È innegabile che l’eccessivo immaginario sessuale del romanzo ha un effetto anestetizzante, un velo che occulta il sostrato di un linguaggio politico accusatorio. Dunque è necessario leggere tra le righe.

Nella notte tra l’1 e il 2 Novembre 1975, un uomo di mezza età si trova nell’Idroscalo di Ostia, cercando di avere un rapporto sessuale con un ragazzo ben più giovane di lui. Quell’uomo è Pier Paolo Pasolini, cineasta, poeta, scrittore, un intellettuale multiforme tra i più importanti del XX secolo. In quella notte a cavallo tra il sabato e la domenica, Roma dormiva, dopo l’ennesima settimana interminabile. Pasolini invece moriva brutalmente, colpito con un bastone e successivamente travolto con la sua stessa auto.

La ricostruzione ufficiale dell’omicidio accusa come unico colpevole Giuseppe Pelosi, il minorenne con cui si stava intrattenendo lo scrittore. I giornali parlarono di un rapporto sessuale non consensuale finito in tragedia. I critici si avventarono sul morto come avvoltoi, accusandolo di violenze su minori ed altre becere iniziative: “Se l’era cercata”, insomma.

Ad oggi la situazione è molto più complessa di quello che sembri. È probabile che Pasolini sia stato ucciso da un gruppo di uomini, forse sicari, ma mandati da chi? E perché soprattutto? Bisogna avere un occhio di riguardo per gli ultimi lavori del friuliano e la complessa situazione politica nell’Italia degli anni ‘70.

Gli italiani non se la passavano bene in quel periodo, per varie ragioni. In primis, il “miracolo economico” che perdurava dal dopo guerra ebbe una brusca battuta d’arresto. Potremmo riassumere il sentimento degli italiani di quegli anni con una parola: diffidenza. Diffidenza perché si erano aperte delle crepe insanabili nelle istituzioni in cui l’italiano credeva fermamente. Gli operai scioperavano in tutta Italia, il PCI di Berlinguer stava diventando il partito di sinistra più influente d’Europa. Il governo era appannaggio della Democrazia Cristiana da tempo; la Guerra Fredda era entrata anche in Italia, con complessi meccanismi di potere da una parte e dall’altra. Questa netta divisione viene esasperata dal terrorismo degli anni di piombo. Si aveva paura anche solo di prendere un treno.

In tale contesto emerge la loggia P2, guidata da Licio Gelli, che annoverava tra gli iscritti i principali vertici politici ed economici del paese. Il loro progetto prevedeva: contenimento della sinistra, controllo dei media e riforme autoritarie del sistema statale. Comprensibile che gli italiani guardassero alle istituzioni con diffidenza. A chi si dovevano rivolgere? Chi erano i “buoni” e chi i “cattivi”?

A tutto ciò si aggiunge l’impresa statale più importante del tempo: l’Eni. Anch’essa non era esente dalla corruzione; del resto, controllare l’energia ha un peso enorme nella politica di un paese. Nel 1962 Enrico Mattei, presidente dell’Eni, viene fatto morire in un misterioso incidente aereo; dalle dinamiche emerge che probabilmente non si trattava di una tragedia accidentale, bensì di un attentato. Gli successe alla conduzione dell’azienda Eugenio Cefis, una personalità tutt’oggi opaca, che si muoveva tra le ombre della loggia P2. Infine, come se non bastasse, nel ‘73 c’è la famosa crisi petrolifera: il prezzo del carburante quadruplica e in Italia non si parla d’altro.

In questa cornice storica si muove uno degli intellettuali più lucidi del XX secolo, il nostro Pasolini. Negli ultimi anni di vita stava scrivendo un romanzo controverso, scabroso se vogliamo: Petrolio.

La trama in breve parla di Carlo Valletti, un ingegnere Eni diviso tra una vita retta e una dionisiaca, volta all’amore omosessuale e scandaloso. La critica si è incentrata solo sul secondo lato dell’opera, ignorandone la forte matrice politica. Il celebre poeta Edoardo Sanguineti, per dirne uno, di Petrolio diceva che fosse una disperazione privata “in cui la componente sadomasa è poi esplosa in una chiara patologia”. Pasolini sarebbe stato un malato, un pervertito mentale dunque.

Il libro “frocio e basta” di Benedetti e Giovanetti, offre un’analisi a tutto tondo della complessa opera. Qui si parla di lettura “sessuo-patologica” degli ultimi lavori del friuliano, Salò e Petrolio: se Pasolini fosse morto per cause naturali, afferma Benedetti, Petrolio sarebbe stato accolto dalla critica con un giudizio storico e fortemente impegnato; a causa della sua morte ambigua, l’opera è stata aspramente criticata solo per le sue oscenità.

È innegabile che l’eccessivo immaginario sessuale del romanzo ha un effetto anestetizzante, un velo che occulta il sostrato di un linguaggio politico accusatorio. Dunque è necessario leggere tra le righe.

“Pasolini non è stato quindi ucciso da un ‘ragazzo di vita’ poiché omosessuale,” ammonisce Benedetti, “bensì da sicari armati dai poteri, occulti o meno, in quanto oppositore a conoscenza di verità scottanti, per di più in grado di divulgarle con autorevolezza anche dalle pagine di un quotidiano nazionale”.

La scrittrice si riferisce al celeberrimo articolo scritto da Pasolini un anno prima della sua morte, “io so”. In questo articolo uscito per il Corriere della Sera, egli afferma di conoscere i nomi dei colpevoli e dei mandanti delle stragi che avevano spaccato l’Italia in due, dal ‘69 ( a Piazza Fontana, Milano) in poi.

Pasolini sa, ma non ha prove né indizi. Per molti, questo intervento segnerà la sua condanna.

In aggiunta, la giornalista Simona Zecchi nel suo libro/inchiesta sulla vicenda riporta un episodio finora rimasto in ombra: due settimane prima di trovare la morte, Pasolini aveva ricevuto un dossier sulla Dc (un documento finora sconosciuto) la cui eventuale pubblicazione avrebbe messo in crisi il partito cattolico di governo.

Petrolio fu pubblicato postumo 17 anni dopo. Amputato delle parti più importanti, tra l’altro. Di un intero capitolo, “lampi sull’Eni”, non abbiamo che una pagina bianca con il titolo. I discorsi di Eugenio Cefis, di cui Pasolini aveva sottolineato l’importanza, scomparsi anche quelli. Non una parola sull’Eni, sull’omicidio di Mattei, sui meccanismi di potere. Per chi legge il romanzo oggi, sorriderà pensando ai dettagli sessuali così espliciti. Non troverà altro. Come afferma ancora una volta Benedetti, si sono censurate le parti “politiche” con il risultato di far passare Petrolio per un libro “scabroso”.

Nelle opere di Pasolini è possibile ravvisare la complessa dicotomia tra un’Italia che si affacciava al progresso e le sue radici rurali, che lo stesso Pasolini cerca di mantenere salde sottoterra, affinché l’albero non crolli. Sottoterra però, c’è finito solo lui. E ancora oggi le circostanze di questa tragica fine non sono ancora chiare.

Alla luce di tutto ciò che abbiamo detto, la questione rimane irrisolta. Più ci si immerge in queste storie, più emergono domande senza risposta. Pasolini intanto, è stato brutalmente ammazzato. Ed è importante non sapere da chi. Il suo “testamento”, come lo definiva nelle lettere a Moravia, è uscito anni dopo e censurato. Per timore? Siamo in uno stato democratico, che ha fatto dei diritti umani e della libertà i capisaldi della sua encomiabile Costituzione. Gli intellettuali non sono epurati, come accade presso altri totalitarismi mostruosi… o no?