Intervista a Glasond, alt-rapper esploso con la furia di un fucile a pompa, o se vogliamo di una lupara: non cerca scorciatoie folkloristiche, non gioca a fare l’industry plant del Sud. Ribalta gli stereotipi con l’attitudine e lo stile, e recita da post-ironia.

Le interviste rap oggi sono un rituale monotono, quasi un format morto: “un rapper che fa il duro”, “un’influencer che chiede cazzate”, e via così. Onestamente è una roba ridicola, e ho pensato che con la scrittura — solo con la scrittura — posso ribaltare questo format. Allora eccomi qua, a farne una con i tipi giusti. Dopo Hammon, tocca a Glasond: cristiano con simpatie ortodosse, auto-incoronato sovrano di un trono fatto di catene sacre e rime conscious, come si dice. Un’aura da guerriero che non imita nessuno e non deve nulla a nessuno, e non gli pare fregare molto delle major del rap che ormai, in Italia, hanno sete di una frase rappata in ogni canzone.

Glasond è esploso con la furia di un fucile a pompa, o se vogliamo di una lupara: non cerca scorciatoie folkloristiche, non gioca a fare l’industry plant del Sud. Ribalta gli stereotipi con l’attitudine e lo stile, e recita da post-ironia. Trasforma l’insulto “calabresi scimmie” in una bandiera di potenza brutale e orgoglio animalesco testosteronico, in una sorta di apologia del chad. Il suo progetto, Glasond – Il Principe dei Saiyan, è l’apice di questo rovesciamento identitario, mutazione — diciamo così — imperiale.

Con Hammon, in Welcome to CS Nord, Glasond scava dentro molti cliché del rap: sofferenza, rivalsa, il peso di una terra che non perdona. Ma qui non c’è il melodramma del Sud piagnone: è una guerra emotiva secca, crudele, espressionista e formale.

La sua lingua è un arsenale: italiano, dialetto, slang angloamericano. Non per folklore, ma per fame, per necessità espressiva. Non un semplice orgoglio regionale, ma un’energia guerresca che a tratti sfocia in un romanticismo nascosto: un romanticismo del dolore, della resistenza a qualcosa di omologante.

L’ironia è feroce: punchline idiote, crudeli, a volte volgari. L’emarginazione culturale non la teme: se altri la vivono come zavorra, lui la trasforma in carburante per i suoi pezzi, un isolamento sfigato ma mitologico, quasi da rivendicare in chiave militaresca. L’enclave del rap calabrese è, in fondo, anche questo.

E arriviamo al punto che tutti cercano di aggirare: nei testi di Glasond si sente un’impronta apertamente antifemminista. In Faccio Chiudere Freeda non si limita a trollare la pagina: parla di “femminismo cronico”, aborto, “cesse femministe” vissute come minaccia al futuro demografico. La Figa è una Mafia è un titolo che non necessita interpretazioni. Perfino in Arriva il Test Salivare il linguaggio è brutale, sessualizzato, senza filtri: roba che sembra più un manifesto identitario maschile, un’estetica da sigma/chad, che un semplice sfogo lirico.

Glasond provoca, spacca, infastidisce; eppure, in mezzo al caos, emerge una strana tenerezza: un guerriero della sua terra che usa l’insulto come spada e come scudo, pronto a essere crocifisso dalle femministe di ultima generazione senza arretrare di un millimetro.

Io questa intervista la inizierei con una domanda all’altezza della retorica di Maurizio Costanzo, l’unica TV che ho apprezzato:

Vincenzo Profeta:
Insomma, dove finisce la provocazione e dove inizia la militanza? O forse, nel suo mondo, le due cose sono la stessa identica fiamma?
Allora dove finisce la provocazione e dove inizia la militanza ideologica se mai esiste, oltre all’evidente mitologia dello sfondare in te?

Glasond:
La provocazione fa parte del mio personaggio, della mia persona e della mia arte, ma non presuppone per forza una militanza ideologica. In realtà per rendersi conto delle cose di cui parlo nella mia musica basta avere gli occhi aperti e le orecchie funzionanti; la tessera di partito non l’ho mai avuta. Se dovessi scendere in politica, fonderei un mio partito, scevro da legami con qualsiasi movimento o indirizzo politico.

VP:
Faccio Chiudere Freeda è il brano più apertamente antifemminista della tua discografia, mi racconti da dove ti è venuto?

G:
Mi è venuto in studio mentre ero con il dr. Verde, un mio amico. Mi ha suggerito di affrontare la tematica e a quel punto la canzone si è praticamente partorita da sola, c’era talmente tanto materiale che ho dovuto accorciarla, alla fine. Infatti ho così tanto da dire sul tema che non escludo una parte due, o comunque un brano in cui affronterò di nuovo il femminismo.

VP:
Glasond, non ti ci vedo rapper politico: di’ la verità, il tuo antifemminismo non è “ideologico”, è perlopiù performativo, teatrale, o sbaglio?

G:
Esatto. Qualunque sia il tuo orientamento politico, sesso, religione, ecc… è folle dare per scontato che la narrativa dei media e dell’establishment sia sacrosanta. E’ folle pensare di accusare tutti gli uomini presi come una categoria nella sua interezza. Se chi propaga queste idee anti-famiglia e misandriche detiene denaro, media, università, istruzione e politica, allora forse dovreste domandarvi se siete davvero parte della “Resistenza”. A me sembra che siate gli oppressori, abbiate almeno la decenza di non definirivi la resistenza.

VP:
Le “cesse femministe” sono una categoria antropologica, per te?

G:
Assolutamente sì, che, paradossalmente, si sta auto-sabotando: se ci fai caso comunità lgbt, femministe, schizo-commies e compagnia bella sono proprio quelli che non vogliono avere figli. Ovviamente la comunità LGBT potrebbe solo adottarli al momento, anche se in Italia è vietato, nonostante molti trafficanti di bam-… ehm scusami medici, magistrati e massoni di vario tipo ora possono adottare, rapen-… ehm scusami andando in Argentina a fare shopping e dichiarando che l’adozione è da parte di un single, con il silenzio complice di Salvini, Meloni e compagnia bella. Comunque, quello che i libtards non capiscono è che se si autosterilizzano, si castrano, o semplicemente continuano a fare i cascamorti o le mign… per tutta la vita difficilmente avranno figli, e ciò creerà una generazione di italiani che sarà figlia esclusivamente di gente che non la pensa come i libtards. Esattamente, i liberali si stanno autocastrando impedendosi da soli di fare famiglia, oppure si stanno sterilizzando nell’ambito di terapie ormonali. Praticamente si stanno facendo da soli quello che gli facevano i tedeschi nei campi di concentramento. Questa roba è completamente folle e non se ne rendono conto. Contenti loro, contenti tutti.

VP:
GLASOND è una sigla, giusto? Raccontami da dove viene questo nome e perché lo hai scelto.

G:
Esatto, sono le iniziali dei mesi che vanno da giugno, mese in cui sono nato, a dicembre, mese in cui è nato Gesù, oltre che molti altri dei e semidei del mondo antico.

VP:
In che rapporto sei con il sacro? Sei credente?

G:
Sono credente, sono un cristiano cattolico, ma mi interesso molto di religioni. Attualmente sto leggendo il Trattato di Storia delle Religioni di Mircea Eliade, sto davvero a ruota con questa roba. In me c’è anche molto l’influenza del mondo greco-ortodosso. Nei paesi intorno al mio ci sono varie comunità arbereshe che seguono una ritualità cristiana più orientale, seppur riconosciuta dal Vaticano. Molto interessante.

VP:
Sai che la massoneria calabrese è probabilmente la più potente d’Italia? Ti è mai capitato di fare riferimenti massonici ed avere, diciamo, qualche “segno”?

G:
Ho fatto riferimenti alla massoneria, ma di tipo allegorico, spesso per fare una barra divertente. Non appartengo ad alcun gruppo massonico e non mi piace la ritualità massonica, soprattutto quando prova a deviare la dottrina cristiana. E’ uno specchio per le allodole. Poi ci sono anche massonerie più “pulite” a livello spirituale, ma che fanno il lavoro più sporco nel concreto. Motivo per cui non mi associo a nessuna di queste organizzazioni.

VP:
La sessualizzazione esplicita e grottesca, le frasi che si muovono tra pornografia verbale e machismo, sono tipiche del rap; ma tu spesso fai delle smorfie nei tuoi video, spesso sembrano prendere in giro questi stereotipi. Sono volute e, se sì, perché?

G:
Perché i rapper sono degli sfigati del c****. Senza soldi, senza donne, senza macchine, senza nulla di ciò di cui parlano. Se guardi i rapper davvero ricchi, quelli già hanno famiglia o sono fidanzati da anni. E poi ci sono i rapper che si fanno le seghe.

VP:
Lo faresti anche con i simboli di potere mafioso e col capitalismo nordista?

G:
Io sono un artista, posso fare allegorie e prendere in giro tutto e tutti. Mi fa crepare anche fare le imitazioni, adoro imitare i doppiaggi dei film sulla mafia italo-americana, ma anche imitare il parlato del capitalismo nordista. Comunque meglio mafioso o capitalista del nord, che fare il rapper LGBT o il cantantino da Sanremo che piace alle mamme che twerka su TikTok.

VP:
Tutta la tua poetica ha sempre qualcosa di militare: che ne pensi, ad esempio, della guerra in Ucraina e di Vladimir Putin?

G:
Penso che possono andare a farsi fottere da entrambe le parti, anche se Putin è un chad ed è cristiano (sulla carta) quindi mi sta leggermente più simpatico. Non voglio che vada oltre col suo espansionismo però. Guarda caso da tutte queste politiche, da queste potenze che giocano, scaturiscono situazioni in cui ci rimette sempre e solo l’Europa. Prima o poi riusciranno a portarci in guerra e sperano di trovarci devirilizzati ed effemminati. Non credo che ci troveranno così.

VP:
Sai che la mafia russa e Putin in certe zone del Sud sono venerati? Conosci questa cosa?

G:
Sì, la conosco molto bene. Ma non credo questa sia la sede per approfondire il discorso.

VP:
Secondo te c’è un motivo per cui la nostra società occidentalista criminalizza il testosterone maschile? In somma: il testosterone, per l’Occidente, crea guerre, stupra e perseguita le ragazze; sembra non ci sia più nulla di buono ad essere maschi. Poi fa cadere pure i capelli. Eppure tutte le maggiori scoperte tecniche ed artistiche hanno una componente ormonale evidente: lo slancio futurista è testosteronico, la voglia di cambiare, il coraggio è un valore mascolino. Tu che ne pensi?

G:
Penso che ci hanno ridotto del 60% il testosterone in 50 anni, con cibo, media, capitalismo e quant’altro. Ma non ci hanno ancora sconfitti. Certo è che dobbiamo iniziare a far capire seriamente alle persone a cosa stiamo andando incontro. Dobbiamo parlare soprattutto ai maschi, perché le donne spesso sono irrazionali e troppo emotive e credono a tutto ciò che dicono instagram e la televisione. Motivo per cui una società fluida o matriarcale come quella che stanno cercando di creare, non funzionerà e non durerà a lungo. Questi pagliacci pensano che gli basta avere il lavoro da duemila euro al mese e mai nessuno verrà a toccarci. La storia non è finita, anzi. La guerra prima o poi arriverà e non credo che le donne scenderanno in prima linea a difendere il Paese. E se gli uomini dovessero chiederglielo, o obbligarle, sarebbero dei gay. Quindi va benissimo così.

VP:
Chiudiamo con la tua nuova canzone: di cosa parla e perché dovremmo ascoltarla?

G:
La mia nuova canzone SPARTA 2 è ovviamente un inno al machismo. Fa parte del mio nuovo progetto in uscita, SIGMA MUSIC vol.1, e ovviamente ripercorre il filone del Sigma male grindset in cui tutti i miei fan, o comunque tutti gli Uomini con la U maiuscola possono rivedersi.