<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sanremo Archivi - Il Nemico</title>
	<atom:link href="https://ilnemico.it/tag/sanremo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilnemico.it/tag/sanremo/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Apr 2026 17:39:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Geopolitica sanremese</title>
		<link>https://ilnemico.it/geopolitica-sanremese/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/geopolitica-sanremese/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 18:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trash]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=2816</guid>

					<description><![CDATA[<p>La geopolitica sanremese nelle mani di Vincenzo Profeta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/geopolitica-sanremese/">Geopolitica sanremese</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A volte è così. Esci la mattina, tiri su la serranda e nel petto non senti più nulla. Io mi misuro i muscoli allo specchio&#8230; sì, sono uno di quei coglioni. Mi sforzo. Ho aumentato i carichi di allenamento. “Ma non è che sei diventato a-sociale, a-sentimentale o ‘a-qualcosa’ per posa intellettuale?”, mi dico. È che proprio non si sente più un cazzo. Superi i 40 e il segnale si interrompe. Perdi il Wi-Fi. Non è depressione. Non serve lo psicologo a 20<code>€</code>&nbsp;al quarto d’ora che non hai. È solo che capisci che questa storia qua è la tua, la nostra, sì, quella un po’ di tutti. “Sei anche l’uomo medio però”, mi dico (l’uomo medio in Italia secondo alcuni sondaggi ha 46 anni) Ma io sono un artista, provo a dirmi. Ecco: un artista medio. Un creativo medio, e la mia arma è la pigrizia. Nessuno è più pigro di me che faccio quei finti lavori da rivistelle di mostre d’arte.</p>



<p>Allora pensi: mi compro una friggitrice ad aria. La metto sul marmo della cucina come un totem, un bunker tecnologico per difendermi dalla corruzione, dalla droga, dal senso di colpa, dalla pazzia post-40 delle donne. Eppure, nonostante tutto, è il design che non mi incanta. I cibi salutari sono la mia ossessione ormai, la mia nuova fiammante ossessione lussuosa, me ne fotto del sociale, nel senso che non socializzo più col cibo, ubriacandomi come tutti; sono fuori dall’umano, mi dico: però almeno ho evitato il padel, ho evitato le feste del post-40, le riunioni di scuola, le riunioni per vedere Sinner&#8230; H&amp;M non ha ancora fatto la linea dedicata a Eminem. Spopola quella dei Nirvana, è vero, e pure quella dedicata agli AC/DC, lo dicono nei podcast&#8230; Mi sento scoperto, sporco, che poi di questi gruppi non ho manco un album, grazie al cielo mia mamma ascoltava Nino D’Angelo. Sono come quando il Nuuu Metal si è fuso con l’Hip Hop: si è persa la carica. I Limp Bizkit, ecco&#8230; i Korn. Sono i Korn. Non avevano più la rabbia impegnata dei Nirvana. Cioè, non c’era il contenuto sociale, vero, asciutto. Erano depressi e tutto quanto, ma dei depressi vuoti e rumorosi. Come il cantante dei Linkin Park. Il chitarrista con la maschera incapace dei Limp Bizkit avete presente?&#8230; dai, cazzo, non puoi riesumare tutto, mi dico. Guardo il cielo e mi chiedo: quanta distanza c’è tra un missile iraniano e casa mia? Bombarderanno mai Palermo? Se la traiettoria interseca il mio condominio e fa fuori lui, il butterato del terzo piano che si scopa le indianine, o se tira dritto verso il centro&#8230; quasi mi fa un piacere. Ma no, dico, l’Iran non bombarderebbe neanche Roma. Perché noi con gli arabi siamo in sintonia, in fondo. Abbiamo servizi segreti vaticani millenari. Ottimi rapporti. La mafia.</p>



<p>In certi momenti di panico tattico vorrei tornare all’heavy metal puro, al punk degli inizi. E poi mi chiedo: perché ogni italiano si vanta di essere stato un punk in giovinezza? Perché io lo dico? Devo eliminare questo tipo di omologazione. Sono in uno stato d’animo in cui sono proprietario solo del mio corpo. La suoneria del cellulare è Carmelo Bene che recita Marinetti e tutti: “Ehhh Vincè, ma è un inno di LVI!”. No raga, “Lui” no. Io sono un progressista eterno, perché l’unica tradizione che l’uomo rispetta è il progresso. Lo dicevo quando le battute erano battute, non meme. Senza essere impigliati nelle storie di Instagram, che poi sono gli highlights delle nostre vite, i momenti divertenti perdono di senso a questa età di crisi di mezza età. Un po’ come l’Occidente. Crisi, crisi di mezza età. Sì, crisi che parte sempre dalle ex che ti dicono che eri meglio prima, alle nuove che non ci sono.</p>



<p>Invece al bar parlano di Sanremo. C’è Sanremo ovunque. La replica, la replica della replica, la settimana post-Sanremo è una quaresima, c’è la terza guerra mondiale, ma c’è Sanremo.</p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Alzi la mano chi di voi sa cos’è la quaresima? Eppure c’è un’impennata nelle chiese di giovani. Le statistiche anche qui parlano chiaro. Il matrimonio sta tornando di moda. Sarà la paura di un’apocalisse nucleare? Una melassa che copre i radar sonici?</p>



<p>E intanto dicono che stanno bombardando Dubai. Sbagliano: sono schegge. Che bello mi dico, pensa se fosse vero. L’unica città al mondo che corrisponde esattamente al suo rendering. Un miraggio di pixel che finalmente incontra il ferro. Vorrei vedere gli influencer scorreggioni scappare tra le dune, col ring-light staccato. Qual è il colmo per un Crosetto? Rimanere bloccato a Dubai come Ministro della Difesa in un deserto di vetro. Che poi, diciamoci la verità. Il vero palazzo di cristallo è il Parlamento italiano, tutto torna.</p>



<p>Io invece vorrei essere un uomo freddo. Ecco, vorrei essere come Mattarella. Non il Mattarella dei meme, no. Quello algido, vero. Veramente impeccabile. Un blocco di ghiaccio istituzionale che osserva la fine del mondo senza sudare. Perché il mondo è degli uomini freddi, quelli che sanno dove mettere le virgole e i confini, che fanno i periodi lunghi. Io invece sono inconsistente. Sono l’Occidente.</p>



<figure class="wp-block-image"><a class="image-link image2 is-viewable-img" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Nxbe!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84d5b51c-528e-4bdc-aa4f-1712ea906e7f_1255x844.jpeg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Nxbe!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84d5b51c-528e-4bdc-aa4f-1712ea906e7f_1255x844.jpeg" alt=""/></a></figure>



<p>Sono della Generazione X: l’equazione dell’inconsistenza. Forse sono davvero un grande intellettuale di sinistra, di quelli che capiscono tutto ma non toccano niente e sono depressi per moda. Posso essere depresso se volete, se serve al dibattito, se serve a riempire il palinsesto. Ma alla fine, che cazzo ci facciamo ancora qui? Eccolo: il rumore bianco del cazzo. Sto cercando per l’ennesima volta di fare ironia e di liberarmene, sono alla post-post-ironia, questa è nuova verità, la 104 come pistola, sono al Venezuela della mia vita. Della geopolitica sanremese cosa rimarrà mi dico? Accendi la TV e c’è questa parata di zombie che cantano che manco il TruceKlan. Ma quali canzoni? Sono filastrocche scritte con l’AI. In una ho contato sette autori. Cazzo, sette! Come cazzo fai a coordinare sette autori? Rumore bianco della geopolitica sanremese. È un inquinamento acustico che serve a coprire il ronzio dei droni sopra lo stretto di Hormuz. In una sola canzone di merda&#8230; quanto fa schifo cantare l’amore nel 2026? Satira della disperazione urbana da seconda generazione. Pezzi orribili. Roba che non starebbe in piedi nemmeno al matrimonio dei Casamonica. E i reppere? I rapper? I maranza? Dove stanno? Dov’è l’urlo pro Iran? E i Cavalli Pazzi? L’imprevisto? La ragazza figa che ha paura della scalinata? Dove cazzo sono le scalinate? Vorrei campionare il ronzio dei droni sopra lo stretto di Hormuz. Campiono scorregge di Tony Pitony e di una tipa che pare Miss Keta, ma più bona. Canzoni insopportabil-pop, (decidete voi se ELETTRO deve essere il suffisso o il prefisso). Che ficata stroncare Sanremo&#8230; quanto è banale. E poi c’è lei: la Sala Stampa. Vorrei essere una di quelle viperette un po’ gay col badge. Il tribunale dell’Aia contro Sal da Vinci.</p>



<div type="nemesi" class="wp-block-banner-post"></div>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/geopolitica-sanremese/">Geopolitica sanremese</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/geopolitica-sanremese/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Volevo essere un duro</title>
		<link>https://ilnemico.it/volevo-essere-un-duro/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/volevo-essere-un-duro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2025 11:07:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura Assoluta]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Stroncature]]></category>
		<category><![CDATA[canzoni]]></category>
		<category><![CDATA[canzoni italiane]]></category>
		<category><![CDATA[freak]]></category>
		<category><![CDATA[industria musicale]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Corsi]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[XFactor]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=1978</guid>

					<description><![CDATA[<p>La parabola del piccolo Lucio Corsi, tra like e falsi dei. </p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/volevo-essere-un-duro/">Volevo essere un duro</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>E si fece avanti tra la folla un uomo coperto da umili, lise vesti (un misto tra H&amp;M e le offerte OVS) e, col viso segnato da anni di lavoro e cesellati dalla calura, domandò ad alta voce: <strong>‘Per favore, insegnaci a cantare’</strong>. </p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Era una bellissima giornata nelle campagne di Vetulonia, in lontananza si sentivano dei birbanti aprire, con qualche settimana d’anticipo, la stagione venatoria, fare bisboccia tra i campi intonando cori da stadio e inculando i cartonati di qualche vegana famosa della tv italiana.</p>



<p>A Lucio scese una lacrima ripensando a quel pomeriggio, alla richiesta umile di un uomo che ignorava l’autotune, <strong>all’essere diventato in poco tempo il Salvatore della Patria, il faro della musica italiana, il figlio di un Dio maggiore </strong>che avrebbe redento con la sua semplicità ed empatia il mondo dalle baby gang milanesi.</p>



<p>Ma il sogno, come ogni bel sogno, era durato un battito di ciglia, a malapena un valzer con Topo Gigio e un concerto hardcore con DODO: dall’avere il suo nome sulle strade, un intero reparto di oncologia infantile a lui dedicato, <strong>all’essere condannato all’oblio</strong>, alla morte certa, mentre una folla di utenti di X preferiva a lui il sempre eterno Fabrizio Corona, urlando a polmoni pieni ‘CORONA, NON PERDONA!’.</p>



<p>Questo suo mito cresciuto così velocemente dopo Sanremo sembrava destinato a sedimentarsi nel cuore degli ascoltatori e, invece, <strong>il Banjoista &#8211; prima di suicidarsi &#8211; gliel’aveva predetto</strong> che sarebbe stato l’ennesimo fenomeno da baraccone inalzato da quegli ormai vecchi tromboni della critica della generazione X.</p>



<p>Il Banjoista non sbagliava mai, era diventato la Cassandra dei poveri per i suoi seguaci su FB, ma aveva già visti dei piccoli fuochi inquietanti nascere come Vasco Brondi, Calcutta, Motta, i Maneskin… i Maneskin che, secondo la stessa critica che ha inalzato e distrutto Lucio, avrebbero riportato tra le mani dei ragazzi dei veri strumenti musicali, il rock nelle camerette e i sogni bagnati dei concerti. <strong>Il vecchio Banjoista sapeva che il rock non sarebbe tornato di moda, che i ragazzi non avevano ‘sbatta’ di imparare qualche strumento e che quello dei Maneskin sarebbe rimasto un caso isolato</strong>, tra il geniale e l’imbarazzante, un po’ l’equivalente musicale de Il carosello.</p>



<p>D’altronde, Damiano David aveva deciso di diventare come Totò in <em>Uccellacci e Uccellini</em> e frequentare una col nome di un sapone, mentre il resto della banda &#8211; già dai tempi di X FACTOR &#8211; lasciava il tempo che trovava… roba che Pete Best a confronto ha avuto una carriera di successo senza i Beatles.</p>



<p>Una voce debole, in sospeso nell’aria, che s’interrompeva a ogni sillaba &#8211; come Romina Power &#8211; interruppe il flusso di coscienza di Lucio chiedendogli: <strong>‘Non sei tu il Brian Wilson della Maremma? Salva te stesso e noi!</strong>’</p>



<div type="post" ids="1794" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Subito dopo intervenne l’altro, un ricciolino con delle scritte in faccia che con rabbia rispose al tipo: ‘Noi riceviamo ciò che abbiamo meritato’ poi si girò verso Lucio e disse: ‘Lucio, ricordati di me quando tornerai nel tuo ristorante Macchiascandona e parlerai con Marta Donà’.</p>



<p>‘In verità Tony io ti dico: oggi starai a cena con me’.</p>



<p>Poi richiuse gli occhi e gli parve di sentire sulla sua pelle la seta di Gucci, la campagna fatta con Bianconi, grande amico, nel 2017, i sogni di gloria e <strong>quel piccolo album che s’incularono giusto lui, papà/mamma, gli amici e, non si sa come, TUTTE le testate musicali più importanti dell’epoca</strong>. Che strano, eppure di visualizzazioni non ne aveva quasi e iscritti ancora meno, <strong>come si spiega il fenomeno Lucio Corsi?</strong> Il suo primo album, <em>Bestiario Musicale</em>, uscito nel ’17, in quel mondo cinico pre-pandemia si guadagnò da Rockit la definizione eccessivamente benevola, per non dire surreale, di <strong>Pet Sounds della Maremma</strong>: &#8220;la Civetta, L’upupa, La volpe&#8221; e tutte le 8 tracce del brano <strong>venivano vendute come nostalgia pastorale quando, in fin dei conti, sembrano libri pop-up, disegni d’asilo di un giovane uomo spacciato per idiota sapiente</strong>. Alcuni definirono il suo autore come nostrano Brian Wilson, altri, come il Banjoista che non era sul libro paga di nessuno, lo vedevano più simile al Kaspar Hauser raccontato da Herzog nel suo bellissimo film. Ancora oggi <em>Bestiario musicale</em> ha solo 136 voti su RYM (Rate Your Music) di cui solo 17 prima del 2018 e dopo Sanremo 2025 almeno una cinquantina.</p>



<p>Eppure, non successe niente, il piccolo Lucio era in giro dal 2014, dai tempi degli EP <em>Vetulonia Dakar</em> e <em>Altalena Boy</em>, il lavoro estenuante dell’ufficio stampa non riusciva a fare miracoli, per quello c’era bisogno di lui, di Lucio.</p>



<p>Ricorda, stremato, di quando in gioventù venne dalla bella Calabria il saggio Brunori Sas, mentre dalle terre di Montepulciano veniva Francesco Bianconi e, insieme, provarono, nel 2020, una nuova uscita, accolta da Rolling Stone Italia come l’equivalente musicale de <em>La vita agra</em> di Luciano Bianciardi:<strong> con <em>Cosa faremo da grandi</em>, prodotto da Bianconi, il piccolo Lucio lascia quell’immaginario da Piccolo Principe fuori tempo massimo per abbracciare il lato glam, quello scoperto con Gucci</strong>, avvicinandosi al povero Ivan Graziani e a quel redivivo David Bowie a cui lo paragonarono dal giorno 1, fino all’esplosione di Sanremo.</p>



<p>Il Banjoista continuava a trovare i versi di Lucio degni al massimo delle pagine della Smemoranda, la musica, come la sua poetica, fasulla e deteriore; d’altronde chi lo criticava non si aspettava <em>Glory Days</em> di Bruce Springsteen ma neanche testi come: <strong>‘Trovare un posto alle valigie è sempre uno dei miei problemi, per non farle rimanere tutto il viaggio in piedi</strong>’. E passò anche un terzo album, ma lui attingeva energia dal silenzio per i giorni che sarebbero seguiti, <em>La gente che sogna</em> rimase in sospeso, sia presso il pubblico che la critica, come una voce che grida nel deserto. Le ricchezze di Amazon Prime Video e un certo calo di personalità di Verdone, però, fecero il resto.</p>



<div type="product" ids="1652" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Dopo Sanremo arrivò l’epoca dei miracoli, <strong>a Lucio bastava tendere una mano perché chi fosse afflitto da pensieri maligni o da un <em>Sesso e samba</em> di troppo, ritrovasse la pace</strong>. Finché la virtù era in lui tutti furono guariti… come se tutta la parentesi trap e reggaeton italiana non fosse mai esistita, ma il Banjoista, a differenza di Lucio, sapeva che della critica musicale e dei vecchi tromboni non ci si poteva fidare, erano stati i Farisei a innalzare la trap, così come l&#8217;avevano distrutta non appena avevano subodorato in Lucio qualcosa dei loro giorni di gloria, anche se in una versione minore, musicalmente e liricamente parlando.</p>



<p>Il nome di Lucio si diffuse attraverso il Paese, si unirono altri fan e altri adepti. Giunto a Sanremo, Lucio, per ringraziare un pasticciere napoletano che gli aveva regalato un vassoio di chiacchiere, si tolse una spilla indefinita dal cappellino. <strong>Seguirono commenti e urla di quanto fosse grande Lucio Corsi</strong>, così come si alternarono ulteriori miracoli dacché il piccolo Lucio viaggiava sempre senza denaro contante.</p>



<p>Una volta venne visto fare stage diving con una ciambella salvagente e a tre ore dai pasti, cosa che non riusciva a Morgan da molti anni; un’altra volta usò le patatine sulle spalline disegnate da Balenciaga per Ye West come dono salvifico, a mo&#8217; di monetine, per i neo-diciottenni in fila al casinò di Monaco. Certo, non erano cose economicamente importanti, non era la collana d’oro che una volta Ozzy Osbourne regalò a un barbone in mancanza d’altro, <strong>ma era pur sempre un oggetto che era stato a contatto col David Bowie della Maremma, mica un Olly qualsiasi!</strong> Come la conferenza stampa tenuta in un due stelle Michelin e non in un tre, insomma, Lucio uno di noi. Lui, come scriveva Walt Whitman, conteneva moltitudini: <strong>Randy Newman, Pavement, Peter Gabriel, Marc Bolan, Ian Hunter, David Bowie, Lucio Dalla, Ivan Graziani, Ivano Fossati, Dolcenera, tutti erano Lucio</strong>, Lucio era un <em>passepartout</em> per noi cuori infranti.</p>



<p>Se solo non fosse stato troppo impegnato in questa posa da finto umile, da suor Maria scesa dalle montagne, da puro ragazzo di campagna, e avesse ammesso fin da subito che <em>in primis</em> lui se l’era sentita calla, che era stato mandato sui palchi con una falsa e deformata percezione di cosa fosse l’arte, forse, avrebbe dato retta al Banjoista: <strong>il problema non è il fenomeno Lucio Corsi, ma il motivo per cui oggi la gente ha bisogno del fenomeno Lucio Corsi</strong>. </p>



<p>Perché? E la colpa riposa tra gli scritti dei farisei, nelle cartelle stampa che ricevono le redazioni musicali italiane, quelle che per sentirsi giovani avevano accolto qualsiasi <em>freak</em> come ‘il futuro della musica’ e appena avevano accarezzato l’idea di dare un calcio in culo a tutti i vincitori di amici, all’influencer di TikTok, all’ennesimo caso da Youtube e da X Factor, all’autotune, a una epica basata sull’estetica, sulle mignotte e sui brand di moda, <strong>appena quei critici avevano capito l’opportunità di sfanculare vent’anni di bugie indotte e scritte e intere scatole di Tavor, ecco che Lucio Corsi diventava un ibrido tra Dylan Thomas e Bruno Lauzi con l’aspetto di uno dei T.Rex ibridato con una bertuccia e un rospo</strong>, per poter aspirare anche al ruolo di modello dalla bellezza inclusiva (purtroppo, non ancora graziato dalla vitiligine o baciato dalla calvizie, ma il tempo – si dice – è galantuomo e la speranza è l’ultima a morire&#8230;). </p>



<p><strong>Era stato bello finché era durato</strong>, anche il suo mandato come sindaco di Grossetto, o la direzione musicale di The Voice Jr, lui era grato di tutto. Le cose andarono male dopo le due date all’Alcatraz: Ticketone diede il tutto esaurito in neanche un minuto, roba che neppure la reunion degli Oasis. Il giovane piangeva mentre chiedeva al cameriere di allontanargli l’amaro calice – nello specifico, un Fernet – e ricordava i bei tempi quando solo il Banjoista e altri due o tre rosiconi, cattivi e invidiosi, gli rendevano la vita impossibile ricordando che il Glam esisteva già e che Flavio Giurato non era in fondo Mozart, quanto piuttosto il fratello di un noto fenomeno della dislessia; tutto questo prima che loro capissero (per suicidarsi poco dopo) che era impossibile combattere contro di lui e il suo immaginario fasullo: era come cercare di convincere i propri compagni di classe che il ragazzo tetraplegico con paralisi cerebrale della scuola fosse in realtà Keyser Soze. </p>



<p>Quando, una mattina, durante l’ultima edizione di X Factor, la gente aveva fatto conoscenza di quattro ragazzi con capelli a caschetto chiamate Blatte, con musiche in MIDI e testi composti da Elettra Lamborghini, <strong>la crepa nostalgica e marcia di retromania della critica farisaica italiana si era fatta ancora più grande, ingoiando il mito di Corsi ed espellendolo dal corpo in un paio di settimane, </strong>insieme al povero ed innocente Topo Gigio, prontamente sostituito dal Gabibbo.</p>



<p>‘Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno…’ disse a denti stretti Lucio. ‘Pubblico, ecco vostro figlio… tutto è compiuto’.&nbsp;</p>



<p>Dichiaro chiuso il televoto.</p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/volevo-essere-un-duro/">Volevo essere un duro</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/volevo-essere-un-duro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
