Introduzione a un nuovo progetto di ricerca e di critica d’arte, diretto da Federico Cacìa. «The Orange Square» è uno sguardo sulla società visto dall’arte contemporanea. L’intento è quello di osservare i mutamenti sociali, tecnologici, spaziali, urbanistici e politici attraverso le traiettorie dell’arte. Tutto questo partendo da un presupposto: l’opera d’arte non si espone più, ma circola.

Nel nostro microcosmo culturale manca sempre qualcosa, che sia un’adeguata educazione finanziaria, un paio d’ore di educazione civica a scuola, la giusta attenzione allo sport e alla cura del corpo, una buona dose di nozioni filosofiche utili per pensare bene. Ognuno lamenta mancanze: chi compra casa si lagna che la scuola non gli abbia insegnato a gestire la burocrazia che la accompagna; chi cerca lavoratori dipendenti si duole che il gap tra università e lavoro in Italia sia una voragine; chi cerca lavoro protesta di non aver sviluppato le adeguate competenze per sedurre quella grande multinazionale, proprio quella dove potrebbe rendere fieri i suoi genitori.

E si ha la netta sensazione che la gente sia sempre fuori fuoco. Lo scrittore recrimina che nessuno legge più, forse aspettandosi che in futuro i medici prescrivano “trenta pagine di Madame Bovary al giorno per sette giorni, così le passerà il suo bovarismo cronico”; per l’artista nessuno s’interessa più all’arte e la critica poi non ne parliamo, non lo comprende quanto dovrebbe: povera società pensa, così lontana dalla (sua) bellezza; per le riviste sono tutti analfabeti funzionali e per i giornalisti gli analfabeti funzionali sono sempre troppo pochi, tant’è che sembrano lavorare per produrne di nuovi; i cineasti soffrono la mancanza d’un pubblico attento, mentre della medesima cosa ne gongolano i creator; una fetta di pubblico soffre l’assenza di grandi film, grandi libri, insomma grandi opere; e quasi la totalità della popolazione è distante dall’arte, molti pensano non abbia più alcun legame con il contemporaneo, alcuni credono sia spazzatura antiestetica priva della magnificenza e delle regalità di cui poteva fregiarsi nei secoli passati. I più avvezzi al tema dicono che l’opera d’arte ha perso la propria aura.

Se per molti la nostra società pecca di competenze finanziarie, burocratiche e tecnologiche, pochissimi credono che, in questo stesso piccolo mondo, l’arte debba avere davvero un ruolo fondamentale.

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