Cultura Assoluta
Una passeggiata critica alla Biennale di Venezia
Il resto dei padiglioni è solo terzomondismo sfacciato: sembrano progettati tutti dallo stesso artista, tranne il padiglione del Giappone — il migliore come idea, tra neonati horror e recupero del senso di essere madri e padri contemporaneamente, visto che l’artista è queer — e qualcosa di salvabile in quello greco. Disarmante, invece, quello austriaco, pieno di azionismo viennese scadente, e quello cinese, un automa o un’IA più arretrata dell’ultimo modello di ChatGPT.