<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>razza Archivi - Il Nemico</title>
	<atom:link href="https://ilnemico.it/tag/razza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilnemico.it/tag/razza/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 Jan 2025 11:44:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Benvenuti nell&#039;&#8221;Illuminismo Oscuro&#8221;</title>
		<link>https://ilnemico.it/benvenuti-nellilluminismo-oscuro/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/benvenuti-nellilluminismo-oscuro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2025 11:40:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Dominio della Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Impolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Transumanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Illuminismo Oscuro]]></category>
		<category><![CDATA[La Cattedrale]]></category>
		<category><![CDATA[Modernità]]></category>
		<category><![CDATA[Nick Land]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[razza]]></category>
		<category><![CDATA[Silicon Valley]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=1854</guid>

					<description><![CDATA[<p>A dieci anni di distanza dalla pubblicazione suo "Illuminismo Oscuro", i pensieri di Nick Land sembrano ormai usciti allo scoperto, e invece di dirigere in modo solo sotterraneo l'agenda della destra reazionaria americana, sono ormai sempre più sovrapponibili all'attualità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/benvenuti-nellilluminismo-oscuro/">Benvenuti nell&#039;&#8221;Illuminismo Oscuro&#8221;</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Una storia di codici incrociati</em></strong></p>



<p>(Capitolo estratto dal libro di Nick Land, &#8220;Illuminismo oscuro&#8221;, GOG Edizioni, 2019)</p>



<p class="has-luminous-vivid-amber-color has-vivid-purple-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-f648c47d677af9afd98d1db573a68108"><br>La democrazia è l’opposto della libertà, pressoché innata al processo democratico è la tendenza a una minore libertà invece che a una maggiore, e la democrazia non è qualcosa da aggiustare. La democrazia è intrinsecamente guasta, come il socialismo. L’unico modo di ripararla è romperla. — Frank Karsten</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-luminous-vivid-amber-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-f14fa872d436bca736b0c6dc0fe0ae06"><br>Lo storico della scienza Doug Fosnow ha invocato una secessione delle contee rosse degli USA da quelle blu, a formare una nuova federazione. La platea ha accolto l’idea con molto scetticismo, notando come la federazione rossa praticamente non avrebbe avuto sbocco sul mare. Doug pensava davvero che una simile secessione fosse possibile? No, ha ammesso allegramente, ma qualsiasi cosa sarebbe meglio di una guerra razziale che lui ritiene probabile, ed è dovere degli intellettuali inventarsi una qualche possibilità meno orribile. — John Derbyshire</p>



<p class="has-luminous-vivid-amber-color has-vivid-purple-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-87ddc9dbc39c9fe386c89943be5601c7"><br>Quindi piuttosto che di una riforma dall’alto verso il basso, alle attuali condizioni la strategia deve essere quella di una rivoluzione dal basso verso l’alto. In prima istanza, la realizzazione di questa intuizione sembrerebbe rendere impossibile il compito di una rivoluzione sociale liberal-libertaria: non è forse implicito che bisogna persuadere la maggioranza del pubblico a votare per l’abolizione della democrazia e porre fine a tassazioni e legislazioni? E non è questa una pura fantasia, dato che le masse sono sempre ottuse e indolenti, e dato che la democrazia, come appena detto, promuove la degenerazione morale e intellettuale? Come si può pretendere che la maggioranza di un popolo sempre più degenerato e abituato al diritto di voto rinunci volontariamente all’opportunità di saccheggiare la proprietà altrui? Messa così, si deve ammettere che la prospettiva di una rivoluzione sociale deve essere considerata praticamente nulla. Piuttosto, è solo in seconda istanza, considerando la secessione come parte integrante di qualsiasi strategia dal basso verso l’alto, che il compito di una rivoluzione liberal-libertaria appare meno che impossibile, anche se rimane scoraggiante. — Hans-Hermann Hoppe</p>



<p><br>Concepita in via generale, la modernità è una condizione sociale definita da una tendenza di base, che possiamo riassumere nei tassi di crescita economica sostenuti che eccedono gli incrementi della popolazione, e segnano così una fuga dalla storia normale, ingabbiata nella trappola malthusiana. </p>



<div type="product" ids="169" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Quando, nell’interesse di una valutazione spassionata, l’analisi è limitata nei termini di questo modello quantitativo essenziale, essa sostiene la sottodivisione nelle componenti di crescita positive e negative della tendenza: <strong>da un lato, i contributi tecnico-industriali (scientifici e commerciali) all’accelerazione dello sviluppo, e, dall’altro, le contro-tendenze sociopolitiche verso l’acquisizione del prodotto economico per via di interessi speciali di rendita potenziati in via democratica (demosclerosi).</strong> Quel che il liberalismo classico dà (rivoluzione industriale), il liberalismo maturo lo toglie (per via del parassitario assistenzialismo di Stato). In termini di geometria astratta, descrive una curva a S autolimitante fuori controllo.</p>



<p><br>Concepita in via particolare, come singolarità, o cosa reale, la modernità ha delle <strong>caratteristiche etno-geografiche</strong> che complicano e qualificano la sua purezza matematica. Veniva da qualche altra parte, si è imposta con maggiore ampiezza e ha condotto i vari popoli del mondo entro una <strong>varietà straordinaria di nuove relazioni</strong>. Queste relazioni erano tipicamente moderne se comportavano uno straripamento dei precedenti limiti malthusiani, consentendo l’accumulazione di capitale e avviando nuove tendenze demografiche, ma mettevano insieme gruppi concreti piuttosto che funzioni economiche astratte. </p>



<p>Quantomeno in apparenza, quindi, la modernità era qualcosa <strong>fatta da gente di un certo tipo con (e non di rado a – o anche contro) altre persone, visibilmente diverse da loro</strong>. Nel momento in cui vacillava sul declivio della curva a S, a inizio Novecento, <strong>la resistenza ai suoi tratti generici (alienazione capitalistica) era diventata quasi del tutto indistinguibile dall’opposizione alla sua particolarità (imperialismo europeo e supremazia bianca)</strong>. Come conseguenza inevitabile, l’autoconsapevolezza modernista del nucleo etno-geografico del sistema è scivolata verso il panico razziale, in un processo che è stato arrestato solo dall’ascesa e dall’immolazione del Terzo Reich.</p>



<p><br>Data la<strong> tendenza intrinseca della modernità a degenerare o auto-cancellarsi</strong>, si aprono<strong> tre ampie prospettive.</strong> Che non sono strettamente esclusive, e quindi non si tratta di vere alternative, ma a scopi schematici è utile presentarle come tali.</p>



<p><br><strong>(1) Modernità 2.0.</strong> La modernizzazione globale è rinvigorita da un<strong> nuovo nucleo etno-geografico</strong>, liberato dalle strutture degenerate del suo predecessore eurocentrico, ma senza dubbio costretto a confrontarsi con tendenze di lunga durata di carattere altrettanto mortuario. Questo è di gran lunga lo scenario più incoraggiante e plausibile (da una prospettiva filomodernista) e se <strong>la Cina </strong>rimane anche solo approssimativamente sul suo sentiero attuale esso sarà di sicuro realizzato. (L’India, purtroppo, sembra essere andata troppo oltre nella sua versione autoctona della demosclerosi per poter competere sul serio).</p>



<div type="product" ids="224" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><br><strong>(2) Postmodernità</strong>. Considerando essenzialmente una <strong>nuova era oscura</strong>, in cui i limiti malthusiani si impongono di nuovo e in maniera brutale, questo scenario presume che la Modernità 1.0 abbia globalizzato radicalmente la proprio morbilità e che<strong> l’intero futuro del mondo collasserà</strong> su questo punto. È quel che succederà<strong> nel caso vinca la Cattedrale</strong><sup data-fn="1901a3ff-3020-4d99-ae9f-498f0332904a" class="fn"><a id="1901a3ff-3020-4d99-ae9f-498f0332904a-link" href="#1901a3ff-3020-4d99-ae9f-498f0332904a">1</a></sup>.</p>



<p><br><strong>(3) Rinascimento dell’Occidente</strong>. Per rinascere è prima necessario morire, quindi più duro sarà il riavvio forzato e meglio sarà. Crisi e disintegrazione globali offrono le migliori probabilità (più realisticamente come sotto-tema all’opzione n. 1).</p>



<p><br>Siccome la concorrenza fa bene, <strong>un pizzico di Rinascimento dell’Occidente renderebbe il tutto più vivace</strong>, anche se – come è più probabile –<strong> l’autostrada principale per il futuro sarà la Modernità 2.0.</strong> Questo dipende dall’eventualità che l’Occidente riesca a fermare e rovesciare quasi tutto quel che è stato fatto nell’ultimo secolo, a parte le innovazioni scientifiche, tecnologiche e d’impresa. È consigliabile mantenere la disciplina retorica entro modalità strettamente ipotetiche, perché la possibilità di ognuna di queste cose è a tinte vivacemente incredibili:</p>



<p><br>(1) Sostituzione della democrazia rappresentativa con il <strong>repubblicanesimo costituzionale</strong> (o meccanismi governativi anti-politici ancora più estremi).</p>



<p><br>(2) <strong>Massiccio ridimensionamento del governo</strong> e suo rigoroso confinamento alle funzioni principali (al massimo).</p>



<p><br>(3) <strong>Ripristino della moneta forte</strong> (in metallo prezioso e certificati aurei) e <strong>abolizione delle banche centrali.</strong></p>



<p><br>(4) <strong>Smantellamento della discrezionalità monetaria e fiscale statale</strong>, quindi abolizione di fatto della macroeconomia e liberazione dell’economia autonoma (o catallattica) (questo punto è ridondante giacché segue rigorosamente dal 2 e dal 3, ma è il vero obiettivo quindi vale la pena sottolinearlo).<br>C’è di più – o meglio, c’è <strong>meno politica</strong> – ma è già assolutamente chiaro che nulla di tutto ciò si verificherà a meno di <strong>un esistenziale cataclisma di civiltà</strong>. Chiedere ai politici di limitare i propri poteri è inutile, ma non c’è niente che sta andando anche solo remotamente nella giusta direzione. Questo, comunque, non è nemmeno il più ampio o il più profondo dei problemi.</p>



<p><br>La democrazia potrebbe anche cominciare come meccanismo procedurale, difendibile per limitare il potere governativo, <strong>ma si sviluppa velocemente e inesorabilmente in qualcosa di abbastanza diverso: una cultura del furto sistematico</strong>. Non appena i politici hanno imparato a comprare il sostegno politico con i fondi pubblici e hanno spinto gli elettori ad abbracciare saccheggi e corruzione, il processo democratico si riduce alla formazione di quelle che Mancur Olson chiama coalizioni distributive – maggioranze elettorali <strong>messe assieme dal comune interesse per un modello di furto collettivamente vantaggioso</strong>. Ancor peggio, giacché la gente è in media poco brillante, la scala di predazione disponibile all’establishment politico eccede di gran lunga il folle saccheggio che si spalanca al controllo pubblico. Saccheggiare il futuro, attraverso l’indebolimento della valuta, l’accumulazione del debito, la distruzione della crescita e il ritardo tecnico-industriale è assai facile da occultare, e quindi <strong>affidabilmente popolare</strong>. La democrazia è essenzialmente tragica perché fornisce al popolino un’arma con cui distruggersi, un’arma che è sempre maneggiata e adoperata volentieri. Nessuno dice mai di no quando la roba è gratis. E quasi nessuno vede che non esiste roba gratis. La totale rovina culturale ne è la conclusione necessaria.</p>



<div type="product" ids="1652" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><br>Nella fase finale della Modernità 1.0, <strong>la storia americana diventa la narrazione maestra per il mondo</strong>. È lì che il grande vettore culturale abramitico culmina nel <strong>neo-puritanesimo secolarizzato della Cattedrale</strong>, in quanto fonda la Nuova Gerusalemme a Washington DC. L’apparato degli intenti messianico-rivoluzionari si consolida nello Stato evangelico, il quale è autorizzato con ogni mezzo necessario a instaurare un nuovo ordine mondiale di fraternità universale nel nome dell’eguaglianza, dei diritti umani, della giustizia sociale e – soprattutto – della democrazia. <strong>L’assoluta fiducia morale della Cattedrale</strong> <strong>sottoscrive la ricerca entusiasta di uno smodato potere centralizzato</strong>, ottimamente illimitato nella sua intensa penetrazione e nella sua vasta portata.</p>



<p><br>Con un’ironia ignota alla stessa progenie dei cacciatori di streghe, <strong>l’ascesa a vette precedentemente mai raggiunte di potere politico di questa coorte strabica di tetri fanatici moralisti coincide con la discesa della democrazia di massa a profondità di avida corruzione mai immaginate prima</strong>. Ogni cinque anni l’America ruba se stessa da se stessa, e si rinchiude da sola in cambio di sostegno politico. Questa cosa della democrazia è facile – voti soltanto il tipo che ti promette più cose. Qualsiasi idiota potrebbe riuscirsi. <strong>Gli idioti le piacciono veramente</strong>, li tratta con apparente gentilezza e fa di tutto per sfornarne di più.</p>



<p><br>L’inarrestabile tendenza della democrazia alla degenerazione presenta un motivo implicito di reazione. Dal momento che ogni soglia importante del progresso socio-politico ha condotto la civiltà occidentale verso la totale rovina, ricostruirne i passi suggerisce di <strong>tornare indietro da una società del saccheggio a un ordine più antico di fiducia in se stessi, industria e scambio onesti, apprendimento pre-propagandistico e auto-organizzazione civica</strong>. Le attrattive di questa visione reazionaria sono evidenziate dalla popolarità della moda, dei simboli e dei documenti costituzionali del Settecento tra la sostanziale minoranza (Tea Party) che vede chiaramente il corso disastroso della storia politica americana.</p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>


<ol class="wp-block-footnotes"><li id="1901a3ff-3020-4d99-ae9f-498f0332904a">La Cattedrale è un’espressione ricorrente nel lessico dei neoreazionari. Per loro è la sede del vero potere politico degli Stati Uniti, è una meta-istituzione, un complesso mediatico-accademico-giornalistico composto da Università come Harvard, alte scuole della Ivy League, stampa e media mainstream e occupato, secondo Moldbug, da una classe sociale di “bramini del politicamente corretto”, di cui il termine Cattedrale è quasi un sinonimo, che vive e lavora per predicare i valori democratici, universalisti e progressisti alle masse, per imporre le idee accettabili e detenere il monopolio della verità storica. Yarvin adotta il termine Cattedrale perché a suo dire il progressismo è una sorta di religione, gestita da un’élite culturale di sinistra, ma in parte anche repubblicana, che non consentirebbe ai neoreazionari di esprimere le loro opinioni e perciò di “uscire” dalla democrazia. <a href="#1901a3ff-3020-4d99-ae9f-498f0332904a-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 1">↩︎</a></li></ol><p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/benvenuti-nellilluminismo-oscuro/">Benvenuti nell&#039;&#8221;Illuminismo Oscuro&#8221;</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/benvenuti-nellilluminismo-oscuro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Per farla finita con l&#8217;ideologia woke</title>
		<link>https://ilnemico.it/per-farla-finita-con-lideologia-woke/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/per-farla-finita-con-lideologia-woke/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 16:15:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cancer culture]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[cancel culture]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[idenità]]></category>
		<category><![CDATA[razza]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<category><![CDATA[totalitarismo]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
		<category><![CDATA[wokisme]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=1711</guid>

					<description><![CDATA[<p>Estratti del libro "L'ideologia vendicativa" di Nathalie Heinich, appena pubblicato da GOG Edizioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/per-farla-finita-con-lideologia-woke/">Per farla finita con l&#8217;ideologia woke</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nella logica dell’identitarismo, è ovvio <strong>confinare gli individui una volta per tutte in categorie identitarie</strong>, per “essenzializzarli” come appartenenti a un <strong>particolare sesso, a una razza, a una religione o a un orientamento sessuale</strong>. Con il pretesto di garantire l’uguaglianza per tutti, il <em>woke </em>confina ciascuno in una comunità asse­gnata, vietando la modulazione dell’identità in base al contesto. Invece di concentrarsi sulle variazioni nei processi di autopercezione, di presentazione di sé e di designazione da parte degli altri che permettono alle persone di passare da una dimensione dell’identità a un’altra a seconda delle circostanze, i seguaci di questo nuovo militantismo esigono l’imposizione caricaturale di <strong>un’identità collettiva</strong> alla quale pretendono di ridur­re gli individui in ogni momento e in ogni luogo. In questo senso<strong>, il <em>woke </em>è un ostacolo alla libertà</strong>: una for­ma di totalitarismo esercitato non, ovviamente, da un potere statale, ma da forze militanti, diluite ma potenti.</p>



<div type="product" ids="1652" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Questo è particolarmente vero per il neofemminismo differenzialista e per la sua volontà di imporre la femmi­nilizzazione sistematica dei nomi dei titolari di cariche, la scrittura inclusiva, così come l’ossessiva focalizzazio­ne sulla “violenza sessista e sessuale” (un sintagma che lascia perplessi, perché mette sotto la stessa etichetta stigmatizzante di «violenza» il rifiuto di una promozio­ne, una strizzatina d’occhio insistita e uno stupro). È il contrario di un femminismo universalista, che chiede di mettere da parte, nel contesto civile, ciò che ci differen­zia a vantaggio di ciò che ci accomuna, e offre così una vera libertà permettendo alle donne di non essere siste­maticamente assegnate al loro sesso, di potersi muovere nello spazio pubblico come persone, come esseri umani, e non necessariamente come appartenenti al sesso fem­minile. <strong>È proprio questa libertà che viene loro negata dalle neofemministe</strong>, che pretendono che una donna debba sempre, in qualsiasi contesto, essere ridotta alla sua condizione femminile, inevitabilmente <strong>“dominata”.</strong></p>



<p>Ora, l’identità è un gioco contestuale: una persona di sesso femminile può presentarsi, e aspettarsi di essere presa in considerazione non come donna, <strong>ma come detentrice di una competenza o di una funzione in ambito professionale, mentre in un contesto privato potrebbe voler enfatizzare la sua femminilità</strong>; nel primo caso vivrebbe la riduzione al suo sesso come un insulto, mentre nel secondo caso vi­vrebbe l’indifferenza alla sua femminilità come un’umilia­zione. Ma come possono interessarsi a questo sottile gioco delle parti quelli che intendono imporre contro tutto e tutti una lettura unilateralmente “di genere” del mondo?</p>



<p>Essere responsabile soltanto di fronte al collettivo astratto della nazione o del genere umano, offre una libertà molto maggiore rispetto a quella di dover costan­temente esibire la propria appartenenza a un collettivo ristretto – che sarebbe la propria cosiddetta “comu­nità”. Ma i sostenitori del comunitarismo stanno di­mostrando <strong>un’incapacità di astrazione, che impedisce loro di investire in una modalità di appartenenza meno immediata e meno concreta dell’evidenza di un genere o di un colore della pelle</strong>. Focalizzandosi sull’“ugua­glianza reale” a scapito dell’ “uguaglianza formale” (cioè l’uguaglianza dei diritti), gli attivisti imbevuti di <em>woke </em>vedono soltanto la realtà fattuale di una situazio­ne segnata, di fatto, da ogni sorta di disuguaglianze, <strong>senza vedere che nessuna disuguaglianza può essere combattuta senza fare riferimento a quell’entità emi­nentemente astratta che è il valore dell’uguaglianza</strong>, e senza fare riferimento a quell’altra entità altrettanto astratta che è la condizione di cittadino e, al di là di questa, la condizione umana. Ancora una volta, l’u­niversalismo richiede una capacità di astrazione a cui resiste il comunitarismo ristretto, imperniato sull’im­mediatezza delle relazioni visibili a occhio nudo. Il wokismo è miope.</p>



<p>Tuttavia, l’identitarismo implica non solo il con­finamento dell’identità, <strong>ma anche il confinamento nello <em>status </em>di vittima</strong>, poiché non conosce altre iden­tità se non quelle definite dalla coppia dominante/dominato, discriminatore/discriminato, sfruttatore/sfruttato. <strong>La colpevolizzazione sistematica degli uni si nutre della vittimizzazione altrettanto sistematica degli altri, non per quello che <em>fanno </em>ma per quello che <em>sono</em></strong>: essere «bianchi» è necessariamente un “privile­gio” (anche se si è poveri e disoccupati), e quindi una colpa. Da quel momento in poi, è facile scivolare in un’identità di “vittima”: il fatto di essere considerati e di considerarsi come una vittima viene rivendicato <strong>come un’identità in sé</strong>, basata sul sentimento di una ferita morale. Da qui l’idea, cara al wokismo, che le «sensibilità ferite» vadano protette, grazie soprattutto ai <em>sensitivity readers </em>nell’editoria e, nelle universi­tà, grazie ai <em>safe spaces, </em>quegli spazi riservati dove chiunque si senta attaccato nella propria identità o nei propri valori può trovare rifugio.</p>



<p>Questa enfasi sull’identità di vittima sofferente, per definizione, rimanda a quello che lo psicoanalista un­gherese Sándor Ferenczi ha chiamato «<strong>terrorismo della sofferenza</strong>»: un modo di assoggettare chi ci circonda ai nostri capricci per evitare il minimo rischio di aumen­tare il dolore di essere ciò che si è, cioè una vittima de­bole e passiva del tragico destino della propria comu­nità. Questo tipo di configurazione tossica è ben nota in alcune famiglie. Ma ciò che è meno noto è che con la militanza dei vittimisti, non è più solo nelle famiglie disfunzionali che regna questo «terrorismo della soffe­renza», ma anche in tutto il corpo sociale, non appena il vittimismo diventa una rivendicazione politica.</p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>C’è in questo una politicizzazione delle soggettivi­tà che pone un’ulteriore equivalenza tra identitarismo e totalitarismo: oltre al confinamento dell’identità e alla presa di potere attraverso una sof­ferenza posta come strumento di dominio sugli altri<strong>, il <em>woke </em>pratica una vera e propria <em>politica </em>identitaria</strong>, non assegnando limiti alla definizione comunitarista e vittimista del rapporto con gli altri. Questo ci riporta al passato non troppo lontano del «tutto è politica» e ai suoi corollari stalinisti e maoisti: tutto si svolge sotto lo sguardo della collettività, sotto la sua custodia e sotto il suo controllo. <strong>«Tutto è politica», compreso anche e soprattutto quel rifugio dell’intimità personale che è la sessualità, che ora deve essere esibita a tutti gli sguardi </strong>– compresi quelli dei bambini, grazie alla nuova cur­vatura assunta dai corsi di educazione sessuale lasciati (come i programmi del <em>Planning familial</em>) nelle mani degli attivisti della «teoria <em>gender</em>», cioè di coloro che disprezzano la differenza tra i sessi. Anche la lotta con­tro “la violenza sessista e sessuale” è diventata appan­naggio dei guardiani autoproclamati della correttezza imposta con tanto di sessioni obbligatorie di rieduca­zione come ai tempi della “rivoluzione culturale”.</p>



<p>Contrariamente a quanto dicono alcuni, dire questo <strong>non significa essere indifferenti agli stupri e agli abu­si sessuali, o alle disuguaglianze immotivate: significa semplicemente rifiutare che cause legittime vengano difese con mezzi totalitari</strong>. Quindi non c’è affatto nel nostro avvertimento un «accanimento degli ambienti ostili al <em>woke </em>a sviluppare un discorso negazionista riguardo alle discriminazioni subite dalle persone a causa del loro genere, del colore della loro pelle, della loro religione o del loro orientamento sessuale», come sostiene un attivista “pro-<em>woke”<a href="#_ftn1" id="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a></em>: <strong>non si tratta di con­testare le finalità della lotta contro le discriminazioni, ma di rifiutare i mezzi che usa da quando il wokismo se ne è impossessato</strong>. Si può ad esempio essere contrari al maltrattamento degli animali senza per questo soste­nere l’«anti-specismo», cioè la cancellazione delle diffe­renze di <em>status </em>e di trattamento tra uomini e animali. La lotta legittima contro le disuguaglianze immotivate o contro le discriminazioni non deve implicare la sua radicalizzazione attraverso la soppressione della diffe­renza tra i sessi o della differenza tra le specie.</p>



<p>Ecco perché combattere il wokismo non significa ri­fiutare di combattere le discriminazioni: <strong>si tratta in­vece di rifiutare di accettare la riduzione del mondo a un inventario di ciò che ci separa, a scapito di ciò che ci unisce; e di rifiutare di accettare la trasformazione del legittimo sforzo per ridurre le ingiustizie in un tentativo di invertire i rapporti di dominio</strong>. Di fatto, quel che è peggio non è tanto il riduzionismo del quadro di riferimento dell’identità, mentre invece ogni identità si costruisce in riferimento a una molteplicità di predi­cati possibili; il peggio non è nemmeno il fatto di non riconoscere il ruolo fondamentale del contesto in ogni processo identitario; e non è neanche la manipolazio­ne della condizione di vittima usata come strumento di controllo degli altri, né la soggettività innalzata a modalità di legittimazione politica. <strong>Il peggio è che la lotta – legittima – contro la stigmatizzazione si trasfor­ma subdolamente in una lotta per una stigmatizzazio­ne inversa</strong>: non l’eradicazione rivendicata del dominio, ma piuttosto, ahimè, il suo rovesciamento vendicativo.</p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Albert Ogien, intervista sul quotidiano <em>Le Monde</em>, 7 febbraio 2023.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/per-farla-finita-con-lideologia-woke/">Per farla finita con l&#8217;ideologia woke</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/per-farla-finita-con-lideologia-woke/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
