Una raccolta di “non poesie” concepite dallo sguardo attento, ironico e sferzante di uno dei maestri della commedia all’italiana. Versi istantanei, poesie dal ritmo aneddotico, visioni taglienti e ironiche.
Poesie tratte dai «Versetti Sardonici» di Dino Risi

La penna di Dino Risi funge, in queste brevi composizioni, da macchina da presa, capace di cogliere da una prospettiva insolita la vita quotidiana del carosello umano che popola l’italietta piccolo-borghese dalle edonistiche velleità: parenti serpenti, comunisti col villone, cassiere e pornostar, assassini seriali e comici da strapazzo, inciviltà capitoline e domeniche al mare. Non mancano versi più introspettivi, che toccano vette poetiche dolceamare, una certa nostalgia per la giovinezza perduta, uno sguardo all’album degli immancabili rimpianti e delle promesse non mantenute di chi non ha potuto fare a meno di vivere a pieno la vita.

*

L’immaginazione al potere

gridavano gli studenti 

e prendevano i supplenti

a calci nel sedere

*

Andavo pensavo

la faccio finita

due occhi un sorriso

è bella la vita

*

Che bella invenzione

la televisione

ha abolito la conversazione

tra moglie e marito

che bella invenzione

il telecomando

puoi far tacere

chi ti sta annoiando

che bella invenzione

il televisore

che ti risparmia

di fare l’amore

*

Domenica su una sdraia

ho fatto

le prove generali

della vecchiaia

*

Aveva la villa

lo yacht

l’aeroplano

era iscritto al Partito

Comunista Italiano

*

Il guaio di essere

abbastanza intelligente

da capire

che non vali niente

*

Si voltava per strada

guardando le donne

morì tamponando

per due minigonne

*

A furia

di proclamarsi

sincero

lo divenne

per davvero

*

La donna più bella del mondo

conobbe un cieco

e lo volle sposare

per non vedersi invecchiare

*

Ciao come stai?

Che piacere vederti

ti trovo bene.

E tu ma che fai

non invecchi mai?

Quanti anni son passati?

Cinque? Dieci?

Suppergiù.

Sei sposato?

Separato. E tu?

Convivevo. Adesso più.

Ti sei lasciato?

No ho sposato.

Hai saputo di Renato?

No che ha fatto?

S’è sparato?

Non mi dire. Poveretto.

E di Gianni? L’avrai letto.

Indagato. S’è impiccato.

Non sapevo stavo fuori.

Quando torni son dolori.

Anche Franco ci ha lasciato.

E sua moglie poverella

ti ricordi di Fiorella?

Sì lo so ma come andò?

Un tumore alla mammella.

Vivi solo?

Ho una compagna

abitiamo in campagna.

Senti una sera

vieni da noi.

Alla buona

porta chi vuoi.

Va bene ti chiamo.

son sulla guida.

A presto Roberto.

Mi chiamo Alberto.

Scusa ma certo.

Io Gaetano.

Sì ma il cognome.

Perché non lo sai?

Sì che lo so

stai sulla guida

ti troverò.

*

Che bello

amarsi

quando

non ci si ama più