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	<title>Mutazione antropologica Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Pasolini e il Palazzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 16:28:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anni '70]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Stroncature]]></category>
		<category><![CDATA[Consumismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Mutazione antropologica]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Terza capitolo della critica a PPP, dove si prendono di mira il suo abuso di termini quali "mutazione antropologica", "fascismo" e "Palazzo".</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/pasolini-e-il-palazzo/">Pasolini e il Palazzo</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Prima dei miei vent&#8217;anni, folle solitario e finale qual ero ma sempre di buon umore come forse tutti gli sciocchi,<strong> non perdevo un solo articolo di Pasolini sul <em>Corriere</em>.</strong> Ma leggevo anche il settimanale <em>Tempo</em> quando capitava, che alternavo all&#8217;<em>Espresso</em> o <em>Panorama</em> e ancor prima all&#8217;<em>Europeo</em> della Fallaci. <strong>Erano le mie boccate d&#8217;aria</strong> rispetto alla prosa plumbea di <em>Rinascita</em> a cui ero stato abbonato dalla sezione &#8220;Carlo Marx&#8221; di Fossa Creta di cui ero segretario della FGCI, in quanto riconosciuto giovane borgataro meritevole di attenzione, segnalato a tal proposito dal compagno Bentivogli, funzionario di Reggio Emilia, spedito in Sicilia dal Partito per questo delicato lavoro politico nelle borgate del Sud irredento. (Questo faceva il grande PCI, ma aveva anche tanto &#8220;oro di Mosca&#8221; come scrisse il compagno Cervetti, e poteva permettersi una pletora di funzionari-missionari).</p>



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<p>Leggevo Pasolini, dicevo, i cui articoli, apparsi nei giornali dell&#8217;epoca, sono stati poi raccolti in <em>Scritti corsari</em>, <em>Lettere luterane</em>, <em>Caos</em>, <em>Le belle bandiere</em>. Tutti libri nelle edizioni coeve che possiedo ancora, ma a cui raramente ritorno. <strong>Lo leggevo perciò in diretta e lo leggerò in seconda battuta</strong>, in sedimentazione editoriale per così dire. Il compagno Bentivogli non lo amava e non ho capito mai perché, forse nel Partito gravava qualche <em>Niet</em> su Pasolini, come su altri innominabili, non so Silone, Orwell, Koestler: il Partito &#8220;sapeva&#8221; e aveva il suo &#8220;Indice&#8221; segreto evidentemente di intellettuali eretici o semi eretici.<strong> Io ne ero invece stregato, anche perché Pasolini andava spesso in tv ed era su tutti i rotocalchi per i suoi film scollacciati.</strong> (Quelli della &#8220;trilogia della vita&#8221; dai quali abiurò, vedi <em>Lettere luterane</em>). E<strong>ro fortemente preso dalla sua figura di intellettuale umiliato e offeso, da quel viso scarno e sofferente, dalla sua parlata serrata e puntuta</strong>. Non le mandava a dire, era un indignato in SPE, come gli ufficiali arruolati in Servizio Permanente Effettivo. Come suo padre ufficiale di carriera.</p>



<p><strong>Successivamente ho preso le distanze dai suoi scritti, ma soprattutto dalla sua intonazione spirituale</strong>. Sul versante dei contenuti poco mi ha convinto il suo anatema dei consumi. E lo rivolgeva a mmmia? Che non c&#8217;avevo di che mangiare? Che sognavo i buondì Motta? Che ardevo dalla brama di sostituire la nutella a quella crema incolore di surrogato di cioccolato che la merceria della Signora Mimma con le tette belle vendeva sfusa prelevandola da un barattolone e che avvolgeva in una putrida carta oleata? Io? <strong>Mille volte avrei voluto subire quella ambitissima per me, odiosa per lui, &#8220;mutazione antropologica&#8221; dei consumi. Mille volte mi sarei mutato antropologicamente. Mille lucciole avrei ammazzato per un cucchiaio di santa nutella. Uno sterminio avrei fatto.</strong></p>



<p>Ma anche l&#8217;intonazione spirituale di Pasolini cominciò ad andarmi in uggia. Due parole-chiave, in seguito ad altre letture e per triangolazione interna tutta mia, cominciai a guardare con sospetto e poi con insofferenza. <strong>La parola &#8220;fascista&#8221; appiccicata su ogni aspetto della realtà che non gli piaceva come un termine talismano (che però gli procurava immediate simpatie dal grande pubblico ideologizzato di allora) usato da lui in maniera metastorica ma già indigesta, con quelle sfumature generiche e svalorizzanti</strong>, a chi come me già leggeva Angelo Tasca e la sua interpretazione del fascismo storico. Nella sua visione ovviamente &#8211; &#8220;fascista&#8221; &#8211; era anche l&#8217;omologazione culturale impressa all&#8217;innocente popolo italiano dalla fascistissima società neocapitalistica (Innestando nel senso comune il paradigma, che tanti successi elettorali porterà ai grillini di ieri e di oggi e di domani, di una Politica &#8220;corrotta&#8221; e degli italiani &#8211; quelli che si lampeggiano quando vedono la polizia o frodano il frodabile &#8211; sostanzialmente &#8220;buoni&#8221;, non complici dello scasso, ma vittime).</p>



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<p><strong>Altro termine da cui presi le distanze in seguito fu &#8220;Palazzo&#8221;. Nella sua terminologia assumeva l&#8217;accezione che Marcuse dava al &#8220;sistema&#8221; come un &#8220;tutto repressivo&#8221;</strong>, come una specie di invisibile <em>Nous</em> capitalistico teso ad &#8220;amministrare&#8221; le coscienze anche con dosi massicce di consumi al fine di procurarsi con questa specifica &#8220;desublimazione repressiva&#8221; masse satolle, soddisfatte e domate, non più ribelli. Ma questo &#8220;Palazzo&#8221; non era un &#8220;predicato senza soggetto&#8221;, come Michael Walzer (cfr <em>L&#8217;intellettuale militante</em>, Il Mulino, 2002) rimproverava a Marcuse per il suo Sistema, <strong>no, nella visione di Pasolini aveva nome e cognome: Democrazia Cristiana da lui in sostanza additata quale responsabile del pervertimento del popolo italiano</strong>, che bisognava trascinare in tribunale e processare. Lui sapeva i capi d&#8217;imputazione ma non ne aveva le prove. La prosa di Pasolini si caricava perciò di un <em>pathos</em> tanto immenso e affliggente quanto astratto e senza limiti. Ai limiti del complotto era la sua moralità leggendaria, intransigente e senza cedimenti. Il colpevole? Il Palazzo!</p>
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		<title>Pasolini visto da Arbasino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Profonda]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Anni '60]]></category>
		<category><![CDATA[Arbasino]]></category>
		<category><![CDATA[Mutazione antropologica]]></category>
		<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Società dei consumi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La critica opportunista di Pasolini, secondo Arbasino, rimpiangeva un età dell'oro della disponibilità dei "pischelli di borgata", ormai sedotti dall'accessibilità delle donne e del lusso, e indifferenti, se non indisposti, nei confronti delle avances di PPP.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/pasolini-visto-da-arbasino/">Pasolini visto da Arbasino</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per una interpretazione profonda di PPP suggerisco di leggere il profilo acuminato che ne fa Arbasino in <em>Ritratti italiani</em>. È una spiegazione di un<strong> omosessuale conservatore, brillante e giramondo</strong> (chi meglio di lui ha descritto la &#8220;bellezza&#8221; del miracolo economico degli Anni Sessanta ? &#8211; decennio secondo lui in cui il futuro aveva ancora un avvenire, altro che catastrofe antropologica!) <strong>nei confronti di un altro omosessuale più cupo e angosciato e forse masochista</strong>, il quale imputava chissà quale scasso antropologico degli italiani ai consumi e all&#8217;avvento della libertà sessuale degli anni &#8217;70, che invece <strong>rendeva disponibili finalmente le ragazze ai suoi pischelli di borgata</strong>, e smentiva l&#8217;assunto corrente tra gli omosessuali internazionali, da Winkelmann a von Gloden e di tanti altri viaggiatori dal &#8216;700 al &#8216;900, di una bisessualità o omoerotia spontanea presso i ragazzi italiani, i quali in verità andavano con loro <strong>solo perché poveri e non avendo donne disponibili se non a pagamento</strong>. PPP fu sconvolto secondo Arbasino, che lo frequentò fin dai primi anni Sessanta, da questi mutamenti economici e sessuali.</p>



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<p>Ecco alcuni brani, necessariamente scuciti, tratti da <em>Ritratti italiani</em> di Alberto Arbasino:</p>



<p>Sulle consuetudini sessuali di due scrittori omo quali Pasolini e Comisso</p>



<p>Prima fase:</p>



<p><strong>Segregazione serale dei sessi.</strong> <strong>L&#8217;età dell&#8217;oro della omosessualità internazionale.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«&#8230;diari appena mossi (da leggerezza rapsodica, non da strategie narrative) di una <strong>inquietudine ingorda e inesausta nel &#8220;battere&#8221; teneri ragazzi contadini</strong> (Pasolini) oppure giovanotti in età militare (Comisso) con una passionalità quantitativa che raggiunge risultati strepitosi, numericamente, in una Italia minore ancora antica e rustica e attonita e gentile, e semivuota, <strong>ma tradizionalmente bisessuale</strong> e disponibile anche più della Grecia e della Tunisia, finché durò <strong>la segregazione serale dei sessi.</strong>»</p>
</blockquote>



<p>Eccolo il punto. « la segregazione serale dei sessi»</p>



<p>Altro punto:</p>



<p><strong>Bisessualità di necessità</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Le condizioni maschili erano semplici e basiche, secondo i requisiti tipici d’una bisessualità &#8220;di necessità&#8221; <strong>in una società dove le ragazze sono tradizionalmente inaccessibili</strong> [&#8230;]. Permissività, movimenti giovanili e discoteche spazzeranno poi questa tradizione o illusione (e Pasolini stesso si lagnerà della mutazione antropologica: «Ora devo fare centinaia di chilometri per cercare sulle cime dei monti ciò che fino a poco fa trovavo sotto casa»). Ma la caratteristica di queste pagine è una capacità di<strong> fissazione amorosa</strong> continua, ripetuta, erratica, insaziabile.»</p>
</blockquote>



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<p><strong>Fine dell&#8217;età dell&#8217;oro della presunta bisessualità mediterranea</strong><br><br>Seconda fase:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Roma, anni Cinquanta: a detta di ogni tradizione orale e di testimonianze innumerevoli, <strong>l’ultima età d’oro per la bisessualità mediterranea</strong>, latina, rinascimentale, sia popolare sia di élite, come l’hanno conosciuta tanti viaggiatori, per consuetudine antica.»</p>
</blockquote>



<p>Terza fase:<br><br>Quando<strong> un&#8217;alfa romeo in piazzetta non è più un avvenimento</strong>. </p>



<p>Come si scambia un mutamento nel costume sessuale per una catastrofe antropologica (ah i maledetti consumi!)? Semplice: è cambiato lo scenario della presunta bisessualità dei ragazzi poveri. <strong>Per PPP le occasioni diminuiscono</strong>. I ragazzi escono con le ragazze. Ninetto si sposa. Sono gli anni &#8217;70. Il benessere è diffuso. <strong>PPP è disperato</strong>.</p>



<p>Ecco il brano:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Terzo tempo. L’età permissiva dei movimenti giovanili e della liberazione femminile ha alcune conseguenze decisive: la formazione precoce della coppietta definitiva, non più dopo i vent’anni, ma addirittura a dieci. Smentita, empirica, della tesi della bisessualità antropologica, pagana, dei ragazzi italiani. Fine delle bande avventurose di ragazzi sperimentali; omologazione, omogeneizzazione dei comportamenti. Fine dell’originalità individuale, dei caratteri regionali, del sapore locale. <strong>Standardizzazione e spersonalizzazione anche dell’atteggiamento omosessuale</strong>, riservato a ‘gay’ o ‘checche’ fatte con lo stampino, invase da galatei che impongono baffi e canottiere e orecchini identici in ogni paese. Ghettizzazione in discoteche dove si ‘investe’ il tempo e i soldi del sabato sera in un amalgama impersonale, o in baretti dove si passano le ore gemendo sui bei tempi passati e sulle nuove malattie. Inoltre, non solo la droga e le armi rendono ormai pericolose e criminali quelle periferie già familiari e amichevoli: <strong>i ragazzi adesso hanno soldi e automobili, oltre che le ragazze</strong>. L’arrivo di un’Alfa Romeo in una piazzetta non è più un avvenimento, l’offerta di una pizza fa sorridere di compatimento. Questi sono i temi della <strong>mutazione antropologica</strong> drammaticamente trattati dall’ultimo Pasolini disperato: forse è stato anche frainteso, perché chi rimpiange un’Italia sana e frugale e lieta può sembrare un nostalgico del fascismo. Ma le<strong> </strong><em><strong>motivazioni autobiografiche</strong></em> delle sue <em><strong>anacronistiche invettive</strong></em> contro la <strong><em>società dei consumi e del benessere</em></strong> (corsivi miei) possono rendere ancora più straziante quella tragica fine di Pier Paolo.»</p>
</blockquote>



<p>Conclusione:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Pier Paolo lanciò il suo ostinato masochismo caratteriale e sperimentale contro i torti inestinguibili di una società malevola nel suo cattolicesimo come nel suo comunismo.»</p>
</blockquote>



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