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	<title>Intervista Impossibile Archivi - Il Nemico</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 26 Jun 2025 11:50:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cinema America 41 Bis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 09:56:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Intellighenzia]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista Impossibile]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema America]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema Troisi]]></category>
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		<category><![CDATA[Trastevere]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Carocci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista impossibile a Valerio Carocci, "quello" del Cinema America. Questa non è un'aggressione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><br><em>Trastevere, è inizio giugno ma il caldo già scioglie le facce degli americani in pellegrinaggio a San Callisto. Il quartiere è una giungla di gabbiani, immondizia e spritz da asporto. Nei giftshop invasi dalle mandrie anglofone ritroviamo le sagome dei baretti delle prime sbronze liceali. C’è chi aspetta il sudore per non piangere da solo, ma camminiamo comunque tutti a testa bassa, oltre San Cosimato, oltre Viale Trastevere, verso il Cinema Troisi.</em></p>



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<p><em>All’ingresso ci accolgono due file di ragazzi in età impressionabile, magliette bordeaux del cinema America, braccia incrociate. Ci guardano tutti, ma in cagnesco. Regna il silenzio. Chi sputa per terra, chi scuote la testa con disprezzo. Risaliamo in penitenza il corridoio creato dai loro corpi, fino al piano di sopra, all’ufficio centrale. La porta sbatte dietro di noi. Quattro scimmioni della scorta ci tastano, anespressivi. Finalmente ci sediamo. Davanti a noi, rigido, </em>quello <em>del Cinema America, Valerio Carocci. Siamo intimiditi lo ammettiamo. È la prima volta che lo vediamo senza microfono, l’emozione è tanta.</em></p>



<p><strong>N</strong>: Valerio, grazie di aver…</p>



<p>VC: No grazie un cazzo regà, grazie al massimo lo dico io, ma non ho nulla per cui dire grazie, quindi non lo dico. Voi siete dei piccoli pezzi di merda, io v’ho capito, siete qui per incularmi, per fare finta di fare un’intervista normale e poi a ‘na certa esce fuori che c’è una botola sotto il mio ufficio piena di stagisti legati con le ulcere, o che quella cena di Marino per cui è caduta la giunta PD ero al tavolo anche io ubriaco lesso con la cravatta sulla fronte. Insomma una spruzzatina di realismo magico da quattro soldi che dovrebbe rivelare, boh chessò, la mia ipocrisia. Ma andate a fanculo!</p>



<p><strong>N</strong>: No aspetta Valerio, ti sbagli. Noi…</p>



<p>VC: Non mi sbaglio per niente, ho letto l’intervista a Salaroli, so quello che fate, fate schifo. Cos’è mo? Immagino che ora apro la porta de ‘sto sgabuzzino ed esce Gualtieri in mutande con una ventiquattrore con 300k fuori bando?</p>



<p><strong>N:</strong> Beh che poi un fondo di verità ci sareb…</p>



<p>VC: Mazza oh, bella scoperta! Pensate che sono l’unico che prende i soldi così? Io sono sempre stato al corrente della natura non regolare dei finanziamenti alle associazioni culturali e al cinema. L’ho cominciato a capire da quando portavo i pantaloni alla zuava.</p>



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<p><strong>N</strong>: Aspetta Vale, siamo partiti con il piede sbagliato. Ti va di ricominciare?</p>



<p>VC: Oppure no, ecco, sì ce l’ho, ora si scopre che quel fascio che ho fatto finta che m’aveva menato, grazie al quale tutti i movimenti di Roma sono venuti in supporto al mio cinema, era mio cugino di Casal Palocco. Tutto orchestrato da principio. Wow, bella trovata! Grandi regà! Manco Fanpage. Potevate fare di meglio.</p>



<p><strong>N</strong>: OH VALERIO! Ma ti dai una calmata! Sei viola. Respira. Noi siamo qui per farti i complimenti.</p>



<p>VC: Che? Ma non mi prendete per il culo! Ho mezza Roma che mi odia perché ho gerarchizzato e personalizzato una delle assemblee orizzontali più riuscite del paese, ora voi dovreste volermi fare i complimenti? Ma fatemi il piacere.</p>



<p><strong>N</strong>: No Valerio davvero. Stai facendo una cosa incredibile. Fatti spiegare. Noi partivamo iper prevenuti, come tutti. Devi sapere che ogni volta che viene fatto il tuo nome dentro al GRA fanno tutti a gara a spiegare perché bisognerebbe odiarti. L’altro giorno però ce ne siamo fregati, e siamo andati a Monte Ciocci al cinema all’aperto. C’era la luna alta dietro il cupolone, qualche sprazzo di luce rosa spegneva lentamente il cielo. Iniziava un film, neanche mi ricordo quale, sai? Con la mia ragazza stavamo litigando, neanche mi ricordo perché. Poi è successo qualcosa di magico. Ai titoli di testa ci siamo presi la mano e non ce la siamo lasciata più per tutto il film. Hai salvato la nostra relazione, Valé, hai fatto qualcosa di incredibile, un servizio unico per questa città, per il cuore di tutti noi.<br><br>VC: A regà dai su, ma non mi prendete per il culo. Ma pensate davvero che non vi conosco? Che non lo so che ora ve ne uscite col fatto che il cinema è un contenitore vuoto, culturalmente asettico, che è tutto grande cinema, da Scorsese a Leni Riefenstahl e che…</p>



<p><strong>N</strong>: Oh riprenditi! Escine Valé, c’hai la sindrome dell’impostore. Guarda che hai fatto una gran cosa. Ma può essere che in ‘sta città non appena uno c’ha un briciolo di successo lo dobbiamo tutti massacrare? E vabbè hai fatto qualche cagata, hai preso qualche finanziamento straordinario, sei un po’ qualunquista riguardo ai temi e alle frequentazioni, ma tutto a fin di bene, tutto per darci il cinema, il grande cinema, gratis, d’estate. E pure in periferia! Ma che vogliamo di più? Alla fine sono film, andiamo a vederli per distrarci, per non pensare, per darci un tono, o per fare pace con gli amori. È un servizio civico quasi. E stai spaccando!</p>



<p>VC: … ma andate a farvi fottere.</p>



<p><em>Carocci clicca un tasto sotto la scrivania. Scivoliamo nel nero, immersi tra i corpi ulcerosi e putridi di tutti quelli del Cinema America che hanno osato alzare la testa. La luce si richiude sopra di noi. Iniziamo a urlare. Virginia Raggi dal fondo ci zittisce con un lungo shhhhhh!</em> <em>Ecco che fine aveva fatto</em>.</p>



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		<title>Intervista impossibile a Cecilia Sala</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2024 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intellighenzia]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista Impossibile]]></category>
		<category><![CDATA[Cecilia Sala]]></category>
		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista impossibile a Cecilia Sala astro già bello che nato del giornalismo italiano, l'inviata con più status look money d’Italia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Aeroporto internazionale di Kiev (KBP). Sediamo allo Starbucks del Terminal 1, quello dei voli internazionali. Intorno a noi c’è un mare di giubbotti ed elmetti anti-proiettile con la scritta PRESS. I giornalisti mitragliano sui propri computer le ultime dal Donbass; è l’unico posto, ci spiegano, dove prende bene il wifi, e il Caramel Macchiato almeno non sa di piombo, come tutti gli altri caffè ucraini. Troviamo posto in un tavolo appartato, accanto a noi la sagoma cartonata di Giletti che salutiamo affettuosamente. Cecilia Sala, invece, è in ritardo. Ma siamo pronti a perdonare tutto alla giornalista con più status look money d’Italia. Ci ha concesso una breve intervista prima di partire per Tel Aviv a cui è legata visceralmente da una clausola scritta in carattere comic sans grandezza 2 sul contratto con </em>Il Foglio<em> (li inculano tutti così). Finalmente arriva. Il trucco in volto è perfetto, i capelli neri lisci come seta, il sorriso sicuro e radioso, se non fosse per una cosa che intravediamo tra i denti. Sposta con eleganza la sedia di plastica libera davanti a noi, senza curarsi di Giletti.</em></p>



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<p> <br><strong>C: Buongiorno Ragazzi!</strong><br>N: Ciao Cecilia, grazie della disponibilità. Hai poco tempo, cominciamo subito?<br><strong>C: A disposizione</strong>.<br>N: Va tutto bene? Hai la voce un po’ strana. Vuoi un bicchiere d’acqua?<br><strong>C: No no, tutto benissimo.</strong><br>N: Sicura? È come se ti fosse rimasto qualcosa incastrato in gola.<br><strong>C: Ma no, cretini, questa è la mia voce. Ma non lo ascoltate il mio podcast, <em>Stories</em>?</strong><br>N: Ehm no…<br><strong>C: Dai… quello che lucra quotidianamente sulle tragedie di uomini e donne sotto le bombe con cui l’ascoltatore empatizza per 3 minuti per poi dimenticarsene subito dopo ma con l’illusione di aver capito chi sono i buoni e chi i cattivi nel mondo.</strong><br>N: E come va il podcast?<br><strong>C: Bene, anche se non riesco a pagarci neanche il mese di pilates.</strong></p>



<p><em>Nel frattempo dall’altoparlante una voce in ucraino e poi in inglese annuncia l’apertura dell’imbarco del volo per Tel Aviv.</em><br><br><strong>C: Porca miseria, è il mio volo, ma è già mezzogiorno? Ho poco tempo…</strong><br>N: Peccato… ma cosa ti porta in Palestina?<br><strong>C: Vado in Israele.</strong><br>N: Vai a raccontare il genocidio?<br><strong>C: Vado a raccontare il conflitto in corso tra un Paese democratico con un po’ di estremisti carini che combatte per la sua terra contro un Paese di estremisti con qualche buon selvaggio in mezzo che combatte per la sua un po’ meno terra.</strong><br>N: Ma di chi è questa terra?<br><strong>C: Chi va a Roma perde la poltrona.</strong><br>N: Ma quindi stai dalla parte di Is…<br><strong>C: Sono una giornalista, non prendo posizioni.</strong><br>N: Ma sulla Russia, sull’Iran, adesso sulla Siria… prendi posizioni continuamente… puoi dirlo Cecilia… a noi puoi dirlo…<br><strong>C: Io… Sto…</strong><br>N: il tuo pubblico di sinistra ti perdonerà, puoi stare tranquilla.<br><strong>C: Io…. Sto… con I…</strong><br>N: ti perdoneranno i lettori dell’Espresso<br><strong>C: Io…</strong></p>



<p><em>Improvvisamente dalla sua gola iniziano ad apparire visibili sporgenze, annaspa con il naso, le tempie inumidite da gocce di sudore e mascara. Tra le labbra chiuse si fa strada, divaricandole lentamente, un uovo bianco.</em></p>



<p>N: Oh mio Dio Cecilia, cos’è quello?</p>



<p><em>L’uovo, sempre più grande, si biforca all’improvviso, riempiendole le guance. Cecilia si piega in due, rovesciando il tavolo con i caffè, in preda ai conati. Dalla sua bocca erutta un lungo osso bianco, che cade a terra.</em></p>



<p>N: Cristo Santo… un osso! Ma che diavolo?!</p>



<p><em>Non sappiamo come ma riusciamo a intuire che si tratta della tibia di Paolo Mieli. Un flusso intenso di materiale organico e liquido intestinale si riversa sul pavimento. Tra le altre cose riconosciamo l’indistinguibile zigomo pre-operazione di Lili Gruber, uno dei metacarpi di Michele Santoro, la scapola di Mario Calabresi, la falange anulare di Claudio Cerasa. </em></p>



<p>N: Ma Cecilia! Cosa hai fatto?<br><strong>C: Quello che andava fatto. In tutti questi anni.</strong><br><br><em>La voce di Cecilia è finalmente piena. La presa dei suoi polmoni non è mai stata così ampia.</em><br><br><strong>C: Ho ingoiato il rospo</strong><em>.</em><br><br><em>Fuggiamo disgustati dal Terminal, portando in salvo il cartonato di Giletti.<br>Rivolgiamo un ultimo sguardo all’indietro, prima di uscire. Cecilia si avvia a testa bassa verso il gate, mentre un inserviente ucraino passa distratto, cuffie all’orecchio, col lucidatore elettrico. Sta già raccogliendo gli avanzi della carriera di Cecilia Sala.</em></p>



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		<title>Il segreto della redazione del Post.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 10:42:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista Impossibile]]></category>
		<category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Costa]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Il Post]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Sofri]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Morning]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista impossibile a Francesco Costa, premiata voce di Morning, l’uomo che ogni mattina racconta l’Italia ai liberali progressisti che a loro volta se la racconteranno a vicenda più tardi, all’ora dell’aperitivo, per darsi un tono intellettuale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><em>Sono le 4 e mezza del mattino, dopo un giro in lime per una Milano tenebrosa e invasa da consulenti scravattati, approdiamo alla redazione del Post, in zona Porta Genova. All’interno, nonostante l’ora, è tutto un battere a macchina e ruotare di torchi, animato da giovani stagisti in dritta da 48 ore. L’atmosfera è di entusiasmo frenetico, gli sguardi rivolti agli estratti delle agenzie stampa che scorrono sul grande teleschermo nella sala centrale. Sopra, un’insegna a led ricorda a tutti i presenti che </em>“L’INFORMAZIONE RENDE LIBERI”.</p>



<p><em>Ci facciamo largo tra due rampanti cronisti intenti a contendersi ferocemente l’approfondimento sull’alluvione a Valencia, per dirigerci verso il grande ufficio, il più bello di tutti, un’enorme vetrata con un’insegna d’oro che recita “</em><strong>Francesco Costa (Morning</strong>)”.&nbsp;&nbsp; </p>



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<p><em><br>Oltre la soglia ci appare un grande tavolo di vetro, tassellato di quotidiani stropicciati e ricoperti di post-it. Al fondo, a capotavola, davanti a un piccolo microfono e un macbook pro, siede lui, Francesco Costa, l’uomo che ogni mattina racconta l’Italia ai liberali progressisti che a loro volta se la racconteranno a vicenda più tardi, all’ora dell’aperitivo, per darsi un tono intellettuale. Al suo fianco, in piedi, c’è Luca Sofri, il megadirettore del </em>Post<em>. Tiene una mano stretta sulla spalla di Costa.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</em></p>



<p><br><br>LS: Benvenuti ragazzi, il mattino ha l’oro in bocca e la notizia fresca. Adesso vi lascio da soli, qui ci siamo detti tutto con Francesco… (<em>volta lentamente lo sguardo verso Costa, mentre serra il palmo poggiato sulla sua spalla</em>)… O no?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;<br>&nbsp;<br>FC: Senza dubbio Luca, grazie come sempre. Puoi contare su di me. Siamo qui solo per conoscerci meglio con questi ragazzi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><br><em>Sofri lascia la stanza, rimaniamo soli &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>&nbsp;</em><br>FC: Buongiorno ragazzi, ben trovati e benvenuti. Io sono Francesco Costa. Questa è la redazione del <em>Post</em>. È una mattina splendida, certo un po’ di nebbia, ma adesso schiarisce, come sempre. Cominciamo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><br>N: Ciao Francesco. Sei in splendida forma. Non è neanche l’alba, come fai a essere così attivo a quest’ora?</p>



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<p><br>FC: A me non pesa affatto, sapete? Tutta questione di abitudine. Poi ne vale la pena, raccontare l’Italia agli italiani, assicurare un’informazione giusta, moderata, comprensibile. Controllare i fatti. Spiegare bene le cose. Sono i valori della nostra casa, del <em>Post</em>. Poi il rapporto con i miei abbonati, le mail che ricevo ogni giorno, e che non vedo l’ora di leggere e commentare.<br>&nbsp;&nbsp;<br>N: La tua dedizione è invidiabile, buon per te, davvero.&nbsp;&nbsp;<br><br><em>Francesco accenna un sorriso poco convinto. Improvvisamente si alza in piedi, di scatto.&nbsp;<br><br></em>FC: Ragazzi, posso farvi ascoltare questa versione di <em>Gimme Shelter</em> dei Rolling Stones? È davvero stupenda … <em>(dirigendosi velocemente verso un giradischi nell’angolo</em>)… però ecco, per godersela a pieno, bisogna ascoltarla… a tutto volume…&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><br><em>Parte la canzone, il volume è assordante</em><strong>:</strong></p>



<p><strong>Ooh, a storm is threatening&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>My very life today&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br></strong><br><br>N: FRANCESCO, MA COSA FAI? NON RIUSCIAMO NEANCHE A PARLARE! ABBASSA UN PO’, TI PREGO.<br><br><em>Costa</em> <em>corre verso di noi, ci afferra per le spalle</em></p>



<p><strong>If I don&#8217;t get some shelter<br>Ooh yeah, I&#8217;m gonna fade away</strong><br><br>FC: MBARI VI PREGO TIRATEMI FUORI DA QUESTO INFERNO. NON NE POSSO PIU&#8217;. MI MANCA L’ARIA. MI MANCA CATANIA. QUI NON CE LA FACCIO PIU&#8217;. SONO ANNI CHE NON MI FANNO USARE UNA PAROLA “DIFFICILE”, CHE NON POSSO FARE UN RIFERIMENTO STORICO SENZA DOVERLO CONTESTUALIZZARE. ANCHE L’11 SETTEMBRE, ANCHE IL COVID. VI RENDETE CONTO? LE DIRETTIVE SONO DI FARE FINTA DI RIVOLGERCI A UN PUBBLICO DI 13ENNI. HANNO LICENZIATO IL COLLEGA DELLA GIUDIZIARIA PERCHE&#8217; USAVA TROPPI CONGIUNTIVI, POI LA GENTE PERDE IL FILO. MA SI PUO&#8217; LAVORARE COSI&#8217;? QUANTE COSE DA DIRVI. QUANTO POCO TEMPO. LUI SICURAMENTE SI SARA&#8217; INSOSPETTITO E STARA&#8217; TORNANDO.<br><br>N: MA COSA DICI FRANCESCO? DI CHI PARLI? CHI E&#8217; LUI?</p>



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<p><strong>War, children, it&#8217;s just a shot away<br>It&#8217;s just a shot away</strong></p>



<p>FC: MA COME CHI? IL DIRETTORE! DDU CUNNUTU RI SOFRI. SONO DIECI ANNI CHE MI TIENE IN OSTAGGIO, MI HA SEQUESTRATO IL PASSAPORTO, HA I CODICI DEL MIO CONTO IN BANCA. CONTROLLA TUTTO. HA ORECCHIE OVUNQUE. ANCHE QUI IN QUESTA STANZA. PER QUESTO LA MUSICA, CAPITE?</p>



<p>N: FRANCESCO MA NON HA SENSO QUELLO CHE DICI. SEMBRA UN PO’ INVEROSIMILE! FAI UN LAVORO STUPENDO. TI APPREZZANO TUTTI. QUELL’ARTICOLO SUL <em>NEW YORKER</em>. <em>FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG</em>. “IL CASO MORNING”. MONDADORI. CHE BISOGNO CI SAREBBE DI SEQUESTRARTI?</p>



<p><strong>Ooh, see the fire is sweepin&#8217;<br>Our very street today</strong><br><br>FC: MA QUALE LAVORO STUPENDO? SONO QUATTRO ANNI CHE MI SVEGLIO ALLE 3 DEL MATTINO! QUATTRO ANNI CHE SONO COSTRETTO A RACCONTARE L’ITALIA ALLA STESSA BOLLA DI NOSTALGICI DEL GOVERNO DRAGHI. E SEMPRE CON LO STESSO TONO POI. UN PO’ CIRTICO, MA SPERANZOSO; UN PO’ DI BASTONE, E POI LA CAROTA PER MANDARE TUTTI A LAVORO CONTENTI LA MATTINA. MI VIENE DA VOMITARE A PENSARCI!</p>



<p><br>N: CALMATI FRANCESCO, RESPIRA. TU SEI UNA VOCE POSITIVA PER QUESTO PAESE, UN ESEMPIO VIRTUOSO! VA BENE TUTTO, MA QUALE SAREBBE IL SENSO? PERCHE&#8217; FARTI FARE MORNING TUTTE LE MATTINE?<br></p>



<p><strong>Rape, murder<br>It&#8217;s just a shot away<br>It&#8217;s just a shot away</strong></p>



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<p>FC: MA COME NON CI ARRIVATE? NON LO VEDETE? QUESTO PAESE E&#8217; ALLA FRUTTA. NON HA SPERANZE. IL SISTEMA PENSIONISTICO E&#8217; AL COLLASSO, LA SCUOLA E&#8217; UN DISASTRO, I BONUS, I VECCHI, GLI AIRBNB. LOLLOBRIGIDA. SI VIVE BENE SOLO A MILANO, DOVE SI VIVE DI MERDA. PERSINO IL CAFFE&#8217; E&#8217; IMBEVIBILE. SE NON FOSSE PER NOI, PER OPERAZIONI COME IL POST, PER MORNING, TUTTA LA CLASSE PRODUTTIVA SI SPEGNEREBBE, O FUGGIREBBE ALL’ESTERO. NOI COCCOLIAMO I PROGRESSISTI IN BILICO, I POTENZIALI CERVELLI IN FUGA. LI FACCIAMO SENTIRE AL CENTRO DEL MONDO, CHE CAPISCONO LE COSE. GLI DIAMO UN’INFORMAZIONE FACILE DA ASSIMILARE, IMPACCHETTATA IN MODO DA SEMBRARE IMPARZIALE, E PRONTA ALL’USO PER TROVARSI TUTTI D’ACCORDO ALLE CENE, PER CONVINCERSI INSIEME DI ESSERE DALLA PARTE GIUSTA DELLO STIVALE. E&#8217; COSI&#8217; CHE LI FREGHIAMO, CHE POI DECIDONO DI RIMANERE, DI ACCENDERSI UN MUTUO, DI FARE UN FIGLIO, DI ACCANTONARE I SOGNI MATURATI IN ERASMUS E ACCETTARE UN SALARIO INDECENTE. COME PENSATE CHE SI REGGA TUTTA QUESTA BARACCA? CON GLI ABBONAMENTI? CON LA PUBBLICITA&#8217;? MA QUANDO MAI? E&#8217; L’INPS CHE CI FINANZIA, CON I FONDI CHE DESTINAVA AL RIENTRO DEI CERVELLI. NOI POMPIAMO OSSIGENO NEL SISTEMA PENSIONISTICO ITALIANO VENDENDO L’ILLUSIONE DI UNA MENTALITA&#8217; EUROPEA, FACCIAMO CREDERE AI MEMBRI DELLA CLASSE DISAGIATA CHE LA SCANDINAVIA E&#8217; DIETRO L’ANGOLO, AL CAPOLINEA DELLA METRO SCASSATA CHE DEVONO PRENDERE OGNI MATTINA PER PAGARE L’AFFITTO, MENTRE ASCOLTANO MORNING.</p>



<p>N: FRANCESCO STAI ESAGRANDO! IL CAFFE&#8217; ITALIANO E&#8217; SQUISITO. CE LO INVIDIANO IN TUTTO IL MONDO.</p>



<p><em>D’improvviso si spalanca la porta. Entrano Sofri, Luca Misculin e Matteo Bordone.</em><br><br><strong>War, children, it&#8217;s just a shot away<br>It&#8217;s just a shot away<br>It&#8217;s just a shot away</strong><br><br><em>Bordone si scaraventa addosso a Costa</em><br><br>LS: TIENILO BORDONE! MISCULIN, FALLO SPARIRE! CHIEDI CONSIGLIO A NAZZI, NON E&#8217; LA PRIMA VOLTA CHE SI SBARAZZA DI UN CANARINO. SE FILA TUTTO LISCIO, MORNING E&#8217; TUO.<br><br><em>Bordone e un Misculin inorgoglito trascinano via Costa, che si dimena furiosamente. Sofri spegne il giradischi, ormai al rif finale di </em>Gimme Shelter<em>.<br></em><br>LS: Ragazzi, tutto quello che vi ha detto è un’ovvia mistificazione. Francesco è stressato, dorme poco, le elezioni americane… un periodaccio. Deve solo prendersi una vacanza. Questo è un paese problematico, certo, ma moderno. Qui abbiamo le nostre radici, le nostre speranze, le nostre opportunità. Basta contenere il deficit sotto il 3% del PIL, lavorare duro, tenersi informati, riciclare, vaccinarsi e combattere l’evasione fiscale. La strada è lunga ma dietro l’angolo c’è più giustizia, più equità, più Europa. Scusate per l’inconveniente, comunque sia, ecco un mazzo di abbonamenti prepagati al <em>Post</em>, che, come sapete, non campa d’aria (<em>occhiolino</em>).<br><br><em>Usciamo frastornati dall’ufficio con le prime luci dell’alba. Milano dorme ancora, avvolta in una coperta di nebbia. Oggi c’è sciopero, protestano per il carovita. Chissà se passa la 90.</em> </p>



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		<title>Sparare a Zoro</title>
		<link>https://ilnemico.it/sparare-a-zoro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Aug 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista Impossibile]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[Propaganda Live]]></category>
		<category><![CDATA[Zoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista impossibile a Diego Bianchi, in arte Zoro, lodevolmente autoironico e poco permaloso.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Riproponiamo un&#8217;intervista impossibile uscita qualche tempo fa sulla Newsletter &#8220;Preferirei di no&#8221;</p>



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<p><strong>Noi</strong><br>Buongiorno&nbsp;Zoro</p>



<p><strong>Zoro</strong><br>Bella! E grazie dell’invito!</p>



<p><strong>Noi</strong><br>Bella a chi?<br><br><strong>Zoro</strong><br>Bella, nel senso di “bella”, tipo “Ciao!”<br><br><strong>Noi</strong><br>Ma la vuoi fare finita?<br><br><strong>Zoro</strong><br>Vabbè ho detto “bella”… mica “mortacci tua”</p>



<p><strong>Noi</strong><br>Hai cinquant’anni suonati.<br><br><strong>Zoro</strong><br>Emmancoaffacccosìperòao!<br><br><strong>Noi</strong><br>Non ti sei stufato?<br><br><strong>Zoro</strong><br>Di cosa?<br><br><strong>Noi</strong><br>Lo sai di cosa.<br><br><strong>Zoro</strong><br>Forse&nbsp;ho capito&#8230; dici&nbsp;del romanesco, de questa cadenza ’mpo così che c’avemo io, Zerocalcare e Papa Francesco per creare empatia con&nbsp;un popolo a cui pensiamo di appartenere e che pensiamo di conoscere perché abitiamo in un quartiere che fino a cinquant’anni fa era considerato periferico&#8230;</p>



<p><strong>Noi</strong><br>No, anzi, è così pittoresca<br><br><strong>Zoro</strong><br>Della sindrome di Peter Pan?<br><br><strong>Noi</strong><br>Neanche<br><br><strong>Zoro</strong><br>Della retorica daa sconfitta eterna forza magica voglio solo star con te con cui io e i miei sodali schiviamo qualsiasi forma di responsabilità politica e morale?<br><br><strong>Noi</strong><br>Nemmeno<br><br><strong>Zoro</strong><br>Della mia passione per il Kebab?</p>



<p><strong>Noi </strong><br>No Zoro, di quella…<br><br><strong>Zoro</strong><br>Questa?<br><br><strong>Noi</strong><br>Sì… la magliettina.<br><br><strong>Zoro</strong><br>La magliettina!?!?  Embé? Che fa?<br><br><strong>Noi</strong><br>La magliettina è il problema.<br><br><strong>Zoro</strong><br>Ma dici per l’appropriazione indebita di icone che rappresentano minoranze a cui non appartengo e che non mi hanno scelto come testimonial ma che mi conferiscono un prestigio militante e progressista?<br><br><strong>Noi</strong><br>No, no. È proprio il taglio, ti fa i fianchi grossi, ti mortifica le spalle. Non trovi?<br><br><strong>Zoro</strong><br>Eddai sarà questo modello, poi questa in particolare me l&#8217;ha stirata mi moje&#8230; annava de fretta<br><br><strong>Noi</strong><br>No ma è la maglietta in generale, l&#8217;idea della maglietta che non si addice</p>



<p><strong>Zoro</strong><br>Ma io mi sono sempre pensato un po&#8217; così&#8230; sai&#8230; come i calabroni. Hai presente&nbsp;quella storia dei calabroni e della loro&nbsp;struttura alare? Per me funziona uguale. La magliettina, in relazione alla mia data di nascita, al mio girovita e al mio lavoro, non è adatta alla mia età né&nbsp;al mio fisico né al mio ruolo. Ma io non lo so, e volo lo stesso.</p>



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		<title>&#8220;Scomodo&#8221;, la rivista preferita della Polizia di Stato</title>
		<link>https://ilnemico.it/scomodo-il-giocattolino-di-tommaso-salaroli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il nemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dissesto editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista Impossibile]]></category>
		<category><![CDATA[Stroncature]]></category>
		<category><![CDATA[Scomodo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Scomodo, la rivista under 30 che piace di più agli over 60 nostalgici del PD di Veltroni (con INTERVISTA IMPOSSIBILE a Tommaso Salaroli).</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi parliamo di <em>Scomodo,</em> la rivista culturale nata dalla collaborazione, ai tempi del liceo, tra Tommaso Salaroli e una serie di altri giovani ragazzi di cui non ci ricordiamo il nome perché tutti ugualmente cannibalizzati dalla megalomania del leader indiscusso. Perché se si parla di <em>Scomodo</em> non si può non parlare di lui, <strong>il Topolino del giornalismo italiano</strong>, sempre sorridente, sempre disponibile, sempre positivo, amico delle guardie, insomma: Tommasino, come gli piace farsi chiamare. E non a caso, perché l’intero progetto editoriale della rivista <em>Scomodo</em> si basa su una <strong>pianificata infantilizzazione della sua redazione</strong>, che permetterà agli investitori e ai lettori di chiudere benevolmente un occhio sul valore approssimativo e superficiale degli articoli e delle analisi proposte.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



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<p><br>Sulla rivista di per sé si potrebbe pure sorvolare. Basti sapere che una decina di anni fa Tommasino ha messo su una redazione under 25 – che da quando T. ha compiuto 25 anni è diventata under 30 – per creare un’incubatrice cartacea e digitale che potesse raccogliere tutti i temi che allo sguardo di un elettore over60 nostalgico del PD di Veltroni potessero sembrare da giovani, radicali, e coraggiosi. La sua curatela editoriale del progetto consiste nel ritrovarsi ogni settimana nel suo studio alla Redazione all’esquilino, lanciare un dado a nove facce e, interpretando gli auspici del caso, scegliere se il tema della settimana riguarderà Migrazioni, Femminismi, Evoluzione Digitale, Ambiente, Marginalità, Lavoro, Istruzione, Territori o Avanguardie Culturali. Dopodiché pare che la composizione dell’articolo venga affidata a un gruppo Whatsapp, gestito verticalmente da Tommy secondo i capricci della sua imponderabile volontà, a cui ciascuno dà in pasto il proprio contributo. Il tutto viene poi riassunto e riunito in un articolo da un’intelligenza artificiale, <strong>ovvero un ambizioso fuori sede del beneventano</strong>.&nbsp;</p>



<p><br>E così, col passare degli anni, Tommasino si è fatto un nome per sé stesso, diventando la sineddoche della rivista da lui fondata e di tutti i progetti a essa connessi. E al crescere della sua popolarità sono cresciuti il numero degli affiliati e dei redattori, fino a raggiungere cifre sbalorditive. Al punto che se oggi vi capita di imbattervi per le strade della capitale in un giovane di età compresa tra i 20 e i 35 anni, o è in qualche modo legato al progetto <em>Scomodo</em>, oppure è probabile che riesca a permettersi un affitto. E al crescere degli affiliati alla rivista è cresciuto il peso del contributo dei loro affetti più cari, principali acquirenti della stessa, mentre si andava perdendo, nel vortice del successo e di un’imprudente inclusività, qualsiasi traccia di una coerenza editoriale o stilistica. <strong>Oggi <em>Scomodo</em> è un’idra culturale a molteplici teste</strong>, ciascuna dal volto spento e dagli occhi vitrei, che ingloba, divorandolo, qualsiasi tema possa scaldare il cuore e dare fiducia per il futuro e per le nuove generazioni a Gualtieri e Zingaretti.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



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<p>&nbsp;&nbsp;<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Intervista impossibile a Tommaso Salaroli, fondatore e capo di <em>Scomodo</em></strong><br><br><em>Arriviamo all’esquilino per intervistare Tommaso Salaroli, che è però impegnato in una chiamata. Ci fa segno di aspettare, sorridente e gioviale. Ci intratteniamo bevendo un caffè al bar, e scambiando due chiacchiere con gli ufficiali dell’arma dei Carabinieri lì al bancone. Finalmente Tommaso mette giù e ci raggiunge.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</em><br><br>&#8211; Ehi ragazzi, grandi, grazie di essere venuti eh eh.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>&#8211;<strong>Ciao Tommaso. Grazie di averci accolto. Questa Redazione è splendida.</strong></p>



<p>-Ciao Eh eh, sì lo so bene, ne vado molto fiero. Puoi chiamarmi Tommasino comunque eh eh.</p>



<p>&#8211;<strong>Allora Tommaso. Passando a noi&#8230;sta Roma? Quanto ce fa soffrì eh?</strong></p>



<p>&nbsp;<em>Salaroli scoppia in una fragorosa risata.</em></p>



<p>-Hahaha ma che dici? Eh Eh pensavo volessi farmi qualche domanda su Scomodo, il giornale che ho fondato quando ero ancora al liceo. Sai? Siamo un progetto under 30 di giovani per giovani, è una cosa un sacco speciale qui a Roma. Eh eh è il giornale più letto e seguito dai giovani.</p>



<p>&#8211;<strong>Dai Tommaso, non serve che fai questa cosa pure con noi.</strong></p>



<p>-Quale cosa scusa? Eh eh.</p>



<p>&#8211;<strong>Lo sai benissimo cosa.</strong></p>



<p>-Non capisco proprio, sai?</p>



<p>&#8211;<strong>Dai quella cosa che fai ogni volta, che fai finta che sia tutto vero, che non sia tutto un enorme schema Ponzi applicato alla cultura.</strong></p>



<p><em>Salaroli si incupisce. La sua bocca, spalancata dall’inizio dell’intervista in un perpetuo sorriso, inizia lentamente a richiudersi.</em></p>



<p>&#8211;<strong>Abbiamo dato un’occhiata alle carte. Abbiamo incrociato le tue dichiarazioni con i dati ISTAT sulla fertilità in Italia dal ’92 in poi. I conti semplicemente non tornano. Da lì abbiamo capito. Una strategia geniale, davvero.</strong><br><br><em>Salaroli guarda in basso ormai immobile e in silenzio.</em></p>



<p>&#8211;<strong>Includere nella propria redazione tutti i giovani di Roma, partendo dai licei del centro, senza alcun criterio di competenze giornalistiche, editoriali o artistiche, per vendere Scomodo ai loro genitori. Monetizzare sulle aspirazioni mal riposte della classe borghese per i propri figli, destinati al fallimento&#8230; Avremmo voluto pensarci noi per primi.</strong></p>



<p>-Chi è stato a cantare eh? Quel fango di Carocci dì la verità! Io la ammazzo quella zecca di merda.</p>



<p>&#8211;<strong>Non proprio, ci è bastato fare qualcosa che nessuno prima di noi era riuscito a fare. Abbiamo letto un numero di Scomodo, tutto quanto, dall’inizio alla fine. E i muri di cartone sono crollati…</strong></p>



<p>-Maledetti, maledetti, vi prego questa storia non deve uscire. Ho contatti, sapete quanti contatti sono riuscito a farmi in questi anni? Conosco tutti. Ho il numero di casa di La Gioia, Marco Da Milano mi ama, il Cardinale José Tolentino de Mendoça è un fratello.</p>



<p>&#8211;<strong>Tommaso, mi dispiace. È troppo tardi, lo abbiamo già detto ai tuoi genitori. E sono molto, molto arrabbiati.</strong></p>



<p><em>Salaroli comincia a sbattere freneticamente i piedi per terra. Le sue guance diventano viola. Per calmarlo gli mostriamo la sorpresa: un modellino in lego della Redazione di Scomodo all’Esquilino e un cartone di pizza fritta alla nutella. Ci interrompiamo perché ci chiamano dall’ingresso, è la scorta di Valerio Carocci, dicono che è pronto per l’intervista… to be continued.</em></p>



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