Tutto è tossico e tutto genera dipendenza affettiva, anche la compagna di banco che non rivedi dopo 15 anni. L’ossessione è smascherare il manipolatore, il cattivone, il passivo-aggressivo, colui che ti deluderà perché è disfunzionale, malato, ha un problema. Satana sta nei dettagli, ovvero nei segnali di visualizzazione delle chat, che il ghosting è un accendi-spegni cane di Pavlov, per chi lo fa e chi lo subisce.

Come faremmo senza il filosofo coreano che ci dice che oggi «il nemico è dentro di te? E però è sbagliato!»? Come in un vecchio sketch di Corrado Guzzanti, che non ha avuto bisogno di scrivere dieci libri fighetti scritti a caratteri grandi. Per farci capire che i disturbi cognitivi vanno via come il pane, scegliete e perite tra Byung-Chul Han, Mark Fisher o Slavoj Žižek.

Il conflitto sociale viene privatizzato, lo dice coso lì… e va bene, ok ok, il marketing dell’anima, l’introspezione infrastrutturale, il cantiere eterno dell’io. La psicologia è il nuovo pop, ed è la nuova religione laica, bla bla bla, l’oppio è l’oppio dei popoli. Oggi ogni comportamento è patologizzato, in un circolo vizioso, oltre che catalogato dalle sapienti app di dating. A scuola non ne parliamo, è una stella in più per ogni professorino far superare all’alunno uno pseudo-ritardo cognitivo che non esiste, ma ormai anche nelle aziende fighe è lo stellone delle difficoltà cognitive che brilla, l’Asperger va nel curriculum, è sintomo di genio.

Tutto è tossico e tutto genera dipendenza affettiva, anche la compagna di banco che non rivedi dopo 15 anni. L’ossessione è smascherare il manipolatore, il cattivone, il passivo-aggressivo, colui che ti deluderà perché è disfunzionale, malato, ha un problema. Satana sta nei dettagli, ovvero nei segnali di visualizzazione delle chat, che il ghosting è un accendi-spegni cane di Pavlov, per chi lo fa e chi lo subisce.

Insomma, la rivoluzione sessuale tradotta per le cassiere delle Lidl significava poter figliare fuori dal matrimonio, crescere il figlio da sole e fare tutto da sé, per la prosecuzione dell’illusione liberticida di carriera nel terziario avanzato, magari milanese. Oggi, invece, al primo appuntamento, grazie alla psicologia pop, può tirare a indovinare quale disturbo della personalità ha la persona seduta di fronte a te.

E lì le possibilità che tu possa portartela a letto fanno crollare le quote Snai, colpo di tacco del maschio performativo. Siamo entrati nell’epoca in cui la tristezza fa figo curarla, ma soprattutto annunciarla, e farsela diagnosticare dal partner è quasi romantico, poi. È una malattia alla moda. E la cosa più divertente è che questa roba la chiamiamo «autenticità», «conoscere sé stessi», inseguendo il mito della ricerca di sé, condendo il tutto con paroloni fighi e inglesismi. Un diagnosticismo di maniera che la psicologia pop ha ormai diffuso in modo quasi criminale, regalandoci una serie di nuovi vezzi che il popolo femminile, in primis, fomentato da femminismi di sesta, settima e non so quante nuove decadi generazionali, ha accolto come una manna dal cielo.

Abbiamo sostituito Paolo Fox con versioni reazionare del povero Jung e lo abbiamo infilato in centinaia di forum femminili e blog su Substack, ammiccanti e analitici, con l’obiettivo di trasformare ogni uomo in un ometto a cui assegnare nuove norme comportamentali e nuovi tabù. Esiste ormai un intero prontuario su come desiderare, quali identità accettare come padre e madre, o genitore 1 o 2, e quali come partner occasionali.

Di solito il modello maledetto continua a fare breccia tra le lenzuola, chissà perché il tossico frega la ragazza a chi eroicamente affronta la sua vita con dignità, e viene rifiutato come maschio con cui costruire qualcosa di buono e poter sostenere una rata del mutuo o una conversazione sulla tua serie preferita, prima dell’abiocco postprandiale.

Intanto, dietro la promessa del baccanale finale per l’uomo «libero», che non deve chiedere mai, padrone di sé stesso e autorizzato a desiderare donne sempre più giovani prima, ovviamente, dello sdoganamento della milfologia edipica di questi primi anni Duemila, c’è sempre un nuovo decalogo di regole quasi moralistiche da seguire, su chi o cosa ti devi scopare, anche se ormai va quasi di moda non scopare neanche più, ma fermarsi all’analisi.

Alla fine, quella che doveva essere la liberazione del desiderio è diventata un nuovo complesso di Edipo di massa: l’obbligo della trasgressione educata. Un satanismo in cui Satana si è consegnato spontaneamente alle autorità competenti o, più semplicemente, ha scritto e firmato di suo pugno le dimissioni. Il desiderio è un diritto inalienabile e va soddisfatto, anche a costo di abolirlo per decreto.

Eppure pensiamoci un attimo: chi di voi, all’università, sarebbe mai uscito con uno o una di Psicologia? Ebbene, ora questa gente ha vinto. La sua ideologia ispira non solo programmi scolastici, influencer, riviste femminili, podcast, reel su TikTok, leggi dello Stato e sull’educazione. Aleister Crowley e Anton LaVey, in formato Scuola di Francoforte, sono stati più o meno inconsciamente sdoganati e riabilitati dalle nuove supercazzole junghiane della cultura pop, che trovi tranquillamente in rete con un semplice click o attraverso un onnipresente e puntuale numero di emergenza, consigliato da un’amica milanese wannabe terapeutica. Jung è il nuovo must della piccola borghesia, chi non ha avuto un esaurimento nervoso? Uno stato d’ansia? Una traumatica infanzia da riscattare? Jung è ovunque: dai biscotti della fortuna cinesi ai meme del «buongiornissimo caffè». Ormai persino quella cassiera della Lidl ti diagnostica una schizofrenia. E una schizofrenia, un disturbo bipolare, non si nega a nessuno, che fai, te la neghi? Non è l’Iran a fare paura. È l’idea che possa esistere ancora un mondo in cui l’essere umano non sia ridotto a cliente di un qualche servizio di assistenza dell’anima online. Perché la contemporaneità è nulla senza controllo, mi sparo il boomer slogan, mi prendo io la responsabilità, vi abbiamo insegnato a sostituire il politico allo psicologico, abbiamo sbagliato tutto.