La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come video ricostruzione di Geopop.
Cosa è Geopop? Se lo chiedi a loro, con ogni probabilità risponderanno che si tratta di un progetto editoriale che svolge attività di divulgazione. E lo faranno sorridendo con educazione, fallendo tuttavia nel tentativo di nascondere completamente quella leggerissima spocchia di chi è convinto (o vuole convincerti e convincersi) di stare svolgendo un ruolo importante, di avere una missione essenziale: spiegare, chiarire, educare, mettere ordine nel caos, “signora mia qui un tempo era tutta cultura”
Se lo chiedete a me, Geopop su Instagram è Faust che incontra Mefistofele. È la divulgazione che, stanca dei tempi lunghi del sapere, decide di non aspettare più.
Faust non vende l’anima per ignoranza, ma per impazienza. Si dà al demonio per desiderio di sapere e per sete di godimento. Mefistofele d’altronde non è un semplice tentatore, ma trasforma il mondo in esperienza consumabile. Dove Faust voleva capire, Mefistofele fa provare. Dove c’era complessità, introduce semplificazione. Dove c’era distanza, prossimità. E soprattutto, dove c’era attesa, una reazione immediata.
Infatti non c’è incendio, frana, disastro aereo o ferroviario che non venga prontamente seguito da un approfondimento scientifico (sic) di Geopop con tanto di video ricostruzione 3D (direi ormai la loro signature move, la loro reinterpretazione dei plastici di Vespa). La tragedia diventa immediatamente contenuto.
Ma Geopop in fondo lo sa bene, a nessuno serve davvero capire, basta non sentirsi esclusi, non restare indietro. Questa divulgazione della quale ci si riempie troppo spesso la bocca non costruisce conoscenza, ma presenza, al massimo riesce (forse) ad anestetizzare l’ansia, a dirci “Tranquilli, è tutto spiegabile”, anche quando forse non dovrebbe esserlo o comunque sicuramente non immediatamente.
Inoltre, un feed che si rispetti non si costruisce con l’etica di chi interviene quando il mondo si rompe, ma con la continuità. E siccome le tragedie (per fortuna) non rispettano i calendari editoriali, nel mosaico Instagram di Geopop coesistono pacificamente ricostruzioni di disastri vari e video di debunking. Ad esempio, test rigorosi hanno recentemente verificato che una Peroni si raffredda più velocemente in freezer se avvolta in un fazzoletto bagnato. Tragedia e curiosità non sono equivalenti, ma l’attenzione che gli riserviamo lo è.

Qualcuno obietterà: “Ma ha davvero senso prendersela con Geopop quando Instagram è pieno di contenuti discutibili, stupidi, apertamente inutili, offensivi, diseducativi?”. Rispondiamo “Santo cielo sì”. Loro non pretendono di educare, non fingono di essere altro. Ad infastidire di Geopop è l’asimmetria di ruolo, la rivendicazione di un mandato “educativo” per mascherare una banale, sincera e spietata ricerca costante dell’engagement. E signori ci mancherebbe, sti divulgatori devono pur campare (e un ricercatore o muore precario, o vive abbastanza a lungo da diventare un divulgatore).
Nell’epilogo del Faust di Goethe, l’ormai anziano e cieco medico immagina un futuro possibile, progetta un’opera utile alla comunità, pensa ad un mondo un po’ meno ostile, e ottiene la salvezza dell’anima.
Forse è l’unica cosa che si possa augurare anche a Geopop. Che prima o poi interrompa la corsa, accetti un po’ di distanza, rinunci all’illusione dell’immediatezza. Che ricordi che la divulgazione non è una gara di reattività, ma un esercizio di misura.