<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>La7 Archivi - Il Nemico</title>
	<atom:link href="https://ilnemico.it/tag/la7/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilnemico.it/tag/la7/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 02 May 2026 09:53:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Vorrei avere il controllo della salivazione di Stefano Massini</title>
		<link>https://ilnemico.it/vorrei-avere-il-controllo-della-salivazione-di-stefano-massini/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/vorrei-avere-il-controllo-della-salivazione-di-stefano-massini/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 09:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bestiario]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[La7]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=2854</guid>

					<description><![CDATA[<p>Immersione dentro le asciuttissime fauci di Stefano Massini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/vorrei-avere-il-controllo-della-salivazione-di-stefano-massini/">Vorrei avere il controllo della salivazione di Stefano Massini</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Qui al Nemico tra una spiritosaggine e un invito alla dissoluzione dello stato democratico si sarebbe anche gente seria. E infatti l’altro pomeriggio si stavano vagliando proposte per una ricerchina scientifica. Ipotesi, ambiente sperimentale, raccolta dati. Una roba fatta bene. Vincenzo Profeta, per dire, suggeriva una rilettura accelerazionistica di Domenica In. Vittorio Ray un argomento di estrema finezza intellettuale che purtroppo mi è impossibile riferire perché di troppo superiore alla mia gittata cognitiva. Poi, all’improvviso, viene fuori il nome di Stefano Massini. Io, che sono un ingordo bastardo, senza pensarci alzo il lapis e mi propongo.</p>



<p>“Benissimo: Massini”, dicono.</p>



<p>“Ottimo”, rispondo. “Inizio a selezionare un campione”.</p>



<p>“Sei te il campione”.</p>



<p>“Sì, lo so, troppo buoni, ma io intendo campione nel senso di sottoinsieme della popolazione…”.</p>



<p>Lo scambio si spenge lì. Nessuno aggiunge altro, Profeta inizia a parlare di Massimiliano Allegri e io smetto di pensarci.</p>



<p>Il giorno dopo, mentre mi sto ritoccando le sopracciglia, suonano al campanello. Chi è: è un corriere. Mi consegna una pennina USB e una lettera, col sigillo in ceralacca del Nemico (vergogna, reazionari). Leggo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Da guardare entro domani.<br>Altrimenti non t’incomodare a tornare.﻿</p>
</blockquote>



<p>Apro la pennina. Ci sono diversi file, tra cui il videoclip di Fantasy di Mariah Carey. Ma immagino che l’oggetto dell’intimazione sia il video intitolato “STEFANO-MASSINI_TUTTI-I-MONOLOGHI_PIAZZA-PULITA_2018-2026”. Durata totale: 22 ore e 16 minuti.</p>



<p>Ora: Stefano Massini per me è più un’astrazione che un dato di realtà. L’ho intercettato di rado, scanalando da Italia 1 al Nove in quei cinque, dieci minuti che separano la fine di NCIS – Unità Anticrimine dall’inizio di Nudi e crudi, e senza soffermarmi. Certo ho presente il fulgore nello sguardo, la durezza del volto tutto angoli retti, la mascella cementata dal testosterone, gli accenti e i timbri vocali da tifoso della Fiorentina col daspo, le tinte grigiognole delle sue giacche destrutturate. Ed è vero che se qualcuno mi chiedesse: “Di che parla, Stefano Massini?” risponderei con una certa sicurezza “di ingiustizie”. Ma se a favore o contro, non saprei dire. Quindi, a parte il fastidio di scalare da osservatore a osservato, l’idea è giusta: zero preconcetti. Sono la cavia migliore. Inizio.</p>



<div type="nemesi" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Si parte dal 2018. <em>La dittatura spiegata a un bambino</em>. <em>Il paese dei gonzi e dei ganzi</em>. <em>Il razzista che è in me</em>. E vado a integrare il mio ritrattino mentale: espressività facciale ossimorica – più è tragico più sogghigna, e sui buoni propositi delle chiose finali lo sguardo si rabbuia; forma fisica invidiabile; incredibili pollici appesi alle tasche dei jeans, in genere troppo stretti. <em>Auguri e figli maschi</em>. <em>Dedicato a chi non china la testa</em>. <em>Monumento al cretino ignoto</em>. Ancora: propensione per un edificio diegetico che porti a coincidere narrante e narrato, e pure altre forme di participio, esistessero. Comunque, sempre lui. Tutti spunti autobiografici. Salienti? Mai. Una passeggiata al parco, una giratina col cane, un ricordo d’infanzia. Insistenza evitabile nell’attribuirsi la qualifica di SCRITTORE. Maestoso controllo della salivazione.</p>



<p>Guardo l’orologio mentre lascio scorrere la pubblicità dei Nuvenia (magari tagliarle, la prossima volta): tre ore e mezzo. Le lenti a contatto mi si stanno seccando. Sbatto le palpebre, allora, e mi accorgo che se lo ascolti a occhi chiusi Massini ha 15 anni, ed è uno studente di un liceo classico di provincia. Scrive sul giornalino d’istituto. È tormentato dai sensi di colpa perché Pavese gli rimane illeggibile. Ha provato a farsi crescere la barba, ma è ancora presto. Gioca a rugby. Quando mette lo Scarabeo sul cavalletto, due volte sue tre gli casca. Poi riapri gli occhi, e di quello studente vedi il padre.</p>



<p>Intorno alle sette ore, inizio invece a sospettare che ci sia un trucchino retorico. Perché Massini non dice. Allude. Pencola sul filo della metafora, senza mai davvero chiarire chi siano i cattivi che riempiono i suoi discorsi. Si percepisce che tira sempre una riga per dividere quelli che sono nel giusto da quelli che sbagliano. Ma se dovessi fare un paio di nomi sarei in difficoltà. Eppure il tono evangelico, la totale assenza di umorismo e i suoi deltoidi suscitano comunque il timorato desiderio di schierarsi. Più lo guardo e più penso che proprio non voglio essere uno degli imbecilli di cui parla spesso. E neanche uno dei cretini. Al massimo un indifferente. Ma imbecille non ci penso neanche. E allora non c’è altra scelta: in assenza di categorie definite, l’unica è schierarsi dalla parte del giudice. A prescindere. E giù proseliti. Che fenomeno. Mentre attacco la tredicesima ora di riproduzione, mi chiedo allora cosa succederebbe se si togliessero dalla scena gli orpelli intimidatori, sostituendoli con un tocco di farsa. Se si buttasse, insomma, sulla pagliacciata. Ma prima di compiere uno sforzo d’immaginazione vengo anticipato: alla fine di un video, compare una maschera di Donald Trump, taglia bimbo. Indossata prima alla rovescia, poi riposizionata. Colpo di teatro clamoroso. E il senso d’inadeguatezza rimane intatto. Peccato solo che si veda la bazza.</p>



<p>Comunque, l’oggetto della sperimentazione sono io, e arrivato alla ventesima ora continuo a non registrare particolari effetti. Per un paio di volte girandomi di scatto mi sembra di vedere l’articolo quinto della Costituzione che galleggia a mezza altezza nel centro del mio salotto, e non riesco più a pensare alla sigla di&nbsp;<em>Game of Thrones</em>&nbsp;senza sovrapporci il tema di Piazzapulita. Sui video più lunghi, invece, scavallato il quinto minuto la faccia mi si deforma nella stessa espressione che la regia coglie sul volto di Stefano Formigli quando stacca da Massini.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="571" src="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2026/05/image-1024x571.png" alt="" class="wp-image-2855" srcset="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2026/05/image-1024x571.png 1024w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2026/05/image-300x167.png 300w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2026/05/image-768x428.png 768w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2026/05/image.png 1079w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ma, per il resto, nulla. Grande delusione. Esperimento fallito.</p>



<p>Sono all’ultimo video. È bello dire no. L’ennesimo pezzo costruito su un’anafora. “È bello dire no” ripetuto trentatré volte. Contate. Forse, più che racconti, avrei osato poemetti. Comincia, e io ascolto distratto. Anzi, sto quasi per annoiarmi. Poi, passato un minuto, un minuto e mezzo, accade qualcosa. All’improvviso. Dopo l’ultimo, perentorio “è bello dire no”. Una domanda. Pronunciata con intonazione insolita. Quasi un gridolino. “Hai capito?”. E poi silenzio.</p>



<p>Chiudo Angry Birds (confesso) e torno al video. C’è Massini fermo al centro dello schermo. Sguardo all’incrocio degli assi. Impassibile. Interrogativo. Sempre zitto.</p>



<p>“Hai capito?”.</p>



<p>La regia non stacca.</p>



<p>“Ubaldo”. Aggiunge. E la circolazione mi si blocca. “Hai capito o no?”.</p>



<p>Oddio. Vuole una risposta. Allarme. Che vuole. Cosa si aspetta che gli dica. Balbetto. Alzo lo sguardo. Deglutisco. Cerco una soluzione. E mentre i suoi occhi azzurri com’era azzurro il cielo sopra la sede di Lehman Brothers il 15 settembre 2008 continuano a fissarmi, le sue mani escono dallo schermo e mi afferrano il colletto della polo. Mi scuote. Mi strozza. Mi schiaffeggia. Mi tira un orecchio.</p>



<p>“HAI CAPITO? HAI CAPITO?”.</p>



<p>Apnea. Visione che si offusca.</p>



<p>“HAI CAPITO, UBALDO? HAI CAPITO O NO ACCIDENTI A TE E A CHI TI HA FATTO?”.</p>



<p>“No”, urlo. “No Massini no”.</p>



<p>Mi molla. Torno a respirare, mentre con la destra ora mi pettina. Con la sinistra, prova ad asciugarmi una lacrima. Infine mi accarezza.</p>



<p>“Visto? È bello dire no”.</p>



<p>“Bellissimo”.<a href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!a-84!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fba8524f0-0cc0-4c02-8957-f28298e8f36b_1079x602.jpeg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/vorrei-avere-il-controllo-della-salivazione-di-stefano-massini/">Vorrei avere il controllo della salivazione di Stefano Massini</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/vorrei-avere-il-controllo-della-salivazione-di-stefano-massini/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gianni Riotta, Patrick Bateman, e l&#8217;intelligenza artificiale.</title>
		<link>https://ilnemico.it/gianni-riotta-patrick-bateman-e-lintelligenza-artificiale/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/gianni-riotta-patrick-bateman-e-lintelligenza-artificiale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Intellighenzia]]></category>
		<category><![CDATA[Stroncature]]></category>
		<category><![CDATA[American Psyco]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Riotta]]></category>
		<category><![CDATA[La7]]></category>
		<category><![CDATA[novax]]></category>
		<category><![CDATA[Patrick Bateman]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=1436</guid>

					<description><![CDATA[<p>Del perché Gianni Riotta di fatto non esiste.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/gianni-riotta-patrick-bateman-e-lintelligenza-artificiale/">Gianni Riotta, Patrick Bateman, e l&#8217;intelligenza artificiale.</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-luminous-vivid-amber-color has-vivid-purple-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-96a8720bdb4549f831bbf51deccfbe83">Promemoria: «Bambini figli di #novax che a scuola contagiano compagni che poi a loro volta mandano in terapia intensiva le nonne fragili e per fortuna vaccinate. È una dolorosa storia vera di cari amici e mi chiedo: fin quando tollereremo questi pericolosi intolleranti?» [Gianni Riotta] </p>



<p>Difficile applicare un criterio convenzionale di giudizio al sillogismo di Riotta. Non è questione di verità, o di fede. Tantomeno di scienza.<strong> Il messaggio è mondato dalla qualità del razionale</strong>. Siamo nel campo della logica di Lewis Carroll:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-text-align-center">Tutti i gatti capiscono il francese. <br>Alcuni polli sono gatti.<br>Alcuni polli capiscono il francese.</p>
</blockquote>



<p><strong>Gianni Riotta, da sempre, incarna se stesso in una manifestazione puramente estetica. Per questo non riesce a distinguersi dalla sua imitazione</strong>. Non è importante che Riotta sia realmente Riotta. Conta di più che abbia quel tipo di occhiali, quella certa pettinatura, quel particolare genere di camicia: la serie intera dei complementi materiali che servono a simbolizzare oggettivamente un determinato status dell’essere.</p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><br>È probabile che la massima ambizione di un Riotta <strong>sia quella di diventare <em>i</em> Riotta</strong>, riproducendosi industrialmente in un numero indefinito di repliche di se stesso. Con uno sforzo minimo d’immaginazione, nel taschino della camicia dei Riotta, siamo quasi sicuri di trovare uno scattante portabiglietti metallico, e, al suo interno, una carta da visita, bianco osso, con sopra impresso, a caratteri in rilievo, il nome Gianni Riotta, nella medesima sfumatura di verde della baia di Newport a settembre. </p>



<p>A quel punto si palesa un’improvvisa consapevolezza, quasi come un senso di segreta partecipazione dei rapporti intimi tra le cose:<strong> se Patrick Bateman fosse un giornalista italiano, sarebbe vestito esattamente come <em>i</em> Riotta</strong>. Non si può scrivere che i bambini non vaccinati sono gli untori, ed eventualmente gli assassini, dei propri nonni, <strong>senza una piena partecipazione dell’ontologia di American Psycho</strong>. </p>



<p>Il sistema di linguaggio eteronomo in cui agisce, e che agisce, il cervello dei Riotta è il medesimo che qualifica la proiezione esistenziale di Bateman. Cinematograficamente parlando, i Riotta si esprimono alla stessa maniera in cui Bateman discute <em>Huey Lewis and the News</em>: <strong>depersonalizzato nel pensiero e nell’azione, con l’impermeabile di plastica bianca per non lordarsi di sangue il doppiopetto gessato</strong>.<br>Il fuoco su Bateman non sta al livello dell’equazione tra violenza e follia. Sarebbe troppo semplice risolvere la questione nell’eccezionale singolarità di una psicosi. È irrilevante, in un certo senso, che uccidere a colpi d’ascia il proprio rivale nelle prenotazioni al Dorsia sia imputabile, o meno, a una deviazione mentale, perché, nella rappresentazione sociale di American Psycho, diventa non imputabile in senso assoluto. <strong>Il Bateman che è nei Riotta va seguito lungo questo margine di impunibilità, di innocenza primigenia</strong>. </p>



<div type="product" ids="548" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Ovvio il riferimento a <em>Delitto e Castigo</em>. Se Dostoevskij individua l’elemento genetico dell’essere umano in una progressiva acquisizione ed espiazione del senso di colpa, Bateman è il rovescio impensato di Raskolnikov: <strong>la costituzione del suo essere coincide con l’alienazione totale della responsabilità di se stesso.</strong> Il paradosso di Bateman non è la sua follia, ma la sua impunità, cioè l’alibi che uno specifico sistema sociale fornisce alla disutilità marginale dei suoi prodotti. Per questo l’omicidio in American Psycho è non-umano fino all’irrealtà, <strong>perché ha un funzionamento solo meccanico</strong>, quasi tracciando una linea evolutiva che darwinianamente conduce l’uomo alla macchina, in maniera del tutto naturale e spontanea. Un computer non potrà mai essere processato per omicidio, così come, in Edgar Allan Poe, Auguste Dupin avrebbe fatto meglio a non scoprire che il colpevole dei delitti della Rue Morgue era “soltanto” un orango del Borneo. </p>



<p>L’orango, il computer, Bateman e <em>i</em> Riotta hanno dunque in comune <strong>l’incapacità di essere individualmente responsabili rispetto all’ambiente sociale che li produce e contiene</strong>. <strong>Il rapporto che instaurano con la realtà è una specie di riflesso condizionato, la risposta automatica a una serie di input esterni che non possono essere indagati né compresi.</strong> L’orango è pensato dalla foresta pluviale, Bateman da una crema idratante e <em>i</em> Riotta da uno schema QWERTY. </p>



<p>L’intelligenza artificiale non ha affatto lo scopo di riprodurre l’intelligenza umana. Tende piuttosto al contrario, cioè a fare in modo che l’intelligenza umana riproduca sempre meglio quella artificiale. <strong>I tweet dei Riotta sono scritti dalla tastiera e basta, e gli omicidi di Bateman possono essere stati commessi tutt’al più da una motosega o da una sparachiodi.</strong> Il senso di un messaggio dei Riotta si misura in funzione algoritmica: traffico dati e polvere di biscottini digitali. La tastiera lo elabora per determinare il maggior numero di interazioni possibili, polarizzando il sistema di clickbait e camere dell’eco su cui si basa il profitto delle reti di socialità digitale. <em>I</em> Riotta sono insterscambiabili. Possiamo sostituirli l’uno con l’altro, <strong>purché vadano tutti dallo stesso barbiere</strong>, ma a quel punto sarebbe troppo tardi, vuol dire che siamo già diventati come loro.</p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/gianni-riotta-patrick-bateman-e-lintelligenza-artificiale/">Gianni Riotta, Patrick Bateman, e l&#8217;intelligenza artificiale.</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/gianni-riotta-patrick-bateman-e-lintelligenza-artificiale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
