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	<title>televisione Archivi - Il Nemico</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 05 Jun 2026 09:46:07 +0000</lastBuildDate>
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		<title>E lei che Belva si sente?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 09:18:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Trash]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca criminale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forse è questo il segreto del successo di Belve e Belve Crime: è l’equivalente televisivo di un pat pat sulla testa, il darsi il cinque tra bro che condividono gli stessi tipi di valori social di umanesimo postmoderno (che non significa un cazzo), di persone che perdiamo tra i feed, il tutto mentre lasciamo dei ‘visualizzati senza risposta’ lagnandoci di quanto siano diventati impossibili i rapporti umani evitandoli con la stessa patetica abnegazione con cui un terrapiattista evita un mappamondo.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!9H21!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd7621cdc-a267-4f6a-9802-268db4282329_1600x860.webp" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph">“Things we love to hate’” è così che descriverei&nbsp;<em>Belve</em>&nbsp;plus&nbsp;<em>Belve Crime</em>&nbsp;e, soprattutto, Francesca Fagnani. Perché non cambiare canale il martedì sera? Per lo stesso motivo per cui molti di voi non girano la faccia di fronte agli incidenti stradali: morbosità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accentuata calata romana (non ricordo fosse così marcata ai tempi del canale Nove), le risatine, le occhiate al pubblico in studio, i commenti a margine alle risposte degli ospiti, le citazioni a giornalisti e ad articoli vari, e le domande… queste domande (ben lontane dal quesito di Proust) per lo più imbarazzanti e costruite a caso (voglio pensare siano a caso).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione diventa ben più imbarazzante quando si tratta di ospiti davvero di un certo spessore (mica Francesco Chiofalo che simula di essere ancora a&nbsp;<em>La Pupa e il Secchione</em>) che, nel bene o nel male, sono davvero famosi o, per meglio dire almeno in questi casi, famigerati (perché invitare Zeudi di Palma?).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo Francesca Fagnani per la maggior parte della gente, probabilmente, fa parte delle ‘cose che ti devono piacere per forza’ altrimenti stai dalla parte sbagliata della storia, sennò non si spiegherebbe il&nbsp;<em>featuring</em>&nbsp;a Sanremo con non ricordo chi e non ho voglia manco di accedere a Google per cercare il nome del cantante in questione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">D’altronde, in questo periodo di vuoto Francesca Fagnani rappresenta un’icona culturale e come tale dovrebbe, in teoria, avere delle responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, quando Selvaggia Lucarelli litiga con Fabrizio Corona si può tastare con mano il battito debole del polso di questo Paese; insomma, siamo lontani dal periodo delle lettere tra Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini, perciò è comprensibile che l’ideatrice e la presentatrice di&nbsp;<em>Belve</em>&nbsp;occupi ‘magnificamente’ questo vuoto e si adagi sullo sgabello vacante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diciamo che l’intervista a Roberto Savi, in particolare, ha rappresentato la proverbiale goccia: non vedevo un’intervista così imbarazzante dai tempi in cui Paolo Bonolis sparava una sequenza di domande a Donato Bilancia toccandogli pure il braccio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Roberto Savi, per chi non fosse appassionato di true crime o si sciacquasse le palle con la storia italiana, è stato uno dei membri della Uno Bianca, un gruppo di criminali (di cui quasi tutti poliziotti, tranne uno dei due fratelli di Roberto) che ha rapinato e sparso terrore (morte 24 persone e ferite più di un centinaio) tra il 1987 e il 1994.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intervista è stata introdotta, come ogni ospite di questo inizio di stagione, da Elisa True Crime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Piccola parentesi (sns): conosco poco Elisa True Crime, non so quali qualifiche abbia, ho visto tre dei suoi video e ho trovato la sua esposizione ai casi noiosa (opinione soggettiva) e lacunosa (e questo è un dato oggettivo). Credo che in un’epoca dove le persone, per rilassarsi o perché si sentono o sono sole, hanno bisogno di video dove altre persone mangiano (mukbang), sia assolutamente naturale che un personaggio ‘innocuo’ come Elisa True Crime possa avere degli aficionados, magari come ottimo viatico per chi arriva a fine giornata stanco, e ottimo conduttore per gli insonni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fagnani è furba, è piuttosto scaltra come osservatrice del suo tempo, tanto che, per la serie classica di Belve, invocò (perché non c’è altro modo di rivolgersi a colei che non deve essere nominata, essendo una qualche forma di entità più caotica che neutrale) Maria De Filippi per farsi fare (la Fagnani intendo, Maria non si presterebbe mai) qualche domanda come ospite del suo stesso programma (senza intervistare se stessa, come fece Luca Casadei).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sa Francesca che sta raschiando il fondo del barile, tanto che ormai deve ripiegare sulle personalità di internet, o pseudotali, perché i personaggi realmente famosi stavano già invecchiando al giro del millennio, e alcuni manco si vogliono prestare a quella che in definitiva è una pantomima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così la giornalista ha applicato lo stesso ragionamento con Elisa per attirare quel segmento di pubblico che ormai ha sostituito il piccolo schermo con quello ancora più piccolo dello smartphone, e mamma Rai con i rassicuranti YouTube e TikTok.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono d’accordo con chi scrive che con i soldi del canone non dovrebbero permettere ai criminali di parlare; trovo molto più scandaloso sperperare i soldi per mantenere il&nbsp;<em>buen retiro</em>&nbsp;degli ex partecipanti di Amici, a.k.a, Sanremo (ma di questo ne parleremo un giorno). Credo che sia interessante sentire parlare un criminale, altrimenti non ci spiegheremmo la passione per il true crime, e sono convinta che il giornalismo d’inchiesta -se fatto bene- possa essere utile alle indagini sul caso preso in considerazione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Anteprima Belve Crime - Roberto Savi - Martedì 5 maggio in prima serata su Rai2" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/XKHwTisoNZw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Peccato che qui l’approccio della giornalista fosse un mix tra Verissimo, con un certo atteggiamento catechistico nei confronti dell’uomo, e una forma di ‘sudditanza’ nella speranza della grande rivelazione che -attenzione spoiler- non c’è stata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se è vero che le tre ore di materiale registrato con Savi verranno sottoposte al vaglio dei magistrati, è al contempo vero che la magistratura ha ripreso le indagini da un paio di anni, ossia da quando l’associazione delle famiglie delle vittime ha presentato un esposto alla Procura di Bologna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse sarebbe stato meglio lasciare i microfoni accesi prima e dopo l’intervista e continuare a registrare, come successe nel documentario&nbsp;<em>The Jinx</em>; forse l’ex capo dell’Uno Bianca si sarebbe lasciato sfuggire qualcosa. Non lo sapremo mai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel migliore dei casi, i crimini del gruppo (a cui si affiancavano altri collaboratori, come il rinnovo dei membri di&nbsp;<em>Up with the People</em>) sono il risultato di un gruppo di delinquenti senza empatia che, pur di arricchirsi, ha lasciato una scia di sangue; nel peggiore dei casi, di criminali che, a un certo punto, sono stati avvicinati dai Servizi Segreti o qualcosa di simile, come braccio da usare per poi disfarsene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l’aspetto dimesso dell’ex poliziotto, Savi è tutto fuorché un vecchietto da film della Pixar: è chiaramente lucido, monosillabico con chi vuole e fine manipolatore. Non conosco le conclusioni della perizia psichiatrica che gli fecero al tempo, ma conoscendo la storia della Banda ci sono delle concrete possibilità che sia un classico psicopatico incapace di provare empatia, e il palco di&nbsp;<em>Belve Crime</em>&nbsp;ha alimentato il suo ego fornendogli un pubblico di vittime e carnefici da prendere, probabilmente, in giro, riuscendo non solo a irritare i parenti delle vittime, ma a fornire del materiale (tra silenzi e gesti) ai fanatici dei complotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benché sia lontana dai mitomani contemporanei, l’affaire di Savi e compagni è qualcosa di oscuro, terribile, con tratti sadici di completa noncuranza per la vita umana, e l’intervista di Francesca Fagnani non ha fatto luce su nulla. Inizialmente chiede all’uomo cosa vorrebbe si comprendesse di più da quella storia o di lui stesso; io credo non ci sia molto da capire su di lui in quanto non è una personalità così sfaccettata o misteriosa: è un avido e un assassino, e insinuare che le botte prese da piccolo potessero essere un motivo necessario e sufficiente per spiegare le sue azioni da adulto mi puzza di psicologia da ASL, di soluzione facilona quando, per molto meno, altre persone, su quello stesso sgabello, sono state apostrofate in modo gratuito e sgradevole. Basti pensare all’approccio ‘aggressivo’, sicuramente meno conciliante, con commenti a margine inopportuni, durante l’intervista a Katharina Miroslawa; la stessa cosa la fece con Bossetti, scendendo nei dettagli più pruriginosi delle ricerche online sul pc dell’uomo, facendolo passare, almeno ai miei occhi, più innocente di quanto si sforzasse di fare il documentario uscito su Netflix.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non proprio come il programma Mixer con Gianni Minoli che intervista Giulio Andreotti, ecco.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Massimo Bossetti: &quot;Ignoto 1 non sono io&quot; - Belve Crime 10/06/2025" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/r1Rv6_x0Rv8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">‘Non è un bancomat il casellante’, ma che davero davero? Grazie Francesca, Savi non sarà un membro del Mensa ma neanche un coglione, che dici? Per tutta l’intervista Francesca ha un approccio da insegnante di sostegno, da primipara che per far mangiare un bambino viziato tatineggia con un ‘Arriva l’aeroplanino!’.</p>



<p class="wp-block-paragraph">‘Niente di quello che avete fatto era da fare’, ho la vaga convinzione che Roberto sappia la differenza tra bene e male ma abbia deciso di fregarsene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui torniamo al solito punto che dimostra, ancora una volta, quanto sia impossibile l’esercizio della critica e del giornalismo negli ultimi vent’anni. I commenti indignati su IG e sui social in generale si scagliano contro la natura dell’intervistato e non mi pare giusto. Se nessuno si fosse mai preso la briga di intervistare gli assassini, non esisterebbe la vostra tanto amata criminologia (la serie&nbsp;<em>Mindhunter</em>) e tanti casi rimarrebbero dei&nbsp;<em>cold case</em>. Ovviamente la giornalista non è Michael Osterlhom, e nessuno ha la pretesa che lo sia (io m’indigno per la qualità dell’intervista) ma è anche vero che intervistare ladri, truffatori e assassini non fa della giornalista in questione una ladra, una truffatrice e un’assassina; al massimo un esempio di giornalista da tubo catodico che le nuove generazioni prenderanno (ahimè) come alto modello di infotainment spacciato per divulgazione culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Perché non vi siete fermati quando sono iniziati i morti?” Magari per i soldi, no?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se da tre ore sono stati estrapolati questi fiacchi quarantacinque min, mi chiedo cosa ci siamo persi non potendo visionare le altre due ore e un quarto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Perché continuava a sentirsela [ci mancava aggiungesse ‘calla’] dopo le prime morti?” Mi chiedo se sia possibile accanirsi con domande che solo un bambino rivolgerebbe a un adulto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questa intervista piace è perché non ci sono altri termini di paragone con alcuni dei soggetti intervistati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, se nei crimini dell’Uno Bianca non c’era politica &#8211; almeno l’ex poliziotto afferma questo quando la Fagnani insinua il retroterra fascista della famiglia Savi &#8211; di certo il pubblico adorante della giornalista fa parte di quella sinistra più deteriore (ma col busto del Duce a casa dei nonni); quel genere di pubblico che mette come immagine la bandiera della Palestina ma poi non smuove il pelo della fica o di una palla per il prossimo. È l’epoca della simulazione dei sentimenti umani, dell’inclusività d’accatto, della perdita della realtà che oggi siamo costretti a immaginare (male) mentre il mondo, là fuori, diventa sempre più violento, insofferente e povero (economicamente e umanamente). Forse è questo il segreto del successo di&nbsp;<em>Belve</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Belve Crime</em>: è l’equivalente televisivo di un pat pat sulla testa, il darsi il cinque tra bro che condividono gli stessi tipi di valori social di umanesimo postmoderno (che non significa un cazzo), di persone che perdiamo tra i feed, il tutto mentre lasciamo dei ‘visualizzati senza risposta’ lagnandoci di quanto siano diventati impossibili i rapporti umani evitandoli con la stessa patetica abnegazione con cui un terrapiattista evita un mappamondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Francesca Fagnani è l’arma che mancava al Terzo Reich durante il processo di Norimberga: se al posto di un classico processo ci fosse stata lei a intervistare Goering, Ribbentrop e gli altri, probabilmente i gerarchi nazisti sarebbero stati scarcerati e Rudolf Hess non avrebbe dovuto simulare nessuna amnesia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Liberi tutti, insomma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tranne noi che non ci libereremo mai dal male.</p>
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		<title>Vorrei avere il controllo della salivazione di Stefano Massini</title>
		<link>https://ilnemico.it/vorrei-avere-il-controllo-della-salivazione-di-stefano-massini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 09:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bestiario]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[La7]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immersione dentro le asciuttissime fauci di Stefano Massini.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Qui al Nemico tra una spiritosaggine e un invito alla dissoluzione dello stato democratico si sarebbe anche gente seria. E infatti l’altro pomeriggio si stavano vagliando proposte per una ricerchina scientifica. Ipotesi, ambiente sperimentale, raccolta dati. Una roba fatta bene. Vincenzo Profeta, per dire, suggeriva una rilettura accelerazionistica di Domenica In. Vittorio Ray un argomento di estrema finezza intellettuale che purtroppo mi è impossibile riferire perché di troppo superiore alla mia gittata cognitiva. Poi, all’improvviso, viene fuori il nome di Stefano Massini. Io, che sono un ingordo bastardo, senza pensarci alzo il lapis e mi propongo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Benissimo: Massini”, dicono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Ottimo”, rispondo. “Inizio a selezionare un campione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Sei te il campione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Sì, lo so, troppo buoni, ma io intendo campione nel senso di sottoinsieme della popolazione…”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scambio si spenge lì. Nessuno aggiunge altro, Profeta inizia a parlare di Massimiliano Allegri e io smetto di pensarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giorno dopo, mentre mi sto ritoccando le sopracciglia, suonano al campanello. Chi è: è un corriere. Mi consegna una pennina USB e una lettera, col sigillo in ceralacca del Nemico (vergogna, reazionari). Leggo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Da guardare entro domani.<br>Altrimenti non t’incomodare a tornare.﻿</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Apro la pennina. Ci sono diversi file, tra cui il videoclip di Fantasy di Mariah Carey. Ma immagino che l’oggetto dell’intimazione sia il video intitolato “STEFANO-MASSINI_TUTTI-I-MONOLOGHI_PIAZZA-PULITA_2018-2026”. Durata totale: 22 ore e 16 minuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora: Stefano Massini per me è più un’astrazione che un dato di realtà. L’ho intercettato di rado, scanalando da Italia 1 al Nove in quei cinque, dieci minuti che separano la fine di NCIS – Unità Anticrimine dall’inizio di Nudi e crudi, e senza soffermarmi. Certo ho presente il fulgore nello sguardo, la durezza del volto tutto angoli retti, la mascella cementata dal testosterone, gli accenti e i timbri vocali da tifoso della Fiorentina col daspo, le tinte grigiognole delle sue giacche destrutturate. Ed è vero che se qualcuno mi chiedesse: “Di che parla, Stefano Massini?” risponderei con una certa sicurezza “di ingiustizie”. Ma se a favore o contro, non saprei dire. Quindi, a parte il fastidio di scalare da osservatore a osservato, l’idea è giusta: zero preconcetti. Sono la cavia migliore. Inizio.</p>



<div type="nemesi" class="wp-block-banner-post"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Si parte dal 2018. <em>La dittatura spiegata a un bambino</em>. <em>Il paese dei gonzi e dei ganzi</em>. <em>Il razzista che è in me</em>. E vado a integrare il mio ritrattino mentale: espressività facciale ossimorica – più è tragico più sogghigna, e sui buoni propositi delle chiose finali lo sguardo si rabbuia; forma fisica invidiabile; incredibili pollici appesi alle tasche dei jeans, in genere troppo stretti. <em>Auguri e figli maschi</em>. <em>Dedicato a chi non china la testa</em>. <em>Monumento al cretino ignoto</em>. Ancora: propensione per un edificio diegetico che porti a coincidere narrante e narrato, e pure altre forme di participio, esistessero. Comunque, sempre lui. Tutti spunti autobiografici. Salienti? Mai. Una passeggiata al parco, una giratina col cane, un ricordo d’infanzia. Insistenza evitabile nell’attribuirsi la qualifica di SCRITTORE. Maestoso controllo della salivazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardo l’orologio mentre lascio scorrere la pubblicità dei Nuvenia (magari tagliarle, la prossima volta): tre ore e mezzo. Le lenti a contatto mi si stanno seccando. Sbatto le palpebre, allora, e mi accorgo che se lo ascolti a occhi chiusi Massini ha 15 anni, ed è uno studente di un liceo classico di provincia. Scrive sul giornalino d’istituto. È tormentato dai sensi di colpa perché Pavese gli rimane illeggibile. Ha provato a farsi crescere la barba, ma è ancora presto. Gioca a rugby. Quando mette lo Scarabeo sul cavalletto, due volte sue tre gli casca. Poi riapri gli occhi, e di quello studente vedi il padre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intorno alle sette ore, inizio invece a sospettare che ci sia un trucchino retorico. Perché Massini non dice. Allude. Pencola sul filo della metafora, senza mai davvero chiarire chi siano i cattivi che riempiono i suoi discorsi. Si percepisce che tira sempre una riga per dividere quelli che sono nel giusto da quelli che sbagliano. Ma se dovessi fare un paio di nomi sarei in difficoltà. Eppure il tono evangelico, la totale assenza di umorismo e i suoi deltoidi suscitano comunque il timorato desiderio di schierarsi. Più lo guardo e più penso che proprio non voglio essere uno degli imbecilli di cui parla spesso. E neanche uno dei cretini. Al massimo un indifferente. Ma imbecille non ci penso neanche. E allora non c’è altra scelta: in assenza di categorie definite, l’unica è schierarsi dalla parte del giudice. A prescindere. E giù proseliti. Che fenomeno. Mentre attacco la tredicesima ora di riproduzione, mi chiedo allora cosa succederebbe se si togliessero dalla scena gli orpelli intimidatori, sostituendoli con un tocco di farsa. Se si buttasse, insomma, sulla pagliacciata. Ma prima di compiere uno sforzo d’immaginazione vengo anticipato: alla fine di un video, compare una maschera di Donald Trump, taglia bimbo. Indossata prima alla rovescia, poi riposizionata. Colpo di teatro clamoroso. E il senso d’inadeguatezza rimane intatto. Peccato solo che si veda la bazza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunque, l’oggetto della sperimentazione sono io, e arrivato alla ventesima ora continuo a non registrare particolari effetti. Per un paio di volte girandomi di scatto mi sembra di vedere l’articolo quinto della Costituzione che galleggia a mezza altezza nel centro del mio salotto, e non riesco più a pensare alla sigla di&nbsp;<em>Game of Thrones</em>&nbsp;senza sovrapporci il tema di Piazzapulita. Sui video più lunghi, invece, scavallato il quinto minuto la faccia mi si deforma nella stessa espressione che la regia coglie sul volto di Stefano Formigli quando stacca da Massini.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="571" src="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2026/05/image-1024x571.png" alt="" class="wp-image-2855" srcset="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2026/05/image-1024x571.png 1024w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2026/05/image-300x167.png 300w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2026/05/image-768x428.png 768w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2026/05/image.png 1079w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, per il resto, nulla. Grande delusione. Esperimento fallito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono all’ultimo video. È bello dire no. L’ennesimo pezzo costruito su un’anafora. “È bello dire no” ripetuto trentatré volte. Contate. Forse, più che racconti, avrei osato poemetti. Comincia, e io ascolto distratto. Anzi, sto quasi per annoiarmi. Poi, passato un minuto, un minuto e mezzo, accade qualcosa. All’improvviso. Dopo l’ultimo, perentorio “è bello dire no”. Una domanda. Pronunciata con intonazione insolita. Quasi un gridolino. “Hai capito?”. E poi silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiudo Angry Birds (confesso) e torno al video. C’è Massini fermo al centro dello schermo. Sguardo all’incrocio degli assi. Impassibile. Interrogativo. Sempre zitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Hai capito?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La regia non stacca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Ubaldo”. Aggiunge. E la circolazione mi si blocca. “Hai capito o no?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oddio. Vuole una risposta. Allarme. Che vuole. Cosa si aspetta che gli dica. Balbetto. Alzo lo sguardo. Deglutisco. Cerco una soluzione. E mentre i suoi occhi azzurri com’era azzurro il cielo sopra la sede di Lehman Brothers il 15 settembre 2008 continuano a fissarmi, le sue mani escono dallo schermo e mi afferrano il colletto della polo. Mi scuote. Mi strozza. Mi schiaffeggia. Mi tira un orecchio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“HAI CAPITO? HAI CAPITO?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Apnea. Visione che si offusca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“HAI CAPITO, UBALDO? HAI CAPITO O NO ACCIDENTI A TE E A CHI TI HA FATTO?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“No”, urlo. “No Massini no”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi molla. Torno a respirare, mentre con la destra ora mi pettina. Con la sinistra, prova ad asciugarmi una lacrima. Infine mi accarezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Visto? È bello dire no”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Bellissimo”.<a href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!a-84!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fba8524f0-0cc0-4c02-8957-f28298e8f36b_1079x602.jpeg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>
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		<title>Geopolitica sanremese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 18:36:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La geopolitica sanremese nelle mani di Vincenzo Profeta.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">A volte è così. Esci la mattina, tiri su la serranda e nel petto non senti più nulla. Io mi misuro i muscoli allo specchio&#8230; sì, sono uno di quei coglioni. Mi sforzo. Ho aumentato i carichi di allenamento. “Ma non è che sei diventato a-sociale, a-sentimentale o ‘a-qualcosa’ per posa intellettuale?”, mi dico. È che proprio non si sente più un cazzo. Superi i 40 e il segnale si interrompe. Perdi il Wi-Fi. Non è depressione. Non serve lo psicologo a 20<code>€</code>&nbsp;al quarto d’ora che non hai. È solo che capisci che questa storia qua è la tua, la nostra, sì, quella un po’ di tutti. “Sei anche l’uomo medio però”, mi dico (l’uomo medio in Italia secondo alcuni sondaggi ha 46 anni) Ma io sono un artista, provo a dirmi. Ecco: un artista medio. Un creativo medio, e la mia arma è la pigrizia. Nessuno è più pigro di me che faccio quei finti lavori da rivistelle di mostre d’arte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora pensi: mi compro una friggitrice ad aria. La metto sul marmo della cucina come un totem, un bunker tecnologico per difendermi dalla corruzione, dalla droga, dal senso di colpa, dalla pazzia post-40 delle donne. Eppure, nonostante tutto, è il design che non mi incanta. I cibi salutari sono la mia ossessione ormai, la mia nuova fiammante ossessione lussuosa, me ne fotto del sociale, nel senso che non socializzo più col cibo, ubriacandomi come tutti; sono fuori dall’umano, mi dico: però almeno ho evitato il padel, ho evitato le feste del post-40, le riunioni di scuola, le riunioni per vedere Sinner&#8230; H&amp;M non ha ancora fatto la linea dedicata a Eminem. Spopola quella dei Nirvana, è vero, e pure quella dedicata agli AC/DC, lo dicono nei podcast&#8230; Mi sento scoperto, sporco, che poi di questi gruppi non ho manco un album, grazie al cielo mia mamma ascoltava Nino D’Angelo. Sono come quando il Nuuu Metal si è fuso con l’Hip Hop: si è persa la carica. I Limp Bizkit, ecco&#8230; i Korn. Sono i Korn. Non avevano più la rabbia impegnata dei Nirvana. Cioè, non c’era il contenuto sociale, vero, asciutto. Erano depressi e tutto quanto, ma dei depressi vuoti e rumorosi. Come il cantante dei Linkin Park. Il chitarrista con la maschera incapace dei Limp Bizkit avete presente?&#8230; dai, cazzo, non puoi riesumare tutto, mi dico. Guardo il cielo e mi chiedo: quanta distanza c’è tra un missile iraniano e casa mia? Bombarderanno mai Palermo? Se la traiettoria interseca il mio condominio e fa fuori lui, il butterato del terzo piano che si scopa le indianine, o se tira dritto verso il centro&#8230; quasi mi fa un piacere. Ma no, dico, l’Iran non bombarderebbe neanche Roma. Perché noi con gli arabi siamo in sintonia, in fondo. Abbiamo servizi segreti vaticani millenari. Ottimi rapporti. La mafia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In certi momenti di panico tattico vorrei tornare all’heavy metal puro, al punk degli inizi. E poi mi chiedo: perché ogni italiano si vanta di essere stato un punk in giovinezza? Perché io lo dico? Devo eliminare questo tipo di omologazione. Sono in uno stato d’animo in cui sono proprietario solo del mio corpo. La suoneria del cellulare è Carmelo Bene che recita Marinetti e tutti: “Ehhh Vincè, ma è un inno di LVI!”. No raga, “Lui” no. Io sono un progressista eterno, perché l’unica tradizione che l’uomo rispetta è il progresso. Lo dicevo quando le battute erano battute, non meme. Senza essere impigliati nelle storie di Instagram, che poi sono gli highlights delle nostre vite, i momenti divertenti perdono di senso a questa età di crisi di mezza età. Un po’ come l’Occidente. Crisi, crisi di mezza età. Sì, crisi che parte sempre dalle ex che ti dicono che eri meglio prima, alle nuove che non ci sono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece al bar parlano di Sanremo. C’è Sanremo ovunque. La replica, la replica della replica, la settimana post-Sanremo è una quaresima, c’è la terza guerra mondiale, ma c’è Sanremo.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Alzi la mano chi di voi sa cos’è la quaresima? Eppure c’è un’impennata nelle chiese di giovani. Le statistiche anche qui parlano chiaro. Il matrimonio sta tornando di moda. Sarà la paura di un’apocalisse nucleare? Una melassa che copre i radar sonici?</p>



<p class="wp-block-paragraph">E intanto dicono che stanno bombardando Dubai. Sbagliano: sono schegge. Che bello mi dico, pensa se fosse vero. L’unica città al mondo che corrisponde esattamente al suo rendering. Un miraggio di pixel che finalmente incontra il ferro. Vorrei vedere gli influencer scorreggioni scappare tra le dune, col ring-light staccato. Qual è il colmo per un Crosetto? Rimanere bloccato a Dubai come Ministro della Difesa in un deserto di vetro. Che poi, diciamoci la verità. Il vero palazzo di cristallo è il Parlamento italiano, tutto torna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io invece vorrei essere un uomo freddo. Ecco, vorrei essere come Mattarella. Non il Mattarella dei meme, no. Quello algido, vero. Veramente impeccabile. Un blocco di ghiaccio istituzionale che osserva la fine del mondo senza sudare. Perché il mondo è degli uomini freddi, quelli che sanno dove mettere le virgole e i confini, che fanno i periodi lunghi. Io invece sono inconsistente. Sono l’Occidente.</p>



<figure class="wp-block-image"><a class="image-link image2 is-viewable-img" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Nxbe!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84d5b51c-528e-4bdc-aa4f-1712ea906e7f_1255x844.jpeg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Nxbe!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84d5b51c-528e-4bdc-aa4f-1712ea906e7f_1255x844.jpeg" alt=""/></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sono della Generazione X: l’equazione dell’inconsistenza. Forse sono davvero un grande intellettuale di sinistra, di quelli che capiscono tutto ma non toccano niente e sono depressi per moda. Posso essere depresso se volete, se serve al dibattito, se serve a riempire il palinsesto. Ma alla fine, che cazzo ci facciamo ancora qui? Eccolo: il rumore bianco del cazzo. Sto cercando per l’ennesima volta di fare ironia e di liberarmene, sono alla post-post-ironia, questa è nuova verità, la 104 come pistola, sono al Venezuela della mia vita. Della geopolitica sanremese cosa rimarrà mi dico? Accendi la TV e c’è questa parata di zombie che cantano che manco il TruceKlan. Ma quali canzoni? Sono filastrocche scritte con l’AI. In una ho contato sette autori. Cazzo, sette! Come cazzo fai a coordinare sette autori? Rumore bianco della geopolitica sanremese. È un inquinamento acustico che serve a coprire il ronzio dei droni sopra lo stretto di Hormuz. In una sola canzone di merda&#8230; quanto fa schifo cantare l’amore nel 2026? Satira della disperazione urbana da seconda generazione. Pezzi orribili. Roba che non starebbe in piedi nemmeno al matrimonio dei Casamonica. E i reppere? I rapper? I maranza? Dove stanno? Dov’è l’urlo pro Iran? E i Cavalli Pazzi? L’imprevisto? La ragazza figa che ha paura della scalinata? Dove cazzo sono le scalinate? Vorrei campionare il ronzio dei droni sopra lo stretto di Hormuz. Campiono scorregge di Tony Pitony e di una tipa che pare Miss Keta, ma più bona. Canzoni insopportabil-pop, (decidete voi se ELETTRO deve essere il suffisso o il prefisso). Che ficata stroncare Sanremo&#8230; quanto è banale. E poi c’è lei: la Sala Stampa. Vorrei essere una di quelle viperette un po’ gay col badge. Il tribunale dell’Aia contro Sal da Vinci.</p>



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		<title>Contro Masterchef</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 10:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Barbarie]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Assoluta]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[chef]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Bastianich]]></category>
		<category><![CDATA[Masterchef]]></category>
		<category><![CDATA[Talent Show]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La decadenza di una civiltà si misura dal suo rapporto con il cibo, se da nutrimento e forma di amore diventa strumento di potere e forma di intrattenimento. Dalla Newsletter di Vittorio Ray, Il Tuffatore. </p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Dalla newsletter </em><a href="https://iltuffatore.substack.com/">Il Tuffatore</a> <em>di Vittorio Ray</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non avete mai avuto il coraggio di vedere l’ultimo, violentissimo film di Pasolini, <em>Salò o le 120 giornate di Sodoma</em>, ultimamente ne gira una versione più diluita, subdola, ammodernata. Si chiama <em>Masterchef</em>, lo passano in brevi pillole sulla tv a pagamento. Tecnicamente viene definito un “talent show culinario”, cioè in buona sostanza <strong>una recita brutale che ha al centro della scena, oltre ai più perversi meccanismi di potere, la pornografia del cibo</strong>.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Mi dispiace essere subito romantico, ma avete presente la differenza tra sesso e amore? <strong>Masterchef è il sadomaso della cucina</strong>. Ciò che è sempre stato &#8211; e sempre sarà, innanzitutto &#8211; nutrimento, sostentamento, attaccamento alla terra, unica fonte di energia per l’uomo, viene sradicato e deportato davanti ad una telecamera, per allietare un nuovo padrone. Anche il cibo viene inserito (&#8220;sussunto&#8221;, avrebbero detto alcuni) nel paradigma del lusso e della lussuria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Questo è il cuore, ma come ogni trappola di massa che si rispetti c’è tutto un mondo intorno. Ci sono i giudici, i tiranni, arbitri assoluti e privi di ogni educazione. Spicca, tra questi, un giudice dall’accento straniero. Egli incarna il nazista, l’invasore, l’imposizione di un corpo estraneo all’ecosistema. Poi ci sono gli schiavi, cioè i concorrenti, aspiranti chef. <strong>Colpisce la loro piena mancanza di dignità, il servilismo più grigio, sia davanti ai rimproveri che ai complimenti</strong>. Sì chef, scusa chef, grazie chef. Se volessimo scavare senza paura nella mente perfetta degli sceneggiatori, diremmo che <strong>una società flaccida ama rivivere l’eccitazione militaresca davanti al nemico della pasta scotta</strong>. “Questo piatto è molto intelligente, Samir, ma la cottura non va proprio.” E allora Samir rabbrividisce, il viso gli si contorce in smorfiette da coniglio, gli occhi si riempiono di frustrazione, la consapevolezza di aver fallito un’esistenza, il desiderio di eutanasia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dispiace perché il cibo, prima della sua pornografia televisiva, era convivialità. Il pranzo pacificava, distendeva i nervosismi familiari, saziava, riempiva. L’arte culinaria era patrimonio del popolo, unico sovrano, giudice ultimo. <strong>Adesso è la guerra, la tensione, la paura</strong>. Masterchef fa &#8211; letteralmente &#8211; vomitare. È stucchevole e maleducato, come parlare di soldi o di cibo a tavola. Chiude lo stomaco, fomenta l’anoressia, fa venir voglia di assaggiare la carestia. Resistiamo allora, non pieghiamoci. Siamo orgogliosi della realtà e del nostro contesto, aspiriamo sempre al benessere e mai al lusso. Perché certamente non sarà un’astice in salsa di zenzero a salvarci; forse, un’ostia di pane spezzato.</p>



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