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	<title>Musk Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Guida pratica per gestire i dazi e anzi uscirne interiormente arricchiti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 10:08:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Tilt]]></category>
		<category><![CDATA[borsa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dazi al 50% su tutta la gamma di prodotti, solo per oggi ma a partire da domani.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>1.   “Dazi” ha la zeta sorda, per favore non storpiate in “da[dz]i” che poi ci avviliamo, rimanete nell’ortofonia oppure – se vi riesce – fate come Gianni Morandi, che ieri a cena ha snocciolato un dolcissimo “madonna con questi dassi mi viene voglia di riassaltare il Campidoglio” e ci ha fatto stare allegri tutta la serata.</p>



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<p>2.&nbsp;&nbsp; Dice che fra Musk e Trump ci sia maretta perché da quando è iniziata questa storia dei dazi il simpatico Elon tutte le volte che gli si passa davanti urla “un fiorino”. <strong>Nessuno ride</strong>.</p>



<p>3.&nbsp;&nbsp; Risatone invece tra gli economisti quando Trump ha proposto la sua formula per calcolare i dazi ma tutti zitti quando l’ha usata per fare i conti e capire quanto doveva rendere per l’AirBnb di Donoratico. <strong>Ipocritiiiii.</strong></p>



<p>4.&nbsp;&nbsp; Per esperienza personale, dire a qualcuno che ha perso più del 20% in borsa ed è costretto a cancellare i figli dalla scuola americana, non riscattare l’ultima rata del panfilo, restituire l’arricciacapelli Dyson, finire il corso di massaggio ayurvedico e reinventarsi a 45 anni “bene ti sta, avevi a prestarmeli quei cinquanta centesimi per il flipper pidocchio” non farà di voi persone felici. Il livore resta, resta comunque.</p>



<p>5.&nbsp;&nbsp; Tra tutti i paesi del mondo, l’unico che Trump voleva lasciare indenne era il Madagascar, perché Marty la Zebra è il suo personaggio preferito insieme a Cricchetto, ha anche il pupazzo di entrambi, ma poi è stato convinto per ragioni di <em>par condicio</em> diplomatica.</p>



<p>6.&nbsp;&nbsp; Ad essere sincero, io non ho capito quando scatteranno i dazi, né se varranno verso o dagli Stati Uniti, ma per sicurezza, come sempre quando il mondo sembra in pericolo, ho fatto una scorta di cerette per baffi perché assistere al declino economico dell’Occidente e sentirmi anche dire “bada sei sporco sopra il labbro ah no è peluria” francamente lo trovo insopportabile.</p>



<p>7.&nbsp;&nbsp; Chi di voi pensasse di manipolare un parente (metti una nonna) per impaurirlo (metti sintonizzando i suoi apparecchi acustici su Focus Economia del grande Seba Barisoni) al fine di incentivarlo al passaggio di proprietà di un bene mobile (metti un SH 125 nero opaco) verso un discendente cui ha giurato la cancellazione dall’asse ereditario (metti me) alludendo nel discorso a non precisati vantaggi fiscali alla luce dell’entrata in vigore dei dazi (metti “conviene nonna fidati conviene”), ecco non fatelo perché vi sembrerà impossibile ma questi anziani oggi hanno alle spalle dei pool legali, INCREDIBILE.</p>



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		<title>L&#8217;Ipnocrazia è la teoria della settimana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 15:11:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Assoluta]]></category>
		<category><![CDATA[Dominio della Tecnica]]></category>
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		<category><![CDATA[Tlon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ipnocrazia è l'ennesimo concetto con cui gli intellettuali democratici cercano di venire a capo dell'era Trump senza assumersi le proprie responsabilità</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un misterioso filosofo di nome Jianwei Xun &#8211; che dopo poco si è scoperto essere un ibrido di intelligenza artificiale e organica, la parte organica essendo Andrea Colamedici, di professione tlonista &#8211; ha scritto il libro del momento per svegliarci dall&#8217;ipnosi di internet. <strong>A prima vista pare un prodotto eccezionale, ricco di frasi baudrillardiane </strong>con inversione del soggetto e del predicato per simulare una verità innovativa, tipo: “L’illusione non è mai stata così reale, e l’idea di realtà non è mai stata così illusoria” (p. 16).</p>



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<p>Secondo Xun, siamo nell’era dell’Ipnocrazia, nella quale realtà e finzione, verità e menzogna, si alternano in un vorticoso gioco di specchi, al termine del quale non prevale la narrazione del mondo più aderente ai fatti, ma quella che sa adattarsi meglio al chiasso informativo, al pullulare, al contempo anestetico e angosciante, di informazioni e versioni discordanti tra di loro. E quindi vincono Trump e Musk, che dominano il palcoscenico virtuale <strong>con le loro affermazioni contraddittorie e pungenti, che mandano in tilt i media seguendo il consiglio di Steve Bannon di “<em>inondare di merda</em>” i palinsesti</strong>, dare ai giornali più informazioni dirompenti e allarmanti di quante non riescano a coprire, portare al collasso il sistema giornalistico.<br><br>Ed è a tratti un profondo piacere leggere Xun, ci dà un brivido di compiacimento, per un attimo sembra che abbiamo capito qualcosa in più, che il trucco è svelato, che ora sappiamo orientarci meglio nel disorientamento.<strong> Il linguaggio che usa è suadente, ipnotico, quasi come la dinamica che cerca di raccontare</strong>. La sensazione è simile a quella che si prova quando si legge Byung-chul Han, ci sembra di aver capito cos’è che non va, dove sbagliano tutti quanti, tranne noi, quelli che pensano di essere liberi ma in realtà sono schiavi delle notifiche e dei meme, quelli che non spengono il cellulare almeno un’ora prima di andare a dormire, quelli che non leggono.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="710" height="1000" src="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/04/81-0GpNzWwL._UF10001000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-2099" srcset="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/04/81-0GpNzWwL._UF10001000_QL80_.jpg 710w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/04/81-0GpNzWwL._UF10001000_QL80_-213x300.jpg 213w" sizes="(max-width: 710px) 100vw, 710px" /><figcaption class="wp-element-caption">Copertina veramente da criminali</figcaption></figure>
</div>


<p><br><br>Attraverso una serie di innovativi neologismi che non resisteranno alla prova del tempo come “edging algoritmico”, “resistenza oscura”, Xun vuole illuminarci: Trump e Musk sono i nuovi sacerdoti della narrazione ipnotica.<strong> In verità, l’esigenza cui risponde il libro di Xun è tutta interna al mondo intellettuale. Risponde ai “perché?” o ai “come è possibile?” che l’intera classe “pensante” occidentale non smette di ripetersi davanti al secondo successo di Trump alle elezioni, ancora più schiacciante del primo</strong>. Cerca di arginare la confusione con cui gli intellettuali adagiatisi all’interno del sistema neoliberale assistono al crollo del loro mondo per mano della coppia Trump e Musk, supportata dalla maggioranza elettorale americana. Invece di confrontarsi con i propri fallimenti, invece di fare le domande giuste, un’intera classe di pensatori si è impegnata e si impegnerà per i prossimi 4 anni a cercare di dimostrare come Trump e Musk stiano raggirando il mondo intero, come la loro vittoria non sia da ascrivere in alcun modo a un rapporto fallimentare delle democrazie liberali con la verità, quanto piuttosto a una storpiatura ipnotica e crudele della realtà da parte dei tecnoutopisti e della far-right. &nbsp;</p>



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<p><br>Xun-Colamedici infatti non si chiede in alcun modo se possa aver influito sul successo della destra la pandemia, per esempio. Negli anni del Covid l’intero pubblico occidentale ha avuto l’occasione di verificare quanto i presupposti sani dei governi liberali, come la libertà individuale di iniziativa, di opinione e di stampa, potessero venire meno da un momento all’altro in favore delle esigenze dei governi. E quindi come un’ideologia tollerata con enormi sacrifici da parte dei meno abbienti si reggesse in realtà su presupposti propagandistici. Né si interroga Cola-Xun sulla frustrazione di un elettorato che negli anni si è visto difeso a parole da entrambi gli estremi dello spettro politico e si trova oggi a convivere con un sistema sociale disastrato e al collasso, sorretto ancora a fatica solo grazie a una privatizzazione scellerata di tutto ciò che un tempo costitutiva l’ossatura di uno Stato sociale. <strong>Anche questo è una forma di gioco che stravolge il concetto di verità, solo che a differenza di Trump e di Musk, il gioco è stato perseguito con la serietà di chi non concede la legittimità del dubbio.</strong><br><br>Non si interroga insomma sul presupposto fondamentale del successo di Trump e Musk, ossia della decadenza dell’ideologia e dell’agenda neoliberale, difesa strenuamente dalle forze democratiche come unica alternativa, anche a costo della verità, anche a costo di affondare Bernie Sanders per puntare sulla continuità della dinastia Clinton. <strong>L’agenda neoliberale è invece stata spazzata via non da sinistra, ma dalla nuova ondata conservatrice e isterica di protezionismo e aggressività internazionale, più attento ai timori, alle speranze, alle paranoie e all’individualismo dell’elettore medio</strong>. Trump e Musk insomma hanno saputo infilarsi nel vuoto di verità lasciato dai loro predecessori, sulla grande menzogna della libertà individuale difesa dal capitalismo, dello smantellamento dello Stato sociale in difesa degli interessi del cittadino. Hanno avuto buon gioco nella loro ipnosi collettiva, perché hanno trovato un soggetto già disilluso, pronto a cedere alla tentazione di qualsiasi verità alternativa e strampalata, che desse ragione delle contraddizioni della verità propagandata dagli organi ufficiali.  <br> <br>La risposta del filosofo cinese di ostiense è molto interessante, offre delle chiavi di lettura accattivanti su come Trump e Musk e le nuove destre giochino con una realtà accelerata e digitalizzata, come l’effetto della sovrainformazione possa abbassare le difese intellettuali dei cittadini, ipnotizzarli, renderli impassibili difronte a una complessità crescente che sembra scivolare inesorabilmente verso esiti poco augurabili. Anche l’esperimento in sé del libro è notevole. <strong>Usare un Ai suadente e ipnotizzante per parlarci dell’ipnotizzazione, creare un filosofo fittizio che spara sentenze instagrammabili per sovraccaricare ancora più l’universo dell’informazione e dell’interpretazione della realtà</strong>. Bisogna però chiedersi, come sempre,<em> a che pro?</em> A cosa servono queste chiavi interpretative?<br><br>Ciò che incuriosisce di più della nostra epoca intellettuale è il proliferare di teorie e di interpretazioni di una realtà sempre più incomprensibile e caotica. Da un certo punto di vista ha senso che più la realtà si fa complessa, più saranno disparati ed eterogenei i tentativi di rintracciarne i fili e metterla in ordine. Ma la sensazione che si ha è che ogni due tre mesi sorga una nuova parola che dovrebbe permetterci di dare un senso, finalmente, a una realtà fuori di sesto. <strong>Una grande balzo in avanti della teoria non corrisposto però dalla pratica, che rimane puntualmente indietro</strong>, incapace di produrre un agire condiviso o di assumere una postura forte che prescinda dal consenso maggioritario. Basta quindi, per stare al passo leggere il libro che recita in titolo la parola del momento, ogni due/tre mesi: <em>Tecnofeudalesimo, ipnocrazia, iperpolitica, surrealismo capitalista</em>. E aspettare che il mondo si complichi ulteriormente, quanto basta per screditarne la teoria di fondo, in attesa della prossima.</p>



<p>Ma verso la fine di ciascuno di questi libri si svela il trucco. Puntualmente gli autori, dopo aver descritto in modo convincente la realtà sotto la lente della loro nuova griglia interpretativa, danno qualche suggerimento vago, verso il finale, su come “uscire dal sistema”, “sabotare”, “liberare spazi” etc etc… Il tutto richiamandosi sempre a un vocabolario anarchicheggiante che trasforma l’impasse dell’indeterminatezza in un presupposto filosofico a cui non si può rinunciare. E spesso sta bene così. <strong><em>Ipnocrazia</em> però fa un passo in più che sa un po’ di ridicolo</strong>. Di fronte allo scempio della verità che sta trascinando il mondo in guerra, nella polarizzazione violenta e armata, il suggerimento di Colamedici (perché di lui a questo punto si tratta) è di continuare a studiare, a leggere la realtà, a cercare di non farsi ingannare, attraverso lo studio. La sua risposta perciò è una militarizzazione della passività, attendere che passi la tempesta guardandola dalla finestra e studiandone il moto angolare, con una copertina sulle ginocchia e un bel libro tra le mani, possibilmente di Tlon. </p>



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		<title>Il woke è morto, viva il woke!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 09:30:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cancer culture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per compiacere Trump e le destre, i CEO delle grandi aziende stanno rinunciando alle politiche di inclusività verso le quali si erano spesi con fervore negli ultimi anni. Che sia la spinta di cui aveva bisogno il movimento woke, nato morto, per risorgere come eversivo? </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Improvvisamente i social dicono addio ai filtri. Sia a quelli ideologici che a quelli di bellezza. Sotto opposte pressioni. Una da destra e una da sinistra.</strong>&nbsp;Che sia davvero un caso che Meta abbia, nello stesso momento, decretato il depotenziamento degli algoritmi di rimozione delle nostre idee e l&#8217;abolizione degli effetti di realtà aumentata che ritoccavano i nostri volti? A che pro? Perché questa smania di tornare alla realtà (o a una simulazione diversa di essa)? </p>



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<p>L&#8217;annuncio che sigla la fine dei programmi di fact-cheking lo firma Zuckerberg in prima persona, con un video dell&#8217;8 gennaio, in cui lo vediamo sempre più distante dall&#8217;immagine di lindo e innocuo informatico della Silicon Valley.&nbsp;<strong>Si presenta adesso con un taglio di capelli da Gen Z fuori tempo massimo, l&#8217;outfit tendente al gym-crypto-bro: maglietta nera oversized, vestibilità maschio alfa, capezza al collo che può accompagnare solo.&nbsp;</strong>Parla di ritorno alle radici e di libertà di espressione, ammettendo i molti errori commessi negli ultimi anni. Poi elenca i 5 punti del suo piano, che comprendono l&#8217;eliminazione dei fact-checker (insopportabili), la semplificazione delle policy, la fine delle restrizioni sui contenuti che riguardano i temi caldi dell&#8217;attualità (immigrazione, genere, discriminazioni), la riduzione della mole di errori, un ritorno dei temi politici che prima l&#8217;algoritmo penalizzava (per non stressare gli utenti), lo spostamento del suo Trust and Safety Content Moderation Teams dalla California nel non proprio democratico Texas, e la collaborazione con il governo Trump. </p>



<p>Per quanto si atteggino ad antagonisti, i Ceo delle grandi aziende hi-tech non possono fare a meno del loro cliente più importante: il governo federale degli Stati Uniti (il Pentagono sta investendo 10 miliardi di dollari per un progetto di&nbsp;<em>cloud computing&nbsp;</em>che vede coinvolti&nbsp;i signori del silicio). Se Musk ha corso il rischio di scommettere in anticipo su Trump, guadagnandosi il dipartimento senza portafoglio DOGE e l&#8217;annessa possibilità di farci credere che vivremo su Marte, Zuck sale sul carro del vincitore solo adesso e deve fare compromessi spiacevoli.&nbsp;<strong>Perciò addio alle odiose regole della community woke, a cui aveva ceduto, in passato, sotto pressione dell&#8217;amministrazione Biden a partire dal 2021, come ha ammesso lui stesso.</strong></p>



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<p><br>Nel frattempo però Meta annuncia che il 14 gennaio si chiudono i battenti della sezione Spark, la piattaforma dedicata alla creazione di beauty filter per Facebook, Instagram e Whatsapp, quelli che permettono come per magia di levigare la pelle, ingrandire artificialmente gli occhi e rimpolpare le labbra. «A partire da martedì 14 gennaio 2025 gli effetti di Realtà Aumentata (AR) realizzati da terze parti, inclusi i marchi e la nostra più ampia comunità di creatori AR, non saranno più disponibili», ha spiegato l&#8217;azienda in un comunicato. Addio Bold Glamour, e addio a tutte quelle finte fighe che ci assillavano sui social. <strong>Contentino alla sinistra woke? A quel femminismo e a quelle attiviste body positive che si battono da anni per decolonizzare la bellezza da un canone assurdo, che sta aumentando i casi di depressione, disturbi alimentari, ansia sociale? </strong>Non sembrerebbe, probabilmente la questione è economica, legata all&#8217;ottimizzazione della gestione del Cloud.</p>



<p>Cosa succederà adesso?&nbsp;<strong>La cultura woke non sembra godere di buona salute.</strong>&nbsp;Non solo per le ultime scelte di Zuck. La rielezione di Trump alla Casa Bianca ha spostato il baricentro degli investimenti in comunicazione e posizionamento di molte aziende, che possono fare a meno dei programmi DEI (diversity, equity and inclusion), e che stanno recedendo dai finanziamenti al mondo Lgbtq+. Sono almeno 12 le grandi compagnie che, nel giro di un mese, hanno rimosso o ridotto considerevolmente dalle loro agende gli impegni woke.&nbsp;<strong>Amazon, McDonald, Walmart, Toyota, Harley Davidson, non perseguiranno più &#8220;obbiettivi di rappresentanza ambiziosi&#8221;</strong>. </p>



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<p>Inoltre, sul tema ambientale, a poche settimane dall&#8217;esito del voto, si segnala l&#8217;uscita delle principali banche statunitensi (tra cui Jp Morgan) dalla NZBA, una rete volontaria di banche globali impegnate ad «allineare i portafogli di prestiti e investimenti con emissioni zero entro il 2050», che testimonia l&#8217;allontanamento delle istituzioni finanziare dagli obblighi legati al clima assunti dopo gli accordi di Parigi.&nbsp;<strong>Ecco che le banche smettono di fingersi schifiltose nei confronti delle energie fossili, e possono tornare a fare il lavoro sporco di sempre alla luce del sole.&nbsp;</strong>Possibile che tutte le pressioni esercitate dagli ambienti woke su grandi aziende, media, istituzioni e colossi finanziari,<strong>&nbsp;vengano cancellate con un colpo di spugna in così breve tempo?</strong>&nbsp;La verità è che non hanno mai attecchito davvero nei grandi consigli di amministrazione, ma molte rivendicazioni sono state alterate per essere digerite dai più tossici meccanismi capitalistici, e utilizzate solo in una chiave di spudorato marketing dell&#8217;inclusività, della tolleranza, della differenza – finché faceva comodo.&nbsp;</p>



<p><strong>Il woke non ha combattuto le discriminazioni reali, ha solo collocato in alcuni posti privilegiati esponenti di categorie oppresse, ha fatto del vittimismo una nota di merito, ha confuso le priorità delle minoranze con quelle della società, lottando contro gli stereotipi ha finito per creare nuovi tabù.</strong>&nbsp;E la stessa queerness, che di per sé dovrebbe rappresentare l&#8217;irrappresentabile, l&#8217;indicibile, è diventata uno degli&nbsp;spettacoli con cui i privilegiati illudono se stessi di non partecipare all&#8217;oppressione, a costo e a rischio zero. E adesso basta un click per cambiare canale. Recentemente il vicepresidente eletto JD Vance ha accennato di ispirarsi per il suo mandato alle idee di Curtis Yarvin, uno dei più influenti ideologi dell&#8217;Alt-Right, sodale di Nick Land e promotore di un&#8217;America monarchica, guidata dai Ceo della Silicon Valley, con l&#8217;obbiettivo di liberare con la forza le istituzioni americane dal cosiddetto wokeism. </p>



<p>Ma scoprirà che non c&#8217;è neanche bisogno della forza.&nbsp;<strong>Basterà riunire i soliti Ceo bianchi e invitarli a tagliare quattro o cinque uffici interni alle loro aziende, a buttare i power point con le linee guida del marketing inclusivo, a rifilare un po&#8217; la propria brand identity e il gioco è fatto.</strong>&nbsp;Del resto avevano soltanto ristrutturato un bagno, basterà rimettere due muri di cartongesso. E allora sì che adesso le battaglie woke diventano davvero interessanti, possono recuperare sul serio la loro carica eversiva e smascherare le storture di una società al collasso, alla quale solo un pazzo potrebbe davvero ambire ad esserne incluso.&nbsp;<strong>Il woke è morto, viva il woke!</strong></p>



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