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	<title>Fascismo Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>L&#8217;algoritmo è fascista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dominio della Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Olocausto digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi oggi si discosta dalla logica del contenuto – chi non semplifica, chi non si adatta, chi non si rende riconoscibile o spendibile – viene neutralizzato. Non escluso in senso classico, ma semplicemente non calcolato. Invisibile. Scartato dall’algoritmo come un dato irrilevante.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi si ha l’illusione di essere liberi. Un’illusione dolce, narcotica, che penetra attraverso ogni notifica, ogni like, ogni scroll. <strong>Siamo convinti di scegliere: cosa guardare, cosa ascoltare, cosa pubblicare</strong>. Ma è una libertà addomesticata, una libertà messa al guinzaglio. Il guinzaglio non è più visibile come un manganello o una censura ministeriale: è una formula matematica, un calcolo di compatibilità.</p>



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<p>È qui che entra in gioco l’algoritmo: non come semplice strumento tecnico, ma come dispositivo ideologico. <strong>Non ci limita dall’esterno, ma ci guida dall’interno, sostituendosi ai nostri criteri</strong>. <strong>Non censura, ma orienta. Non vieta, ma premia ciò che è conforme: ciò che funziona, ciò che viene accettato, replicato, monetizzato</strong>. È il trionfo dell’aderenza come virtù, della compatibilità come valore.</p>



<p>L’algoritmo non impone contenuti. Impone forme. Ritmi, estetiche, toni. Omologa senza obbligare. E in questo senso si comporta come una nuova forma di potere culturale, più efficiente dei vecchi modelli autoritari, perché non deve più imporre la regola: gli basta rimuovere tutto ciò che non è compatibile col sistema di visibilità. È un potere che opera non per divieto, ma per assorbimento. Un potere senza volto, che non si dichiara mai come tale.</p>



<p>Chi oggi si discosta dalla logica del contenuto – chi non semplifica, chi non si adatta, chi non si rende riconoscibile o spendibile – <strong>viene neutralizzato. Non escluso in senso classico, ma semplicemente non calcolato. Invisibile. Scartato dall’algoritmo come un dato irrilevante</strong>. Il dissenso non è represso, è ignorato. Ed è proprio qui che si manifesta l’aspetto più subdolo del controllo digitale: non la violenza dell’oppressione, ma quella dell’indifferenza.</p>



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<p>Questo non avviene per censura, ma per una forma più raffinata di controllo: la misurazione costante del valore sociale attraverso l’attenzione. Non sei visibile? Allora non esisti. Non sei performante? Allora non sei rilevante. È il mercato della presenza. L’attenzione non è più solo un bene scarso: è la nuova unità di misura dell’esistenza pubblica. Un like vale più di un’idea. Un engagement più di una posizione politica.</p>



<p>Pensate a TikTok, Instagram, YouTube: sono spazi apparentemente orizzontali, democratici. Tutti possono parlare, tutti possono “essere”. <strong>Ma a quale prezzo? Il prezzo è la forma. Devi avere il ritmo giusto, la faccia giusta, il tono giusto</strong>. Devi stare nei 60 secondi. Devi piacere subito. Devi funzionare. È il dominio della performatività. L’esistenza stessa si misura in click, in views, in engagement. Una ragazza può parlare di femminismo, purché lo faccia con il filtro giusto. Un ragazzo può fare satira politica, purché non ecceda, non approfondisca, non spaventi.</p>



<p>Anche la trasgressione è prevista. È già parte del piano. L’algoritmo è pronto a monetizzare anche il dissenso, purché sia elegante, ironico, “condivisibile”. Non c’è niente che non possa essere inglobato. <strong>L’antagonismo diventa un’estetica, una nicchia, un brand.</strong> <strong>La ribellione è prevista nel palinsesto</strong>. Così l’oltraggio diventa contenuto virale. Il grido si trasforma in entertainment. Il dolore si fa storytelling. <strong>Non esiste più lo scandalo, solo l’attenzione</strong>. È la nuova estetica del potere: ciò che non attira, decade.</p>



<p><strong>Ed è qui che il fascismo rinasce. Non come nostalgia del Ventennio, ma come logica dell’adesione</strong>. Non c’è più un partito, non c’è più un duce, non ci sono divise: ma <strong>c’è una forma di dominio che orienta senza comandare</strong>. Che plasma senza costringere. Che ottimizza l’individuo per renderlo performante<strong>. Si partecipa non per scelta, ma per non scomparire</strong>. È la dittatura della presenza.</p>



<p>Una volta la repressione si esercitava con la violenza. Oggi si esercita con la misura. Ogni nostro gesto è tracciato, valutato, trasformato in dato. E il dato viene trasformato in profitto. Non siamo più soggetti, ma estrattori involontari di valore. Ogni emozione è una moneta. Ogni like è una confessione. Ogni scroll è una scelta politica, travestita da svago.</p>



<p>La scuola non educa più, suggerisce. La cultura non forma, intrattiene. Il dissenso non resiste, si adatta. È la fine della coscienza critica<strong>. È il trionfo della compatibilità.</strong></p>



<p>E allora la resistenza, oggi, non è romantica né clamorosa. Non è spegnere il cellulare o chiudere l’account. <strong>È rifiutare l’idea che l’esistenza debba essere visibile per essere vera</strong>. <strong>È accettare l’irrilevanza come atto politico</strong>. È parlare in un linguaggio che non converte<strong>. È creare contenuti che non funzionano. Che disturbano. Che non fanno community. Che non monetizzano</strong>.</p>



<p>Non per nostalgia. Non per moralismo. Ma per restituire dignità all’umano che sfugge al calcolo. Alla parola che non serve. Al gesto che non performa. Alla fragilità che non si mostra. Alla verità che non si vende.</p>



<p>Perché il potere oggi non ti comanda: ti seduce. E non c’è niente di più pericoloso di un potere che non ha più bisogno di farsi odiare per farti obbedire.</p>



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		<title>Le ambigue passioni politiche di Luca Marinelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2025 11:48:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intellighenzia]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista Impossibile]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[attori]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Longone Sabino]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Marinelli]]></category>
		<category><![CDATA[M]]></category>
		<category><![CDATA[Sky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista impossibile a Luca Marinelli, convincente interprete di sua eccellenza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Longone Sabino, cittadella sperduta del Lazio. L’invito è arrivato da Luca Marinelli in persona, l’attore che interpreta Mus solini nella fortunata serie Sky. L’occasione è una tenerissima rassegna cinematografica nel cinema “più piccolo di Italia”, “u cinemittu” come lo chiama la sindaca francese. In paese c’è la crème de la crème dell’industria, Alba Rohrwacher, Valerio Carocci, il fastidiosissimo toscano che fa Cesarino, la tipa di Suburra che fa la Sarafatti, e altre facce più o meno note. La rassegna si chiama “Antifas-cinema”, anch’essa prodotta da Sky; solo film communisti così, allo scopo di sedare le illazioni circa le ambigue passioni politiche del cast di M.</em></p>



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<p><em>Marinelli ci viene incontro accogliendoci.</em></p>



<p>LM &#8211; Compagni! Carissimi! Grazie di essere venuti. La vostra intervista aiuterà il progetto, ne sono certo.</p>



<p><strong>N – Luca, ma grazie a te dell’invito, non abbiamo mai visto così tante facce famose tutte insieme… scusa la domanda inopportuna, ma quello lì è Favino?</strong></p>



<p>LM – No quello in realtà è mio cugino, ma li scambiano sempre, si assomigliano. Comunque sia è un’occasione stupenda non trovate? Ritrovarci qui, tutti assieme, a celebrare la storia partigiana di queste terre.</p>



<p><strong>N – Certo, ogni occasione è buona per ribadirlo.</strong></p>



<p>LM – Che poi anche l’arte, il cinema, sono discipline liberatorie, anarchiche, intimamente antifasciste, o no?</p>



<p><strong>N – Senz’altro, non se ne può mai abbastanza di cinema, è il modo più inclusivo e diretto di fare cultura… aspetta però, quello lì dev’essere Favino.</strong></p>



<p>LM – Quella in realtà è la signora dell’alimentari, ma capita sempre, si assomigliano.</p>



<p><strong>N &#8211; Ah peccato. Ma lui è previsto, Favino? Siamo grandi fan…</strong></p>



<p>LM – No, non poteva passare purtroppo, ma ci manda i suoi saluti. Invece di Favino però posso presentarvi la persona più importante della mia vita, e del mio percorso politico.</p>



<p><em>Marinelli si fa largo tra la folla di facce celebri, scortandoci. Si ferma davanti a una piccola sagoma grigia, immobile, con lo sguardo perso nel vuoto.</em></p>



<p>LM – Eccola qua, lei è mia nonna. Faro d’integrità antifascista, staffetta partigiana ai tempi della guerra. Con gli anni ha perso un po’ di lucidità, per questo la vedete così, ma nei suoi occhi brilla ancora la fiaccola della libertà e dell’opposizione al regime.</p>



<p><em>La vecchia, da che era immobile e persa, improvvisamente ha un sussulto. Lo sguardo si rianima, fissandosi su di noi. Ci afferra violentemente per il bacino. Ci tira giù, portandoci l’orecchio all’altezza della sua bocca. Le decrepite labbra d’anteguerra schioccano. Distinguiamo nel sospiro due flebili sillabe:</em></p>



<p><strong>Nonna – …du…ce…</strong></p>



<p>LM – Nonnina!!</p>



<p><em>Marinelli ce la stacca di dosso.</em></p>



<p>LM – Ma che fai?? Scusatela è stanca e confusa, forse è ora di portarla a letto. Non avrà preso le pillole. Mi vogliate scusare.</p>



<p><em>Trascina via la nonna, verso la parte alta del paese. Passa accanto a quello che in un primo momento scambiamo per Favino, e si rivela poi essere un palo, ma in effetti si assomigliano. Rimasti soli, notiamo un rigonfiamento della tasca. Ne estraiamo una palla di carta. Avvolta al suo interno quella che sembra essere una chiave. Dis-stropicciamo il foglio. Leggiamo:</em></p>



<p>SCAPPATE. NON E’ COME SEMBRA. NULLA E’ COME SEMBRA. IL MIO LUCA E’ IMPAZZITO. CHE FINE HA FATTO IL MIO DOLCE NIPOTINO? POVERA GIOIA. QUELLA VELENOSA IDEOLOGIA. E I SUOI AMICI PURE, CAROGNE. GLI ANTIPSICOTICI CHE MI COSTRINGONO A INGOIARE MI IMPEDISCONO DI PARLARE. MA POSSO SCRIVERE. AH SE POSSO SCRIVERE! CORRETE VIA, MA PRIMA DOVETE RACCONTARE A TUTTI QUELLO CHE VEDRETE. SIETE LA MIA UNICA SPERANZA. VIA ROMA 14, SECONDO PIANO. LA PORTA A DESTRA.<br><br><em>Alziamo lo sguardo. Improvvisamente ci sentiamo osservati. Ci dirigiamo verso il banchetto delle magliette dei film di Elio Petri, ma ne approfittiamo per infilarci nella rampa che porta verso Via Roma. Al n° 14 la chiave scivola dentro la serratura. Saliamo le scale scricchiolanti, seguendo le indicazioni. La camera è nera come il cuore degli arditi. Tappezzata di foto in bianco e nero. Luca Marinelli a Predappio, pensieroso davanti al sepolcro. Ad Acca Larentia, col bomber nero. Marinelli sorridente tra Steve Bannon e Alice Wiedel. Sul tavolo fogli sparsi e libri. Julius Evola, René Guenon, Ernst Junger. Tra tutti spicca un manoscritto, rilegato in pelle marrone, titolo in rilievo: “Progetto 2030: La Terza Via, dal Cinema al Parlamento” firmato M.<br>Alle nostre spalle, calda e improvvisa, si leva una voce:</em></p>



<p>? – Bene, bene, bene…</p>



<p><em>E’ Alessandro Borghi, ha la camicia nera e il fez in testa.</em></p>



<p>AB – Vi è caduta questa. Compagni…</p>



<p><em>Ci lancia la palla di carta arrotolata, le confessioni della vecchia</em></p>



<p><strong>N – Alessandro, ma che succede? E’ una messa in scena? Una trovata commerciale, una…</strong></p>



<p>AB- Silenzio, porci! O farete la fine di quella là!</p>



<p><em>Indica la finestra, ci affacciamo. Dà sulla piazza centrale di Longone. La povera vecchia è legata sul cruscotto di una Spider rossa fiammeggiante, guidata sprezzantemente da Elio Germano; i calzoni calati, dà di corpo dolorosamente. Il paese intero ride in modo grottesco, indicandola.</em></p>



<p><strong>N – Ti prego no, l’olio di ricino no. Almeno dicci cosa sta succedendo. E&#8217; un incubo.</strong></p>



<p>AB – Siete qui per questo. A breve capirete tutto, non preoccupatevi.</p>



<p><strong>N &#8211; Ma che significa tutto questo?</strong></p>



<p>AB &#8211; Nulla accade per caso, quell&#8217;ansia che state provando, quella paura, l&#8217;ho provata anche io, l&#8217;abbiamo provata tutti. E&#8217; necessaria per capire. Ma anzitutto, vi è piaciuto &#8220;M&#8221;?</p>



<p><strong>N- Sì moltissimo. Musiche stupende. Marinelli da pelle d&#8217;oca. Ma che c&#8217;entra?</strong></p>



<p>AB &#8211; Beh non siete gli unici. Luca è un attore formidabile. L&#8217;ho sempre un po&#8217; invidiato. Se non fosse per la fascinazione esotica che l&#8217;industria prova per l&#8217;autenticità dei coatti, io starei ancora a farmi le birrette a Piazza Epiro. Luca invece, lui può fare quello che vuole. Metodo stanislavskij, piena immedesimazione. Pienissima. A tal punto che già dopo la prima settimana di riprese era evidente che qualcosa era cambiato nei suoi occhi. Il seme del fascismo aveva preso il sopravvento, la sua lucidità, la sua etica virile, la gerarchia. Nei camerini parlava solo di curve paretiane e sostituzione etnica. E&#8217; da lì che ha iniziato a diffondere l&#8217;ideologia, ad amici, parenti e costumisti, come un virus, il virus della ragione, della forza. Che presto dilagherà oltre la quarta parete.</p>



<p><strong>N &#8211; Tutto questo è ridicolo, l&#8217;Italia è un paese fondato sull&#8217;antifascismo. Abbiamo delle difese immunitarie collettive che ci proteggeranno per sempre.</strong></p>



<p>AB &#8211; Ma non capite che è proprio questo il punto? Il fascismo colpisce solo dove la guardia è bassa. Perché secondo voi sono anni che la cultura propaganda un antifascismo così poco impegnativo? Chi pensate che benefici degli slogan a costo zero, dalle dichiarazioni universali il 25 aprile, persino dei partiti neofascisti, o dalle profusioni immotivate a favor di telecamera? Certo, come dite voi, sui partigiani nudi e puri, come la vecchia maledetta, la propaganda è del tutto inefficace. Ma dove l&#8217;antifascismo si riduce a dichiarazioni obbligate senza contraddittorio, funziona alla grande. E ha funzionato. Guardate cosa siamo riusciti a creare! E non avete idea di cosa ci aspetta. A breve lanceremo la seconda stagione di M, ancora più grottesca, con i fascisti ancora più deformi e inverosimili, la Roma del Ventennio sembrerà Gotham City, e le coscienze comode degli spettatori non sapranno opporre resistenza al discorso finale del nostro Du ce.</p>



<p><strong>N – Ma non può funzionare, siete matti. Nessuno vi seguirà!</strong></p>



<p>? – Ne siete poi così sicuri?</p>



<p><em>Entra Marinelli. Carezza al passaggio la spalla di Borghi.</em></p>



<p>LM – E allora vediamo quanto è matura la vostra coscienza politica. Che ne dite, compagni?<br><br><em>Ci arriva all’improvviso una ginocchiata sulla tibia. E&#8217; quell’infame di Cesarino. Era entrato con Marinelli, ma non ce ne eravamo accorti. Borghi e Marinelli ci bloccano. Ci costringono su una poltrona, dove ci infilano degli arnesi negli occhi. Ci obbligano a guardare tutta la seconda stagione di M, mentre Cesarino ci versa gocce di collirio negli occhi.</em></p>



<p><em>Di quel che accadde in seguito preferiamo non parlare, ma state certi che (ci) ritorneremo, prima o poi. <strong>Make Longone Great Again.</strong></em></p>



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		<title>Teoria e azione nella dottrina marxista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Dec 2024 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Impolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Propaganda]]></category>
		<category><![CDATA[Amedeo Bordiga]]></category>
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		<category><![CDATA[Rivoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per Bordiga, solo in determinati, rari e brevi momenti storici rivoluzionari, la coscienza e la volontà rappresentate dal partito di classe, e mai dagli individui, sono in grado di influire sullo svolgersi delle situazioni.<br />
È indubitabile che - mentre la teoria marxista della crescente miseria si conferma per il continuo aumento numerico dei puri proletari e per l'incalzante espropriazione delle ultime riserve di strati sociali proletari e medi, centuplicata da guerre, distruzioni, inflazione monetaria, ecc., e mentre in molti paesi raggiunge cifre enormi la disoccupazione e lo stesso massacro dei proletari - laddove la produzione industriale fiorisce, per gli operai occupati tutta la gamma della misure riformiste di assistenza e previdenza per il salariato crea un nuovo tipo di riserva economica che rappresenta una piccola garanzia patrimoniale da perdere, in certo senso analoga a quella dell'artigiano e del piccolo contadino; il salariato ha dunque qualche cosa da rischiare, e questo (fenomeno d'altra parte già visto da Marx, Engels, e Lenin per le cosiddette aristocrazie operaie) lo rende esitante ed anche opportunista al momento della lotta sindacale e peggio dello sciopero e della rivolta.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Dal &#8220;Bollettino Interno&#8221;, n. 1 del 10 settembre 1951.</em></p>



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<p class="has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-e0f50ed4752c939113a9185ae8ec1f57"><strong>Il rovesciamento della prassi nella teoria marxista</strong></p>



<p><a href="https://www.quinterna.org/archivio/1945_1951/19510401_Teoria_e_azione_nella_dottrina_marxista_Sommario.htm"></a><a href="https://www.quinterna.org/archivio/1945_1951/partito_azioneconomica.htm"></a><strong>1.</strong> Disordine ideologico nei molti gruppi internazionali i quali condannano l&#8217;indirizzo stalinista e affermano di essere sulla linea del marxismo rivoluzionario.<strong> Incertezza di tali gruppi su ciò che essi chiamano analisi e prospettiva</strong>: svolgimento moderno della società capitalistica; possibilità di ripresa della lotta rivoluzionaria del proletariato.</p>



<p><strong>2</strong>. Appare chiaro a tutti che<strong> l&#8217;interpretazione riformista del marxismo è caduta </strong>con le grandi guerre, i grandi scontri interni ed il totalitarismo borghese.</p>



<p><strong>3</strong>. Frattanto, poiché all&#8217;inasprirsi della tensione sociale e politica si accompagna <strong>non la potenza ma la totale degenerazione dei partiti ex-rivoluzionari</strong>, sorge il quesito se non vi sia da fare una <strong>revisione nella prospettiva marxista </strong>ed anche in quella leninista che poneva a sbocco della prima guerra mondiale e della rivoluzione russa il divampare in tutto il mondo della lotta proletaria per il potere.</p>



<p><strong>4</strong>. Una teoria del tutto errata è quella della&nbsp;<em>curva discendente</em>&nbsp;del capitalismo che porta a domandarsi falsamente<strong> come mai, mentre il capitalismo declina, la rivoluzione non avanza</strong>. La teoria della curva discendente paragona lo svolgersi storico ad una sinusoide: <strong>ogni regime, come quello borghese, inizia una fase di salita, tocca un massimo, poi comincia a declinare fino ad un minimo; dopo il quale un altro regime risale</strong>. Tale visione è quella del riformismo gradualista: non vi sono sbalzi, scosse o salti (vedi: Appendice, Tavola I).</p>



<p><strong>5.</strong> La visione marxista può raffigurarsi (a fine di chiarezza e brevità)<strong> in tanti rami di curve sempre ascendenti fino a quei vertici</strong> (in geometria punti singolari o&nbsp;<em>cuspidi</em>) <strong>a cui segue una brusca caduta</strong> quasi verticale; e dal basso un nuovo regime sociale, un altro ramo storico di ascensione (vedi: Appendice, Tavola II).</p>



<p><strong>6.</strong> Conformemente a questa, che è la sola visione marxista, fin da un secolo sono perfettamente scontati tutti i fenomeni dell&#8217;attuale fase imperialistica: <strong>in economia trusts, monopoli, dirigismo statale, nazionalizzazione; in politica stretti regimi di polizia, strapotenza militare</strong>, ecc.</p>



<p><strong>7</strong>. Non meno chiara è la posizione per cui il partito proletario non deve contrapporre rivendicazioni gradualiste e di ripristino e rinascita delle forme liberali e tolleranti in questa moderna situazione.<br>L&#8217;errore opposto del movimento proletario e soprattutto della Terza Internazionale <strong>ha determinato un mancato contrapporsi all&#8217;altissimo potenziale capitalistico di una comparabile tensione rivoluzionaria.</strong><br>La spiegazione di questo secondo crollo del movimento di classe, più grave di quello del socialpatriottismo 1914, conduce alle <strong>difficili questioni del rapporto tra spinte economiche e lotta rivoluzionaria, tra le masse e il partito che deve guidarle.</strong></p>



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<p><strong>8. Come sono da scartare le posizioni di quei gruppi che svalutano il compito e la necessità del partito nella rivoluzione e ricadono in posizioni operaiste</strong> o, peggio, hanno esitazioni sull&#8217;impiego del potere di stato nella rivoluzione, <strong>così devono ritenersi fuori strada quelli che considerano il partito come il raggruppamento degli elementi&nbsp;<em>coscienti</em>&nbsp;e non ne scorgono i necessari legami con la lotta di classe fisica</strong>, ed il carattere di prodotto della storia, come di suo fattore, che il partito presenta.</p>



<p><strong>9</strong>. Tale questione conduce a ristabilire l&#8217;interpretazione del determinismo marxista quale è stata costruita dalla prima enunciazione, <strong>ponendo al loro posto il comportarsi del singolo individuo sotto l&#8217;azione degli stimoli economici e la funzione dei corpi collettivi come la classe e il partito.</strong></p>



<p><strong>10</strong>. Anche qui è utile delineare uno schema che spiega il marxistico rovesciamento della prassi. <strong>Nel singolo si va dal bisogno fisico all&#8217;interesse economico</strong>, <strong>all&#8217;azione quasi automatica per soddisfarla; soltanto dopo, ad atti di volontà ed all&#8217;estremo alla coscienza e conoscenza teorica</strong>. <strong>Nella classe sociale il processo è lo stesso</strong>: solo che si esaltano enormemente tutte le forze di direzione concomitante. Nel partito, mentre dal basso vi confluiscono tutte le influenze individuali e di classe,<strong> si forma dal loro apporto una possibilità e facoltà di visione critica e teorica e di volontà d&#8217;azione</strong>, che permette di trasfondere ai singoli militanti e proletari la spiegazione di situazioni e processi storici e anche le decisioni di azione e di combattimento (vedi: Appendice, Tavola VIII).&nbsp;[1]</p>



<p><strong>11</strong>. Quindi, mentre il determinismo esclude per il singolo possibilità di volontà e coscienza premesse all&#8217;azione, <strong>il rovesciamento della prassi le ammette unicamente nel partito come il risultato di una generale elaborazione storica</strong>. Se dunque vanno attribuite al partito volontà e coscienza, deve negarsi che esso si formi dal concorso di coscienza e volontà di individui di un gruppo; e che tale gruppo possa minimamente considerarsi al di fuori delle determinanti fisiche, economiche e sociali in tutta l&#8217;estensione della classe.</p>



<p><strong>12</strong>. <strong>È quindi priva di senso la pretesa analisi secondo cui vi sono tutte le condizioni rivoluzionarie ma manca una direzione rivoluzionaria</strong>. <strong>È esatto dire che l&#8217;organo di direzione è indispensabile, ma il suo sorgere dipende dalle stesse condizioni generali di lotta, mai dalla genialità o dal valore di un capo o di una avanguardia.</strong></p>



<p><br>Tale chiarificazione di rapporti tra fatto economico-sociale e politico deve servire di base ad illustrare il problema dei rapporti fra partito rivoluzionario e azione economica e sindacale.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-9bc8e05c2553eb671e6ce94f7e3a6c77">Appendice</h3>



<h4 class="wp-block-heading">Premessa</h4>



<p><em>Alla Riunione di Roma del 1° aprile 1951 la relazione sul tema&nbsp;</em><strong>Il rovesciamento della prassi nella teoria marxista</strong><em>&nbsp;fu completata con la presentazione ed il commento di otto tavole delle quali, per ragioni connesse con le difficoltà e le strettoie in cui versava allora il Partito, solo tre (tavole I, II e VIII) videro la luce nel &#8220;Bollettino interno&#8221;, n.1 del 10 settembre 1951, nell&#8217;apposita Appendice. Ognuna delle tre tavole fu corredata di un breve, ma sufficiente commento che andava a fondersi con quanto già detto in sede di relazione scritta.</em></p>



<p><em>Nell&#8217;attuale Appendice sono state inserite per la prima volta le altre cinque tavole (III, IV, V, VI e VII) alle quali si è fatto seguire, senza alterare l&#8217;equilibrio complessivo, un unico commento che si discosta di poco da una lettura dei cinque schemi, secondo lo spirito che informò la stesura degli altri tre commenti.</em></p>



<p><em>Le considerazioni che seguono valgano per una più incisiva utilizzazione di dette cinque tavole che espongono<strong> la raffigurazione della dinamica sociale secondo le fondamentali ideologie con cui il movimento rivoluzionario del proletariato ha fatto i conti</strong> <strong>in via definitiva sul piano teorico</strong>, e con cui deve purtroppo farli ancora sul piano delle lotta pratica.</em></p>



<p><em>Scrivono Marx ed Engels ne</em>&nbsp;L&#8217;ideologia tedesca, 1846, I, A:</p>



<p>&#8220;La coscienza non può mai essere qualche cosa di diverso dall&#8217;essere cosciente, e l&#8217;essere degli uomini è il processo reale della loro vita. Se nell&#8217;intera ideologia gli uomini e i loro rapporti appaiono capovolti come in una camera oscura, questo fenomeno deriva dal processo storico della loro vita, proprio come il capovolgimento degli oggetti sulla retina deriva dal loro immediato processo fisico. <strong>Esattamente all&#8217;opposto di quanto accade nella filosofia tedesca, che discende dal cielo sulla terra, qui si sale dalla terra al cielo</strong>. Cioè non si parte da ciò che gli uomini dicono, si immaginano, si rappresentano, né da ciò che si dice, si pensa, si immagina, si rappresenta che siano, per arrivare da qui agli uomini vivi; <strong>ma si parte dagli uomini realmente operanti e sulla base del processo reale della loro vita si spiega anche lo sviluppo dei riflessi e degli echi ideologici di questo processo di vita</strong>. Anche le immagini nebulose che si formano nel cervello dell&#8217;uomo sono necessarie sublimazioni del processo materiale della loro vita, empiricamente constatabile e legato a presupposti materiali. Di conseguenza la morale, la religione, la metafisica e ogni altra forma ideologica, e le forme di coscienza che ad esse corrispondono, non conservano oltre la parvenza dell&#8217;autonomia. Esse non hanno storia, non hanno sviluppo, ma gli uomini che sviluppano la loro produzione materiale e le loro relazioni materiali trasformano, insieme con questa loro realtà, anche il loro pensiero e i prodotti del loro pensiero. <strong>Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza</strong>. Nel primo modo di giudicare si parte dalla coscienza come individuo vivente; nel secondo, che corrisponde alla vita reale, si parte dagli stessi individui reali viventi e si considera la coscienza soltanto come la loro coscienza. Questo modo di giudicare non è privo di presupposti. Esso muove dai presupposti reali e non se ne sposta per un solo istante.<strong> I suoi presupposti sono gli uomini, non in qualche modo isolati e fissati fantasticamente, ma nel loro processo di sviluppo, reale ed empiricamente constatabile, sotto condizioni determinate</strong>. Non appena viene rappresentato questo processo di vita attiva, la storia cessa di essere una raccolta di fatti morti, come negli empiristi che sono anch&#8217;essi astratti, o un&#8217;azione immaginaria di soggetti immaginari, come negli idealisti&#8221;.</p>



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<p><em>II materialismo storico-dialettico, contrapponendosi alle concezione di stampo illuministico ed idealistico, non vede quindi nell&#8217;ideologia, cioè nella rappresentazione</em>&nbsp;mistificata<em>&nbsp;e&nbsp;</em>capovolta<em>&nbsp;dei rapporti reali, il frutto di un&nbsp;</em>errore<em>&nbsp;da correggere per aprire gli occhi ai ciechi, <strong>ma la risultanza indispensabile di un processo reale corrispondente a rapporti materiali, quelli stessi che l&#8217;ideologia proietta nella sua distorsione</strong>. Tale distorsione deriva a sua volta necessariamente dalla situazione storica delle forze sociali che nell&#8217;ideologia si esprimono e che la impongono all&#8217;insieme sociale, essendo sempre ideologia dominante quella della classe dominante. La concezione marxista respinge parimenti l&#8217;idea illuministica del &#8220;cosciente inganno&#8221; dei capi-ideologi (gli &#8220;astuti sacerdoti&#8221;), giacché la stessa rappresentazione dell&#8217;ideologia &#8211; necessariamente fantastica perché sublimazione di uno stato di cose storicamente caduco &#8211;</em><strong><em> si impone appunto come&nbsp;</em>programma<em>&nbsp;e&nbsp;</em>sovrastruttura<em>&nbsp;necessaria di fattori e trapassi sociali necessari</em></strong><em>. Così per esempio l&#8217;ideologia borghese si fonda sull&#8217;</em>effettiva<em>&nbsp;conquistata&nbsp;</em>libertà<em>&nbsp;dei lavoratori dai vincoli giuridici e microproprietari feudali: né la borghesia può ripudiarla, perché con ciò ripudierebbe se stessa.</em></p>



<p><em>Ma come il ruolo delle classi, cosi quello dell&#8217;ideologia subisce la dialettica trasformazione</em>&nbsp;antiformismo-riformismo-conformismo<em>&nbsp;illustrata nel nostro&nbsp;</em>Tracciato d&#8217;impostazione<em>. <strong>Unica classe (ed ultima), il proletariato ha il ruolo storico di eliminare se stesso con tutte le altre classi</strong>. </em><strong><em>La sua non è pertanto un&#8217;ideologia che possa assumere carattere&nbsp;</em>riformistico<em>&nbsp;e&nbsp;</em>conformistico<em>, dando luogo ad una fissazione sovrastorica del suo dominio &#8211; ma&nbsp;</em>scienza rivoluzionaria</strong><em>&nbsp;ed anzi già scienza di specie, non solo perché il proletariato (come&nbsp;</em>in passato<em>&nbsp;altre classi) rappresenta l&#8217;avvenire, ma perché questo avvenire non potrà non dar luogo ad una società di specie, priva di classi e dei relativi conflitti &#8211; salto di qualità dalla preistoria classista alla piena storia umana.</em></p>



<p><em>La contrapposizione del marxismo alle ideologie che si sono succedute nel passato e che oggi ancora in varia misura tengono il campo è, quindi, rigorosamente&nbsp;</em>storica e dialettica<em>, il che non esclude, ed al contrario implica, che la scienza globale con cui esso si identifica, possa essa solo ricostruire i reali processi sottostanti all&#8217;incastellatura ideologica, <strong>svelando come l&#8217;ideologia mistifichi la realtà sussistente a prescindere da ogni &#8220;conoscenza&#8221; individuale e collettiva</strong>. Detto questo molto sommariamente, passiamo ad illustrare il senso ed il corretto modo di impiego dei cinque schemi.</em></p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-77cd7334cfdaa7daa10b17e3c9fd51fb">Tavola III &#8211; Schema trascendentalista (autoritario)</h1>



<p><em>Tipico delle religioni rivelate, del feudalesimo e dell&#8217;assolutismo teocratico; <strong>fatto proprio anche dalla moderna società capitalistica</strong>. Questa concezione fa appello ad una divinità che nell&#8217;atto stesso della creazione ha infuso negli uomini uno spirito, che, ritrovandosi in ogni singolo, assicura l&#8217;uguaglianza &#8220;davanti a Dio&#8221; &#8211; e quindi per lo meno nel mondo ultraterreno &#8211; e garantisce un comportamento ispirato a comuni principi di origine divina. <strong>Lo Stato a sua volta, controllando coscienza ed attività dei singoli, permette l&#8217;esplicarsi della vita spirituale e fisica nel suo ordine gerarchico</strong>, che rispecchia il piano &#8220;divino&#8221; rivelato nelle sacre scritture.</em></p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-139b10c4ba2212766a3e6238bd66c3a7">Tavola IV &#8211; Schema demoliberale</h1>



<p><em>Comune ad espressioni ideologiche assai differenziate quali l&#8217;illuminismo con le sue varie sfumature (empirismo, sensismo, materialismo meccanicistico), il criticismo kantiano, l&#8217;idealismo oggettivo e dialettico di Hegel, il positivismo, il neoidealismo, l&#8217;immediatismo libertario (Stirner, Bakunin) e riformistico. <strong>Si tratta della più pura assolutizzazione del &#8220;principio democratico&#8221;, basato sull&#8217;Io, che, sia come singolo individuo, sia come &#8220;spirito di popolo&#8221;, &#8220;volontà collettiva&#8221;, ecc.,</strong> possiede in sé, nel suo profondo, le norme del suo comportamento (ciò può condurre, come negli anarchici, a negare lo Stato, come non-rappresentativo della volontà collettiva, ed a sostituirlo con la &#8220;opinione sociale&#8221; o simili astrazioni che hanno la stessa funzione dello Stato &#8220;etico&#8221; nel pensiero borghese classico, di cui sono, d&#8217;altra parte, dirette filiazioni). Vita etica, vita economica, volontà di agire nell&#8217;ambiente esterno, sono l&#8217;esplicazione delle forze di coscienza e razionalità proprie allo &#8220;spirito umano&#8221; presente in tutti i singoli (&#8220;uguaglianza di fronte alla legge&#8221;). <strong>Lo Stato, e l&#8217;organizzazione sociale in genere, e quindi concepito quale proiezione ed al contempo quale garanzia della libertà dei singoli, &#8220;è la realtà etica dell&#8217;Idea&#8221;</strong>.</em></p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-4dbcd3f07ca4622750311da605cf9524">Tavola V &#8211; Schema volontaristico-immediatistico</h1>



<p><em>Tipico della visione corporativa piccolo-borghese, quindi di forme opportunistiche (proudhonismo, anarcosindacalismo, operaismo, ordinovismo, socialismo dei Consigli) e riformistiche (laburismo, ecc.); evidentemente<strong> si inserisce entro la concezione liberale di cui rappresenta una variante</strong>. Qui l&#8217;individuo, sempre alla base del processo, prende coscienza delle spinte fisiche ed economiche che sono sostrato della sua esistenza: tale presa di coscienza condiziona la volontà, e questa a sua volta l&#8217;azione. <strong>L&#8217;organizzazione economica e politica risulta dal confluire delle singole prese di coscienza: la classe è a sua volta risultato dell&#8217;assommarsi e connettersi in rete di organizzazioni immediate</strong> (</em><strong><em>è quindi nozione avulsa da ogni senso di&nbsp;</em>indirizzo storico</strong><em>&nbsp;&#8211; non mai di classe in sé e per sé nel senso marxistico della espressione).</em></p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-bd597be3fcedc228e8e68d647e3b8d4a">Tavola VI &#8211; Schema staliniano</h1>



<p><em>Schema dell&#8217;ideologia conseguente alla controrivoluzione staliniana. <strong>Anche per essa è il singolo individuo che giunge alla coscienza, dopo però che la sua azione è stata determinata da libera &#8220;scelta&#8221;, decisione</strong>. <strong>Caratteristica l&#8217;assimilazione partito-Stato</strong>: ma poiché le spinte e gli interessi economici pervengono, dal singolo attraverso la classe, allo Stato-partito e sono utilizzati da questo pseudo &#8220;binomio&#8221; per i compiti di decisione e di guida al fine di determinare orientamenti pratici ed indirizzi teorici, è chiaro che di fatto nel &#8220;binomio&#8221; il partito vien meno, e sussiste solo a &#8220;giustificazione dello Stato&#8221;.</em></p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-57f5302904684fa347558c843d9ca45a">Tavola VII &#8211; Schema fascista</h1>



<p><em>Il fascismo è per definizione eclettico, non ha una dottrina propria, tuttavia <strong>esprime ideologicamente il suo ruolo di unificazione delle forze capitalistiche (imperialistiche), di realizzazione del programma riformista, e di mobilitazione delle &#8220;mezze classi&#8221;</strong> in una concezione non a caso analoga a quello dello stalinismo. Come lo stalinismo, il fascismo non può abbandonare alcuni postulati ideologici borghesi essenziali, quali l&#8217;<strong>equivalenza giuridica degli individui, la &#8220;volontà del popolo&#8221;, il carattere &#8220;popolare&#8221; del suo dominio</strong>. <strong>Al soggetto individuo come punto di partenza è però sostituita la &#8220;nazione&#8221;, il &#8220;popolo&#8221; ed anche la &#8220;razza&#8221;</strong>, che recepisce le motivazioni fisiche in prima istanza (vedasi la concezione nazional-socialistica del &#8220;sangue e suolo&#8221;)<strong> e si esprime nello Stato. Il singolo è concepito come &#8220;passivo recettore&#8221; di spinte etiche dal popolo-nazione, di impulsi volontaristici ed attivistici dallo Stato-partito.</strong></em></p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-257dbd3b76d3f9173fe4e8fcd4c0f302">Tavola I<br>Schema della falsa teoria della &#8220;curva discendente&#8221; dello svolgimento storico del capitalismo</h1>



<p><img decoding="async" src="https://www.quinterna.org/archivio/1945_1951/img/tav1.jpg" alt="Tavola I" style="width: 700px;"></p>



<p>Tavola I &#8211; Schema della falsa teoria della &#8220;curva discendente&#8221; dello svolgimento storico del capitalismo</p>



<p>L&#8217;abituale affermazione che il capitalismo è nel ramo discendente e non può risalire contiene due errori: <strong>quello fatalista e quello gradualista</strong>.</p>



<p>Il primo è l&#8217;illusione che, finito il capitalismo discendete, <strong>il socialismo verrà di per sé</strong>, senza agitazioni, lotte e scontri armati, senza preparazione di partito.</p>



<p>Il secondo, espresso dal fatto che la direzione del movimento si flette insensibilmente, equivale ad ammettere che<strong> elementi di socialismo compenetrino progressivamente il tessuto capitalistico.</strong></p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-ce50bf0aee90c9aebcfe9c97078c7251">Tavola II<br>Interpretazione schematica dell&#8217;avvicinamento dei regimi di classe nel marxismo rivoluzionario</h1>



<p><img decoding="async" src="https://www.quinterna.org/archivio/1945_1951/img/tav2.jpg" alt="Tavola II" style="width: 700px;"></p>



<p>Tavola II &#8211; Interpretazione schematica dell&#8217;avvicinamento dei regimi di classe nel marxismo rivoluzionario</p>



<p>Marx non ha prospettato un salire e poi un declinare del capitalismo, ma invece <strong>il contemporaneo e dialettico esaltarsi della massa di forze produttive che il capitalismo controlla, della loro accumulazione e concentrazione illimitata, e al tempo stesso della reazione antagonistica, costituita da quella delle forze dominate che è la classe proletaria.</strong> Il potenziale produttivo ed economico generale sale sempre finché l&#8217;equilibrio non è rotto, <strong>e si ha una fase esplosiva rivoluzionaria</strong>, nella quale in un brevissimo periodo precipitoso, col rompersi delle forme di produzione antiche, le forze di produzione ricadono per darsi un nuovo assetto e riprendere una più potente ascesa.</p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-7ce9f299e1aa04d6093ef0fceb9d3d66">Differenza fra le due concezioni</h1>



<p>La differenza fra le due concezioni, di cui alle tavole I e II, nel linguaggio dei geometri si esprime così: <strong>la prima curva o curva degli opportunisti (revisionisti tipo Bernstein, stalinisti emulativisti, intellettuali rivoluzionari pseudomarxisti) è una curva continua che in tutti i punti &#8220;ammette una tangente&#8221;</strong>, ossia praticamente procede per variazioni impercettibili di intensità e di direzione. <strong>La seconda curva, con cui si è voluta dare una immagine semplificatrice della tanto deprecata &#8220;teoria delle catastrofi&#8221;, presenta ad ogni epoca delle punte che in geometria si chiamano &#8220;cuspidi&#8221; o &#8220;punti singolari&#8221;</strong>. In tali punti la continuità geometrica, e dunque la gradualità storica, sparisce, la curva &#8220;non ha tangente&#8221; o, anche, &#8220;ammette tutte le tangenti&#8221; &#8211; come nella settimana che Lenin non volle lasciar passare.</p>



<p>Occorre appena notare che il senso generale ascendente non vuole legarsi a visioni idealistiche sull&#8217;indefinito progresso umano, <strong>ma al dato storico del continuo ingigantirsi della massa materiale delle forze produttive</strong>, nel succedersi delle grandi crisi storiche rivoluzionarie.</p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-339f1d6173192bc599d1667df60b7527">Schemi della dinamica sociale secondo le ideologie della classe dominante</h1>



<p>Sono riprodotti qui di seguito gli schemi di raffigurazione della dinamica sociale secondo le fondamentali ideologie con cui il movimento rivoluzionario del proletariato ha dovuto e deve, su piani diversi, fare i conti (secondo quanto esposto nella Premessa), <strong>per poi contrapporre ad essi lo schema marxista del capovolgimento della prassi.</strong></p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-7f22bed9d5c1eb57bdbb91faa889e584">Tavola III<br>Schema trascendentalista (autoritario)</h1>



<p><img decoding="async" src="https://www.quinterna.org/archivio/1945_1951/img/tav3.jpg" alt="Tavola III" style="width: 700px;"></p>



<p>Tavola III &#8211; Schema trascendentalista (autoritario)</p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-ff39df1855bd84a6ceaef6a049b120b0">Tavola IV<br>Schema demoliberale</h1>



<p><img decoding="async" src="https://www.quinterna.org/archivio/1945_1951/img/tav4.jpg" alt="Tavola IV" style="width: 700px;"></p>



<p>Tavola IV &#8211; Schema demoliberale</p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-d42c1f5a32e66dea60600b2c66dfa46e">Tavola V<br>Schema volontaristico-immediatistico</h1>



<p><img decoding="async" src="https://www.quinterna.org/archivio/1945_1951/img/tav5.jpg" alt="Tavola V" style="width: 700px;"></p>



<p>Tavola V &#8211; Schema volontaristico-immediatistico</p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-5a43913195dcec1ea4f0824eed746487">Tavola VI<br>Schema staliniano</h1>



<p><img decoding="async" src="https://www.quinterna.org/archivio/1945_1951/img/tav6.jpg" alt="Tavola VI" style="width: 700px;"></p>



<p>Tavola VI &#8211; Schema staliniano</p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-44fcea14d5083c9b1a4673e46b1f5c26">Tavola VII<br>Schema fascista</h1>



<p><img decoding="async" src="https://www.quinterna.org/archivio/1945_1951/img/tav7.jpg" alt="Tavola VII" style="width: 700px;"></p>



<p>Tavola VII &#8211; Schema fascista</p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-89c5c938affa2152ffbec623e0f56a71">Commenti alle tavole III, IV, V, VI e VII</h1>



<p>Le Tavole III e IV (come pure le Tavole V, VI e VII) sono presentate insieme in quanto, pur nella loro diversità, si riconducono a comuni denominatori.</p>



<p>Per gli schemi trascendentalista e demoliberale, pur andando nell&#8217;uno il senso dell&#8217;autorità dallo Stato verso il singolo, mentre nell&#8217;altro il senso della libertà va dal singolo alla società e allo Stato, <strong>per entrambi è l&#8217;idea (nell&#8217;uno promanante dalla divinità, nell&#8217;altro diffusa in tutti i singoli componenti della collettività umana) che condiziona e determina le azioni umane.</strong> In entrambi si va logicamente dalla coscienza (intesa nel primo come fede, nel secondo come razionalità) alla volontà (per entrambi intesa come eticità), all&#8217;attività, economia e vita fisica.</p>



<p>Per gli schemi volontaristico-immediatista, staliniano e fascista le spinte fisiche ed economiche sono alla base della loro costruzione; ed in questo carattere comune si contrappongono ai due precedenti schemi idealistici. <strong>Ma hanno in comune con essi la precedenza e preminenza che la volontà ha sull&#8217;attività per quanto riguarda il singolo e la classe </strong>(<strong>per il fascismo il popolo o la nazione</strong>). Altro carattere comune a questi tre schemi volontaristici (quello condiviso da Proudhon, Sorel, Bernstein, Gramsci, ecc. anche individualistico; e in ciò è deteriore rispetto agli altri due):<strong> la successione parallela di spinte economiche, volontà, attività e coscienza</strong> che si riscontra tra il partito e lo Stato (l&#8217;organizzazione immediata) da una parte e il singolo e la classe (il popolo o la nazione per il fascismo) dall&#8217;altra, <strong>che comporta l&#8217;impossibilità per il partito di una teoria scientifica dei fenomeni sociali.</strong></p>



<p>Solo nello schema marxista <strong>la successione di attività volontà e coscienza del singolo e della classe trovasi completamente rovesciata nel partito, la cui conoscenza dei fatti sociali investe passato presente e futuro, elevandosi al livello di teoria scientifica</strong>, con possibilità quindi di esercitare una volontà ed un&#8217;azione, come è mostrato nella seguente Tavola VIII.</p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-8feb2f33aea396aef0e1070081d355e1">Tavola VIII<br>Schema marxista del capovolgimento della prassi</h1>



<p><img decoding="async" src="https://www.quinterna.org/archivio/1945_1951/img/tav8.jpg" alt="Tavola VIII" style="width: 700px;"></p>



<p>Tavola VIII &#8211; Schema marxista del capovolgimento della prassi</p>



<h1 class="wp-block-heading has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-cf17b9ec2f5e0cd2e0831dab2daf597c">Commento alla tavola VIII</h1>



<p>Lo scopo dello schema è soltanto di semplificare i concetti del determinismo economico. <strong>Nel singolo individuo (e quindi anche nel singolo proletario) non è la coscienza teorica a determinare la volontà di agire sull&#8217;ambiente esterno, ma avviene l&#8217;opposto</strong>, come mostra lo schema con frecce dirette dal basso verso l&#8217;alto: la spinta del bisogno fisico determina, attraverso l&#8217;interesse economico, un&#8217;azione non cosciente, e <strong>solo molto dopo l&#8217;azione ne avviene la critica e la teoria</strong> per intervento di altri fattori.</p>



<p>L&#8217;insieme dei singoli, posti nelle stesse condizioni economiche, si comporta analogamente (come mostra lo schema con frecce dirette dal basso verso l&#8217;alto), ma<strong> la concomitanza di stimoli e di reazioni crea la premessa per una più chiara volontà e poi coscienza</strong>. Queste si precisano soltanto nel partito di classe, che raccoglie una parte dei componenti di questa ma elabora, analizza e potenzia l&#8217;esperienza vastissima di tutte le spinte, stimoli e reazioni. <strong>È solo il partito che riesce a capovolgere il senso della prassi</strong>. Esso possiede una teoria ed ha quindi conoscenza dello sviluppo degli eventi: entro dati limiti, secondo le situazioni e i rapporti di forza, il partito può esercitare decisioni ed iniziative e influire sull&#8217;andamento della lotta (come mostra lo schema con frecce dirette dall&#8217;alto verso il basso).</p>



<p>Con frecce dirette da sinistra a destra si sono volute rappresentare le influenze dell&#8217;ordine tradizionale (forme di produzione); e con frecce dirette da destra a sinistra le influenze antagonistiche rivoluzionarie.</p>



<p>Il rapporto dialettico sta nel fatto che in tanto il partito rivoluzionario è un fattore cosciente e volontario degli eventi, in quanto è anche un risultato di essi e del conflitto che essi contengono fra antiche forme di produzione e nuove forze produttive. <strong>Tale funzione teorica ed attiva del partito cadrebbe però se si troncassero i suoi legami materiali con l&#8217;apporto dell&#8217;ambiente sociale, della primordiale, materiale e fisica lotta di classe.</strong></p>



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		<title>Pasolini e il Palazzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 16:28:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anni '70]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Stroncature]]></category>
		<category><![CDATA[Consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Mutazione antropologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Terza capitolo della critica a PPP, dove si prendono di mira il suo abuso di termini quali "mutazione antropologica", "fascismo" e "Palazzo".</p>
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<p>Prima dei miei vent&#8217;anni, folle solitario e finale qual ero ma sempre di buon umore come forse tutti gli sciocchi,<strong> non perdevo un solo articolo di Pasolini sul <em>Corriere</em>.</strong> Ma leggevo anche il settimanale <em>Tempo</em> quando capitava, che alternavo all&#8217;<em>Espresso</em> o <em>Panorama</em> e ancor prima all&#8217;<em>Europeo</em> della Fallaci. <strong>Erano le mie boccate d&#8217;aria</strong> rispetto alla prosa plumbea di <em>Rinascita</em> a cui ero stato abbonato dalla sezione &#8220;Carlo Marx&#8221; di Fossa Creta di cui ero segretario della FGCI, in quanto riconosciuto giovane borgataro meritevole di attenzione, segnalato a tal proposito dal compagno Bentivogli, funzionario di Reggio Emilia, spedito in Sicilia dal Partito per questo delicato lavoro politico nelle borgate del Sud irredento. (Questo faceva il grande PCI, ma aveva anche tanto &#8220;oro di Mosca&#8221; come scrisse il compagno Cervetti, e poteva permettersi una pletora di funzionari-missionari).</p>



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<p>Leggevo Pasolini, dicevo, i cui articoli, apparsi nei giornali dell&#8217;epoca, sono stati poi raccolti in <em>Scritti corsari</em>, <em>Lettere luterane</em>, <em>Caos</em>, <em>Le belle bandiere</em>. Tutti libri nelle edizioni coeve che possiedo ancora, ma a cui raramente ritorno. <strong>Lo leggevo perciò in diretta e lo leggerò in seconda battuta</strong>, in sedimentazione editoriale per così dire. Il compagno Bentivogli non lo amava e non ho capito mai perché, forse nel Partito gravava qualche <em>Niet</em> su Pasolini, come su altri innominabili, non so Silone, Orwell, Koestler: il Partito &#8220;sapeva&#8221; e aveva il suo &#8220;Indice&#8221; segreto evidentemente di intellettuali eretici o semi eretici.<strong> Io ne ero invece stregato, anche perché Pasolini andava spesso in tv ed era su tutti i rotocalchi per i suoi film scollacciati.</strong> (Quelli della &#8220;trilogia della vita&#8221; dai quali abiurò, vedi <em>Lettere luterane</em>). E<strong>ro fortemente preso dalla sua figura di intellettuale umiliato e offeso, da quel viso scarno e sofferente, dalla sua parlata serrata e puntuta</strong>. Non le mandava a dire, era un indignato in SPE, come gli ufficiali arruolati in Servizio Permanente Effettivo. Come suo padre ufficiale di carriera.</p>



<p><strong>Successivamente ho preso le distanze dai suoi scritti, ma soprattutto dalla sua intonazione spirituale</strong>. Sul versante dei contenuti poco mi ha convinto il suo anatema dei consumi. E lo rivolgeva a mmmia? Che non c&#8217;avevo di che mangiare? Che sognavo i buondì Motta? Che ardevo dalla brama di sostituire la nutella a quella crema incolore di surrogato di cioccolato che la merceria della Signora Mimma con le tette belle vendeva sfusa prelevandola da un barattolone e che avvolgeva in una putrida carta oleata? Io? <strong>Mille volte avrei voluto subire quella ambitissima per me, odiosa per lui, &#8220;mutazione antropologica&#8221; dei consumi. Mille volte mi sarei mutato antropologicamente. Mille lucciole avrei ammazzato per un cucchiaio di santa nutella. Uno sterminio avrei fatto.</strong></p>



<p>Ma anche l&#8217;intonazione spirituale di Pasolini cominciò ad andarmi in uggia. Due parole-chiave, in seguito ad altre letture e per triangolazione interna tutta mia, cominciai a guardare con sospetto e poi con insofferenza. <strong>La parola &#8220;fascista&#8221; appiccicata su ogni aspetto della realtà che non gli piaceva come un termine talismano (che però gli procurava immediate simpatie dal grande pubblico ideologizzato di allora) usato da lui in maniera metastorica ma già indigesta, con quelle sfumature generiche e svalorizzanti</strong>, a chi come me già leggeva Angelo Tasca e la sua interpretazione del fascismo storico. Nella sua visione ovviamente &#8211; &#8220;fascista&#8221; &#8211; era anche l&#8217;omologazione culturale impressa all&#8217;innocente popolo italiano dalla fascistissima società neocapitalistica (Innestando nel senso comune il paradigma, che tanti successi elettorali porterà ai grillini di ieri e di oggi e di domani, di una Politica &#8220;corrotta&#8221; e degli italiani &#8211; quelli che si lampeggiano quando vedono la polizia o frodano il frodabile &#8211; sostanzialmente &#8220;buoni&#8221;, non complici dello scasso, ma vittime).</p>



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<p><strong>Altro termine da cui presi le distanze in seguito fu &#8220;Palazzo&#8221;. Nella sua terminologia assumeva l&#8217;accezione che Marcuse dava al &#8220;sistema&#8221; come un &#8220;tutto repressivo&#8221;</strong>, come una specie di invisibile <em>Nous</em> capitalistico teso ad &#8220;amministrare&#8221; le coscienze anche con dosi massicce di consumi al fine di procurarsi con questa specifica &#8220;desublimazione repressiva&#8221; masse satolle, soddisfatte e domate, non più ribelli. Ma questo &#8220;Palazzo&#8221; non era un &#8220;predicato senza soggetto&#8221;, come Michael Walzer (cfr <em>L&#8217;intellettuale militante</em>, Il Mulino, 2002) rimproverava a Marcuse per il suo Sistema, <strong>no, nella visione di Pasolini aveva nome e cognome: Democrazia Cristiana da lui in sostanza additata quale responsabile del pervertimento del popolo italiano</strong>, che bisognava trascinare in tribunale e processare. Lui sapeva i capi d&#8217;imputazione ma non ne aveva le prove. La prosa di Pasolini si caricava perciò di un <em>pathos</em> tanto immenso e affliggente quanto astratto e senza limiti. Ai limiti del complotto era la sua moralità leggendaria, intransigente e senza cedimenti. Il colpevole? Il Palazzo!</p>
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