Hito Steyerl è l’artista del momento. Surfa la cresta dell’hype. Hype verrebbe in italiano “clamore”, nel senso di chiasso: coro di voci petulanti e insistenti. Cavalcare l’onda delle voci petulanti potrebbe essere espressione più ricca di “surfare l’hype”. In ogni caso, Steyerl sta al centro del chiasso, con la sua mostra The Island alla fondazione Prada, nella sede dell’Osservatorio in galleria Vittorio Emanuele II a Milano.

La pubblicità di borsette firmate sopra modelli slavati ha un peso rilevante nell’ecosistema dei media. Impone il dovere di dedicare una certa enfasi a quello che si muove dentro le agenzie culturali delle griffe di moda. Riassumendo, la visione del governo e del suo elegante ministro balzachiano è questa: gli investimenti privati prendono il posto delle istituzioni statali nella gestione dei fatti dell’arte.

Così l’arcigno Bertelli, con la sua aria da nostromo di baleniera, diventa Federico da Montefeltro ritratto da Piero della Francesca, nel celebre dittico nuziale dei duchi d’Urbino: un mecenate rinascimentale. Adesso, ogni volta che i coniugi Prada aprono il portafogli con la borchietta a triangolo, bisogna mettersi bene sull’attenti. The Island alla fondazione Prada è quindi la mostra di cui tutti parlano. Ci sarebbe da andare preparati. Steyerl è artista di caratura berlinese, nata a Monaco di Baviera, con studi cinematografici in Giappone e una laurea in filosofia a Vienna.

Ha il merito di aver superato, senza perdere smalto, la catastrofe etica di quell’antagonismo di sinistra che desidera accomodarsi nei tempietti d’oro del lusso globale, con un sadismo tutto pasoliniano.

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