Zach Cregger firma il suo secondo horror dopo "Barbarian" e lo fa bene, attingendo a "Biancaneve", "Il villaggio dei dannati" e molto altro, incluse suggestioni visive provenienti dai videogiochi "Resident Evil", "Silent Hill" e "The Last of Us". Il “mostro” di "Weapons" non si cura né del risultato né della vita dei bambini: le importa solo continuare a essere giovane, a vivere, a esistere.

Federico Fellini, nell’intervista rilasciata a Jacqueline Risset nel 1990 e riportata nel libro L’incantatore – scritti su Fellini, afferma: «Tutto ha ormai assunto, pericolosamente, l’aspetto dello spettacolo, l’aspetto di una cosa che è vera e non è vera; noi abbiamo veramente perduto la capacità di un rapporto individuale con la realtà».

Allo stesso modo, Carlo Verdone, nel suo libro La casa sopra i portici, riporta le parole di Alberto Sordi sulla difficoltà di realizzare commedie all’italiana all’inizio degli anni Duemila: «Sarà sempre più difficile per voi fare commedie. Perché nessuno si stupisce più di niente. Non c’è più il senso del ridicolo… Non ci si scandalizza più di un cazzo». È, dunque, una sorta di “eterna sfilata” globale in cui il ridicolo non esiste più, semplicemente perché non viene riconosciuto.

Gli anni ’90 sono stati, specialmente per l’Italia berlusconiana, il periodo di massima espressione dell’edonismo. L’“eterna sfilata”, in cui siamo ancora oggi immersi, è un luogo dove essere brutti è impossibile, perché nessuno può essere davvero criticato e riconosciuto come brutto, e quindi diventa altrettanto impossibile aspirare a qualcosa di più alto. L’unica scalata ammessa è quella verso la ricchezza, unico vero parametro oggettivo per creare gerarchie (e, conseguentemente, discriminare, come il capitalismo richiede).