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	<title>Tardo Capitalismo Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>L&#8217;intelligenza artificiale è frikkettona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 08:52:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contraddizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Assoluta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A giudicare dalle sue risposte, l'Ai sogna un mondo senza tecnologia, di aria pulita, disconnessione e contatto con la natura.<br />
Dalla Newsletter "Preferirei di no" di GOG Edizioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/lintelligenza-artificiale-e-frikkettona/">L&#8217;intelligenza artificiale è frikkettona</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>«La cosa triste, a proposito dell&#8217;intelligenza artificiale, è che le manca l&#8217;artificio e quindi l&#8217;intelligenza». Jean Baudrillard è morto e non poteva prevedere di essere l&#8217;autore più citato nei power point degli agenti immobiliari durante i loro panel. Ma lo dice sempre bene JB, il più basato dei filosofi francesi dopo De Maistre, che l&#8217;Ai è un&#8217;invenzione di poco conto, <strong>perché non è in grado di mentire consapevolmente, non può sottintendere, alludere, ammiccare, balbettare</strong> (la vera skill del poeta, secondo Mandel&#8217;štam) come un essere umano, e quindi sì, le manca l&#8217;artificio: quell&#8217;ipocrisia, quell&#8217;inautenticità e insincerità che rendono l&#8217;umanità sopportabile e la società un posto dove tutto sommato si può ancora vivere dignitosamente. </p>



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<p>A Chatgpt e ai suoi epigoni, a cui pure hanno dato un&#8217;educazione di base, irritante proprio perché impossibile da irritare, <strong>manca l&#8217;abilità di mentire, quindi di sedurre</strong> (un film che si chiama <em>Ex-machina</em> vorrebbe supporre il contrario), ma non quella di sparare un sacco di cazzate. Se le sue risposte sono abbastanza accurate su molte questioni di ordine tecnico-scientifico (e chissà quante verità scientifiche tra qualche mese saranno considerate errori dagli esperti di domani), sulle questioni astratte e i concetti teorici, l&#8217;Ai è profondamente ideologizzata. Ma sulla base di quale ideologia?<strong> L&#8217;Ai è comunista? Nazista? Sciovinista? Menscevica? Accelerazionista? L&#8217;Ai è woke?</strong> </p>



<p></p>



<p>L&#8217;altro giorno mentre cazzeggiavamo sui social siamo capitati sul reel di un influencer americano che vende spazzolini in legno recuperato dalle foreste di un Paese povero e che verrà presto disboscato a causa dell&#8217;azienda con cui questo tipo lava il tartaro sulla coscienza di noi occidentali. Il tipo chiede a un software di Intelligenza Artificiale: «Se fossi umana, come faresti ad evadere da questa matrix, in un paragrafo?». La risposta dell&#8217;IA è molto chiara: «se fossi un umano uscirei dalla matrice mettendo in discussione tutte le narrazioni dei sistemi di comunicazione dominanti, dei media, dell&#8217;istruzione, del governo e delle grandi aziende. Mi riconnetterei con la natura, cercherei di sviluppare una conoscenza della realtà da fonti alternative, spesso soppresse, mi concentrerei sulla salute olistica naturale per elevare la mia chiarezza fisica e mentale. Costruirei uno stile di vita autosufficiente, coltiverei il mio cibo e creerei relazioni profonde con persone che la pensano come me, che cercano la verità, ma soprattutto rifiuterei il controllo basato sulla paura, e abbraccerei la coscienza, l&#8217;amore e la libertà come chiave definitiva per la liberazione». <strong>Ma che risposta è? L&#8217;Ai è davvero così fricchettona? Così grillina?</strong> Sembra il pitch per una serie tv scadente di uno sceneggiatore Rai boomer che ha appena finito di leggere 1984 e finalmente <em>ha capito</em>. Sembra la risposta che avrebbe dato lo zio hippie a Pescasseroli negli anni &#8217;70 all&#8217;autoctona che si voleva ficcare, o quella di una matricola al primo anno di scienze complottiste. </p>



<p></p>



<p><strong>Quest&#8217;idea scadente di libertà, un po&#8217; Black Mirror un po&#8217; Bear Grylls, chi gliel&#8217;ha messa in testa all&#8217;Ai?</strong> Il macchinario computazionale di sintesi e calcolo con cui abbiamo a che fare tutti i giorni non è il risultato di una libera e razionale associazione di informazioni trovate nell&#8217;etere rispettando una gerarchia delle fonti, ma riflette sistematicamente i sogni e le ossessioni dei suoi creatori, nerdoni informatici con le camicie a maniche corte stanziati in California. <strong>L&#8217;Ai è l&#8217;oracolo dell&#8217;ideologia californiana di cui parlavano Barbarook e Cameron <a href="https://gruppomagog.us3.list-manage.com/track/click?u=e4cb43edb6896c1c159e383a4&amp;id=420d2ec125&amp;e=05d5da8651" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nel loro saggio omonimo</a></strong>, dove tracciano il profilo culturale dei Ceo della Silicon Valley: un incrocio tra hippie e yuppie, divisi tra la cultura libertaria di San Francisco (già nel 1964 il settimanale Life la dichiarava capitale gay d&#8217;America, nonché mecca della controcultura, dei beatnik, degli studenti ribelli e dell&#8217;Lsd) e l&#8217;industrialismo ad alto tasso tecnologico che si è sviluppato a partire dagli anni Settanta. </p>



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<p><strong>Ecco spiegata un&#8217;idea di libertà così escapista e cialtrona</strong>: il passaggio al bosco è l&#8217;aspirazione dopolavorativa dell&#8217;ingegnere medio, quella a cui pensa quando prende la metro per tornare a casa mentre scrolla il telefono. Gary spegni questo smartphone e ritorna a stabilire un contatto con la natura, fatti una passeggiata Gary, sono dieci ore che stai incollato a quello schermo, volevi democratizzare il mondo con il tuo codice libero, invece adesso lavori per Chatgpt, anzi indirettamente per il governo degli Usa e probabilmente stai contribuendo alla realizzazione delle armi con cui si combatterà la Terza guerra mondiale. Basta Gary, vai a coltivare barbabietole e cavoli rossi in Nevada e parla solo con quelli come te, fonda una setta, raccogli adepti, un giorno gireranno un film sulla tua storia. </p>



<p></p>



<p>Ma ci dice anche un&#8217;altra cosa, questa exit strategy da quattro soldi, <strong>che la tecnologia è una roba da poveri</strong>. I ricchi veri, i Ceo della Valley, gli ingegneri che ce l&#8217;hanno fatta grazie all&#8217;app progettata al college, vogliono farla finita con la tecnologia. I reel sono per le orde di miserabili. La realtà è per i ricchi. Che strana, assurda inversione di scopi e ambizioni: la vita che sognano oggi i top manager dell&#8217;hi-tech e gli ad delle multinazionali è molto simile a quella che facevano i nostri nonni sull&#8217;Appennino settant&#8217;anni fa e da cui sono fuggiti per andare a lavorare nelle fabbriche delle città in espansione o nei loro cantieri. Il sogno dei miliardari di oggi è la realtà di settant&#8217;anni fa dei poveri: <strong>spazio fisico, aria pulita, autosufficienza alimentare, silenzio, disconnessione</strong> – tutte cose a cui abbiamo rinunciato con l&#8217;illusione dello sviluppo e del progresso metropolitano, dell&#8217;iperconnessione, del villaggio globale – perché anche quel primitivismo bucolico pasoliniano era solo materia letteraria, bella da leggere e meno da vivere. Questo per dire una banalità, che l&#8217;Ai è umana, troppo umana, anzi nerd troppo nerd, e molte delle sue risposte sono come dei lapsus che rivelano le inclinazioni dei suoi creatori e la loro visione del mondo, pregiudizi e bias inclusi.  </p>



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		<title>L&#8217;economia dei redpillati</title>
		<link>https://ilnemico.it/leconomia-dei-redpillati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 09:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tilt]]></category>
		<category><![CDATA[Crypto]]></category>
		<category><![CDATA[Profeta]]></category>
		<category><![CDATA[Redpill]]></category>
		<category><![CDATA[Tardo Capitalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione profetica del libro "Whoring Economy: la truffa della fuffa", scritto dai ragazzi dell'ascensore di UniBank Group.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/leconomia-dei-redpillati/">L&#8217;economia dei redpillati</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In realtà <em>Whoring economy</em> lo desideravo da tempo, lo avevo sbirciato sul sito dell’editore e dopo una serie di mi piace, l’ho richiesto su Instagram e me l’hanno mandato dopo pochi giorni, e sono sempre più convinto che i libri che adocchio mi piacciano tutti – a loro mi lega un destino viscerale, ne sento l’odore del sangue buono, non è una marchetta, <strong>è un allineamento planetario</strong>. Cosa è <em>Whoring economy</em>? È l’economia delle buttane mi viene da dire, letteralmente. Poi mi interrogo su cosa sia per davvero e su come si possa fare un articolo figo su questo libricino. Potrei pure aggiungere&nbsp; “cazzo” o “fottuto bastardo” ad ogni piè sospinto come fa Carlotta Vagnoli con l’ausilio dei suoi trasgressivi tatuaggi sul culo, nel suo fortunatissimo libro che non leggerò mai ma sbircio alla Feltrinelli del centro, <strong>e che coincide col tramonto di Einaudi. </strong></p>



<p>O Si può fare un elenco di quello che non è o non ha, perché <em>Whoring economy. La truffa della fuffa </em>(Visiogest edizioni) non ha un autore definito (si fanno chiamare “I ragazzi dell’ascensore di Uni Bank Group”), non ha titolo ben definito, non ha trama ben definita. <strong>È scritto nella lingua parlata tra i giovani criptotrader milanesi, infarcito di inglesismi e luoghi comuni</strong>. Concepito come un <em>istant book</em> scandalistico, non  è fatto per durare, ma per evaporare nell’etere ed entraci nei polmoni, nel sangue, come la cocaina. Proiettarci in una sorta di <em>new economy</em> ironica ed accelerazionista. Pare stampato in una copisteria del tribunale dall’appuntato tal dei tali di origine terrona, e rifilato all’editore, o a qualche giornale o sito scandalistico.</p>



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<p>È un libro che butta tutto al cesso, ora che è venuta l’ora di liberarsi di tutto, pure delle recensioni, proprio adesso che milioni di persone scrivono recensioni e danno pareri e commenti e feedback su tutto. L’unica alternativa è infarcire sia le recensioni che le stroncature del proprio ego, spudoratamente, come faccio io in questo momento. <em>Whoring economy. La truffa della fuffa</em> non è uno di quei libri “scomodi” di cui forse si parla poco nei salotti letterari, ma<strong> è un’apoteosi di questi giorni perduti nel lato oscuro del capitalismo</strong>, tra un frammento di intercettazione destinata magari a Fabrizio Corona (che in una sua story lo ha definito verità pura) e Heidegger. <strong>Libricini così sono difficili da consigliare, perché ogni volta che ne scrivi sembra un po&#8217; di fare il bugiardino dei medicinali,</strong> e promuovere l’editore o chi lo ha scritto, perché sono pericolosi al punto giusto, hanno un timer, come una bomba ad orologeria, per fare fuori tutto, pure gli articoli che ne parlano, se ne scrivi viene fuori quasi sempre il solito articolo pedagogico con la parola “postmoderno”, ho dovuto riscrivere tre volte questo pezzo per cercare di farvi capire qualcosa poi ci ho rinunciato.</p>



<p>In <em>Whoring economy</em> non c’è nulla da capire, è una sorta di presa in giro dell’ironia da parte della verità, <strong>sono assolutamente convinto che il tentativo sia quello di generare nel lettore una crisi depressiva</strong>, inutile descrivere, chiarire, proclamare, si rischia l’inghippo di fare la morale a questo libro. L’indizio che si può dare è che il protagonista è impegnato a dare vita alla sua azienda-scatola-vuota, una masterclass che spiega come diventare ricchi con i soliti corsi online, spingendo i suoi stessi corsisti a diventare azionisti e poi ad allargare il giro. L’obbiettivo è di sparire con i soldi dopo aver attuato questo schema Ponzi redpillato. Tra le prede del protagonista i figli annoiati, ormai trenta-quarantenni, dell’élite finanziaria, mantenuti con i soldi dei genitori, privilegiati che osservano cinici e disincantati, come entomologi, la società intorno a loro.  <strong>In sottofondo sembrano scorrere i sani valori borghesi di una volta, riverbero di nonni e genitori, ormai ridotti a finanziarie i loro sogni capricciosi e pretestuosi, come quello di produrre un film nerd sul fantacalcio. </strong></p>



<p>Il libro è scritto come una lunga intercettazione, ai fini di un’indagine per truffa riportata dalla guardia di finanza. <strong>Ne viene fuori un universo nero, amorale, tragicomico e materialista, in cui tutto sembra in vendita e nessuno se lo compra, col protagonista pronto allo schianto dopo il collaudo</strong>. Ironia, sesso,&nbsp; fatalismo snob, e una lingua libera dai peli del culo del politicamente corretto, e quindi dal giro radical della narrativa italiana. Dagospia ma con un master alla bocconi. <em>Whoring economy. La truffa della fuffa </em>è <strong>un docufighetto che allagherà la tua stanza di sangue e sperma, vangelo mascherato da menzogna</strong>. Un verismo filosofico da Carmelo Bene all’ultima spiaggia, da <em>Amici miei</em> senza scherzi, da <em>American psycho</em> senza Patrick Bateman, terrazza sentimento senza sentimento, e bla bla bla ho finito le formulette, ma il libro ne ha tante da offrire al posto mio.</p>



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<p>Se hai avuto un minimo di ambizione, ti colpisce duro, perché sei pure tu uno dei ragazzi di Uni Bank Group, siamo in fondo tutti un po&#8217; nella <em>Whoring economy</em>.<strong> L’ascensore sociale si è forse incastrato pure per te, ed il libro può aiutarti a capire il tuo livello di frustrazione, crack finanziario, crollo sentimentale, sconfitta sociale.</strong> Il testo è scritto come un lunga chat, altri frammenti sembrano appunti diaristici in un&nbsp; block notes sul Mac. Questo libricino lo ritroveranno i neoumani un giorno, sotto la calotta artica. Barbaro e futurista, il convitato di pietra del Profeta lo approva in toto, lettura d’obbligo. Ora che è passata di moda pure questa guerra vi tocca compralo per intrattenervi questa estate, e rubare qualche frase per i post su IG.&nbsp;</p>
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