Storia di come ho sperperato l’eredità di mio nonno per diventare uno Scrittore.

Pigliati ‘sti quattro pidocchi, e fa il libro che devi fare
– Mio nonno

Esergo un po’ più serio, come nei saggi veri:

Esiste il “bravo” astrologo? Esiste l’alchimista “competente” e “aggiornato”? Allo stesso modo, uno scrittore non ha idea, e nessuno può averla, delle proprie eventuali qualità: esiste il buon scrittore? Gente che vuol scrivere ma vuole anche lavorare ha inventato le storie letterarie, nelle quali si afferma che il tale scrittore è bravo e il tale lo è di meno o di più. Tutte affermazioni campate in aria, perché lo scrittore è appunto come l’alchimista o l’astrologo, un tale che imbroglia fabbricando macchine mentali che nessuno può giudicare
– Giorgio Manganelli – Il rumore sottile della prosa

Devo all’esperienza di morte di mio nonno, che non ha mai letto un libro in vita sua, la possibilità di questo piccolo esperimento sociale che ho avuto modo di condurre negli ultimi due anni… forse da non continuare.

Avrei iniziato così questo abbozzo di saggio, di mini excursus nella mia esperienza con l’editoria del momento. Avrei inventato una premessa, come infatti ho inventato quella dell’eredità lasciatami da mio nonno, che non è mai esistita – e come avrebbe potuto? Mio nonno è morto, sì, ormai da qualche anno, non ricordo neanche più quanti di preciso – forse due o tre, comunque meno di cinque -, ma non mi ha lasciato nulla, perché è morto senza nulla. Anni prima, da ragazzino, gli avevo fatto presente con una certa insistenza quanto apprezzassi l’anello d’argento con montato in cima un opale nero che giocava coi riflessi della luce appena sotto la nocca del suo mignolo sinistro della sua mano sinistra – mignolo che terminava in un’unghia che lui, per qualche tradizione e motivo che adesso non ricordo e che non mi va più di indagare, lasciava crescere da non so quanti decenni senza tagliarla mai. Forse senza averla mai tagliata. Comunque, l’anello non l’ho mai avuto.

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