<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>sessualità Archivi - Il Nemico</title>
	<atom:link href="https://ilnemico.it/tag/sessualita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilnemico.it/tag/sessualita/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 09 Sep 2025 09:27:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Grazie al cielo c&#8217;era Sex and the City</title>
		<link>https://ilnemico.it/grazie-al-cielo-cera-sex-and-the-city/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/grazie-al-cielo-cera-sex-and-the-city/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 09:26:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[And Just Like That]]></category>
		<category><![CDATA[Carrie Bradshaw]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[Sarah Jessica Parker]]></category>
		<category><![CDATA[serie tv]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Sex and The City]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=2405</guid>

					<description><![CDATA[<p>La serie, rivedendola oggi, è una cartina tornasole anche di come siamo cambiati noi, la percezione dei rapporti col nostro corpo e quelli sessuali/sentimentali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/grazie-al-cielo-cera-sex-and-the-city/">Grazie al cielo c&#8217;era Sex and the City</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’era una volta un mondo pre-social, un decennio ubriaco d’entusiasmo alle soglie del nuovo millennio, con un clima salubre da politicamente scorretto, dove tutti siamo stati felici per un po’… e poi c’eravamo noi, troppo piccoli per essere figli dell’atomica, ma abbastanza grandi per vedere come il millennium bug sarebbe stato il primo fake a incularci.</p>



<div type="nemesi" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Ogni favola inizia con ‘C’era una volta’, <strong>esattamente come quella di <em>Sex and the City</em> che iniziava con un articolo di Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker) di fronte all’indimenticabile finestra in una fittizia quanto famosa 245 E 73rd Street </strong>(in realtà 64 Perry Street).</p>



<p>Era il 6 giugno del 1998 e la serialità televisiva stava per essere sconvolta da quello che, inizialmente, sembrava di più uno studio socio-antropologico sessuale che un semplice telefilm. Solo <em>Dream On</em>, nel 1990 (dagli stessi creatori di <em>Friends</em>), aveva parlato, o provato a parlare di sesso in maniera diversa, ma il protagonista era, ahinoi, sempre un uomo.</p>



<p>In <em>Sex and the City</em>, ben prima e in modo realmente progressista per buona pace delle <em>Girls</em> di Lena Dunham, era una donna over 30 e le sue tre amiche, tutte e quattro donne benestanti e in carriera, che parlavano di sesso a un pubblico inizialmente perplesso ed ignaro di cosa pensassero le donne sul sesso e le relazioni alla fine del secolo.</p>



<p>Ispirato inizialmente dalla rubrica di Candace Bushnell, <em>Sex and the City</em> ha preso vita propria, basandosi anche sulle esperienze degli sceneggiatori, parlando direttamente al pubblico (almeno durante la prima stagione), rompendo la quarta parete, e <strong>portando donne e uomini a riflettere sulle rispettive similitudini e differenze. </strong>Se le donne possono fare sesso “come gli uomini” ossia senza sentimenti (vedi Samantha Jones, interpretata da Kim Catrall), gli uomini sono capaci d’innamorarsi e alcune donne no, come confessa nel primo episodio Mr. Big (Chris Noth, depennato subito dal reboot per accuse di molestie) a una ancora acerba Carrie che non si era mai innamorata. <strong>Per la prima volta erano i corpi degli uomini ad essere reificati, denudati, soppesati, giudicati, derisi anche, ma non le donne</strong>, infatti SJP non ha mai voluto fare una scena di nudo che fosse parziale o integrale.</p>



<p>Al suo meglio, <em>Sex and the City</em> ha rappresentato un ponte comunicativo tra uomini e donne, una simpatica e preziosa auto-analisi su come le donne possono e vogliono vivere la sessualità, come i sentimenti, e il tutto tramite quattro modelli di donne che, inizialmente, non apparivano mai stereotipate, e non dico che questo bastasse a tutte noi per identificarci in una solo di loro o tutte, ma erano comunque una traccia, un insieme di coordinate per muoversi in uno territorio ancora sconosciuto, soprattutto quando cresci in provincia e non puoi parlare di pompini perché, in automatico, diventi la zoccola del paesello.</p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>La serie ha rappresentato davvero qualcosa. Ha aiutato la gentrificazione del West Village? Sì. Ha portato una marea di povere mentecatte ingenue a NY per cercare l’amore? Certo, ma <em>SATC</em> come ogni prodotto di successo ha sempre la sua fan base ipertossica.</p>



<p>È stata la serie che non aveva bisogno di un revival/sequel inclusivo, perché mia cara gen Z, ebbene sì, <em>Sex and the City </em><strong>era già inclusivo prima che i rompicoglioni woke o pseudo tali nascessero, o decidessero di monetizzare col politicamente corretto</strong>.</p>



<p>Generi non binari, coppie interraziali, trans, matrimoni gay, adozioni gay, il reddito di singletudine, il sesso anale, il sesso promiscuo, la paura dell’AIDS, i pompini, il rimming, le orge, i tradimenti, la crisi del maschio contemporaneo, il razzismo, gli europei visti come eurotrash o snob intellettuali, la bellezza come arma per progredire nella vita, il femminismo di terza generazione, i feticisti, le persone emotivamente non disponibili, drag queen, drag king, escort, tumori o malesseri che dir si voglia, casi umani, narcisisti manipolatori, milf, gilf, cougar, toy boy, esibizionisti, eiaculatori precoci, madri castranti, figure paterne mancanti, love bombing, gaslighting, rapporti tossici, uso di droghe, aborti… Carrie, Miranda (Cynthia Nixon), Samantha e Charlotte (Kristin Davis) si muovevano già a cavallo tra gli anni novanta e gli anni zero nel campo minato delle relazioni umane, in un luogo come Manhattan dove il futuro, o quel presente che stiamo conoscendo noi adesso, era già concreto, palpabile e vivibile. In Italia, dove la serie è arrivata solo nel 2000, mentre Carrie s’innamorava di Mr. Big e correva per la città sulle sue Manolo Blahnik, noi ragazzine (forse Xennials forse Millennials a seconda della sbornia del sociologo di turno) nei bagni delle medie parlavamo dei jeans come scudi antistupro, e solo da una manciata di anni, nel ’96, lo stupro era diventato un reato vero e proprio.</p>



<p>In un’epoca, questa, dove la gente per eccitarsi guarda video di prolassi anali e dove già prima del primo appuntamento ti chiedono se la prossima volta potrebbe andarti bene una cosa a 3/4/5/6 e, perché no, forse simulare uno stupro di gruppo, per la gen Z e l’attuale gen Alpha parlare di sesso anale o averne paura, come Charlotte nell’episodio quattro della prima stagione, può risultare ingenuo, infantile, quasi surreale. Eppure, al contempo, queste generazioni credono che avere un cazzo di 17/18 cm rappresenti un problema (poveri <em>minus habentes</em>), completamente traviate da una pornografia d’accatto, inconsapevoli di cosa fosse l’erotismo, la filmografia di Salieri o la saga di Concetta Licata.</p>



<p><strong>La serie, rivedendola oggi, è una cartina tornasole anche di come siamo cambiati noi, la percezione dei rapporti col nostro corpo e quelli sessuali/sentimentali</strong>; a ripensare a un personaggio come Barkley, quello che nella prima stagione si scopava solo le modelle e le filmava senza consenso, la cosa potrebbe sapere di probabile materiale da revenge porn quanto di anti-body inclusivity. Io sono nata nel 1986, perciò ho seguito <em>SATC</em> dai miei 14 ai 18 anni. Rivedendo le repliche negli anni successivi, la mia amata Carrie Bradshaw era sempre meno perfetta, più complessa, a tratti detestabile, così come le altre, e a mano a mano che accumulavo esperienze sessuali, sentimentali, di convivenza, mesi o anni da single, di incontri <em>de visu</em> o tramite app di dating, mi rendevo conto di quanto avesse ragione Mr. Big e di quanto fossero dannosi e ambigui personaggi come Aidan (John Corbett) o le stesse protagoniste, ma il bello di <em>SATC</em> sta proprio nei personaggi detestabili perché umani.</p>



<p>Negli Stati Uniti hanno creato un sito contro Carrie Bradshaw, ma senza andare troppo lontano basta aprire una qualsiasi discussione sulla pagina Reddit della serie per capire, a farsi alterne, quanto siano odiate queste quattro amiche e ben prima del reboot indegno iniziato da tre anni e che si concluderà, finalmente, il 15 agosto.</p>



<p>Michael Patrick King scrivendo le ultime due puntate, ha capito che era il momento di chiudere, definitivamente si spera, l’arco narrativo di Carrie, Miranda e Charlotte (la compiantissima Samantha apparsa solo in un cameo nella prima stagione di <em>And Just Like That</em>).</p>



<p>La bellezza di <em>SATC</em> è che in poco meno di mezz’ora ti lasciava una qualche forma di riflessione tra le risate e l’eccitazione, <em>AJLT,</em> nel suo essere dramedy da 40 minuti e passa (dove l’accento sta sul drama, scritto all’americana), sembra copiare in forma esasperatamente woke <em>Girls</em> che, a sua volta, non sarebbe mai nato senza <em>SATC</em>. Un po’ come quando <em>I Simpson</em> si sono ridotti a copiare <em>Family Guy</em> (<em>I Griffin</em>) diventando una parodia di se stessi. Il risultato di queste tre stagioni è stato così imbarazzante da portare King a fare dell’autoironia; nell’episodio dove Miranda si rivela fan di un programma trash simile a <em>Love Island</em> (da noi è durata solo una stagione) perché adora fare dell’<em>hate-watching</em>. Ok, autoironia per i bassi ascolti e le continue critiche, ma anche una frecciata verso i detrattori di questa serie.</p>



<div type="product" ids="1652" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>C’è chi scrivendo di <em>SATC</em> ha parlato di Carrie come la prima antieroina delle serie TV, e in un certo senso chi ha odiato <em>AJLT</em> ha continuato a seguirlo proprio per l’<em>hate-watching</em> che non è di per sé una cosa del tutto negativa: intanto molti fan non volevano la conclusione della serie, ma chiedevano semplicemente una scrittura migliore, che fosse all’altezza della sorella maggiore <em>SATC</em>, altri, invece, ne volevano ancora, un po’ come nei primi anni zero si bazzicavano siti come Rotten per schifarsi e continuare a bearsi di quello schifo.</p>



<p><strong>I livelli di cringe di questo sequel/reboot o come volete chiamarlo, sono tanti, forse troppi</strong>: da Mr. Big che nel primo episodio viene forzato a toccarsi guardando Carrie, la relazione di Miranda con Che Diaz (Sara Ramirez) dove Miranda sembra una morta di fica, o rimanendo in tema masturbazione maschile, quando Aiden nascondendosi nel furgoncino si lecca il palmo della mano per avere meno frizione col cazzo.</p>



<p>Forse solo la stagione cinque di <em>SATC</em> ha quasi raggiunto quei livelli o quando Carrie stalkera Mr. Big in chiesa con sua madre.</p>



<p>Se Carrie provvedeva ben poco ad alimentare il Sex nel titolo della serie<strong>, ci ha sempre mostrato, però, l’altro grande e silenzioso protagonista, trattato con lo stesso amore che le ha sempre riservato Woody Allen: New York</strong>. Questa (non) città, questa Babele insofferente ai provinciali che tutti accoglie e che ha accolto, in <em>AJLT</em> non è quasi pervenuta: non ci sono più le passeggiate di Carrie, i locali assurdi che ‘hanno la vita di un moscerino’, ma solo party di ultra lusso, un perenne MET Gala per qualsiasi scoreggia o rutto emesso dalle tre anti-eroine, più le loro nuove amiche come Seema (Sarita Choudhury, che dovrebbe sostituire Samantha) e Lisa (Nicole Ari Parker) una documentarista che non ha alcun senso, funzione o caratterizzazione psicologica abbastanza sfaccettata da renderla interessante. Lisa gira con queste collane statement, da donna di successo, facendoci notare l’ennesimo elefante nella stanza: la moda.</p>



<p>La moda in <em>SATC</em> (se escludiamo l’ultimo episodio della sesta stagione) aveva fatto scuola, mischiando alta moda, vintage, abbigliamento accessibile (sempre meno andando avanti) e citazionismo, e che vi piaccia o meno Carrie era davvero una icona da seguire. In <em>AJLT </em>ritorniamo al discorso parodia, quasi che Carrie e le altre avessero la santa intenzione di apparire sulla pagina di Instagram ‘Humans of New York’, esagerando letteralmente, rischiando il ricovero coatto <em>à la</em> Frances Farmer. Quanto ci sarebbe da dire contro questa nuova serie, partendo dalle figlie di Charlotte o Brady (Niall Cunningham), il figlio di Miranda e Steve, che avrebbero dovuto portare noi vecchi fan come i nuovi, verso la sessualità vista dalla gen Alpha come della ormai superata gen Z. Forse le nuove generazioni non scopano? Visto che dopo il primo quarto di secolo ci siamo liberati dell’emozioni e dei sentimenti, i vostri figli non sanno gestire un ‘no’, figurarsi una relazione con tutto quello che comporta in termini umani ed emotivi; sarebbe stato, a ogni modo, interessante vedere questi ragazzi tra i 14 e i 20 anni, questi giovani contrari alle pastoie del genere, ma al contempo così pieni di etichette e definizioni da essersi incastrati tra migliaia di paletti linguistici, come si relazionano al sesso o a quegli scarabocchi confusi che chiamano relazioni sentimentali.</p>



<p>Niente, neanche questo. Solo una Charlotte che pare totalmente lobotomizzata con problemi da prima mondo e Carrie, e qui forse l’unica cosa interessante, alle prese col suo grande vero amore, l’approdo emotivo che ci è sempre stato per lei dopo mille delusioni amorose: il piccolo appartamento? No. Le scarpe? No. New York? No.</p>



<div type="product" ids="1617" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>La scrittura.</p>



<p>Carrie in questa stagione si scopre scrittrice e per la prima volta si cimenta nella fiction (ovviamente con rimandi a se stessa), e non nel racconto delle sue avventure sessuali o sentimentali. Il suo nuovo vicino di casa e possibile amante, lo scrittore scorbutico Duncan (Jonathan Cake) vede Carrie per quello che è, fondamentalmente (no, non una stronza egoriferita), una scrittrice.</p>



<p>Paul Auster scriveva ‘alcune storie capitano solo a chi sa raccontarle’.</p>



<p>Bene, seppure Carrie e socie abbiano creato negli anni una probabile fanbase di carampane annoiate, che hanno speso i pochi soldi che avevano per un tour di <em>SATC</em>, che identificano i tumori della loro vita coi fidanzati di Carrie, che vantano di avere avuto anche loro un Mr. Big e di averlo domato… al contempo Sex and the City ha raccontato, con tutti i difetti di scrittura o di formato del caso, cosa significasse essere una donna alla fine del millennio: ci ha rassicurato che se ci piace far pompini non siamo troie, che se un uomo non ti vuole può non volerti dopo averci scopato la prima sera come alla decima, che i single sono davvero discriminati dalle coppie, che stare in una relazione non significa sconvolgersi ma raggiungere dei compromessi, che non siamo meno donne se decidiamo di non avere figli, che tutti ci giudichiamo a vicenda e che forse non è sempre un male il giudizio, che mangiare da sole in un locale non è un reato, che non si è mai troppo vecchi per cambiare vita, che possiamo amare dei personaggi pur con migliaia di difetti come già facciamo con le persone della nostra vita, che anche le donne possono essere tossiche quanto gli uomini, e che seppur viviamo ‘nell’epoca dell’anti-innocenza’ esiste e resiste ancora qualche relitto del Novecento che crede nell’amore, e se quell’amore l’ha perso, crede ancora nel potere salvifico dell’arte.</p>



<p>E che Mr. Big ha sempre avuto ragione.</p>



<p>P.S.: Anthony (Mario Cantone) dovendo sostituire Stanford (Willie Garson, scomparso nel 2021), ha regalato a noi fan le poche scene comiche di AJLT, soprattutto quando il giovane fidanzato Giuseppe (Stefano Pigazzi) vede il suo coinquilino farsi una sega su un burattino che ha il suo stesso viso.</p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/grazie-al-cielo-cera-sex-and-the-city/">Grazie al cielo c&#8217;era Sex and the City</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/grazie-al-cielo-cera-sex-and-the-city/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tossicomanie esemplari</title>
		<link>https://ilnemico.it/tossicomanie-esemplari/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/tossicomanie-esemplari/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Situazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[neutro]]></category>
		<category><![CDATA[oppio]]></category>
		<category><![CDATA[Perniola]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sex-appeal dell'inorganico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=1233</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le due attività del pensiero, da un lato, e il bucarsi dall'altro - il farsi di eroina o dell'oppioide che si preferisce - benché all'apparenza inconciliabili, sono in realtà animate da una tensione simile, che le spinge verso la depersonalizzazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/tossicomanie-esemplari/">Tossicomanie esemplari</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se cerchiamo nelle esperienze comuni qualcosa che presenti analogie con il sentire neutro del farsi cosa, lo troviamo nelle tossicomanie e in particolare in quelle provocate dall&#8217;oppio e dai suoi derivati. Da De Quincey a Borroughs tutta una vasta produzione letteraria descrive gli splendori e le miserie della droga: ciò che colpisce in essa è l&#8217;opposizione tra l&#8217;esperienza tossicomane e l&#8217;orgasmo sessuale, nonché il rilievo assunto dal mondo delle cose nella percezione. <strong>La tonalità generale del drogato sembra caratterizzata dal sentire il proprio corpo come una cosa, dal farsi un corpo estraneo quanto una veste, dal sottrarsi al ciclo di tensione, scarica e riposo. </strong>Ora questa letteratura ha sottolineato il legame tra la spersonalizzazione e la sospensione della soggettività provocato dall&#8217;uso delle droghe da un lato e lo sviluppo dello spirito poetico dall&#8217;altro: essa è connessa con l&#8217;elaborazione di una teoria che considera il processo poetico come l&#8217;avvento di una parola impersonale e autonoma, più simile a una cosa che all&#8217;espressione di uno stato d&#8217;animo o alla manifestazione di una volontà. In tal modo essa ha precorso la sensibilità contemporanea, nella quale il sentire presenta il carattere della massima artificialità.</p>



<div type="product" ids="277" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Tuttavia nell&#8217;attuale imporsi dell&#8217;esperienza tossicomane come modello e paradigma di ogni sentire, l&#8217;avventura poetica trova insieme il proprio coronamento e il proprio superamento. Infatti la cosa con cui ci confrontiamo oggi non è soltanto un poema o un&#8217;opera d&#8217;arte: <strong>la cosa che sente è proprio l&#8217;uomo</strong>. Paradossalmente, ad essa sembra giungere più facilmente la filosofia, da sempre amica della virtù, che la poesia da sempre circondata da un alone di sregolatezza e di trasgressione. L&#8217;ingresso della filosofia nel mondo dell&#8217;eccesso è più essenziale e perturbante di quello compiuto dalla poesia e dalla letteratura: infatti non si tratta di trarre ispirazione da esperienze intemperanti ed eccessive per comporre testi o scrivere libri, <strong>ma di considerare il filosofare stesso come una pratica che crea una dipendenza simile a quella istituita dalle droghe, come un bisogno che non può essere soddisfatto se non in modo provvisorio e instabile, perché è infinito. </strong><br><br>Del resto a partire dal momento in cui il modo di sentire tossicomane passa dalla patologia alla fisiologia della società contemporanea, come può l&#8217;attività intellettuale, di cui la filosofia è l&#8217;esempio per eccellenza, e quella corporea, di cui la sessualità è l&#8217;esempio per eccellenza, mantenersi e sopravvivere se non sostenendosi l&#8217;una con l&#8217;altra, dando origine, così a una nuova esperienza? Ora è vero che la filosofia è stata molto spesso considerata con sospetto e qualche volta criminalizzata e condannata, come nel caso di Socrate e di Bruno; ma nonostante questa lotta millenaria per la propria sopravvivenza, essa non ha mai perduto la speranza di costituire una guida della vita privata e collettiva. Parimenti, è vero che per due millenni si è visto nella sessualità il peccato più comune e frequente, ma proprio perciò essa è stata l&#8217;oggetto per eccellenza del pentimento, del perdono e della assoluzione; proprio per la sua oscillazione tra la sublimazione amorosa e la degradazione animale essa è parsa meritevole di indulgenza, perché in entrambi i casi generava una malattia benigna culminante nell&#8217;attimo liberatorio e catartico dell&#8217;orgasmo.</p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>La scena aperta dalla tossicomania è molto più cupa e tenebrosa, perché essa si confronta non col mondo divino e col mondo animale, che sono entrambi in ultima analisi rassicuranti, perché quasi umani, <strong>ma col mondo inanimato e opaco delle cose, cui sembra preclusa ogni possibilità di redenzione e di riscatto</strong>. Il connubio della filosofia con la sessualità nell&#8217;esperienza neutra del darsi come una cosa che sente e del prendere una cosa che sente, crea uno stato affine a quello provocato dalle droghe, perché incurante di tutto ciò che non sia il proprio proseguimento infinito e la propria ripetizione. La sessualità neutra instaura una dipendenza infinita perché sottratta ai ritmi e alle alternanze biologiche: essa si costituisce nel movimento radicale del filosofare e si nutre della sua spinta eccessiva e intransigente. <strong>Non si tratta affatto di adoperare delle comuni droghe come uno strumento per filosofare o per l&#8217;esercizio della sessualità, per avere dei bei pensieri e delle immaginazioni eccitanti, ma del fatto che l&#8217;incontro tra filosofia e sessualità genera un effetto simile all&#8217;oppio e ai suoi derivati. </strong>Sembra così che la filosofia e la sessualità passino dalla parte del male in modo più essenziale e costitutivo di quanto non sia mai avvenuto: qui il male non è quello spirituale, simbolizzato dalla rivolta e dalla sfida diabolica, né quello bestiale dell&#8217;orgia e della crapula, ma quello inorganico della dipendenza e del non poter fare a meno di qualcosa di fisico, simile alle sostanze usate dai tossicomani. </p>



<p>Quando trovate la realizzazione della cartesiana cosa che sente nel cunnilingus o nella fellatio del vostro partner, quando avvertite nello svolgersi coerente e rigoroso della prosa filosofica il movimento inarrestabile che vi porta a leccare la fica o il cazzo o l&#8217;ano del vostro compagno, diventato una neutra e sconfinata estensione di tessuti variamente piegati, quando voi stessi sapete offrire il vostro corpo come un deserto o una landa, affinché sia percorso dalla distaccata e inesorabile investigazione dell&#8217;occhio, delle mani, della bocca del vostro amante, quando null&#8217;altro vi interessa o vi eccita o vi attrae che ripetere ogni sera la cerimonia della duplice metamorfosi della filosofia in sesso e del sesso in filosofia, <strong>allora forse avete fatto passare tanto l&#8217;uno quanto l&#8217;altro dalla parte del male e del vizio, avete festeggiato il trionfo della cosa su tutto, avete condotto la mente e il corpo nelle estreme regioni del non vivente, là dove forse già da sempre esse erano dirette.</strong></p>



<div type="product" ids="249" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><br>Forse questa è l&#8217;unica possibilità rimasta perché esse possano ancora essere delle esperienze. Da tale affermazione si possono però dedurre due ordini di considerazioni completamente differenti. In primo luogo si può dire che poiché l&#8217;esperienza tossicomane è diventata il modello di ogni sentire radicale ed estremo, anche la filosofia e la sessualità sono costrette ad adeguarsi alle sue modalità: <strong>il farsi corpo estraneo del morfinomane avrebbe acquistato nel nostro tempo una dimensione esemplare,</strong> tale che tutto ciò che aspira a una qualche rilevanza emozionale e sensitiva gli assomiglia, così come nel passato tutte le ebbrezze erano simili a quella provocata dal vino. Oppure si potrebbe dire che la sessualità neutra cui ci conduce la filosofia costituisce il punto di arrivo di un cammino che è già sempre appartenuto ad essa: sicché l&#8217;impressione di inesorabile e disperata dipendenza che in voi suscita il diventare una cosa che sente altro non è che esitazione, timore, resistenza nei confronti di un nuovo scenario il cui protagonista non è Dio, né l&#8217;animale, né tantomeno l&#8217;uomo, ma la cosa. Certo, è strano che il connubio tra la filosofia e la sessualità avvenga sotto il segno della droga e non sotto quello del vino, ma questa sembra una necessità imposta dal doversi appropriare di un ambito tanto filosoficamente quanto sessualmente ancora inesplorato. </p>



<p>La <em>sobria ebrietas</em> filosofica, non ci porta verso la cosa. Da Socrate a Nietzsche, sappiamo tutto sul rapporto tra vino e filosofia: in esso la sessualità ha giocato senza dubbio un ruolo importante, ma non essenziale, perché è sempre defluita via verso l&#8217;alto o verso il basso, assorbita dallo spirito o dalla vita. <strong>La sessualità neutra invece non scorre: tutte le metafore derivate dalla eiaculazione e dal colare del sangue mestruale devono essere abbandonate. Ciò non vuol dire che la cosa sia immobile: ma essa transita, non fluisce</strong>. Anche nel suo movimento, nel suo cambiare, essa conserva la sua opacità, il suo carattere non spirituale e non vitale, non mentale e non funzionante. Essa sembra un vizio proprio perché non scorre via, perché è sempre là, data, illimitatamente disponibile, aperta, senza redenzione e senza soddisfazione, senza catarsi. Essa sembra un vizio perché non è un mezzo per raggiungere qualche scopo esterno, nobile o ignobile che sia, perché spezza continuamente il corso del tempo e disarticola la macchina, ci introduce in un movimento acronico e privo di scopo che basta a se stesso e che non chiede altro che la sua prosecuzione.</p>



<p>[&#8230;]</p>



<p>Coloro che pretendono di ridurre la sessualità al bisogno o all&#8217;amicizia o a un rapporto ricreativo compiono lo stesso errore di quelli che ritengono che la filosofia sia un&#8217;attività di buon senso, una pratica di medie virtù, o un esercizio della ragionevolezza. In realtà c&#8217;è nella sessualità come nella filosofia un eccesso che è loro essenziale, che le costituisce in quanto tali, che è irrispettoso della propria e dell&#8217;altrui libertà, che li rende simili alla schiavitù e alla dipendenza dalla droga. Proprio a causa del loro eccesso, la sessualità corre verso il matrimonio e la filosofia corre verso l&#8217;università: se esse fossero ragionevoli e liberali, come hanno preteso le anime belle della liberazione sessuale e della contestazione universitaria, mai e poi mai si chiuderebbero nella prigione del matrimonio e della scuola filosofica. È ora di vedere il matrimonio e l&#8217;università dalla parte del male, come spacciatori di eccessi sessuali e filosofici cui non si può rinunciare, anziché dalla parte del bene come rimedi alla libidine sessuale e a quella conoscitiva.</p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/tossicomanie-esemplari/">Tossicomanie esemplari</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/tossicomanie-esemplari/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
