Prima o poi capita. Magari è un’intervista andata storta. Magari è uno screenshot di troppo. Magari è una cosa detta anni fa che qualcuno ha ritrovato. E così, nelle chat dei maschi-della-cultura l’aria si fa pesante. Hai visto cosa gli stanno facendo? E se dovesse succedere anche a noi?

Prima o poi capita. Magari è un’intervista andata storta. Magari è uno screenshot di troppo. Magari è una cosa detta anni fa che qualcuno ha ritrovato. E così, nelle chat dei maschi-della-cultura l’aria si fa pesante. Hai visto cosa gli stanno facendo? E se dovesse succedere anche a noi? Tutti pensano di essere nel giusto. Tutti conoscono almeno tre donne straordinarie (e lo ripetono spesso). Eppure. Eppure la shitstorm non è una questione di se, ma di quando. Eccovi un manuale per tirarvi fuori se pestate un merdone.

1. Io amo le donne.

Questa dichiarazione è sempreverde. Funziona a destra e funziona a sinistra. Le donne come icona di bellezza. Le donne superiori all’uomo. Le donne misteriose e lunari. Variante avanzata: le donne mi hanno sempre ispirato. Non specificare in che senso. Te ne prego.

2. “Le mie amiche dicono che sono più femminista di loro”

Interrogare il proprio giro di amiche e individuare l’alleata: quella che possa testimoniare di quella volta in cui abbiamo partecipato alla proiezione di quel film intersezionale.

3. Il ritiro Vipassana.

Sparire per 11 giorni in una cascina Toscana senza cellulare né contatti con l’esterno per un ritiro del silenzio. Niente social. Niente dichiarazioni. Solo silenzio, meditazione, grandi passeggiate. Al termine uscire rinati, con una foto in controluce tra gli ulivi, e procedere direttamente al punto 5.

4. Tirare fuori René Girard.

Buttarla sulla teoria del capro espiatorio. Muovere una critica alla società che divora le persone, alla macchina del fango, al tribunale dell’internèt. Il problema non sei tu, è il declino dell’Occidente. Puntare a diventare caso studio.

5. Selezionare il podcast giusto e farsi invitare.

Se il merdone è a trazione femminile, presentarsi contriti. Giulia De Lellis, Diletta Leotta, qualcosa con “women” nel titolo. Training autogeno per contenere i sorrisetti. Occhi bassi ma non troppo, deve sembrare più elaborazione, che condanna. Grazie per avermi dato questo spazio è la frase da ripetere tipo mantra.

6. Il long-form su Substack.

Nella vostra newsletter, ovviamente avete una newsletter, uscire con un pezzo intitolato Cosa mi ha insegnato la shitstorm. Oppure Sul rumore. Oppure Una cosa che voglio dirvi. Tono: vulnerabile (racconta i momenti peggiori, le mail minatorie ai tuoi cari) ma lucido (ricorda, il problema non sei tu ma la società). Citare almeno due donne. Una viva, una morta. Chiudere con una domanda aperta sui tempi in cui viviamo. Disabilitare i commenti.

7. Annunciare un progetto.

Una residenza. Una call. Un festival. Una rassegna. Con un nome che contenga le parole “sguardi” o “voci” o “confini” o “attraversamenti”. Meglio se è dedicato a giovani autrici under 35. Meglio ancora se ha una giuria composta per la maggior parte da donne. Il progetto non deve necessariamente realizzarsi – l’annuncio è sufficiente a superare l’autunno

8. Domarla.

Trasformare la shitstorm in personaggio, il personaggio in brand, il brand in ospitata a Belve. Solo per veri audaci. Serve sangue freddo e una certa dose di fascinazione per Vannacci. Buttarla in caciara: era una mia idea fin dall’inizio. Fedez ci ha costruito una carriera. Pure Cipollino ci ha provato alle Olimpiadi di Cortina (è pieno di figa!) ma poi si è dovuto scusare pure lui. Valutare attentamente le proprie forze.

9. Aspettare.

Tanto è estate. Dov’è che vai poi al mare?