<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Società dei consumi Archivi - Il Nemico</title>
	<atom:link href="https://ilnemico.it/tag/societa-dei-consumi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilnemico.it/tag/societa-dei-consumi/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 08 Jul 2024 13:50:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Pasolini è morto, viva il consumismo!</title>
		<link>https://ilnemico.it/pasolini-e-morto-viva-il-consumismo/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/pasolini-e-morto-viva-il-consumismo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cattivi Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Profonda]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Società dei consumi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=876</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il consumismo è stato nefasto per la cultura in generale, in particolare per quella italiana. Non v'è alcun dubbio. Ma a cosa serve confondere l'Italia che fu con la povertà e l'indigenza? Per restare veri e puri bisogna necessariamente morir di fame? Il pauperismo osannato da Pasolini ha  attecchito nella cultura italiana, sempre più frivola e spendacciona, facendo leva sui suoi pregiudizi agropastorali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/pasolini-e-morto-viva-il-consumismo/">Pasolini è morto, viva il consumismo!</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Può darsi che nell’inverno del nostro scontento un motivo d’afflizione aggiuntiva possa derivare dallo svuotamento delle tasche per via di questa spaventosa crisi che chissà quando ci farà rivedere “i raggi di questo sole di York” (<em>Riccardo III</em>, atto I, sc.I). E può darsi che un periodo di contrazione dei consumi possa essere visto con giubilo da chi non ha mai mancato, dal primo apparire dell’affluent society da noi, di fare <strong>il broncio pedagogico e penitenziale contro il maledetto consumismo</strong>.</p>



<p><br>Per quanto mi riguarda mai mi sono accodato a tutti coloro che con aria contrita si sono affannati a biasimare la tendenza al consumo degli italiani a partire dagli anni ’60, <strong>gli anni più felici di sempre</strong>, gli anni di “Carosello”, della canterina vetrina televisiva che invitava al consumo. Ah il consumismo, ah la perdita dei valori, ah il vagheggiamento di una società agropastorale!</p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Prima del grande e impetuoso sviluppo degli anni ‘50/’60, il cosiddetto “miracolo economico”, eravamo un Paese povero e disgraziato (e il generale De Gaulle infieriva : &#8220;l&#8217;Italie n&#8217; est pas un pays pauvre, c&#8217; est un pauvre pays&#8221;). Nella economia dei prodotti a chilometro zero (quella della penuria preindustriale non quella doviziosa, sfiziosa e postindustriale di oggi) <strong>si faceva la fame</strong>. Nelle montagne imperava il gozzo e l’incesto. Nelle campagne si sudava da bestie e i cani abbaiavano alla luna scambiandola per polenta (&#8220;La luna e i falò&#8221;). Nelle città la maggior parte della gente viveva in fetide case di ringhiera col cesso in comune sul ballatoio, &#8220;in punta&#8221; si diceva a Milano, ossia alla fine della ringhiera. E quelli del Sud, &#8220;Gli alunni del sole&#8221; secondo Giuseppe Marotta, scappavano a gambe levate appena potevano <strong>abbandonando i mandolini, il sole e il mare</strong>, per poi poterli meglio cantare, ma da lontano, in qualsiasi luogo che non gli ricordasse <strong>l’afflizione, la penuria quando non la fame.</strong></p>



<p>Perciò, benché consumatore parco, ho avuto verso il consumo, da “materialista spirituale” quale sono, sempre un comportamento responsabile ma<strong> mai denigratorio e sprezzante</strong> (non me lo potevo permettere). Era il mio mondo del consumo al quale anch’io accedevo finalmente, era il mio “edonismo immaginativo autonomo” per usare la bella espressione di Colin Campbell (<em>The Romantic Ethic and the Spirit of Modern Consumerism</em>, Oxford 1987) cioè un piacere che rilasciava intime soddisfazioni, enzimi di piacere, endorfine da supermercato: <strong>ah il mio primo e indimenticabile croccante cornetto!</strong></p>



<p>Se c’è qualcosa che temiamo come la morte, oggi, è tornare a quei tempi andati, ecco perché siamo rimasti come paralizzati davanti ai colpi della recessione e degli altrettanto violentissimi colpi del governo, di questo e di quello precedente, che ci hanno tramortiti. <strong>C&#8217;è sempre un governo che è ladro per default nel nostro immaginario</strong>. Non crediamo che sia probabile tornare a quell’Italia lì, ma la paura è tanta.</p>



<p>Socrate andava ogni giorno al mercato per constatare di quante cose non avesse bisogno (Diogene Laerzio, <em>Vite dei filosofi</em>). Anch’io, <strong>mi ritengo un consumista svogliato</strong>. Ho una vecchia automobile, pochi vestiti, alcune paia di scarpe, vivo una vita media da uomo medio, tranne questa passione insana per il libri, fonte aggiuntiva di dolore, perché come dice la Bibbia: “Molta sapienza, molto affanno: chi accresce il sapere, aumenta il dolore” (<em>Qo</em> 1, 18).” Ma meglio questa afflizione autoimposta che una sciocca ed ebete <strong>mancanza di consapevolezza</strong>. So che il mercato procura dolori, ma sono contento però che ci sia un mercato. E non faccio il broncio a chi consuma. <strong>Ognuno si impicca alla corda che vuole</strong>, anche chi tiene un tenore di vita al disopra dei propri mezzi, anche ricorrendo ai debiti. E ce n’è tantissimi: per esperienza lavorativa ho visto cose che voi umani…</p>



<div type="post" ids="860" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Per conto mio sono per la massima: “di ciò che non abbiamo, facciamo senza”. Ma non amo il francescanesimo. <strong>Il pauperismo realizzato non potrà che distribuire miseria</strong>. Non sono per l’esaltazione della povertà evangelica e di contro non sono ideologicamente avverso al mercato e al consumo.<br>Per dire, preferisco il Voltaire del <em>Mondano</em> &#8211; il filosofo che in quel poemetto cantava le lodi di una delle prime globalizzazioni (sì, trafficava anche in schiavi, ahimè) e concludeva “Le paradis terrestre est où je suis” &#8211; a un Rousseau con la testa sempre rivolta all’indietro in uno stato ferino di natura, che viveva come un orso solitario, privo di ogni conforto e predicava il ritorno <strong>a una punitiva società senza spettacoli, senza consumi</strong>, tanto che Voltaire sbottò in una lettera: «Signore, vien voglia di camminare a quattro zampe quando si legge la vostra opera»&#8230;</p>



<p>Il consumismo, viene detto con aria deprezzatoria, porta malessere e insoddisfazioni crescenti. Vero. Ma è da preferire questo tipo di malessere del benessere <strong>al malessere del malessere di chi non ha nulla e nulla può desiderare</strong>. Meglio una fila per un Ipad che per un’aringa affumicata. Mai ho seguito i miti regressivi alla Rousseau o alla Pasolini [nella foto in vistoso total Gucci]. Sono nato in povertà e sono riuscito a fuggire fortunosamente da quel mondo inseguendo un sogno piccolo-borghese di lindore, di pulizia (nella lingua prima che nel vestiario o negli arredi), proprio come il cantore dei coatti romani, <strong>Pier Paolo Pasolini</strong>; lo scrittore che mentre inseguiva narrativamente, e non solo, pischelli borgatari quali il Rinzetta e il Riccetto che parlavano come le coatte di oggi, che vagheggiava una società povera, che assegnava, da intellettuale decadente gidiano qual era, <strong>chissà quale funzione di redenzione al sottoproletario di borgata</strong>, ebbene questo intellettuale costretto per un certo periodo della propria vita a vivere in<strong> borgata da cui è scappato appena ha potuto</strong>, vergava negli umidi quaderni piccolo-borghesi de <em>La religione del mio tempo</em> questi versi racchiusi nel capitoletto “Il mio desiderio di ricchezza”:</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Prima di ogni altra cosa, una camicia candida!<br>Prima di ogni altra cosa, delle scarpe buone,<br>dei panni seri! E una casa, in quartieri<br>abitati da gente che non dia pena.</p>
</blockquote>



<p>Da gente che non dia pena! Ossia lontano dagli sguardi dei borgatari che poi andava a incontrare, lui, su fiammanti automobili sportive. Adoro Pasolini &#8211; soprattutto quello critico, lo scrittore di <em>Passione e ideologia</em> e <em>Descrizioni di descrizioni</em> (il migliore secondo me) &#8211; e dico questo per ripararlo subito dai colpi che potrebbero dargli coloro che usassero le mie parole contro di lui. Ma come dice Sciascia: <strong>contraddisse, e si contraddisse</strong>. È l’intellettuale che più di ogni altro scrisse contro il consumismo, <strong>parlando di una alluvione antropologica solo perché cominciavamo ad addentare qualche Buondì Motta</strong>, lui, quel poeta che si dilungava su acquisti Biedermeier, da piccolo borghese con aspirazioni di lindore filisteo.</p>



<p>Negli<em> Scritti corsari</em> prediceva castrastofiche mutazioni antropologiche degli italiani, e vagheggiava recensendo le prose di <em>Un po’ di febbre</em> di Sandro Penna la società povera e debilitata dell’Italia degli anni Trenta.</p>



<div type="product" ids="113" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><br>Se Pasolini è uno scrittore di sinistra (seppur una sinistra reazionaria, com’è stato detto) allora è il destinatario naturale di questa osservazione di Michael Walzer (<em>L’intellettuale militante</em>, Il Mulino 1988):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«<strong>Non è mai stata una buona idea per la sinistra quella di collocarsi in netta contrapposizione ai valori della gente comune</strong>. L&#8217;attacco ai beni di consumo è il punto estremo cui può arrivare l&#8217;ostinazione dei critici della società, poiché la gente, privata delle cose, è resa libera per una politica non più di quanto siano resi liberi per l&#8217;arte gli artisti che fanno la fame. <strong>La privazione è privazione</strong>; non ci si può sottrarre al mondo del guadagno e della spesa semplicemente non guadagnando e non spendendo. La vita comune ha le sue esigenze, non soltanto di ciò che è assolutamente necessario, <strong>ma anche di ciò che è puramente desiderabile</strong>».</p>
</blockquote>



<p>E adesso, se vi è rimasto qualche spicciolo in tasca e se volete sentire ancora la gradevolezza delle endorfine del consumo sulla vostra pelle: <strong><em>enjoy it</em>, ci sarà tempo per il <em>penitenziagite</em>!</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/pasolini-e-morto-viva-il-consumismo/">Pasolini è morto, viva il consumismo!</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/pasolini-e-morto-viva-il-consumismo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pasolini visto da Arbasino</title>
		<link>https://ilnemico.it/pasolini-visto-da-arbasino/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/pasolini-visto-da-arbasino/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Profonda]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Anni '60]]></category>
		<category><![CDATA[Arbasino]]></category>
		<category><![CDATA[Mutazione antropologica]]></category>
		<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Società dei consumi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=860</guid>

					<description><![CDATA[<p>La critica opportunista di Pasolini, secondo Arbasino, rimpiangeva un età dell'oro della disponibilità dei "pischelli di borgata", ormai sedotti dall'accessibilità delle donne e del lusso, e indifferenti, se non indisposti, nei confronti delle avances di PPP.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/pasolini-visto-da-arbasino/">Pasolini visto da Arbasino</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per una interpretazione profonda di PPP suggerisco di leggere il profilo acuminato che ne fa Arbasino in <em>Ritratti italiani</em>. È una spiegazione di un<strong> omosessuale conservatore, brillante e giramondo</strong> (chi meglio di lui ha descritto la &#8220;bellezza&#8221; del miracolo economico degli Anni Sessanta ? &#8211; decennio secondo lui in cui il futuro aveva ancora un avvenire, altro che catastrofe antropologica!) <strong>nei confronti di un altro omosessuale più cupo e angosciato e forse masochista</strong>, il quale imputava chissà quale scasso antropologico degli italiani ai consumi e all&#8217;avvento della libertà sessuale degli anni &#8217;70, che invece <strong>rendeva disponibili finalmente le ragazze ai suoi pischelli di borgata</strong>, e smentiva l&#8217;assunto corrente tra gli omosessuali internazionali, da Winkelmann a von Gloden e di tanti altri viaggiatori dal &#8216;700 al &#8216;900, di una bisessualità o omoerotia spontanea presso i ragazzi italiani, i quali in verità andavano con loro <strong>solo perché poveri e non avendo donne disponibili se non a pagamento</strong>. PPP fu sconvolto secondo Arbasino, che lo frequentò fin dai primi anni Sessanta, da questi mutamenti economici e sessuali.</p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Ecco alcuni brani, necessariamente scuciti, tratti da <em>Ritratti italiani</em> di Alberto Arbasino:</p>



<p>Sulle consuetudini sessuali di due scrittori omo quali Pasolini e Comisso</p>



<p>Prima fase:</p>



<p><strong>Segregazione serale dei sessi.</strong> <strong>L&#8217;età dell&#8217;oro della omosessualità internazionale.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«&#8230;diari appena mossi (da leggerezza rapsodica, non da strategie narrative) di una <strong>inquietudine ingorda e inesausta nel &#8220;battere&#8221; teneri ragazzi contadini</strong> (Pasolini) oppure giovanotti in età militare (Comisso) con una passionalità quantitativa che raggiunge risultati strepitosi, numericamente, in una Italia minore ancora antica e rustica e attonita e gentile, e semivuota, <strong>ma tradizionalmente bisessuale</strong> e disponibile anche più della Grecia e della Tunisia, finché durò <strong>la segregazione serale dei sessi.</strong>»</p>
</blockquote>



<p>Eccolo il punto. « la segregazione serale dei sessi»</p>



<p>Altro punto:</p>



<p><strong>Bisessualità di necessità</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Le condizioni maschili erano semplici e basiche, secondo i requisiti tipici d’una bisessualità &#8220;di necessità&#8221; <strong>in una società dove le ragazze sono tradizionalmente inaccessibili</strong> [&#8230;]. Permissività, movimenti giovanili e discoteche spazzeranno poi questa tradizione o illusione (e Pasolini stesso si lagnerà della mutazione antropologica: «Ora devo fare centinaia di chilometri per cercare sulle cime dei monti ciò che fino a poco fa trovavo sotto casa»). Ma la caratteristica di queste pagine è una capacità di<strong> fissazione amorosa</strong> continua, ripetuta, erratica, insaziabile.»</p>
</blockquote>



<div type="product" ids="413" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><strong>Fine dell&#8217;età dell&#8217;oro della presunta bisessualità mediterranea</strong><br><br>Seconda fase:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Roma, anni Cinquanta: a detta di ogni tradizione orale e di testimonianze innumerevoli, <strong>l’ultima età d’oro per la bisessualità mediterranea</strong>, latina, rinascimentale, sia popolare sia di élite, come l’hanno conosciuta tanti viaggiatori, per consuetudine antica.»</p>
</blockquote>



<p>Terza fase:<br><br>Quando<strong> un&#8217;alfa romeo in piazzetta non è più un avvenimento</strong>. </p>



<p>Come si scambia un mutamento nel costume sessuale per una catastrofe antropologica (ah i maledetti consumi!)? Semplice: è cambiato lo scenario della presunta bisessualità dei ragazzi poveri. <strong>Per PPP le occasioni diminuiscono</strong>. I ragazzi escono con le ragazze. Ninetto si sposa. Sono gli anni &#8217;70. Il benessere è diffuso. <strong>PPP è disperato</strong>.</p>



<p>Ecco il brano:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Terzo tempo. L’età permissiva dei movimenti giovanili e della liberazione femminile ha alcune conseguenze decisive: la formazione precoce della coppietta definitiva, non più dopo i vent’anni, ma addirittura a dieci. Smentita, empirica, della tesi della bisessualità antropologica, pagana, dei ragazzi italiani. Fine delle bande avventurose di ragazzi sperimentali; omologazione, omogeneizzazione dei comportamenti. Fine dell’originalità individuale, dei caratteri regionali, del sapore locale. <strong>Standardizzazione e spersonalizzazione anche dell’atteggiamento omosessuale</strong>, riservato a ‘gay’ o ‘checche’ fatte con lo stampino, invase da galatei che impongono baffi e canottiere e orecchini identici in ogni paese. Ghettizzazione in discoteche dove si ‘investe’ il tempo e i soldi del sabato sera in un amalgama impersonale, o in baretti dove si passano le ore gemendo sui bei tempi passati e sulle nuove malattie. Inoltre, non solo la droga e le armi rendono ormai pericolose e criminali quelle periferie già familiari e amichevoli: <strong>i ragazzi adesso hanno soldi e automobili, oltre che le ragazze</strong>. L’arrivo di un’Alfa Romeo in una piazzetta non è più un avvenimento, l’offerta di una pizza fa sorridere di compatimento. Questi sono i temi della <strong>mutazione antropologica</strong> drammaticamente trattati dall’ultimo Pasolini disperato: forse è stato anche frainteso, perché chi rimpiange un’Italia sana e frugale e lieta può sembrare un nostalgico del fascismo. Ma le<strong> </strong><em><strong>motivazioni autobiografiche</strong></em> delle sue <em><strong>anacronistiche invettive</strong></em> contro la <strong><em>società dei consumi e del benessere</em></strong> (corsivi miei) possono rendere ancora più straziante quella tragica fine di Pier Paolo.»</p>
</blockquote>



<p>Conclusione:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Pier Paolo lanciò il suo ostinato masochismo caratteriale e sperimentale contro i torti inestinguibili di una società malevola nel suo cattolicesimo come nel suo comunismo.»</p>
</blockquote>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/pasolini-visto-da-arbasino/">Pasolini visto da Arbasino</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/pasolini-visto-da-arbasino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
