“…i tuoi pezzettini minuscoli di carne e odori si unissero ai loro ricettori, vorresti riempirli tutti del tuo corpo, fino alle ossa, in fondo tutta la tua stanza ha l’odore delle tue ossa, pensi, mentre te ne stai chiuso dentro il tuo scheletro che dà sulla strada, con lo sguardo abbassato, nel tuo odore, butti un occhio al tuo telefono, e a casa tutti bene, a 6000 kilometri dalla tua Roma, videochiamata su Viber, coi contorni tutti violetti, a casa ti parlano senza l’odore delle tue ossa, e li senti che dietro lo schermo loro sentono la terra e l’asfalto bagnato dalla pioggia, guardi i pixel di tua madre che sorride dolce e preoccupata e ti sembra di ricordarti l’odore delle sue labbra…”

Chiuso con l’odore della tua pelle, che hai smesso di sentire, ma non ha smesso di riempire tutto lo stanzino, che adesso sa orrendamente di te, tanto che lo vedi, con gli occhi abbassati che tutti quelli che ti parlano si infastidiscono tutti nelle narici e allora un po’ ci godi, e vorresti che le particelle della tua pelle entrassero tutte nel loro naso, i tuoi pezzettini minuscoli di carne e odori si unissero ai loro ricettori, vorresti riempirli tutti del tuo corpo, fino alle ossa, in fondo tutta la tua stanza ha l’odore delle tue ossa, pensi, mentre te ne stai chiuso dentro il tuo scheletro che dà sulla strada, con lo sguardo abbassato, nel tuo odore, butti un occhio al tuo telefono, e a casa tutti bene, a 6000 kilometri dalla tua Roma, videochiamata su Viber, coi contorni tutti violetti, a casa ti parlano senza l’odore delle tue ossa, e li senti che dietro lo schermo loro sentono la terra e l’asfalto bagnato dalla pioggia, guardi i pixel di tua madre che sorride dolce e preoccupata e ti sembra di ricordarti l’odore delle sue labbra, adesso che ti annoi abbastanza, nella tua stanza sulla strada, dove entrano tutti, ma non ti vede nessuno, pensi che forse ti vorresti davvero sposare, come dice lei, che ti dice che te ne ha trovata un’altra buona, di conoscerla almeno, che dopo il matrimonio farà le cartacce e potrà venire in Italia da te, a Dhaka ci sono 27 percepiti, pioggia, e nella tua Roma 30 col sole, ma adesso è il contrario, da te è notte, entrano soli dentro di te, e li stai ad aspettare con gli occhi fissi su tua madre, che ti parla gracchiante dallo speaker del tuo iPhone, e ti sembrano invecchiate le sue corde vocali, ma forse la voce è solo metallica perchè viaggia oltre l’oceano, dal loro giorno alla tua notte, dove entra un tossico e tu non lo guardi in faccia, vorresti respirare via le particelle del tuo corpo per togliergliele dalle narici, che non si merita pezzi di te, e anzi ti fa un po’ vomitare che ti prenda dentro di sé, vorresti entrare solo dentro le ragazze belle, e perderti nei loro occhi senza narici, ma di solito con te ci fanno parlare i fidanzati che prendono le birre, ma quando mai si sposano questi italiani poi, sulla tua strada li vedi cambiare, come le stagioni delle foglie, mentre i tuoi occhi semi-abbassati fissano una scatoletta nera, piena di pixel, il tuo portale per casa coi colori un po’ sbagliati, il tuo portale senza odore, con la voce da vecchio, hai comprato il 17 Pro, coi soldi di un mese del negozio, 897 peroni, circa, alle quali va dedotto l’affitto, ma quello lo ammortizzi dormendo dietro, ti ricordi di quando da piccolo hai bastonato tuo fratello così forte da farlo sanguinare, per gioco, facendo lotta di spade, sognando di essere europeo, te l’hanno inculcata gli schermi quell’immagine, sei cresciuto in un villaggio coi cavalieri di Internet, e la prima volta che hai visto una Ferrari dal vivo ti sembrava di esserci anche tu, su Internet, ti ha ricordato il rosso sangue di tuo fratello, che scorreva dal braccio, odorava un po’ tanto come le macellerie degli italiani, di quel pulito innaturale di listerina, che la prima volta che hai visto il Colosseo eri in videochiamata con mamma, era il tuo primo giorno a Roma e ti sei visto riflesso nel tuo schermo, con la tua faccia in videochiamata più grande del sorriso di mamma, minuscolo, 128px nell’angolo a sinistra, che ti è sembrato tanto di essere su Internet anche tu, che il Colosseo sullo sfondo lo hai visto nei pixel e non era tanto diverso da un filtro, o da una storia, le hai detto mamma qui c’è odore di smog, non di storia, e lei ti ha chiesto se gli italiani ricchi si sposano nel Colosseo, le hai detto che non lo sapevi, ma probabilmente sì, ogni tanto te lo chiedi ancora, il tossico ora se n’è andato, non prima che dovessi urlargli di pagarti, l’hai chiamato amico, perché hai imparato che agli italiani piace, e li rende più mansueti, ora espiri, finalmente, così che il tuo odore possa andare con calma a riprendersi la tua stanza/scheletro, e non impregni chi non se lo merita, mamma butta giù che devi lavorare, e i tuoi occhi bassi muoiono sul display, e tiktok si riempie di video verticali di casa, di gente che si pubblicizza, che non ha nessun odore, la tua via della Marranella qui a Roma sembra un po’ Dhaka, tanto che non ci sono italiani, e l’amministrazione comunale ha pensato bene di abbandonarvi al vostro destino, infatti la monnezza, come la chiamano loro, non la raccoglie nessuno, pensi così tanto a quella volta che hai picchiato tuo fratello perché non riesci a ricordarti il suo sguardo, ma solo l’odore della macellerie italiane, delle quali hai iniziato a mangiare la carne Haram, pur di pensare a lui, pensi al fatto che vorresti sposarti con un’italiana che viene tutti i giorni al negozio, ti parla in inglese per gentilezza e le piace negoziare sui prezzi, è l’unica persona con un odore alla quale parli, e hai smesso di farti la doccia per un po’ proprio per entrarle dentro in qualche modo, l’hai visto su un reel che se uno sente l’odore sono pezzi di pelle morta, e tu senti la sua che sa di fiori appassiti, di estate e degli occhi di tuo fratello, i suoi ricci neri e le labbra rosse, le narici che annusano te e le vostre particelle che si scambiano, ma è da una settimana che non la vedi, e quindi questa notte muori dalla voglia di entrarle dentro ancora, allora è con una naturalezza incredibile che prendi una bottiglietta d’alcol e ti ricopri tutto, poi altre due sui bidoni della monnezza fuori, poco davanti al tuo scheletro, evapori in una fiamma, e il tuo fumo ti porta in tutte le narici del quartiere, oggi sarai finalmente dentro tutta Roma.