelo Buttafuoco, non chiami alla Biennale di Venezia russi ed iraniani. Ma i CEO della Silicon Valley.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/la-silicon-valley-alla-biennale-di-venezia/">La Silicon Valley alla Biennale di Venezia</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Qualche newsletter fa leggevo sulla newsletter di Gog Edizioni&nbsp;<em><a href="https://preferireidinogog.substack.com/">Preferirei di no</a></em>, un dibattito interno con Federico Cacia su come doveva finanziarsi l’arte: si insomma, il settore pubblico e statale deve dare soldi all’arte, al cinema, alla cultura, agli scrittori, ai critici intellettuali. O se l’artista voleva vera indipendenza, il creativo, il produttore di immaginari, ed oggi di contenuti, doveva andarsi a cercare il mecenate nel privato per sopravvivere e fare arte, due scelte di per sé omologanti, rifletteva Federico Cacia. Perché ormai era proprio il mercato di per sé ad aver omologato e distrutto l’arte. Nonostante il botta e risposta molto profondo tra Gog e Cacia, non si arrivava al nocciolo del problema ovvero: la volontà di potenza!</p>



<p>Il punto più inquietante, e forse inaccettabile, è che la questione vera non è “chi è più creativo” con i soldi pubblici o privati, ma chi ha il potere vero di cambiare il mondo. Nel Rinascimento artisti, architetti, scienziati stavano nello stesso ecosistema, un ecosistema giovane, forte, potente, ricco e colto che il mondo lo ha cambiato per sempre.</p>



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<p>Oggi c’è una frattura. Da un lato: artisti, scrittori, critici, registi stanno a lottarsi il prossimo misero sussidio statale, o al soldo del mercato piccolo borghese, abbastanza vecchio da risultare innocuo, nel suo giovanilismo finto ribelle. Dall’altro: ingegneri, imprenditori tecnologici, designer di sistemi complessi sono al soldo di veri e propri imperatori della geopolitica mondiale.</p>



<p>La creatività simbolica e quella infrastrutturale si sono separate. E il potere si è spostato verso la seconda. La forza creativa, la forza vitale, ha sempre avuto questa fascinazione per il potere, per la volontà di potenza, allora diciamocelo: la fantasia vera, l’intelligenza fattiva, sta solo dove sta il potere vero di dominio del mondo, e solo se propone un immaginario che va bene al potere &#8211; più cattivo, più subdolo &#8211; può esprimersi al 100% nella sua estetica.</p>



<p>Una posizione controversa ad esempio viene da Peter Thiel. Thiel sostiene una tesi provocatoria: la cultura è stagnante, mentre la tecnologia è l’unico luogo dove avviene vera innovazione. Secondo lui il cinema ricicla sequel, la letteratura ripete formule, l’arte contemporanea è autoreferenziale. Nel frattempo l’intelligenza artificiale, la biotecnologia, le infrastrutture digitali stanno cambiando il mondo molto più profondamente di qualsiasi movimento artistico o culturale.</p>



<figure class="wp-block-image"><a class="image-link image2 is-viewable-img" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!fj6h!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3e5c4f9f-0c63-47d3-a997-244d8522b64e_1920x1080.jpeg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!fj6h!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3e5c4f9f-0c63-47d3-a997-244d8522b64e_1920x1080.jpeg" alt=""/></a><figcaption class="wp-element-caption">Peter Thiel, ceo di Palantir e coinvolto in tutte le più preoccupanti aziende di successo degli ultimi 20 anni.</figcaption></figure>



<p>Per Thiel la vera creatività è inventare qualcosa che prima non esisteva nel mondo materiale. Molte sono le tesi opposte a questa teoria, insomma l’ingegnere come nuova avanguardia storica.</p>



<p>La critica opposta: l’arte non è innovazione tecnica. Molti filosofi e artisti respingono completamente questa visione. Secondo loro confonde due cose diverse: innovazione tecnica e immaginazione simbolica, è un errore abbastanza provinciale.</p>



<p>Un algoritmo può cambiare il comportamento sociale, ma non necessariamente produce significato, interpretazione, coscienza critica, emozione empirica, anche se Marshall McLuhan non era proprio di questo parere se è vero che il messaggio è il contenuto. Un romanzo o un quadro non costruiscono infrastrutture, ma trasformano e trasferiscono la percezione dell’esperienza, anche corporea. Sono due forme diverse di creatività.</p>



<p>Rimane comunque inalienabile il fatto che l’arte ha bisogno di un potere enorme per esprimersi, e deve accompagnarsi alle nuove infrastrutture e i nuovi mezzi tecnici, altrimenti si arena in un passatismo di maniera abbastanza triste.</p>



<p>L’arte insomma, è amaro dirlo, non è ovunque, non è per tutti, può esistere al suo massimo soltanto nella volontà di potenza, e solo se accetta ed assorbe le nuove tecniche può modificarle e reinventarle una volta assorbite.</p>



<p>A questo punto deve venir fuori l’artista, deve essere l’artista a cercare l’arte, a creare i presupposti per far nascere dell’arte dal potere costituito, e per fare questo l’artista ha bisogno di potere: tecnologico, economico, simbolico, e di un pubblico molto selezionato e potente che gli riconosca questa forza.</p>



<p>Una volta era il Rinascimento, poi c’era Hollywood, oggi c’è il simulacro della Silicon Valley. Se la fantasia oggi vive nelle infrastrutture tecnologiche, allora un giorno la storia potrebbe ricordare i programmatori e gli ingegneri come ricordiamo oggi gli artisti del Rinascimento.</p>



<p>Se questo è vero, stiamo assistendo alla nascita di una nuova avanguardia. Se non lo è, stiamo leggendo il più affascinante racconto fantastico della nostra epoca. In ogni caso, in un paese di vecchi giovani e giovani vecchi come l’Italia, una cosa è certa. Un simile racconto, vero o falso che sia, ce lo sogniamo. Pietrangelo Buttafuoco, non chiami alla Biennale di Venezia russi ed iraniani. Ma i CEO della Silicon Valley.</p>



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		<title>Il Monumento 5 Stelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Nov 2024 10:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Impolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Situazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Visca]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category>
		<category><![CDATA[opera d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E se il Movimento 5 Stelle non fosse stata solo un'esperienza miseramente fallita di anti-politica e bonifica delle istituzioni, ma la più importante opera d'arte del primo quarto di questo secolo?</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/il-monumento-5-stelle/">Il Monumento 5 Stelle</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Immagina di fotografare due arance, rotonde come due palle, una accanto all’altra, su sfondo azzurro, per farne risaltare la purezza squillante del colore<strong>. La fotografia di due arance perfettamente rotonde è immorale, perché contro la natura della realtà</strong>. Vedi palle dove ci sono arance.</p>



<p>Strofina i polpastrelli e annota sul foglio di carta:</p>



<p><strong>ARANCE NAVEL Kg 1. PREZZO: 2,19€</strong></p>



<p>Quale relazione tra prezzo e utilità? <strong>A cosa serve un’opera d’arte?</strong> Quando si vende? E quando si compra? <strong>La foto delle tue palle costa quanto una spremuta d’arance</strong>.</p>



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<p>Anna Visca, curatrice artistica, somiglia a Anna Maria Ortese da giovane: il labbro superiore appena sporgente, la fronte disegnata dalle due curve asimmetriche dell’attaccatura dei capelli tirati indietro, lo sguardo vitreo della lente fotografica attraversata dalla luce. Nonostante la sua tesi di laurea contenga un numero adeguato di virgolettati da Deleuze e Guattari, <strong>Anna Visca costruisce una personale idea di arte su due letture intime, per non dire confidenziali, da condividere</strong> <strong>solo in caso di estrema necessità</strong>:<em> Capri e non più Capri</em> di Raffaele La Capria e un racconto di Henri James intitolato <em>Madonna del Futuro</em>.</p>



<p>Da La Capria, Anna apprende <strong>che l’eterno destino della bellezza è la sua profanazione</strong>. In Henri James trova invece il senso di un concetto abbastanza radicale che chiama <strong>“il rischio della produzione”.</strong></p>



<p>Secondo Anna, non esiste arte senza rischio di produzione, e tale rischio appartiene in misura uguale all’artista e allo spettatore, motivo per cui si verrebbe a escludere, nell’esperienza dell’arte, <strong>la contemplazione estetica del bello.</strong></p>



<p>Chiunque almeno una volta è stato sopraffatto dal non capire un’opera d’arte. È irrilevante. Conta solo il potere d’acquisto. Per questo Anna propone una radicale distinzione tra opera d’arte e fatto artistico. <strong>Un fatto artistico può non essere un’opera d’arte e spesso capita che un’opera d’arte non sia un fatto artistico</strong>. Un teschio di diamanti, cinque fendenti di taglierino su una tela bianca e trentadue barattoli di zuppa Campbell sono notoriamente un’opera d’arte.</p>



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<p>Un fatto artistico assomiglia di più a una borsa Vuitton con l’iconico logo disegnato a penna da un irregolare senegalese di nome Bamba Dieng. Nessuno la compra perché si vede che è falsa, mentre la sua perfetta autenticità sta appunto nel rifiuto di <strong>postulare il vero come copertura del falso. </strong>Almeno così sostiene la Digos in un sommario verbale di sequestro della merce contraffatta.</p>



<p>In base a queste considerazioni, Anna si convince che <strong>il Movimento 5 stelle non solo è un fatto artistico, ma anche l’opera d’arte più importante del primo quarto del ventunesimo secolo</strong>. Se diamo per scontato che senza il situazionismo del contemporaneo il Movimento non sarebbe potuto esistere, è altrettanto evidente il contrario. <strong>Non sarebbe possibile comprendere il situazionismo contemporaneo senza il dispositivo del Movimento 5 stelle</strong>.<br></p>



<p>Immaginando, in prospettiva storica, la tassonomia di un linguaggio che parte dall&#8217;orinatoio di Duchamp e arriva ai pupazzi di Cattelan, <strong>il Movimento 5 stelle rappresenta la più accurata lettura mai vista del suo codice genetico</strong>. Scioglie il dilemma biologico della fissità inerte di una performance relazionale di Marina Abramovic.</p>



<p>Nella&nbsp;sua brutale epitome, il Movimento pianta deputati alla Camera dalla stessa astrazione simbolica di Joseph Beuys che pianta querce alla <em>documenta 7</em> di Kassel.&nbsp;Tiene insieme la squadrata purezza ascetica di una mensola di Donald Judd e la contorsione espressionista di un pezzo di Schifano o di Rauschenberg.</p>



<p>E se qualcuno ha la pretesa di spiegarsi quello che è stato appena detto, allora <em>Deo gratias</em> <strong>non sa ancora niente né dell’arte contemporanea, né del Movimento 5 stelle. Sono ipnosi e allucinazione.</strong> Parlano di cose che non si conoscono e che non si possono fare, o possedere, ammesso che si conoscano.</p>



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<p>Il ragionamento funziona a livello controintuitivo. <strong>Viene sempre facile fare politica con l’arte, quasi mai fare arte con la politica</strong>. In questi termini il Movimento 5 stelle da movimento politico diventa monumento artistico. Nuovo Edipo che impone il suicidio della Sfinge<strong>, Il Monumento 5 stelle entra di diritto nella storia dell’arte</strong>. I curatori e i critici, o chiunque scriva venti parole con un virgolettato di Deleuze e Guattari, devono soltanto stendere il tappeto rosso della sua solenne passerella.</p>



<p>La conclusione di Anna Visca è semplice. <strong>Il posto del Monumento 5 stelle è in un museo, tra una Venere di gesso e un estintore</strong>. A livello contrattuale, bisogna trovare un accordo. Il Monumento non fa niente gratis, al massimo anticipa. <strong>Come ogni vera opera d’arte, il prezzo del Monumento non è reale, ma esponenziale</strong>. Rappresenta il numero infinito di tutti i prezzi possibili. Il suo valore d’uso è una quotazione di borsa. Il valore di scambio potrebbe invece limitarsi a una mera cifra assicurativa, quanto basta per garantire l’integrità fisica delle distinte parti che lo tengono insieme.</p>



<p>Pazienza se i bilanci della cultura pubblica non se lo possono permettere. <strong>Le fondazioni e i grandi mecenati hanno già fiutato la rilevanza dell’acquisizione.</strong> Non resta che inserire la delibera all’ordine del giorno della nuova Assemblea Costituente. Il Monumento 5 stelle è pronto a essere impacchettato, sottovuoto e in formaldeide, da esporre per intero a beneficio degli spettatori paganti nella grande camera bianca di una torre d’oro progettata da Rem Koolhas. Al garante, il vitalizio di una percentuale fissa sulla bigliettazione netta.</p>



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