"Strange Darling", girato in 35 mm - che già di per sé è un atto d’amore verso il Cinema - ci viene detto essere “tratto da una storia vera”, ma non è che il primo tassello dell’indefinibilità del film, dato che non è tratto da una storia vera, ma il regista J.T. Mollner sa che allo spettatore piace crederlo: così apre le vicende con uno spiegone ispirato ad altri casi di serial killer. Potrebbe essere tratto da una storia vera. O forse no.

Siamo reduci da un periodo di apparente stabilità: le guerre, intese nel loro senso classico (bombe, soldati, spargimenti di sangue) sembravano appartenere al passato. Ignoravamo, però, che la guerra non fosse mai davvero finita: aveva semplicemente abbandonato il campo di battaglia tradizionale per spostarsi su quello economico.

Nel cosiddetto Occidente, la maggiore ricchezza avrebbe dovuto renderci più felici, anche perché lontani dalla guerra. Sappiamo però che non è andata così: il capitalismo spesso soffoca la vitalità dell’individuo e lo trascina in innumerevoli derive patologiche che ne compromettono l’esistenza, come la paura di perdersi “qualcosa” o la fruizione compulsiva di film e serie tv.

Nell’attuale contesto storico, in cui un grigio indefinito è il colore dominante e l’idea di una nuova guerra mondiale è entrata tra le paure di molti (mentre altri la stanno già vivendo), cercare nelle opere di intrattenimento indizi per leggere e interpretare il presente diventa un modo prezioso per svegliarsi dal torpore e definire che sfumature abbia quel grigio.

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