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	<title>Tlon Archivi - Il Nemico</title>
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		<title>Le puttane del Soft Philosophy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 10:12:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nemesi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Colamedici]]></category>
		<category><![CDATA[Maura Gancitano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla filosofia e il pensiero al tempo dei reel sulla filosofia e il pensiero</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La proliferazione della filosofia all’interno dei social network ha dissolto le ultime parvenze di un sistema culturale già esausto, producendo un paradosso che ci attraversa con una violenza quasi comica, poiché da quando i filosofi sfilano dentro il feed in un corteo di posture gonfie e rassicuranti, intenti a pronunciare la frase esatta e a compiacersi in una catena di reciproca autoesaltazione, il cadavere della cultura emana un tanfo che impedisce all’aria di circolare. Contemporaneamente il pensiero reso ubiquo e decorativo riesce a garantire soltanto la salvezza di chi lo esibisce e non offre alcun riparo a chi guarda.</p>



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<p><br><br>Ricorda un celebre dipinto di Goya intitolato <em>Il Sabba delle Streghe</em>, il quale rappresenta Satana nella forma di un caprone, forse un antico Moloch, che si rivolge a un manipolo di streghe radunate in un cerchio docile e inquieto, dove i volti sembrano perdere consistenza, dissolvendosi in maschere prive di tratti definiti, quasi che la paura e la sottomissione li stessero consumando dall’interno. Sulla destra compare una figura incappucciata, avvolta nel nero, che ha già smarrito ogni segno identitario e procede isolata. Goya tenta di mostrare la disumanizzazione che si produce quando una moltitudine priva di discernimento si dispone attorno a un essere malefico che la svuota e la omologa fino a cancellarne i lineamenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="313" src="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/11/Witches-1024x313.jpg" alt="" class="wp-image-2566" srcset="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/11/Witches-1024x313.jpg 1024w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/11/Witches-300x92.jpg 300w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/11/Witches-768x235.jpg 768w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/11/Witches.jpg 1067w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><br>La stessa paura del pittore spagnolo dovrebbe attraversarci quando la pagina iniziale di un progetto culturale decide di accoglierci con una gigantografia del volto dei suoi fondatori, come se il culto della persona precedesse ogni idea.<br><br>Tlon, ad esempio, è un progetto di ricerca e divulgazione culturale e filosofica ideato da Maura Gancitano e Andrea Colamedici, il cui nome richiama l’universo immaginario inventato da Borges in Tlon Uqbar Orbis Tertius,</p>
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		<title>L&#8217;Ipnocrazia è la teoria della settimana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 15:11:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Assoluta]]></category>
		<category><![CDATA[Dominio della Tecnica]]></category>
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		<category><![CDATA[Tlon]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ipnocrazia è l'ennesimo concetto con cui gli intellettuali democratici cercano di venire a capo dell'era Trump senza assumersi le proprie responsabilità</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un misterioso filosofo di nome Jianwei Xun &#8211; che dopo poco si è scoperto essere un ibrido di intelligenza artificiale e organica, la parte organica essendo Andrea Colamedici, di professione tlonista &#8211; ha scritto il libro del momento per svegliarci dall&#8217;ipnosi di internet. <strong>A prima vista pare un prodotto eccezionale, ricco di frasi baudrillardiane </strong>con inversione del soggetto e del predicato per simulare una verità innovativa, tipo: “L’illusione non è mai stata così reale, e l’idea di realtà non è mai stata così illusoria” (p. 16).</p>



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<p>Secondo Xun, siamo nell’era dell’Ipnocrazia, nella quale realtà e finzione, verità e menzogna, si alternano in un vorticoso gioco di specchi, al termine del quale non prevale la narrazione del mondo più aderente ai fatti, ma quella che sa adattarsi meglio al chiasso informativo, al pullulare, al contempo anestetico e angosciante, di informazioni e versioni discordanti tra di loro. E quindi vincono Trump e Musk, che dominano il palcoscenico virtuale <strong>con le loro affermazioni contraddittorie e pungenti, che mandano in tilt i media seguendo il consiglio di Steve Bannon di “<em>inondare di merda</em>” i palinsesti</strong>, dare ai giornali più informazioni dirompenti e allarmanti di quante non riescano a coprire, portare al collasso il sistema giornalistico.<br><br>Ed è a tratti un profondo piacere leggere Xun, ci dà un brivido di compiacimento, per un attimo sembra che abbiamo capito qualcosa in più, che il trucco è svelato, che ora sappiamo orientarci meglio nel disorientamento.<strong> Il linguaggio che usa è suadente, ipnotico, quasi come la dinamica che cerca di raccontare</strong>. La sensazione è simile a quella che si prova quando si legge Byung-chul Han, ci sembra di aver capito cos’è che non va, dove sbagliano tutti quanti, tranne noi, quelli che pensano di essere liberi ma in realtà sono schiavi delle notifiche e dei meme, quelli che non spengono il cellulare almeno un’ora prima di andare a dormire, quelli che non leggono.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="710" height="1000" src="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/04/81-0GpNzWwL._UF10001000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-2099" srcset="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/04/81-0GpNzWwL._UF10001000_QL80_.jpg 710w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/04/81-0GpNzWwL._UF10001000_QL80_-213x300.jpg 213w" sizes="(max-width: 710px) 100vw, 710px" /><figcaption class="wp-element-caption">Copertina veramente da criminali</figcaption></figure>
</div>


<p><br><br>Attraverso una serie di innovativi neologismi che non resisteranno alla prova del tempo come “edging algoritmico”, “resistenza oscura”, Xun vuole illuminarci: Trump e Musk sono i nuovi sacerdoti della narrazione ipnotica.<strong> In verità, l’esigenza cui risponde il libro di Xun è tutta interna al mondo intellettuale. Risponde ai “perché?” o ai “come è possibile?” che l’intera classe “pensante” occidentale non smette di ripetersi davanti al secondo successo di Trump alle elezioni, ancora più schiacciante del primo</strong>. Cerca di arginare la confusione con cui gli intellettuali adagiatisi all’interno del sistema neoliberale assistono al crollo del loro mondo per mano della coppia Trump e Musk, supportata dalla maggioranza elettorale americana. Invece di confrontarsi con i propri fallimenti, invece di fare le domande giuste, un’intera classe di pensatori si è impegnata e si impegnerà per i prossimi 4 anni a cercare di dimostrare come Trump e Musk stiano raggirando il mondo intero, come la loro vittoria non sia da ascrivere in alcun modo a un rapporto fallimentare delle democrazie liberali con la verità, quanto piuttosto a una storpiatura ipnotica e crudele della realtà da parte dei tecnoutopisti e della far-right. &nbsp;</p>



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<p><br>Xun-Colamedici infatti non si chiede in alcun modo se possa aver influito sul successo della destra la pandemia, per esempio. Negli anni del Covid l’intero pubblico occidentale ha avuto l’occasione di verificare quanto i presupposti sani dei governi liberali, come la libertà individuale di iniziativa, di opinione e di stampa, potessero venire meno da un momento all’altro in favore delle esigenze dei governi. E quindi come un’ideologia tollerata con enormi sacrifici da parte dei meno abbienti si reggesse in realtà su presupposti propagandistici. Né si interroga Cola-Xun sulla frustrazione di un elettorato che negli anni si è visto difeso a parole da entrambi gli estremi dello spettro politico e si trova oggi a convivere con un sistema sociale disastrato e al collasso, sorretto ancora a fatica solo grazie a una privatizzazione scellerata di tutto ciò che un tempo costitutiva l’ossatura di uno Stato sociale. <strong>Anche questo è una forma di gioco che stravolge il concetto di verità, solo che a differenza di Trump e di Musk, il gioco è stato perseguito con la serietà di chi non concede la legittimità del dubbio.</strong><br><br>Non si interroga insomma sul presupposto fondamentale del successo di Trump e Musk, ossia della decadenza dell’ideologia e dell’agenda neoliberale, difesa strenuamente dalle forze democratiche come unica alternativa, anche a costo della verità, anche a costo di affondare Bernie Sanders per puntare sulla continuità della dinastia Clinton. <strong>L’agenda neoliberale è invece stata spazzata via non da sinistra, ma dalla nuova ondata conservatrice e isterica di protezionismo e aggressività internazionale, più attento ai timori, alle speranze, alle paranoie e all’individualismo dell’elettore medio</strong>. Trump e Musk insomma hanno saputo infilarsi nel vuoto di verità lasciato dai loro predecessori, sulla grande menzogna della libertà individuale difesa dal capitalismo, dello smantellamento dello Stato sociale in difesa degli interessi del cittadino. Hanno avuto buon gioco nella loro ipnosi collettiva, perché hanno trovato un soggetto già disilluso, pronto a cedere alla tentazione di qualsiasi verità alternativa e strampalata, che desse ragione delle contraddizioni della verità propagandata dagli organi ufficiali.  <br> <br>La risposta del filosofo cinese di ostiense è molto interessante, offre delle chiavi di lettura accattivanti su come Trump e Musk e le nuove destre giochino con una realtà accelerata e digitalizzata, come l’effetto della sovrainformazione possa abbassare le difese intellettuali dei cittadini, ipnotizzarli, renderli impassibili difronte a una complessità crescente che sembra scivolare inesorabilmente verso esiti poco augurabili. Anche l’esperimento in sé del libro è notevole. <strong>Usare un Ai suadente e ipnotizzante per parlarci dell’ipnotizzazione, creare un filosofo fittizio che spara sentenze instagrammabili per sovraccaricare ancora più l’universo dell’informazione e dell’interpretazione della realtà</strong>. Bisogna però chiedersi, come sempre,<em> a che pro?</em> A cosa servono queste chiavi interpretative?<br><br>Ciò che incuriosisce di più della nostra epoca intellettuale è il proliferare di teorie e di interpretazioni di una realtà sempre più incomprensibile e caotica. Da un certo punto di vista ha senso che più la realtà si fa complessa, più saranno disparati ed eterogenei i tentativi di rintracciarne i fili e metterla in ordine. Ma la sensazione che si ha è che ogni due tre mesi sorga una nuova parola che dovrebbe permetterci di dare un senso, finalmente, a una realtà fuori di sesto. <strong>Una grande balzo in avanti della teoria non corrisposto però dalla pratica, che rimane puntualmente indietro</strong>, incapace di produrre un agire condiviso o di assumere una postura forte che prescinda dal consenso maggioritario. Basta quindi, per stare al passo leggere il libro che recita in titolo la parola del momento, ogni due/tre mesi: <em>Tecnofeudalesimo, ipnocrazia, iperpolitica, surrealismo capitalista</em>. E aspettare che il mondo si complichi ulteriormente, quanto basta per screditarne la teoria di fondo, in attesa della prossima.</p>



<p>Ma verso la fine di ciascuno di questi libri si svela il trucco. Puntualmente gli autori, dopo aver descritto in modo convincente la realtà sotto la lente della loro nuova griglia interpretativa, danno qualche suggerimento vago, verso il finale, su come “uscire dal sistema”, “sabotare”, “liberare spazi” etc etc… Il tutto richiamandosi sempre a un vocabolario anarchicheggiante che trasforma l’impasse dell’indeterminatezza in un presupposto filosofico a cui non si può rinunciare. E spesso sta bene così. <strong><em>Ipnocrazia</em> però fa un passo in più che sa un po’ di ridicolo</strong>. Di fronte allo scempio della verità che sta trascinando il mondo in guerra, nella polarizzazione violenta e armata, il suggerimento di Colamedici (perché di lui a questo punto si tratta) è di continuare a studiare, a leggere la realtà, a cercare di non farsi ingannare, attraverso lo studio. La sua risposta perciò è una militarizzazione della passività, attendere che passi la tempesta guardandola dalla finestra e studiandone il moto angolare, con una copertina sulle ginocchia e un bel libro tra le mani, possibilmente di Tlon. </p>



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		<title>Le donne del Sud non hanno bisogno del &#8220;Femminismo Terrone&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 14:41:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Claudia Fauzia e Valentina Amenta, con il saggio Femminismo Terrone, edito da Tlon,<br />
ci regalano un'opera che assomiglia a un minestrone di stereotipi al rovescio condito con un pizzico di sociologia da bar, un retrogusto di sudore e una spolverata di baffetti incolti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Claudia Fauzia e Valentina Amenta, con il saggio <em>Femminismo Terrone</em>, edito da Tlon, casa editrice del duo Gancitano e Colamedici – chissà perché il duo fa pensare sempre alla comicità: Don Chisciotte&amp;SanchoPanza, il Gatto&amp;la Volpe, Stanlio&amp;Ollio, Gianni&amp;Pinotto, Bouvard&amp;Pécuchet, Sandra&amp;Raimondo – <strong>ci regalano un&#8217;opera che assomiglia a un minestrone di stereotipi al rovescio condito con un pizzico di sociologia da bar,</strong> <strong>un retrogusto di sudore e una spolverata di baffetti incolti.</strong> Non mancano i muretti a secco e la strumentalizzazione di ogni proto-femminismo siciliano, di ogni istanza matriarcale che nell’isola, ma nel Mediterraneo in generale, ha coesistito con secoli di patriarcato.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="710" height="1000" src="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/01/81MlMZibIOL._UF10001000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-1841" srcset="https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/01/81MlMZibIOL._UF10001000_QL80_.jpg 710w, https://ilnemico.it/site/wp-content/uploads/2025/01/81MlMZibIOL._UF10001000_QL80_-213x300.jpg 213w" sizes="(max-width: 710px) 100vw, 710px" /></figure>
</div>


<p>Tra un capitolo e l&#8217;altro, ci si chiede: è una critica sociale o la sceneggiatura di una fiction? La scrittura in effetti non è molto più “incisiva” di un lungo messaggio vocale su WhatsApp, e anche le analisi lasciano un po’ a desiderare.<strong> L’immaginario a cui le due autrici danno vita è il paradiso del leghista medio: vittimismo, banalità e ricerche sommarie da tesina di terza media.</strong> Questo il livello del piagnisteo: «Perché il carnevale di Venezia è un elegante festa tradizionale e il palio dei Normanni di Piazza Armerina è una rivendicazione storica di gente sempliciotta?».</p>



<p>Grazie a questo libro, il cui titolo è azzeccato &#8211; va detto &#8211; scopriamo che in Sicilia il femminismo in realtà non servirebbe a nulla, perché esiste da sempre, ma in forma ben <strong>diversa da quella raccontata da Freeda e dalla letteratura femminista sponsorizzata a basso costo dai nostri colossi editoriali</strong>. Da Costanza d’Altavilla, capace di fare un parto pubblico il 26 dicembre 1194, per dimostrare di essere all’altezza di generare un erede, fino alle Florio e persino alle vecchie matrone, le donne siciliane hanno sempre avuto tutto sotto controllo, forse non con gli strumenti che conosciamo oggi: non con le quote rosa, la lotta al maschile sovraesteso, i sex toy e la gestazione per altri, ma con mezzi diversi, esercitando un potere meno evidente e più raffinato, almeno finché l’abbrutimento piccolo borghese non ha convinto alcune di esse, con un pregiudizio tutto progressista e nordico, <strong>che le donne prima del ’68 fossero delle buone a nulla, succubi dei mariti violenti.</strong></p>



<p>Ma la Sicilia e il Mezzogiorno in generale, in quanto dimensione ancora magica, prelogica e quindi “scandalosa”, non vanno guardati con i filtri delle categorie illuministe, marxiste o sessantottine, <strong>quanto piuttosto con l’approccio dell’antropologo Ernesto De Martino, o con quello di Amalia Signorelli</strong>, i cui studi hanno fatto cadere molti stereotipi sui temi della “segregazione femminile” al Sud, e hanno indagato invece una più ampia complessità dei rapporti uomo-donna, in cui queste ultime hanno avuto un ruolo centrale nella costruzione, nel mantenimento e nell’esercizio di relazioni di mediazione e clientelari.</p>



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<p>Il &#8220;femminismo terrone&#8221;? È sempre esistito, ma non è certo quello descritto dalle due autrici. Che tra l’altro introducono il saggio con un’ammissione di colpa: «&#8221;deve essere dura essere una donna, e per dipiù queer, in Sicilia” ci sentivamo ripetere dalle compagne. In sostanza, ci sentivamo ripetere che noi, così com&#8217;eravamo, non andavamo bene; il nostro accento era volgare, le nostre tradizioni barbare, le nostre conterranee incivili. A lungo andare, abbiamo interiorizzato la discriminazione antimeridionalista perché ci hanno raccontato e continuano a farlo che la nostra è una terra irrimediabilmente marginale, sempre uguale a se stessa, recalcitrante alle innovazioni, intrinsecamente maschilista, arida e cattiva». <strong>Ecco però che il processo di decostruzione dei pregiudizi continentali non passa attraverso un vero recupero dell’immaginario mediterraneo-meridionale, ma attraverso strumenti ideologici che quelle stesse compagne hanno importato dagli Stati Uniti,</strong> con le loro mode New Age e il poststrutturalismo berkleyano, o dai Paesi scandinavi con le loro teorie svedesi dell’amore. Invece di riappropriarsi integralmente di quegli usi, costumi e pratiche, di quel sapere delle donne del Sud che ha consentito loro per secoli di <strong>amministrare un potere diverso da quello politico e immediatamente visibile</strong>, le autrici danno vita a una versione ibrida di femminismo che vuole compiacere il Nord e accontentare il Sud.</p>



<p>Proprio su questo punto, infatti, il saggio inciampa in diverse contraddizioni, prima criticando che «oggi, le donne meridionali, rese anch&#8217;esse un blocco unico monolitico indistinguibile al suo interno, vengono rappresentate alternativamente come &#8221; focose donne del sud&#8221; o &#8220;le casalinghe forti ed aggressive&#8221;, sono Malena o le madri, le zie, le nonne costrette in cucina nell&#8217;ossessiva preparazione di pietanze&#8230;» Per poi rivendicare, sul finale, esattamente l’opposto: «in questo senso è interessante ipotizzare che la domesticità e la sensualità possono essere aree in cui le donne meridionali esercitano forme di resistenza e autonomia contro le strutture di potere maschili». <strong>Ecco che le donne del Sud non hanno affatto bisogno di lezioni di femminismo dal mondo “civilizzato”</strong>, e che non per forza un femminismo che passa attraverso le istituzioni si rivelerà vincente, istituzioni con cui l’approccio individualista e matrifocale mediterraneo infatti non si è mai compromesso, intraprendendo piuttosto una politica esoterica, sotterranea, apparentemente sottomessa, magico-seduttiva, uterina.</p>



<p>E del resto, chi vorrebbe compromettersi con questa società se ha un briciolo di cervello? Chi vorrebbe un lavoro in un’azienda? Per fare carriera, per andare in guerra? Per vedere mezza busta paga andare via in tasse senza alcun servizio in cambio? Per stare otto ore al giorno davanti a un computer? <strong>Chi vuole essere “incluso” nella matrix occidentale, produci-consuma-crepa? </strong>Vivo in questo stagno siculo-mediterraneo da anni, e la frase più intelligente che sento dire in giro è sempre la stessa: <strong>“poveretto, è costretto a lavorare”. </strong>In Sicilia il lavoro non è mai stato associato alla dignità o alla ricchezza: chi lavora è un inferiore, un infelice. Sarà un retaggio gattopardesco, del Sacro Romano Impero, sarà il caldo, ma il Sud ha sempre avuto come ideale lo stesso del principe Fabrizio, dedito ad attività prevalentemente intellettuali.</p>



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<p>Ecco perché a quel femminismo anglosassone che vuole siglare i peggiori compromessi con il sistema capitalistico, le sue leggi e i suoi lacci per poi lasciarle morire da sole servendo l’economia globale, molte donne siciliane hanno detto istintivamente “no, grazie”. Perché la soluzione non è questa corsa al ribasso a chi è più vittima, una condizione mentale contemporanea, <strong>e che toglie dignità a tutte quelle</strong> <strong>donne che prima di questo fenomeno hanno saputo essere libere anche senza i bandi del PNRR per l’imprenditoria</strong> <strong>femminile e la schwa </strong>– che le due autrici utilizzano salvo poi incentivare il ritorno al dialetto (ma come?) – senza la retorica dell’inclusione in un mercato che va cambiato, prima ancora che ingrassato di carne da macello a basso costo.</p>



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		<title>Intervista impossibile ai Tlonisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 09:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tlon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tlon è una inarrestabile e onnipresente megamacchina editoriale, gestita con dolcezza e infaticabile operosità da Maura Gancitano e Andrea Colamedici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/intervista-impossibili-ai-tlonisti/">Intervista impossibile ai Tlonisti</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Pieve di Cadore, sono le 23 e 45, Maura e Andrea hanno appena finito la sessione del loro ciclo settimanale di conferenze, rigorosamente in presenza, sui rimedi al burnout dei casellanti degli impianti sciistici. Riusciamo a intercettarli in camerino. </em></p>



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<p>N: Ciao Andrea, ciao Maura. Come state?</p>



<p><strong>M: Bene, dai, un po’ stanchi.</strong></p>



<p>N: Beh direi, siete ovunque, sempre in giro a una presentazione, a un festival, sui social.</p>



<p><strong>M: Sì il 2024 è stato uno dei nostri anni migliori… abbiamo sbloccato la manovra a tenaglia, Andrea presentava a nord, mentre io partivo da giù. A metà strada una fiera a Roma per sgrassare, e poi via a direzioni inverse.</strong></p>



<p>N: Un grande traguardo, complimenti…</p>



<p><strong>A: La cosa di cui andiamo più fieri però è la pubblicazione delle 30mila ore di storie su Instagram negli ultimi 365 giorni.</strong></p>



<p>N: Ellapeppa!</p>



<p><strong>A: Sì, ho fatto un calcolo e sono di più delle ore che ho realmente vissuto.</strong></p>



<p>N: Splendido, ma mi chiedevo una cosa. Mentre parliamo in questa simpatica intervista impossibile, state allo stesso tempo facendo uno streaming sull’educazione sessuale negli asili nido. Come fate a rispondere a me e contemporaneamente a tenere un convegno su un tema così delicato?</p>



<p><strong>A: Semplice</strong> [Andrea si volta] <strong>abbiamo un’altra faccia dietro la testa. E alle nostre spalle facciamo lo streaming.</strong></p>



<p>N: Ah… ecco, non capivo. Fa un po’ senso.</p>



<p><strong>A: Io la chiamo deformazione professionale.</strong></p>



<p>N: Chiaro. E anche tu Maura?</p>



<p><strong>M: Sì, anche io ho un’altra faccia ma purtroppo la mia è sotto il piede. È per questo che sto in questa posizione scomodissima per fare la diretta.</strong></p>



<p>N: Ah capisco. Che ingiustizia però…</p>



<p><strong>A: Per me è colpa del patriarcato.</strong></p>



<p>N: È possibile, è possibile.</p>



<p><strong>A: Forse è anche per colpa di Onlyfans. I piedi stanno prendendo coscienza. Coscienza di calze.</strong></p>



<p><strong>M: Ahahha Andrea, il tuo marxismo è spudorato.</strong></p>



<p>N: Adorabile. Non mi è chiaro però come fate a conciliare alcuni dei vostri core business – la lotta alla performatività, alla società dell’efficienza – con l’essere poi performativi ed efficientissimi al massimo. Producete contenuti in continuazione, siete a 15 eventi contemporaneamente, parlate di temi che comprendono tutto lo scibile umano e postumano, dalla paleontologia alla guerra in Ucraina, dalle disuguaglianze di genere ai generali dietro la collina.</p>



<p><strong>A: Io la chiamo deformazione professionale</strong>.</p>



<p>N: Mi pare giusto. Ma cos’è questo odore sgradevole?</p>



<p><strong>A: Niente niente. Apri la finestra Maura.</strong></p>



<p>N: È una puzza insopportabile. Andrea… hai scorreggiato?</p>



<p><strong>A. Io la chiamo fioritura personale.</strong></p>


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