<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giornalismo Archivi - Il Nemico</title>
	<atom:link href="https://ilnemico.it/tag/giornalismo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilnemico.it/tag/giornalismo/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Jan 2026 11:34:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Chi di neoliberismo ferisce&#8230;</title>
		<link>https://ilnemico.it/chi-di-neoliberismo-ferisce/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/chi-di-neoliberismo-ferisce/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 11:34:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dissesto editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Nemesi]]></category>
		<category><![CDATA[Elkann]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Stampa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=2698</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sulla fine de "La Stampa" e "La Repubblica".</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/chi-di-neoliberismo-ferisce/">Chi di neoliberismo ferisce&#8230;</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Avvertenza satirica: quando parlo di «Repubblica» e «Stampa» non mi riferisco ai singoli redattori, ma alla funzione editoriale storica esercitata da queste testate come apparato culturale; il registro è volutamente iperbolico e satirico, perché solo così si racconta un potere che per anni si è presentato come neutrale.</p>



<p>Partiamo dalla notiziona: c’è qualcosa di profondamente pedagogico nel vedere «La Repubblica» e «La Stampa» scioperare contro il mercato cattivone, un oggi a me domani a te atavico, eterno ritorno vendicativo. Non perché lo sciopero non sia legittimo (nel 2026 qualsiasi cosa assomigli a uno sciopero è ridicolo, se non spacchi tutto), ma perché arriva dopo trent’anni di lezioncina neoliberale impartita a un Paese boomer da boomer con la poltrona attaccata al culo di studi televisivi parrucconi: perché privatizzare è moderno, capito? Però noi ci godiamo le pensioni, a voi ve la pagheranno i maranza.</p>



<div type="nemesi" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><br>Lo Stato è un intralcio, il pubblico è inefficiente, e te lo dico dal mio pulpito radical chic, ok? Caro inferiore operaio dell’Ilva incatenato e in sciopero della fame, povero rider di Deliveroo, che ormai guadagni più di un commercialista di Bassano, che sta per essere sostituito dall’AI di prima generazione… Oggi, quello che i fricchettoni chiamano “karma” e noi comuni mortali logica, o anima benedetta di nostro signore Gesù Cristo per i credenti, presenta il conto: improvvisamente il mercato non è più neutrale, fico, yuppie, ma feroce. E lo Stato, da zavorra ideologica, torna a essere rifugio, salvagente, salva-famigghia, e non è colpa nostra se abbiamo sostenuto teorie stronze ed impopolari, raga, scusateci se ora dormite in una Ford Fiesta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/chi-di-neoliberismo-ferisce/">Chi di neoliberismo ferisce&#8230;</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/chi-di-neoliberismo-ferisce/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Date un Pulitzer a Fabrizio Corona</title>
		<link>https://ilnemico.it/date-un-pulitzer-a-fabrizio-corona/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/date-un-pulitzer-a-fabrizio-corona/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 12:59:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cancer culture]]></category>
		<category><![CDATA[Contraddizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Nemesi]]></category>
		<category><![CDATA[Alfonso Signorini]]></category>
		<category><![CDATA[Corona]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Corona]]></category>
		<category><![CDATA[Falsissimo]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=2655</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un uomo eterosessuale molestato o ricattato sessualmente non è una vera vittima, come le altre. Ci interessa un po’ di meno. Come ci interessa di meno proteggerlo o proteggere chi si ritrova nella sua stessa condizione. Si tende a minimizzare, in alcuni casi anche a silenziare. Corona questo lo sa, coglie questo bias, questo pregiudizio morale, e ce lo sbatte un po’ in faccia a tutti quanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/date-un-pulitzer-a-fabrizio-corona/">Date un Pulitzer a Fabrizio Corona</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un Paese normale, Fabrizio Corona non sarebbe un giornalista. In un Paese normale, forse non sarebbe nemmeno in tv. Ma visto che parliamo di una democrazia con la libertà di stampa al cinquantesimo posto, eccoci qui.</p>



<div type="nemesi" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Corona come premio morale. Come santo laico, testimone sporco di una verità che nessuno vuole toccare, sentire, guardare in faccia. Perché non ha soltanto “denunciato” uno scandalo (uno dei tanti) nei salotti televisivi. Ha fatto di peggio: ha rotto la narrazione. Ha messo in circolazione un racconto tossico e ingestibile, abbastanza difficile da rigiocarsi. Un #MeToo storto, sbagliato, impresentabile. Un #MeToo dove i corpi non sono quelli che ci aspetteremmo e le vittime non hanno la voce che vorremmo ascoltare. Così è saltato il copione.</p>



<p>Giovani uomini. Maschi. Eterosessuali. Molestati in ambienti di potere televisivo, costretti a violarsi, a subire pratiche che mettono in crisi la propria identità e il proprio desiderio, perché l’orco, stavolta, non corrisponde alla figura prevista: non è il maschio dominante stereotipato, ma un uomo, omosessuale dichiarato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/date-un-pulitzer-a-fabrizio-corona/">Date un Pulitzer a Fabrizio Corona</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/date-un-pulitzer-a-fabrizio-corona/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Apocalypsi Tommasi</title>
		<link>https://ilnemico.it/apocalypsi-tommasi/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/apocalypsi-tommasi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 09:49:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Intellighenzia]]></category>
		<category><![CDATA[Fanpage]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Gramellini]]></category>
		<category><![CDATA[Saverio Tommasi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=2467</guid>

					<description><![CDATA[<p>Saverio Tommasi è la nuova avventura del giornalismo italiano. Ha attraversato una giungla di teschi e scimmie urlatrici, ma niente può levargli dalla faccia il suo stupore e il suo entusiasmo. Regia di Ernesto Tedeschi. Musiche dei Doors.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/apocalypsi-tommasi/">Apocalypsi Tommasi</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Il film comincia praticamente con una foresta incendiata e sopra gli elicotteri che volano. Sotto c’è la musica dei Doors: <em>This is the end…tun, tun, tun</em>: tutta una bella scena molto forte.</p>



<p>Saverio Tommasi sbarca dal pattugliatore StreetGang col passo ondeggiante del capitano Willard che approda nella terra del colonnello Kurtz.</p>



<div type="nemesi" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Lo accompagna il fido cameraman con gli occhiali di Dennis Hopper, un mazzo di Nikon al collo e la bandana rossa in testa. <strong>Saverio Tommasi è la nuova avventura del giornalismo italiano</strong>. Ha attraversato una giungla di teschi e scimmie urlatrici, ma niente può levargli dalla faccia il suo stupore e il suo entusiasmo. Sembra una valletta di Sanremo che presenta l’orchestra di Peppe Vessicchio.</p>



<p>Quando apre la porta del rifugio di Kurtz, Saverio non si accorge della tremenda ventata di tanfo che lo avvolge all’improvviso. Dietro di lui, il cameraman vestito da Dennis Hopper è già svenuto. Per questo il resoconto degli eventi qui descritti resta puramente ipotetico.</p>



<p>Il rifugio di Kurtz è un camerino foderato di peluche fradici d’umido. Al centro, una vasca trabocca di melma verdina. Dentro la vasca, al posto del colonnello Kurtz, c’è Massimo Gramellini.</p>



<p>Gramellini emerge dalla melma con due filetti bianchi che gli pencolano dalle narici.</p>



<p><strong>Gramellini fa il colonnello Kurtz del giornalismo italiano.</strong></p>



<p>–&nbsp;L’orrore… l’orrore –&nbsp;inizia a sussurrare Gramellini, col mento che gli sparisce nello sviluppo asimmetrico della mascella inferiore.</p>



<p>Tommasi accenna un gesto della mano, tende l’indice verso i filetti bianchi nelle narici e pare voglia chiedere qualcosa.</p>



<p>–&nbsp;Potete uccidermi – riattacca Gramellini – ma non avete il diritto di chiamarmi…</p>



<p>– Volevo chiedere se sono due Tampax quelli, – dice Tommasi.</p>



<p>– Tampax?</p>



<p>–&nbsp;Nelle narici.</p>



<p>– Sì sono Tampax.</p>



<p>– A che servono?</p>



<p>– A non sentire l’odore. Non si è accorto della puzza di merda?</p>



<p>– No, sono nato così. Non sento la puzza di merda. È il mio superpotere. La zia me lo diceva sempre.</p>



<p>–&nbsp;Quello è un altro film, – dice Gramellini, e ricomincia: — Non esistono parole… per descrivere… lo stretto necessario… a coloro che non sanno… cosa significhi l’orrore…l’orrore. L’orrore ha un volto e…</p>



<p>–&nbsp;Bisogna essere amici dell’orrore, –&nbsp;risponde Tommasi.</p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Gramellini si passa una mano sul cranio ispido. Un fascio di luce alla Storaro lo illumina come un santo di Caravaggio. La postura è la stessa del miglior Brando. Dalla vasca di melma verdina sale un gorgoglio di bolle d’aria. Saviano in apnea ogni tanto batte un colpo. Sullo sfondo, un sergente sputato a Roberto Vecchioni esegue lentissime mosse di tai chi.</p>



<p>–&nbsp;Che fa? –&nbsp;chiede Tommasi.</p>



<p>–&nbsp;È Roberto Vecchioni. Sono gli esercizi per mantenersi giovane che gli passa Morandi.</p>



<p>Tommasi mantiene lo sguardo fisso sulla fluida coordinazione scheletro-muscolare di Roberto Vecchioni. Poi sbatte le palpebre, rinvenuto in tutta la pienezza della sua presenza di spirito.</p>



<p>–&nbsp;Mi hanno inviato in missione segreta, signore – dice.</p>



<p>– Cosa le hanno detto?</p>



<p>–&nbsp; Mi hanno detto che… lei era completamente impazzito e che… i suoi metodi erano malsani.</p>



<p>–&nbsp;I miei metodi sono malsani? – domanda Gramellini.</p>



<p>–&nbsp;Io non vedo alcun metodo… signore – cita a memoria Tommasi, ormai completamente realizzato nella sua dissociazione in Martin Sheen.</p>



<p>Gramellini gronda sulle gote un liquido denso come olio esausto:</p>



<p>– C’è bisogno di uomini… con un senso morale… e allo stesso tempo capaci di… utilizzare il loro… primordiale istinto di uccidere: senza sentimenti, senza passione…senza giudizio, senza giudizio… perché è il giudizio che ci indebolisce. Lei è un assassino?</p>



<div type="product" ids="303" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>– Sono un soldato.</p>



<p>– Né l’uno, né l’altro, –&nbsp;chiarisce Gramellini. – Lei è un garzone di bottega, che è stato mandato dal droghiere… a incassare i sospesi.</p>



<p>«PBR StreetGang, qui Onnipotente passo… PBR StreetGang, qui Onnipotente in ascolto, passo» inizia a gracchiare un apparecchio radio dal fondo buio del nulla.</p>



<p>«Mi avrebbero fatto maggiore per questo» ripete a mente Tommasi, mentre scivola, sinuoso e viscido, verso l’acme del suo dramma edipico: «e non facevo neanche più parte del loro esercito di merda».</p>



<p>Un bagliore fulmineo squarcia l’oscurità quando la musica di <em>The End</em> comincia il suo crescendo ipnotico.</p>



<p>«Tutti volevano che lo facessi, soprattutto lui… mi sembrava che se ne stesse lassù, ad aspettare che io lo liberassi dal dolore»: silenzioso come un rettile, Tommasi si è infilato nella vasca di Gramellini.</p>



<p>La voce di Jim Morrison monta la sua furia iconoclasta:</p>



<p>«Fuck, fuck, fuck, yeah</p>



<p>Fuck, yeah, come on baby»</p>



<p>Gramellini si volta. Tommasi gli arriva incontro a petto nudo, con la faccia ricoperta della solita melma verdina. Gramellini resta immobile: il suo destino è compiuto. Tommasi gli ha appena stappato le narici. Avvolto dall’insostenibile tanfo del suo rifugio, Gramellini stramazza a terra come un grosso bufalo nero.</p>



<p>Fuori dal camerino, una folla adorante di indigeni accoglie Tommasi in trionfo. Lo sguardo rimane, come sempre, estasiato e stupefatto.</p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/apocalypsi-tommasi/">Apocalypsi Tommasi</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/apocalypsi-tommasi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cose spiegate bene a gente che le capisce male</title>
		<link>https://ilnemico.it/cose-spiegate-bene-a-gente-che-le-capisce-male/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/cose-spiegate-bene-a-gente-che-le-capisce-male/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 10:45:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia dell'Apocalisse]]></category>
		<category><![CDATA[Cose spiegate bene]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Costa]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Il Post]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Sofri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=2432</guid>

					<description><![CDATA[<p>Stacco satirico su come "Il Post" ci abbia reso tutti più stupidi</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/cose-spiegate-bene-a-gente-che-le-capisce-male/">Cose spiegate bene a gente che le capisce male</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nella vita ho sempre saputo avere pazienza. Ho aspettato tredici anni prima di averne quattordici, venti prima di imparare a leggere, e sono ancora in attesa che Zac Efron legga la mail che gli ho scritto e si decida a produrre la mia sceneggiatura di <em>High School Musical 4</em>. C’è solo una cosa che non riesco ad aspettare: l’uscita del nuovo numero di <em>Cose spiegate bene</em> del Post. Finisco di leggere l’ultima uscita e passo due mesi a contorcermi, interrogarmi, assillarmi. Che cosa, mi chiedo, che cosa impareremo col prossimo libretto. <br><br></p>



<div type="nemesi" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Potrà sembrare un’esagerazione. E lo sarebbe, se si trattasse di cose spiegate insomma. O cose spiegate meglio che si può. Si parla forse di cose spiegate a mezzo? No way. Cose spiegate come ci viene? No no no. Cose spiegate e basta? Orrore. Qui si ragiona di cose spiegate BENE. Logico che l’attesa sia un’agonia. In ogni caso, so darmi un contegno. Certo, ho attivato le notifiche da parte di ogni membro della redazione e mi sono iscritto alle newsletter con tre diverse mail. Ma non ho mai dato a intendere questa mia agitazione. L’altro giorno, tuttavia, parlavo al telefono con Vincenzo Profeta, quando di colpo inizia a fischiare. Cinque, dieci, venti minuti. Un’ora, ininterrotta, di fischi. Qualche applauso, pure. Approfitto di un suo colpo di tosse per domandare: “che c’è”. “Niente, niente”. “Dai, che c’è”. “Nulla, una cosa mia”. “Ho capito una cosa tua, ma è mezz’ora che fischi”. “No è che sono felice, perché è uscito il nuovo numero di Cose spiegate bene”. Problema. Due fanatici isolati restano due fanatici isolati. Forse due idioti. Mettili insieme, ed è la Jihād.</p>



<p>E infatti, dopo i rituali “non ci credo” e gli ovvi “ma ti rendi conto che le spiegano BENE?”, in pochi secondi passiamo all’idolatria – “a volte mi pare le spieghino BENISSIMO” –, e, infine, al fanatismo. E decidiamo di fare una cosa brutta. Brutta brutta. Vincenzo ha pochi dubbi, e forse ha ragione quando dice che con tutte queste derive autoritarie la magistratura ha altro a cui pensare. Io, invece, titubo di più. Sarò cattolico, sarò debole. Ma alla fine la tentazione è troppa, e cedo anch’io. Al solo pensiero, sto già male. Ma sono anche felice. Perché, stanotte, io e Vincenzo Profeta ci introdurremo nella sede del Post, per scoprire in anteprima che cosa impararemo bene col prossimo numero.</p>



<p>Punto primo, mimetizzarsi. Facilissimo: in un portalistini, ho conservato stampandole tutte le uscite della newsletter <em>Consumismi</em>. In un mezzo hangar preso in affitto, invece, tutti gli acquisti che mi hanno suggerito. Vincenzo ne esce con addosso un impermeabile giallo, un pile Patagonia, in mano un taccuino Iperborea, ai piedi un paio di Salomon e sulle spalle uno zainetto <em>definitivo</em>; io, vestito com’ero, ma con un borsone pieno di scatolette nascondi cavi e legata in vita una serra idroponica. Perfetti.</p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Entrare nella sede non è difficile. Milano ormai città troppo europea, e nessuno si stupisce se un elicottero sorvola Porta Genova passata mezzanotte. Più complesso, una volta dentro, è invece orientarsi in mezzo a tutta questa informazione. Avanziamo a fatica addentrandoci in una serie di perché, per poco non veniamo travolti da una mandria di come mai, perdo Vincenzo e lo ritrovo che cerca di divincolarsi da una rete di che cosa sappiamo. Lo aiuto a liberarsi e proseguiamo. Strisciamo, gattoniamo, scivoliamo. Sentiamo un rumore e subito panico, ma poi ci accorgiamo che è il ticchettio del contatore degli articoli che quest’anno abbiamo letto. “Ma non era una finta? 10 mila e rotti, no scherziamo ahaha, niente paywall, informatevi meglio”, chiedo. Ci avviciniamo: niente finta, tengono il conto. Per ognuno dei lettori. Ci siamo anche noi: 73 mila io, 65 mila Profeta. Secondo e terzo in classifica. Primo, Giuseppe Civati. 125 mila. Articolo più letto: “Civati lascia il PD”. Numero di letture: 125 mila. Ma non dobbiamo distrarci: abbiamo un obiettivo. Ripartiamo. Via via che ci avviciniamo allo studio del direttore, l’informazione aumenta. Profeta – beato lui che ci riesce – avanza con mosse capoeira tipo Vincent Cassel quando scansa i laser in Ocean’s Twelve. Io, invece, sono costretto a processarla. Fatico, ma scopro tantissime cose. E mi sento così poco progressista perché ignoravo come mai in Italia rispondiamo al telefono “Pronto?”. Poi, all’improvviso, una luce. Ci appiattiamo dietro a una colonna di lezioni sul giornalismo: è Francesco Costa, alla sua scrivania. Eccolo, trovato. Come previsto: il fuso orario, l’America, sicuro una convention, un caucus. Tutto secondo il piano. Guardo Vincenzo, scambiamo un cenno: apre lo zainetto, estrae una fake news, la lancia dall’altra parte della redazione. Costa – tempo di reazione incredibile – chiude il computer, stoppa la replica del suo podcast, spenge la luce e si lancia fuori dall’ufficio. Entriamo.</p>



<p>Riapriamo il computer. Password. “Prova ‘Walmart’”, suggerisco. Niente. Due tentativi rimasti. “‘Chicago’?”, scrive Profeta. Niente. Un tentativo. Fissiamo il computer. È vecchio, non è recente. I tasti più consumati sono la “l” e “s”. Vuoi vedere che. “Prova ‘Witngenstain’”, dice Profeta. “‘Wittgenstein’”, lo correggo. “No, dammi retta: Witngenstain”. Digito. Funziona. Il computer si avvia, e la nostra ostinazione viene premiata da un desktop essenziale. Solo l’icona di <em>Age of Empires</em> e quattro cartelle: “L’America spiegata a me stesso”, “L’America spiegata all’America”, “Me stesso spiegato a me stesso”, “Cose spiegate bene”. Sorridiamo. Ce l’abbiamo fatta. Si riaccende la luce. Alzo gli occhi: un taser, so riconoscerlo (“Come funzionano i taser in dotazione alle forze dell’ordine”). A impugnarlo, Luca Sofri. Dietro di lui, Francesco Costa, che brandisce una bandiera americana.</p>



<div type="post" ids="1540" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>“Direttori, vi prego”, provo a dire.</p>



<p>Il taser ronza.</p>



<p>“Non è come sembra, noi vogliamo solo imparare”.</p>



<p>Sofri sorride. Costa, invece, sorride in inglese.</p>



<p>“Avanti, allora”, ci dice.</p>



<p>“Cosa?”.</p>



<p>“Vuoi imparare?”.</p>



<p>“Tantissimo”.</p>



<p>“Clicca”, e mi si fa sotto.</p>



<p>“No, la scongiuro, Direttore…”.</p>



<p>“Clicca”.</p>



<p>Novembre 2025. Cose spiegate bene. <em>Il fanatismo: come riconoscerlo, come sgominarlo</em>.</p>



<p>“Com’è possibile”, chiedo.</p>



<p>“È la stampa, biondina”.</p>



<p>“Bellezza”, dice Profeta.</p>



<p>“Sì. Bellezza”.</p>



<p>Buio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/cose-spiegate-bene-a-gente-che-le-capisce-male/">Cose spiegate bene a gente che le capisce male</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/cose-spiegate-bene-a-gente-che-le-capisce-male/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Falsissimissimo</title>
		<link>https://ilnemico.it/falsissimissimo/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/falsissimissimo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 16:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Tilt]]></category>
		<category><![CDATA[Trash]]></category>
		<category><![CDATA[Corona]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Corona]]></category>
		<category><![CDATA[Giletti]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Floris]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
		<category><![CDATA[Ubaldo Berti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=2277</guid>

					<description><![CDATA[<p>Falsissimo è il prodotto mediatico che ci meritiamo. E' qualcosa di rivoluzionario: la contro-informazione, il senso di uno contro tutti, la guerra alla menzogna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/falsissimissimo/">Falsissimissimo</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come tutte le carriere che si sbriciolano, il mio fallimento nel mondo della danza è stato un progressivo inabissarsi, fino all’ipogeo attuale. Il transito dalle selezioni di Amici – scartato dalla Celentano perché chiamai “brisé” il plié, o forse perché avevo i frisé,&nbsp; – al videoclip di <em>Tropicana </em>di Annalisa e i Boomdabash – le scene di ballo sugli yatch, sono quello sott’acqua senza maschera che prova a disincagliare le ancore: momenti di apparente successo alternati a crolli, crolli, crolli. <em>Anyway</em>, come amava ripetere Luca Tommassini durante il webinar “Danzare sulle rovine del mondo o almeno sulle briciole del tuo budino di riso”, la dea della danza Heather Parisi dovrà pure credere in me, se stamani mi è squillato il telefono e una voce metallica mi ha detto: “<strong>incarico da coreografo, 150€ al mese, no buoni pasto, presentarsi oggi ore 15 davanti al Conad Sapori e Dintorni di Piazza Stazione</strong>”. “Borgo San Lorenzo?”. “Milano”. “Certo, Milano”. Sempre Milano, è un’ossessione.</p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Stiro i pantaloni di Dimensione Danza, ci salto dentro e monto sul primo Italo, forse non in quest’ordine, non me lo ricordo, troppa emozione. Arrivo a Milano, corro al Conad e trovo un furgoncino con vetri scuri parcheggiato davanti. Spettacolo, roba da <em>celebrities</em>, mi tremano i polpacci. <strong>Apro il portellone: Carlo Calenda, con in bocca un cotto e fontina direttamente dal sacchetto.</strong> Non è il mio mezzo, mi sa. Mi giro, e infatti vedo un signore accanto a un SH con in mano un casco integrale. “Maestro Berti?”, mi dice con voce metallica. “Va bene Ubaldo”. “Mettiti il casco, Ubaldo”. “No, intendevo va bene Maestro Ubaldo”. “Mettiti il casco”. “Subito”.</p>



<p>La visiera è annerita. Scarabocchiata a pennarello. Comunque funziona: non ci vedo niente. Ma sento che andiamo forte, sicché mi aggrappo al giubbotto di pelle dell’autista. Con le mani nelle sue tasche, riconosco un pacchetto di Tic Tac, un mazzo di chiavi, un Tamagotchi, due fazzoletti di stoffa, uno asciutto, l’altro meno. Tre, quattro rotonde, un paio di inchiodate, poi scendiamo una rampa e si alza un bandone. “Arrivati, scendi pure”. Faccio per togliere il casco. “Ancora no”, mi dice. E mi afferra per un braccio. Percorriamo un corridoio, porta che sbatte, torniamo indietro perché ha dimenticato lo yogurt nel sottosella, ancora il corridoio, la porta, ci siamo. “Vai, ora te lo puoi levare”.</p>



<p>Stanza con pareti soffitto pavimento neri. Nel mezzo uno sgabello, illuminato dall’alto. <strong>Sento dei passi. Mi giro. “Maestro Berti?”. Annuisco. “Piacere, Fabrizio”.</strong> Un bell’uomo, occhiali con montatura spessa, alto, abbronzato, posa e stretta di mano intimidatorie. Dietro di lui quattro assistenti, che lo guardano adoranti. Dev’essere famoso. Fabrizio Bentivoglio? Non mi pare. Fabrizio Del Noce? No, Del Noce è ancora più bello. Chi c’è di famoso che si chiama Fabrizio? Martufello, all’anagrafe. Me lo figuro vestito da Pippo Baudo. Dev’essere Martufello. Intanto si è seduto. “<strong>Dunque, tu sei il ballerino”.</strong> “In realtà”, gli dico, “da quando m’è venuta la borsite al calcagno faccio solo coreografie perché se ballo…”. “Esatto”. Mi punta l’indice nello sterno, poi alza lo sguardo con le mani in preghiera, il proiettore lo abbaglia, sbatte le palpebre, gli occhiali intanto gli si scuriscono. Lenti fotocromatiche: classe. “Esatto”, ripete.</p>



<p>Trascina lo sgabello e mi si avvicina. “David Letterman, Jay Leno, Simona Ventura, Jimmy Fallon. Indro Montanelli, Oriana Fallaci, Luisella Costamagna, Tiziano Terzani. Conduttori, giornalisti, star. Mettili insieme, frullali, e cosa ottieni?”. Lo guardo. “Ottieni Giovanni Floris. Oppure il sottoscritto”. Lo seguo. <strong>“Ora: sono tre mesi che guardo tutte le repliche di Ballarò. Nottate davanti alla televisione a domandarmi: cosa mi distingue, da Giovanni Floris? Che cosa so fare che a lui non riesce? In che modo tracciare un solco tra me e il principe dell’infotainment? Entrambi nella notizia, entrambi mesmerizziamo l’audience, entrambi traspiriamo machismo. Ieri, finalmente, l’ho capito. Floris non sa ballare”.</strong> Dà una pedata allo sgabello, si mette le cuffie, raggiunge il centro della stanza e comincia ad agitarsi. Io e i suoi assistenti lo guardiamo. Si direbbe che stia ballando, nel silenzio totale, e la canzone dev’essere <em>One Step Beyond</em> dei Madness, o l’<em>Estate sta finendo</em>, perché ogni tanto mugugna un riff a sassofono, intervallato dai fischi delle New Balance che slittano sul gres. Va avanti per tre minuti. Cade due volte, perde una cuffia, gli occhiali da scuri tornano chiari e poi di nuovo scuri.</p>



<p>Quando ha finito e gli applausi si sono spenti si riavvicina. “Allora, lo spacchiamo in due o no, Giovannino Floris?”. Ride. Rido. Ansima. Ansimo. “Ascolta: ho pronto questo nuovo format, a metà tra il <em>videopodcast</em> e il<em> one man show</em>, non saprei ancora come definirlo, già registrate le prime puntate, mancano solo il titolo e la sigla. E la sigla, dammi retta: se la facciamo ballata svoltiamo sicuro”. <strong>Altro applauso. Tutti entusiasti. Gente si versa la Coca Cola, aprono pacchetti di patatine</strong>. Io invece vedo un problema: Floris, in realtà, balla meglio. Lo so bene, perché anche lui aveva avuto un’idea per una sigla coreografata, poi abortita perché non gli davano i diritti di <em>We Will Rock You</em>. Balla meglio, molto. Qui però nessuno sembra accorgersene, anzi, grossi elogi e apprezzamenti mentre gli asciugano il sudore e gli piazzano un Compeed sull’alluce. Nel dubbio, cerco di divagare, e domando se possono farmi vedere qualcosa di registrato, per farmi un’idea, per prendere spunto.</p>



<div type="product" ids="2087" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Fabrizio si allontana: è a telefono con Massimo Giletti. Intanto uno degli assistenti mi allunga un iPad, su cui trascorro i successivi 40 minuti a sbalordirmi. Vedo la perfezione: tono, montaggio, registro. Non ho idea di chi siano gli intervistati, non mi interessano le vicende trattate. Tuttavia, <strong>più guardo e più vengo inghiottito, avviluppato da un senso di estrema confidenzialità, mi sembra di assistere a un disvelamento messianico, sullo sfondo scuro dell’inquadratura si delineano i paradigmi di una nuova epistemologia</strong>. Il mondo, da questa prospettiva, è un mondo nuovo. Un mondo che non conosco, no: ma un mondo abitato dalla verità.</p>



<p>“Fabrizio”, gli dico. Non mi sente, ha di nuovo le cuffie. Urlo. “Fabrizio”. “Dimmi”. “Fabrizio, io non penso tu ne abbia bisogno, di una sigla ballata intendo dire. Qui mi sembra che tu abbia trovato un nuovo modo di fare notizia, è qualcosa di rivoluzionario: la contro-informazione, il senso di uno contro tutti, la guerra alla menzogna. <strong>E il personaggio, perfetto</strong>: timbro da prete confessore, finti inciampi fono-articolatori, accenti sensazionalistici sulle sillabe sbagliate, proporzionalità indiretta tra rilevanza dell’assunto e bisbiglio. Anche l’aspetto, sprezzatura al punto giusto, la tasca dei pantaloni un po’ ribaltata, gestualità misuratissima, fogli A4 in mano per omaggiare l’ultimo Berlusconi, negli occhi la preoccupazione che la verità sia una faccenda davvero precaria. Risultato: intimità assoluta, quando il microfono frigge si entra in subbuglio. Ma poi la paratassi: in quaranta minuti avrò contato quattro subordinate e settanta interrogative retoriche, è il linguaggio di tutti. Devo essere sincero: il Bagaglino faceva pena, ma qui si entra in una nuova era, ti sei inventato una roba incredibile. Senti, io il ballo lo lascerei perdere, non mi sembra tu sia troppo portato. Ma per il resto, un gigante. Tra l’altro sei anche dell’Inter, non lo sapevo, sarà un personalismo ma…”.</p>



<p>Scoppia a piangere. Cerca il riflettore per annerire le lenti, vuole nascondere gli occhi, non ci riesce: lacrime a secchiate. Singhiozzi. “Fabrizio, perché piangi, non mi pare il caso”. Provo ad avvicinarmi, ma non faccio in tempo ad avanzare che l’autista mi acchiappa per l’elastico dei pantaloni, mi immobilizza e mi rinfila il casco integrale. Mi sa che ho sbagliato. Provo a divincolarmi, ritratto, dico che magari si potrebbe pensare qualcosa con lo sgabello, tipo Britney nel video di <em>Stronger</em>. Niente, mi trascinano fuori. Mentre struscio per il corridoio, Martufello continua a piangere. Mugola, sussulta. Gli assistenti provano a consolarlo. “Non sono portato?”, chiede. “È vero che non sono portato?”.</p>



<p>“Ma no, Fabrizio, non dargli retta a questo idiota, sei una farfalla”.</p>



<p>“Ma che c’entra il Bagaglino?”.</p>



<p>“Ma che ne so, è un povero pazzo”.</p>



<p>“Mi ha detto di lasciare perdere, dice non sono portato”.</p>



<p>“Non stare a sentire, Fabrizio, è falso”.</p>



<p>“Falso?”.</p>



<p>“Falsissimo”.</p>



<p>“Falsissimissimo?”.</p>



<p>“Falsissimissimo, sì”.</p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/falsissimissimo/">Falsissimissimo</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/falsissimissimo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il segreto della redazione del Post.</title>
		<link>https://ilnemico.it/il-segreto-della-redazione-del-post/</link>
					<comments>https://ilnemico.it/il-segreto-della-redazione-del-post/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 10:42:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista Impossibile]]></category>
		<category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Costa]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Il Post]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Sofri]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Morning]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilnemico.it/?p=1540</guid>

					<description><![CDATA[<p>Intervista impossibile a Francesco Costa, premiata voce di Morning, l’uomo che ogni mattina racconta l’Italia ai liberali progressisti che a loro volta se la racconteranno a vicenda più tardi, all’ora dell’aperitivo, per darsi un tono intellettuale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/il-segreto-della-redazione-del-post/">Il segreto della redazione del Post.</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><em>Sono le 4 e mezza del mattino, dopo un giro in lime per una Milano tenebrosa e invasa da consulenti scravattati, approdiamo alla redazione del Post, in zona Porta Genova. All’interno, nonostante l’ora, è tutto un battere a macchina e ruotare di torchi, animato da giovani stagisti in dritta da 48 ore. L’atmosfera è di entusiasmo frenetico, gli sguardi rivolti agli estratti delle agenzie stampa che scorrono sul grande teleschermo nella sala centrale. Sopra, un’insegna a led ricorda a tutti i presenti che </em>“L’INFORMAZIONE RENDE LIBERI”.</p>



<p><em>Ci facciamo largo tra due rampanti cronisti intenti a contendersi ferocemente l’approfondimento sull’alluvione a Valencia, per dirigerci verso il grande ufficio, il più bello di tutti, un’enorme vetrata con un’insegna d’oro che recita “</em><strong>Francesco Costa (Morning</strong>)”.&nbsp;&nbsp; </p>



<div type="newsletter" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><em><br>Oltre la soglia ci appare un grande tavolo di vetro, tassellato di quotidiani stropicciati e ricoperti di post-it. Al fondo, a capotavola, davanti a un piccolo microfono e un macbook pro, siede lui, Francesco Costa, l’uomo che ogni mattina racconta l’Italia ai liberali progressisti che a loro volta se la racconteranno a vicenda più tardi, all’ora dell’aperitivo, per darsi un tono intellettuale. Al suo fianco, in piedi, c’è Luca Sofri, il megadirettore del </em>Post<em>. Tiene una mano stretta sulla spalla di Costa.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</em></p>



<p><br><br>LS: Benvenuti ragazzi, il mattino ha l’oro in bocca e la notizia fresca. Adesso vi lascio da soli, qui ci siamo detti tutto con Francesco… (<em>volta lentamente lo sguardo verso Costa, mentre serra il palmo poggiato sulla sua spalla</em>)… O no?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;<br>&nbsp;<br>FC: Senza dubbio Luca, grazie come sempre. Puoi contare su di me. Siamo qui solo per conoscerci meglio con questi ragazzi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><br><em>Sofri lascia la stanza, rimaniamo soli &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>&nbsp;</em><br>FC: Buongiorno ragazzi, ben trovati e benvenuti. Io sono Francesco Costa. Questa è la redazione del <em>Post</em>. È una mattina splendida, certo un po’ di nebbia, ma adesso schiarisce, come sempre. Cominciamo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><br>N: Ciao Francesco. Sei in splendida forma. Non è neanche l’alba, come fai a essere così attivo a quest’ora?</p>



<div type="product" ids="113" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><br>FC: A me non pesa affatto, sapete? Tutta questione di abitudine. Poi ne vale la pena, raccontare l’Italia agli italiani, assicurare un’informazione giusta, moderata, comprensibile. Controllare i fatti. Spiegare bene le cose. Sono i valori della nostra casa, del <em>Post</em>. Poi il rapporto con i miei abbonati, le mail che ricevo ogni giorno, e che non vedo l’ora di leggere e commentare.<br>&nbsp;&nbsp;<br>N: La tua dedizione è invidiabile, buon per te, davvero.&nbsp;&nbsp;<br><br><em>Francesco accenna un sorriso poco convinto. Improvvisamente si alza in piedi, di scatto.&nbsp;<br><br></em>FC: Ragazzi, posso farvi ascoltare questa versione di <em>Gimme Shelter</em> dei Rolling Stones? È davvero stupenda … <em>(dirigendosi velocemente verso un giradischi nell’angolo</em>)… però ecco, per godersela a pieno, bisogna ascoltarla… a tutto volume…&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><br><em>Parte la canzone, il volume è assordante</em><strong>:</strong></p>



<p><strong>Ooh, a storm is threatening&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>My very life today&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br></strong><br><br>N: FRANCESCO, MA COSA FAI? NON RIUSCIAMO NEANCHE A PARLARE! ABBASSA UN PO’, TI PREGO.<br><br><em>Costa</em> <em>corre verso di noi, ci afferra per le spalle</em></p>



<p><strong>If I don&#8217;t get some shelter<br>Ooh yeah, I&#8217;m gonna fade away</strong><br><br>FC: MBARI VI PREGO TIRATEMI FUORI DA QUESTO INFERNO. NON NE POSSO PIU&#8217;. MI MANCA L’ARIA. MI MANCA CATANIA. QUI NON CE LA FACCIO PIU&#8217;. SONO ANNI CHE NON MI FANNO USARE UNA PAROLA “DIFFICILE”, CHE NON POSSO FARE UN RIFERIMENTO STORICO SENZA DOVERLO CONTESTUALIZZARE. ANCHE L’11 SETTEMBRE, ANCHE IL COVID. VI RENDETE CONTO? LE DIRETTIVE SONO DI FARE FINTA DI RIVOLGERCI A UN PUBBLICO DI 13ENNI. HANNO LICENZIATO IL COLLEGA DELLA GIUDIZIARIA PERCHE&#8217; USAVA TROPPI CONGIUNTIVI, POI LA GENTE PERDE IL FILO. MA SI PUO&#8217; LAVORARE COSI&#8217;? QUANTE COSE DA DIRVI. QUANTO POCO TEMPO. LUI SICURAMENTE SI SARA&#8217; INSOSPETTITO E STARA&#8217; TORNANDO.<br><br>N: MA COSA DICI FRANCESCO? DI CHI PARLI? CHI E&#8217; LUI?</p>



<div type="product" ids="422" class="wp-block-banner-post"></div>



<p><strong>War, children, it&#8217;s just a shot away<br>It&#8217;s just a shot away</strong></p>



<p>FC: MA COME CHI? IL DIRETTORE! DDU CUNNUTU RI SOFRI. SONO DIECI ANNI CHE MI TIENE IN OSTAGGIO, MI HA SEQUESTRATO IL PASSAPORTO, HA I CODICI DEL MIO CONTO IN BANCA. CONTROLLA TUTTO. HA ORECCHIE OVUNQUE. ANCHE QUI IN QUESTA STANZA. PER QUESTO LA MUSICA, CAPITE?</p>



<p>N: FRANCESCO MA NON HA SENSO QUELLO CHE DICI. SEMBRA UN PO’ INVEROSIMILE! FAI UN LAVORO STUPENDO. TI APPREZZANO TUTTI. QUELL’ARTICOLO SUL <em>NEW YORKER</em>. <em>FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG</em>. “IL CASO MORNING”. MONDADORI. CHE BISOGNO CI SAREBBE DI SEQUESTRARTI?</p>



<p><strong>Ooh, see the fire is sweepin&#8217;<br>Our very street today</strong><br><br>FC: MA QUALE LAVORO STUPENDO? SONO QUATTRO ANNI CHE MI SVEGLIO ALLE 3 DEL MATTINO! QUATTRO ANNI CHE SONO COSTRETTO A RACCONTARE L’ITALIA ALLA STESSA BOLLA DI NOSTALGICI DEL GOVERNO DRAGHI. E SEMPRE CON LO STESSO TONO POI. UN PO’ CIRTICO, MA SPERANZOSO; UN PO’ DI BASTONE, E POI LA CAROTA PER MANDARE TUTTI A LAVORO CONTENTI LA MATTINA. MI VIENE DA VOMITARE A PENSARCI!</p>



<p><br>N: CALMATI FRANCESCO, RESPIRA. TU SEI UNA VOCE POSITIVA PER QUESTO PAESE, UN ESEMPIO VIRTUOSO! VA BENE TUTTO, MA QUALE SAREBBE IL SENSO? PERCHE&#8217; FARTI FARE MORNING TUTTE LE MATTINE?<br></p>



<p><strong>Rape, murder<br>It&#8217;s just a shot away<br>It&#8217;s just a shot away</strong></p>



<div type="product" ids="1053" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>FC: MA COME NON CI ARRIVATE? NON LO VEDETE? QUESTO PAESE E&#8217; ALLA FRUTTA. NON HA SPERANZE. IL SISTEMA PENSIONISTICO E&#8217; AL COLLASSO, LA SCUOLA E&#8217; UN DISASTRO, I BONUS, I VECCHI, GLI AIRBNB. LOLLOBRIGIDA. SI VIVE BENE SOLO A MILANO, DOVE SI VIVE DI MERDA. PERSINO IL CAFFE&#8217; E&#8217; IMBEVIBILE. SE NON FOSSE PER NOI, PER OPERAZIONI COME IL POST, PER MORNING, TUTTA LA CLASSE PRODUTTIVA SI SPEGNEREBBE, O FUGGIREBBE ALL’ESTERO. NOI COCCOLIAMO I PROGRESSISTI IN BILICO, I POTENZIALI CERVELLI IN FUGA. LI FACCIAMO SENTIRE AL CENTRO DEL MONDO, CHE CAPISCONO LE COSE. GLI DIAMO UN’INFORMAZIONE FACILE DA ASSIMILARE, IMPACCHETTATA IN MODO DA SEMBRARE IMPARZIALE, E PRONTA ALL’USO PER TROVARSI TUTTI D’ACCORDO ALLE CENE, PER CONVINCERSI INSIEME DI ESSERE DALLA PARTE GIUSTA DELLO STIVALE. E&#8217; COSI&#8217; CHE LI FREGHIAMO, CHE POI DECIDONO DI RIMANERE, DI ACCENDERSI UN MUTUO, DI FARE UN FIGLIO, DI ACCANTONARE I SOGNI MATURATI IN ERASMUS E ACCETTARE UN SALARIO INDECENTE. COME PENSATE CHE SI REGGA TUTTA QUESTA BARACCA? CON GLI ABBONAMENTI? CON LA PUBBLICITA&#8217;? MA QUANDO MAI? E&#8217; L’INPS CHE CI FINANZIA, CON I FONDI CHE DESTINAVA AL RIENTRO DEI CERVELLI. NOI POMPIAMO OSSIGENO NEL SISTEMA PENSIONISTICO ITALIANO VENDENDO L’ILLUSIONE DI UNA MENTALITA&#8217; EUROPEA, FACCIAMO CREDERE AI MEMBRI DELLA CLASSE DISAGIATA CHE LA SCANDINAVIA E&#8217; DIETRO L’ANGOLO, AL CAPOLINEA DELLA METRO SCASSATA CHE DEVONO PRENDERE OGNI MATTINA PER PAGARE L’AFFITTO, MENTRE ASCOLTANO MORNING.</p>



<p>N: FRANCESCO STAI ESAGRANDO! IL CAFFE&#8217; ITALIANO E&#8217; SQUISITO. CE LO INVIDIANO IN TUTTO IL MONDO.</p>



<p><em>D’improvviso si spalanca la porta. Entrano Sofri, Luca Misculin e Matteo Bordone.</em><br><br><strong>War, children, it&#8217;s just a shot away<br>It&#8217;s just a shot away<br>It&#8217;s just a shot away</strong><br><br><em>Bordone si scaraventa addosso a Costa</em><br><br>LS: TIENILO BORDONE! MISCULIN, FALLO SPARIRE! CHIEDI CONSIGLIO A NAZZI, NON E&#8217; LA PRIMA VOLTA CHE SI SBARAZZA DI UN CANARINO. SE FILA TUTTO LISCIO, MORNING E&#8217; TUO.<br><br><em>Bordone e un Misculin inorgoglito trascinano via Costa, che si dimena furiosamente. Sofri spegne il giradischi, ormai al rif finale di </em>Gimme Shelter<em>.<br></em><br>LS: Ragazzi, tutto quello che vi ha detto è un’ovvia mistificazione. Francesco è stressato, dorme poco, le elezioni americane… un periodaccio. Deve solo prendersi una vacanza. Questo è un paese problematico, certo, ma moderno. Qui abbiamo le nostre radici, le nostre speranze, le nostre opportunità. Basta contenere il deficit sotto il 3% del PIL, lavorare duro, tenersi informati, riciclare, vaccinarsi e combattere l’evasione fiscale. La strada è lunga ma dietro l’angolo c’è più giustizia, più equità, più Europa. Scusate per l’inconveniente, comunque sia, ecco un mazzo di abbonamenti prepagati al <em>Post</em>, che, come sapete, non campa d’aria (<em>occhiolino</em>).<br><br><em>Usciamo frastornati dall’ufficio con le prime luci dell’alba. Milano dorme ancora, avvolta in una coperta di nebbia. Oggi c’è sciopero, protestano per il carovita. Chissà se passa la 90.</em> </p>



<div type="geminga" class="wp-block-banner-post"></div>
<p>L'articolo <a href="https://ilnemico.it/il-segreto-della-redazione-del-post/">Il segreto della redazione del Post.</a> proviene da <a href="https://ilnemico.it">Il Nemico</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilnemico.it/il-segreto-della-redazione-del-post/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
